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«È risorto il terzo giorno», lettura biblico-spirituale della pandemia

Si intitola «È risorto il terzo giorno» ed è una traccia di riflessione elaborata dalla Commissione episcopale per la Dottrina, l’annuncio e la catechesi della Cei per accompagnare equipe diocesane, catechisti e quanti sono impegnati sul fronte dell’annuncio e dell’iniziazione cristiana.

 

Si tratta di una «rilettura biblico-spirituale dell’esperienza della pandemia», destinata a credenti e non credenti, che prende le mosse da «un ascolto attento delle paure, dei bisogni e delle attese delle persone che, nel proprio contesto e con i propri strumenti, si sono trovate ad affrontare l’emergenza sanitaria da Covid-19». Ad aprire il testo, infatti, sono le voci di un’impiegata, di uno studente, di un bambino, di un avvocato, di un cappellano, di un medico, di una casalinga, di un adolescente, di un volontario e di una segretaria. Pongono interrogativi sulla sofferenza, sul disorientamento e sulla morte, ma testimoniano anche la capacità di resilienza, la creatività e la riscoperta della dimensione domestica della fede.

 

  Il documento Cei «È risorto il terzo giorno»

 

 

Musica nel chiostro del Duomo per il «Ritorno alla vita»

Il chiostro del Duomo si apre alla musica per ospitare una rassegna di grande livello. L’Aps Pratoteatro e la Diocesi presentano «Ritorno alla Vita», cartellone che vede la direzione artistica di Giovanni Nesi, brillante pianista pratese che ha scelto sei giovani musicisti ricchi di esperienze importanti in Italia e all’estero. In programma ci sono sei serate a ingresso libero da luglio a settembre per ritrovare bellezza e grazia nelle note di grandi della musica da camera fra i quali Liszt, Bach, Chopin e Schumann.

 
«Dopo il dramma della pandemia – viene spiegato dagli organizzatori – i musicisti hanno bisogno di tornare ad esibirsi, il pubblico ha voglia di tornare a emozionarsi ai concerti, la città ha la necessità di tornare ad essere un polo artisticamente vivo. Finalmente qualche luogo può tornare ad aprirsi, con tutte le accortezze del caso. Questa rassegna di pochi concerti di musica da camera, che per la loro natura prevedono la partecipazione di un ristretto numero di artisti, vuole rispondere a queste esigenze, coniugando la bellezza del chiostro del Duomo al repertorio musicale dei secoli passati, in momenti di condivisione che segnino un ritorno alla speranza e alla bellezza. Un ritorno alla Vita».

 
La rassegna si terrà dal 9 luglio al 15 settembre. Questo il programma completo. Tutti i concerti inizieranno alle 21,30. Si comincia giovedì 9 luglio con «Fantasia Romantica», eseguita da Samuele Dovrandi al pianoforte. Il 23 luglio Cosimo Carovani al violoncello presenta «Ad Antiqua». Nel mese di agosto le date sono due, sempre di giovedì: il 6 «Variazioni Goldberg» con Giulia Ricci al clavicembalo e il 20 con Samuel Baldi alle percussioni e Desiree Del Santo al flauto («Meditation»). Doppia data anche a settembre: giovedì 3 è in programma «Il violino magico» con Anselmo Simini al violino e martedì 15 chiude la rassegna «Liszt Sacro» con Simone Librale e Lucrezia Liberati al pianoforte.

 

Ingresso libero con prenotazione obbligatoria. Per info e prenotazioni consultare il sito www.teatroborsi.it. Per partecipare occorre indossare la mascherina.

 

Il depliant con le schede dei musicisti

 

 

Termina «Pronto Prete» l’assistenza spirituale al telefono durante il lockdown

Termina «Pronto Prete», il servizio messo a disposizione dalla Diocesi di Prato nella prima fase dell’emergenza coronavirus, volto a mettere in comunicazione i sacerdoti con tutte le persone desiderose di avere un colloquio spirituale durante la fase di lockdown. Un servizio prezioso di ascolto e di supporto per aiutare le persone a vivere al meglio il periodo in cui tutti eravamo costretti a restare a casa e le celebrazioni liturgiche alla presenza del popolo erano sospese. Un dialogo aperto incentrato sull’ascolto reciproco, rivolto a tutti, credenti e non credenti.

Il numero verde 800.401.052, gratuito, è stato attivato giovedì 8 aprile in tre fasce orarie (10-12, 16-18 e 21-23) ed è rimasto in funzione nei giorni feriali fino a ieri, venerdì 12 giugno. Sette i sacerdoti della Diocesi che si sono messi a disposizione, 138 le chiamate pervenute da tutta Italia, dal nord al sud, isole comprese, per una media di 657 minuti di conversazioni al mese. Ad aprile sono arrivate 81 chiamate per un totale di 838 minuti; 39 le telefonate arrivate a maggio, per 476 minuti; 18 invece a giugno, per un totale di 231 minuti.

Qualcuno ha chiesto consigli su come pregare perché non riusciva a farlo da solo, qualcun altro invece era desideroso di ricevere la benedizione attraverso il telefono. C’è chi poi chi «ha chiesto di essere confessato, ma per telefono questo non è possibile», spiega uno dei sette sacerdoti che hanno svolto il servizio. Tra i motivi delle telefonate anche la richiesta di un consulto per affrontare problematiche relative al mondo familiare o del lavoro, ma anche della fede, in particolare molti hanno sottolineato di vivere con disagio il non potersi accostare ai sacramenti. Per tutti c’è stato ascolto, dialogo e disponibilità a recitare insieme una preghiera.

Ufficio scolastico, riapertura al pubblico su appuntamento

Dopo il periodo di chiusura al pubblico a causa della pandemia, l’Ufficio diocesano per l’Educazione e la Scuola riceve coloro che necessitino di colloqui in presenza solo su appuntamento.

 
Per l’insegnamento della religione cattolica e la pastorale scolastica, chiamare il numero 0574-448863 o inviare una mail a scuola@diocesiprato.it;
per le scuole cattoliche telefonare allo 0574-611279 o scrivere a scuole.cattoliche@diocesiprato.it.

Oratori 2020, la modulistica da scaricare per iniziare le attività

«Quest’estate così inedita porta con sé un sano desiderio di divertimento e di socialità, di aria fresca e di amicizia». Inizia così, con questo annuncio di speranza, il vademecum preparato dal gruppo diocesano che nelle scorse settimane ha lavorato all’organizzazione degli oratori estivi.

 
Il tema scelto è «20 di futuro», un progetto nato sulla scia del documento della Cei «Aperto per ferie». Il titolo è così composto: 20, come l’anno di questa estate, ma anche «venti» come quelli che sosterranno la rotta di ragazzi e animatori. Due i punti di riferimento per le riflessioni: l’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, che invita a guardare il mondo con nuovi occhi e con più attenzione al rispetto della «casa comune» e l’agenda 2030 dell’Onu dedicata allo sviluppo sostenibile.

 

Dodici le parrocchie che in questa estate segnata dal Covid proporranno il Grest: Santa Maria dell’Umiltà a Chiesanuova, San Giovanni Battista a Maliseti, Immacolata Concezione a Galcetello, San Pietro a Iolo, Sant’Antonio a Reggiana, San Pietro a Grignano, San Pietro e la Visitazione a Galciana, Santa Maria del Soccorso, Santa Maria della Pietà, San Silvestro a Tobbiana, Sofignano e il centro giovanile di Sant’Anna. Quasi tutti inizieranno lunedì 22 giugno.

 

Sotto è possibile scaricare i seguenti documenti (materiale riservato agli organizzatori):

 

Il vademecum «20 di futuro»

La modulistica per gli oratori 2020 (iscrizioni, privacy, liberatoria per riprese video…)

La cartellonistica con le norme anti contagio da rispettare

 

 

Corpus Domini, il Vescovo lancia un appello ai pratesi: «Costruiamo insieme il puzzle della città futura»

«La Chiesa pratese c’è: le nostre porte sono aperte e i nostri tavoli sono disponibili, nella libertà e nella distinzione dei ruoli. Questa città che ha le risorse per ripartire e ripartire prima degli altri, come è stato scritto bene, deve fare uno scatto adesso, immaginando il proprio futuro». È un vero e proprio appello a Prato quello lanciato dal vescovo Giovanni Nerbini nell’omelia della messa del Corpus Domini celebrata la sera di giovedì 11 giugno in piazza Duomo.

 

«È essenziale riprendere in mano singolarmente e comunitariamente il nostro destino superando comode deleghe per metterci insieme intorno ad un tavolo o a più di uno, e comporre il puzzle della nostra città futura che riguarda tutti», ha aggiunto Nerbini.

 

Qui il testo integrale dell’omelia

 

 

 

 

In ottocento hanno risposto all’iniziativa della Diocesi, seduti e in piedi, all’aperto, davanti al sagrato della cattedrale, hanno partecipato nel rispetto delle norme di sicurezza alla solennità che ricorda la presenza reale di Cristo nell’Eucarestia. E in questa occasione, il primo grande raduno diocesano dopo la fine della sospensione delle celebrazioni liturgiche alla presenza del popolo, il Vescovo ha voluto mandare un messaggio di unità e di azione alla città. Durante questa emergenza sanitaria «è emersa una parola che indica l’atteggiamento virtuoso fondamentale da adottare: insieme. Possiamo insieme leggere la realtà, insieme farci carico dei problemi di tutti e di ciascuno, insieme maturare convinzioni e decisioni da prendere». Secondo monsignor Nerbini in questo percorso c’è bisogno di tutti: «la politica in primis, le istituzioni pubbliche, di tutti i credenti, le associazioni di categoria, la scuola, l’università, la ricerca, il mondo della cultura e dell’arte, dello sport, i giovani». La crisi che la città si trova a dover affrontare è «sociale, culturale, esistenziale, valoriale che ci ha mostrato come i nostri modelli di vita vadano facilmente in frantumi». Poi il Vescovo si è chiesto: «ci può essere un progetto la cui realizzazione prescinda dalla collaborazioni delle comunità straniere, a cominciare da quella cinese, che vivono ed operano in mezzo a noi e tuttora camminano parallelamente al ceppo principale?».

 

 

 

 

Nerbini ha invitato la comunità pratese ad ampliare l’intervento rivolto ai singoli e alle famiglie, «perché a nessuno manchi il necessario per vivere». A questo proposito il Presule ha sottolineato l’istituzione, da parte della Diocesi, del fondo del Buon Samaritano, una iniziativa solidale pensata per dare un contributo economico (fino a 1500 euro) a quelle famiglie colpite dalla crisi economica causata dalla pandemia. «Chiedo a ogni cristiano pratese di fare la sua parte», ha aggiunto il Vescovo invitando a dare un contributo per incrementare il fondo (che parte da una base di 150mila euro). «La crisi è davvero devastante», ha detto ancora Nerbini e poi ha affermato: «Non potremo fare molto se chi più ha non si farà carico del problema, rinunciando, a cominciare da me, a una parte del reddito sicuro, del proprio stipendio fisso ma anche del nostro tempo e competenze, per sostenere chi si ritrova nulla in mano». La volontà della Diocesi, espressa dal Vescovo, è quella di difendere i più deboli dalle nuove povertà e da rischi gravi come quello dell’usura: «possiamo raccogliere le diverse energie per incrementare i servizi di prevenzione, penso in particolare a quello promosso dalla Misericordia di Prato. In questo momento stare dalla parte dei più poveri è il vero modo per stare dalla parte della nostra città».

 

 

 

Alla messa del Corpus Domini era presente l’Amministrazione comunale in forma solenne, rappresentata dal vice sindaco Luigi Biancalani, dal presidente del Consiglio comunale Gabriele Alberti e da membri di giunta. Nelle prime file anche il presidente della Provincia Francesco Puggelli le autorità cittadine. Come detto in piazza Duomo c’erano circa ottocento fedeli. Tra loro i rappresentanti dei movimenti e delle associazioni cattoliche: i confratelli e le consorelle della Misericordia vestiti con la cappa nera, i Cavalieri del Santo Sepolcro e quelli del Sacro Cingolo, gli scout Agesci, l’Azione Cattolica, i terziari Carmelitani e Francescani e tanti altri appartenenti ai gruppi della comunità ecclesiale di Prato. Solitamente in occasione di questa ricorrenza viene organizzata una processione per le vie del centro cittadino. Ma al tempo del coronavirus questo tipo di iniziative non possono essere promosse perché vige ancora il divieto di assembramenti. Per questo la Diocesi ha pensato di celebrare una messa solenne in piazza Duomo aperta a un gran numero di fedeli, ovviamente seduti nel rispetto delle distanza di sicurezza previste dalle norme anticontagio.

 

 

 

Al termine della celebrazione il vescovo Nerbini è salito sul pulpito di Donatello e ha impartito dall’alto la benedizione eucaristica su tutti i presenti.

 

 

La Diocesi lancia il fondo di emergenza Covid «Il Buon Samaritano» per sostenere le famiglie in difficoltà

«Diventiamo samaritani». È l’impegno e l’invito che la Chiesa di Prato lancia per camminare accanto alle famiglie colpite dalla crisi dovuta alla pandemia da Coronavirus. Proprio come il Samaritano del Vangelo che si prende cura di quell’uomo ferito incontrato lungo la strada, l’agire e il pensare della comunità cristiana pratese, incarnata dalla Diocesi, vuol essere quello di prendersi cura di chi ha bisogno di una mano per rialzarsi e ricominciare il proprio cammino. Con questo spirito nasce il fondo emergenza Covid 19 «Il Buon Samaritano» come segno di vicinanza concreta agli uomini e le donne, lavoratori, disoccupati, genitori e persone sole, che stanno vivendo situazioni di difficoltà economiche dovute alla perdita della propria fonte di reddito familiare in seguito alla crisi sanitaria. A mettere in campo questo sostegno – di tipo economico e sociale – è la Diocesi di Prato attraverso Insieme per la Famiglia, associazione nata in seno alla Caritas e già in prima linea durante la crisi del 2008. Anche in quel difficile momento per la città, la Chiesa pratese dette vita a una realtà caritativa pensata per accompagnare i tanti concittadini che si erano ritrovati improvvisamente senza la possibilità di far fronte al pagamento di rate di mutuo, affitti, spese sanitarie e anche alimentari.
Per la costituzione del fondo la Diocesi e la Caritas mettono a disposizione 150mila euro. Per ogni famiglia ci sono fino a 1500 euro a fondo perduto che verranno utilizzati per pagare rate del mutuo, affitti, utenze o altre spese che saranno valutate e approvate da una apposita commissione.

 
«La pandemia che non conosce confini chiama i cristiani ad essere quel Samaritano e a fare proprie le parole di quest’ultimo rivolte all’albergatore: “Abbi cura di lui” – dice il vescovo Giovanni Nerbini –, la nostra non vuole essere però una carità occasionale, né di buon cuore, ma una fedeltà al Vangelo messa in pratica attraverso la condivisione di fatiche, sofferenze e anche speranze della nostra comunità. Lo abbiamo detto: solo insieme potremo uscire da questa crisi». La presidente dell’associazione Insieme per la Famiglia e direttrice della Caritas diocesana Idalia Venco precisa che «questo fondo non vuole essere alternativo all’impegno delle parrocchie nel farsi carico delle varie situazioni di difficoltà, soprattutto per quel che riguarda vicinanza e ascolto, tanto meno sostituirsi alle misure messe in campo da Stato, Regione e Comuni ma vuole integrarle cercando di aumentarne l’efficacia».

 

Il vescovo Giovanni Nerbini e la direttrice della Caritas Idalia Venco

 

 
L’obiettivo del fondo «Il Buon Samaritano» è sostenere le persone che si trovano in situazioni di emergenza lavorativa (perdita di lavoro, riduzione dell’orario o di entrate, cassa integrazione, attività in proprio ridotta o chiusa) o abitativa (ad esempio sfratti dovuti a morosità incolpevoli nei canoni di affitto), ma anche per difficoltà legate allo studio o alla salute. «Vogliamo aiutare le famiglie che hanno avuto una diminuzione del reddito e si trovano a dover sostenere spese impreviste», sottolinea Idalia Venco. L’iniziativa vuole assistere in particolare chi ha perso il lavoro o ha visto la riduzione del proprio orario in questo ultimo periodo, i precari che non hanno potuto contare sui contratti a chiamata a causa della pandemia ma anche gli autonomi che hanno visto ridursi o addirittura cessare la propria attività. Il tratto comune deve essere il momento di difficoltà dovuto esclusivamente all’emergenza Covid 19.

 
A chi è rivolto. Possono accedere al fondo i residenti sul territorio della Diocesi di Prato. Tra i requisiti c’è l’aver perso il lavoro o ridotto le occasioni di impiego dal primo marzo 2020; aver avuto una riduzione del reddito durante la pandemia (ad esempio per la cassa integrazione); non avere entrate familiari superiori a 400 euro al mese a persona; e la disponibilità ad avviare un percorso di accompagnamento con i centri di ascolto Caritas per cercare di uscire dalla situazione di crisi.

 

 
Come si accede e cosa si può avere. Le persone che rientrano nei requisiti sopra elencati possono chiedere il sostegno compilando l’autocertificazione scaricabile qui sotto, con la mediazione del proprio parroco o del referente del centro di ascolto parrocchiale. Una volta inoltrata la domanda agli uffici appositi, il richiedente sarà contattato da un operatore per un iniziale colloquio telefonico e per la raccolta di tutta la documentazione necessaria. La richiesta sarà valutata da una apposita commissione formata dal presidente dell’Associazione Insieme per la Famiglia, da un commercialista, da due operatori del centro di ascolto diocesano, da un tesoriere volontario con esperienza bancaria pluridecennale e da due rappresentanti delle Caritas parrocchiali. Come detto, sono disponibili fino a 1500 euro a richiedente. Non si tratta di un prestito, ma un di un contributo economico a fondo perduto. I soldi non verranno consegnati direttamente a chi ha ottenuto il contributo, ma serviranno a pagare determinate spese inserite nella domanda di accesso al fondo.

 

 
Come contribuire e contatti. Tutti i pratesi sono invitati a farsi samaritani (e già tanti lo hanno fatto donando spontaneamente una offerta alla Caritas e alle parrocchie durante la fase 1 di questa emergenza sanitaria).
È possibile dare un contributo al fondo con un versamento all’iban IT81Y0503421565000000001079 c/o Banco Bpm. Quanto donato è detraibile a fini fiscali. Per informazioni: email segreteria@insiemeperlafamiglia.it; telefono 0574-34047 (Caritas).

 

Il regolamento e la domanda

 

La locandina dell’iniziativa

 

 

 

Oratori al via (e in sicurezza) in 15 parrocchie

Inizia a prendere forma l’estate dei ragazzi nelle parrocchie pratesi. Subito dopo la pubblicazione delle linee guida per la gestione in sicurezza delle proposte di socialità e gioco per bambini e adolescenti nella fase 2 dell’emergenza Covid, la Diocesi di Prato ha costituito un gruppo di lavoro per coordinare e organizzare gli oratori estivi nel rispetto delle regole. «Riteniamo fondamentale la proposta educativa promossa in estate dalle parrocchie – spiega il vescovo Giovanni Nerbini – e pensiamo che proprio in un momento difficile come quello che stiamo vivendo sia opportuno non rinunciare a questa esperienza di socialità e di crescita per i ragazzi e le loro famiglie».

Pur non nascondendo criticità e difficoltà organizzative, le parrocchie che daranno vita all’oratorio nel periodo giugno-luglio sono quindici.

 

Cercasi animatori

 

Secondo le linee guida occorre la presenza di un animatore maggiorenne ogni sette bambini. Per questo motivo le parrocchie stanno cercando persone disponibili a svolgere questo prezioso servizio. L’Ufficio scolastico diocesano ha accolto la proposta del gruppo coordinamento oratori ideando una «banca del tempo». La proposta è rivolta a tutti gli adulti, in particolare insegnanti, che durante l’estate hanno un po’ di tempo libero e vogliono mettersi a disposizione dei centri estivi. Basta scrivere all’indirizzo email oratoriuniti@gmail.com le proprie disponibilità. La volontà della Diocesi è quella di partire con le attività dal 15 giugno.

 

Organizzazione, sicurezza e costi

 

La parrocchia che allestirà un oratorio deve inviare alla Diocesi le planimetrie degli spazi, indicando la zona di triage all’ingresso dell’area, i luoghi adibiti alle attività, al ristoro e i bagni. Ogni parrocchia deve nominare un responsabile locale del progetto e un responsabile locale del protocollo di sicurezza, cui compete verificare che il progetto sia aderente alla normativa anti-contagio. Il costo settimanale richiesto alle famiglie andrà dai 30 ai 60 euro, a seconda se nella proposta è previsto il pranzo oppure no.

 

L’area triage e i test sierologici in collaborazione con la Misericordia

 

All’ingresso dell’oratorio dovrà essere allestita l’area triage; il servizio sarà svolto in collaborazione con la Misericordia di Prato e sezioni che, con il proprio personale, provvederà alla misurazione della temperatura corporea e alla consegna, se ne fossero sprovvisti, dei Dpi (dispositivi di protezione individuale) per bambini e animatori. Ogni bambino dovrà portare all’oratorio uno zaino con guanti e mascherina monouso, gel igienizzante, borraccia d’acqua personale, oltre che all’eventuale materiale per le attività. La Diocesi ha acquistato quattromila mascherine lavabili, quindicimila paia di guanti e mille borracce in alluminio da consegnare ai partecipanti. La Misericordia inoltre si è detta disponibile a fare i test sierologici a tutti gli animatori coinvolti.

 

La questione Scia

 

Secondo le direttive del Governo e della Regione l’avvio delle attività in un centro estivo dovrà essere comunicata all’Amministrazione comunale attraverso la piattaforma Suap, lo sportello unico per le attività produttive. Chi intende organizzare un oratorio deve dunque presentare la Scia, la preventiva segnalazione certificata di attività. Il problema è che le parrocchie non sono imprese e stanno avendo non poche difficoltà a interfacciarsi con la Pubblica amministrazione attraverso questo canale. «Stiamo cercando di capire insieme al Comune di Prato come risolvere questa richiesta che potrebbe rappresentare un ostacolo alla organizzazione delle attività nelle parrocchie, che non sono enti commerciali, né a fine di lucro», afferma Gabriele Bresci, segretario di Curia e membro del gruppo coordinamento oratori.

Corpus Domini: Messa in piazza Duomo per 900 fedeli (e benedizione eucaristica dal pulpito)

In piazza con seicento posti a sedere davanti alla cattedrale di Prato. Anche la solennità del Corpus Domini cambia e si adegua a questa emergenza sanitaria, ma rimane intatta nel suo significato più profondo: la manifestazione pubblica della comunità ecclesiale a Cristo presente nell’Eucarestia. Tradizionalmente in questa ricorrenza i fedeli si mettono in processione per le strade della città insieme al Vescovo che reca il Santissimo Sacramento racchiuso nell’ostensorio e coperto da un baldacchino. Ma al tempo del coronavirus questo tipo di iniziative non possono essere promosse perché vige ancora il divieto di assembramenti.

 
L’idea di monsignor Giovanni Nerbini e della Diocesi è dunque quella di celebrare una messa solenne in piazza Duomo aperta a un gran numero di fedeli, ovviamente seduti nel rispetto delle distanza di sicurezza previste dalle norme anticontagio.

 
L’appuntamento è per giovedì 11 giugno alle 21,15. La partecipazione ovviamente è aperta a tutti con possibilità di mettersi a sedere fino a esaurimento posti. L’ingresso in piazza, che sarà contingentato, è possibile a partire dalle 20 da largo Carducci, via Magnolfi e via Garibaldi (gli accessi da via Firenzuola e corso Mazzoni andranno lasciati liberi per essere usati come uscite d’emergenza). Oltre ai seicento posti a sedere la Diocesi sta studiando il modo di far stare altre trecento persone in piedi e distanziate tra loro.
Sarà presente l’Amministrazione comunale, che ha autorizzato questa speciale celebrazione in piazza, e le autorità cittadine.

 
L’altare sarà posizionato sul sagrato della cattedrale. Presiede il vescovo Giovanni Nerbini e concelebra il clero diocesano, posizionato nei primi posti sotto le scale del duomo. Al termine, verrà esposto il Santissimo Sacramento per l’adorazione, poi monsignor Nerbini salirà sul pulpito di Donatello da dove impartirà sui presenti la benedizione eucaristica.
La messa del Corpus Domini sarà trasmessa in diretta su Tv Prato con inizio alle ore 21.

Messa crismale e celebrazione di Pentecoste in cattedrale

Sabato ricco di appuntamenti in Diocesi con due celebrazioni importanti che si terranno in cattedrale. Al mattino i sacerdoti pratesi si ritroveranno in duomo per concelebrare la solenne messa crismale, mentre nel pomeriggio i laici impegnati nell’associazionismo cattolico vivranno insieme il tradizionale incontro in occasione della Pentecoste.
Ecco come si svolgono i due momenti, entrambi presieduti dal vescovo Giovanni Nerbini.

 

Messa crismale. Sabato 30 maggio alle 10 in cattedrale il clero diocesano «recupera» la solenne messa crismale saltata a causa dell’emergenza sanitaria. Si tratta di un appuntamento molto importante dell’anno liturgico, nel quale si rinnovano le promesse sacerdotali e si consacrano gli olii santi (il crisma – usato nel battesimo, cresima e nel sacramento dell’Ordine –, l’olio dei catecumeni e l’olio degli infermi). Solitamente la Chiesa pratese vive questo momento la mattina del giovedì santo ma in quel periodo le messe erano sospese e dunque la celebrazione era stata rinviata. Sarà la prima messa del crisma presieduta dal vescovo Giovanni Nerbini da quando è vescovo di Prato.

 

 

Messa di Pentecoste. Nel pomeriggio, alle 18, le aggregazioni laicali – gruppi, movimenti e associazioni del mondo cattolico – si riuniscono in cattedrale per il tradizionale incontro comunitario in occasione della Pentecoste, festa nella quale la Chiesa ricorda la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli. Questa solennità rappresenta l’atto di nascita del cammino missionario dei cristiani.
L’organizzazione di questo momento è stata in forse ma adesso che è tornata la possibilità di celebrare con il popolo, l’iniziativa è stata confermata dalla Consulta per le aggregazioni laicali in accordo con il vescovo Giovanni, che presiede la messa prefestiva.
In preparazione a questo momento la Consulta ha proposto un tema di riflessione ai movimenti, gruppi e associazioni, ha curato alcuni aspetti liturgici della messa e offerto i fiori e le sette candele rosse poste sull’altare, simbolo dei doni dello Spirito Santo.

 

Le due celebrazioni sono aperte alla partecipazione dei fedeli nel rispetto delle norme sulla sicurezza previste dal protocollo Cei-Governo. Le telecamere di Tv Prato trasmetteranno in diretta i due appuntamenti sul canale 74 del digitale terrestre e in streaming sul sito tvprato.it.

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