19 marzo 2020: ostensione straordinaria del Cingolo. Le parole del vescovo Giovanni

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Carissimi fratelli e sorelle che siete collegati con noi dalle vostre case, quelle case che oggi più che mai, in un tempo così eccezionale, sono tornate ad essere il cuore della nostra comunità. La Sacra Cintola, stasera, è tornata a legarci in modo specialissimo, facendoci sentire tutti – più che mai – una famiglia di famiglie, una unica grande comunità, quella dei pratesi di vecchia origine e di nuova – più o meno nuova – provenienza. Penso ai cittadini di origine cinese: il virus in poche settimane sta iniziando ad abbattere muri che quasi trent’anni di convivenza non erano riusciti a scalfire.

 

La paura e il disorientamento di questi giorni non devono avere il sopravvento. Per questo abbiamo compiuto un gesto molto importante per chi ha fede: mettere consapevolmente tutta la nostra vita e la nostra storia PERSONALE E COMUNITARIA nelle mani di Maria che sappiamo essere Madre premurosa. Maria è donna dell’attenzione, della tenerezza, e ci saprà soccorrere. Avrà cura di noi, una cura speciale. È questa una certezza che deve darci forza. Penso in questo momento particolare anche ai tanti, uomini e donne, medici e infermieri e non solo, che si prendono cura di chi soffre. Che la Madonna e San Giuseppe davvero possano accompagnare e sostenere il loro lavoro.

 

Questo tempo così difficile, carico di dolore per molti, può trovare un senso e una sua dimensione provvidenziale se sapremo coglierne gli aspetti più profondi, se sapremo tornare a dare valore al significato della nostra vita e alle relazioni con gli altri, beni preziosi spesso travolti da un’esistenza frenetica che ha perso l’orizzonte del senso. Ecco così che il Coronavirus diventa una provocazione non solo per la scienza e la medicina che alla fine – sono sicuro – lo sconfiggeranno ma anche per la nostra vita quotidiana che non potrà e non dovrà essere più come prima.

       

Tutto non sarà come prima, questa esperienza dolorosa ci cambierà e ci deve cambiare nel modo in cui guardiamo ai problemi del mondo. I morti da coronavirus sono arrivati nel mondo, purtroppo, a 8000. Un numero importante, quanta sofferenza per queste persone proviamo tutti. Intanto ho scoperto che ogni giorno nel mondo muoiono di fame 7000 bambini e ho provato un senso di grande vergogna. Non riusciamo a scandalizzarci e a provare vergogna per questi bambini colpiti non da un virus sconosciuto ma da un sistema in cui siamo tutti corresponsabili. Non ci possiamo svegliare solo quando l’acqua tocca le nostre caviglie. La barca è una. Vivere dissennatamente mette in crisi il mondo intero.

 

Pregare, affidarsi a Dio per Maria, è un atto fondamentale. Lei ci darà consolazione e forza. Certo questo non ci esime dalla responsabilità di cambiare tanti comportamenti che sono concause dei guasti presenti.

Dopo decenni di cultura dell’individualismo, della frammentazione, del privato che prevale sulla vita comune, di colpo siamo costretti a riprendere consapevolezza che non possiamo fare a meno delle relazioni con l’altro. Non era mai accaduto prima: in questo momento ognuno di noi è responsabile della vita degli altri. Dipende da ciascuno di noi, dai suoi comportamenti, dalle sue attenzioni per sé stesso e per gli altri se riusciremo a vincere questa guerra mai conosciuta prima. Questo è il tempo di uomini e di donne che nel loro quotidiano mettono al primo posto la responsabilità personale e sociale.

 

Le relazioni costruiscono una comunità. Stiamo prendendo consapevolezza di vivere un evento tanto straordinario, tanto pesante quanto imprevedibile e che nessuno al momento attuale riesce a dominare e risolvere. Si corre ai ripari per contenere, arginare il fenomeno. Molti auspicano piuttosto sbrigativamente che tutto passi in fretta perché TUTTO TORNI COME PRIMA, COM’ERA NEL PASSATO. Laddove invece ci è richiesto di guardare IN AVANTI per costruire un FUTURO nuovo, una nuova comunità.

 

I cristiani debbono perciò sentirsi particolarmente interpellati in ragione della “speranza” che deve abitare nei loro cuori, assieme alla fede e alla carità. Quello che arriva è un mondo nuovo. Il paradigma economico è mutato in una notte; abbiamo ridato alla politica autorità di decisione e priorità su gran parte della realtà; l’esperienza di un paese che rimodella la sua quotidianità lavorativa, sociale e culturale grazie agli strumenti digitali produce una cesura netta nel modo di pensare lavoro, comunicazione, scambio di idee. In questo crollo del mondo di ieri e annuncio di un domani che c’è già ma non conosciamo, penso al profeta Geremia, che mentre Gerusalemme cade e va in fiamme, mentre è chiaro che la fede e Israele non saranno più come prima, compie il gesto profetico di comprare un campo. Guarda avanti, pensa il domani. Forse, cari pratesi, in questo momento così difficile, dovremmo essere come Geremia: avere cura del popolo nella tribolazione ma anche acquistare il nostro campo per seminare e costruire la nuova città, il domani che è nelle nostre mani. Una nuova città dove la politica, quella con la P maiuscola, prevalga sulla finanza, dove il bene comune sappia comporre i pur legittimi interessi particolari, dove la legge prevalga sull’illegalità e lo sfruttamento, dove italiani e cinesi sappiano dar vita insieme a nuove opportunità economiche e di lavoro, dove tutte le principali componenti lascino da parte le proprie visioni particolari e sappiano disegnare insieme un nuovo volto della città, perché – come ci dice l’emergenza del Coronavirus – solo insieme potremo salvarci.

 

In questi giorni di maggiore disponibilità di tempo libero, a casa guardate i vostri bambini. Ammirate e commuovetevi per la loro freschezza, la semplicità, l’intelligenza, la loro purezza e sognate e impegnatevi nelle cose piccole e grandi a costruite per loro e per tutti i loro coetanei, in tutta la terra il futuro ed il mondo migliore possibile.

 

Siamo ancora nel mezzo del guado ma guardiamo avanti, alla Pasqua. Non sappiamo ancora se ci sarà dato di celebrarla e come; abbiamo però nel cuore una certezza straordinaria: Cristo è risorto e da risorto ha vinto i nemici dell’uomo che sono il peccato e la morte e attira oggi con forza il cammino della storia, di tutti i popoli verso un fine di bene.

 

+ Giovanni Nerbini

Vescovo di Prato

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