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Caso don Spagnesi, conclusa la verifica sui conti della parrocchia: ammanchi stimati tra i 130mila e i 150mila euro

La parrocchia dell’Annunciazione alla Castellina ha provveduto alla verifica degli ammanchi dai conti negli anni 2019-2021, sulla base dell’ipotesi di reato contestata dalla Procura della Repubblica di Prato all’ex parroco don Francesco Spagnesi.

Si tratta di prelievi effettuati dal conto corrente bancario che, in quanto legale rappresentante, erano nella piena disponibilità dell’allora parroco. Nel conto corrente confluivano, come per ogni altra parrocchia, le offerte dei fedeli – comprese quelle raccolte durante le Messe – e eventuali donazioni; nel 2020, per esempio, vi sono state registrate anche due entrate straordinarie, pari a 266.686,00 euro, legate alla vendita di due appartamenti ricevuti dalla parrocchia in eredità.

La quantificazione dei presunti ammanchi imputabili all’ex parroco è stata effettuata tenendo conto dei bilanci e dei giustificativi esistenti. Si tratta di una stima verosimile nella quale, però, potrebbero comunque rientrare prelievi legittimi, finalizzati effettivamente alle necessità caritative della comunità.

Di seguito la ricostruzione, anno per anno.

Anno 2019: ammanchi presunti tra 5.000,00 e 10.000,00 euro
Anno 2020: ammanchi presunti tra 80.000,00 e 90.000,00 euro
Anno 2021: ammanchi presunti tra 45.000,00 e 50.000,00 euro

Totale presunto: tra 130.00,00 e 150.00,00 euro

 




Caso don Spagnesi, la parrocchia della Castellina sporge querela per il reato di appropriazione indebita

Nella serata di mercoledì 29 settembre, Il Vescovo mons. Giovanni Nerbini, insieme al vicario generale don Daniele Scaccini, nominato amministratore della Parrocchia dell’Annunciazione alla Castellina, su sua richiesta, ha incontrato, nei locali parrocchiali, il consiglio pastorale ed il consiglio per gli affari economici della stessa parrocchia riuniti congiuntamente.

 

Mons. Nerbini ha fatto presente che a seguito delle indagini svolte dalla procura è emerso il grave danno sia materiale che economico per la parrocchia causato dall’ex parroco don Francesco Spagnesi, a fronte del quale, considerato anche lo smarrimento di tanti fedeli, si è reso necessario un intervento che salvaguardasse la verità e la giustizia, come aveva già sostenuto nell’omelia pronunciata nella chiesa parrocchiale domenica 19 settembre, attraverso una querela per il reato di appropriazione indebita, presentata presso la Procura di Prato.

 

È un atto dovuto che vuole fugare oltretutto il sospetto che si possa impunemente infrangere elementari regole di comportamento e salvaguardare l’immagine del sacerdozio stesso.

 

Ha anche spiegato che questo provvedimento non è disgiunto dal dovere della carità che il Vangelo ci chiede sempre verso chiunque e che questo non vuole disconoscere l’impegno pastorale che tanti parrocchiani riconoscono ancora oggi al loro ex-parroco. Su questi due aspetti si è registrato un consenso unanime di tutti i presenti.
Intanto il Vescovo ha firmato il decreto canonico per le censure previste a carico del sacerdote, a cui vengono interdette la celebrazione della Messa e degli altri Sacramenti.

 

 




Giovani, la veglia d’Avvento del vescovo Nerbini in diretta su Facebook

«Non vi lasceremo soli». Fedele a questa promessa lanciata via social l’equipe di Pastorale giovanile della diocesi di Prato ha organizzato anche quest’anno la veglia in preparazione al Natale per i ragazzi e le ragazze delle parrocchie. Non potendo partecipare in presenza, l’iniziativa potrà essere seguita in diretta sulla pagina Facebook di Tv Prato e sulle pagine Facebook e Instagram della Pastorale giovanile. A guidare la preghiera e le riflessioni sarà il vescovo Giovanni Nerbini. L’appuntamento è per sabato 19 dicembre alle ore 20,30 e si tiene, a porte chiuse, all’interno della cattedrale.

 

«Se loro non possono venire da noi, andremo noi da loro», dice don Marco Degli Angeli, nuovo direttore della Pastorale giovanile diocesana che ha promosso una serie di iniziative social per cercare di avvicinare il più possibile i ragazzi in questo momento così difficile, segnato dall’isolamento dettato dalla pandemia. In questo tempo d’Avvento infatti, ogni giorno viene pubblicato su YouTube «2 minuti con Dio», una lettura e un commento al Vangelo. L’idea è di coinvolgere nelle meditazioni parrocchie, associazioni e movimenti.

 

 

Ma torniamo alla veglia di sabato 19 dicembre. In quella occasione si terrà anche un momento molto conosciuto e amato da tanti pratesi: verrà accolta la Luce di Betlemme. Si tratta di una tradizione diffusa da più di vent’anni in città grazie agli scout. Ogni anno prima di Natale gli scout austriaci si recano in Terra Santa nella basilica della Natività per accendere una lanterna con la fiamma che arde sul luogo dove è nato Gesù. Poi quella «Luce», simbolo di pace e di speranza, viene portata in tutta Europa e consegnata anche agli scout pratesi. L’edizione 2020 non è stata organizzata per via della pandemia ma Prato riuscirà comunque a distribuire la Luce di Betlemme perché dei membri dell’associazione Don Renato Chiodaroli non hanno mai spento la fiammella accesa lo scorso Natale. In tutti questi mesi la fiammella ha fatto compagnia alla famiglia Mariotti Pagnini che si è detta ben felice di poter condividere questo dono. Chi vorrà potrà recarsi in cattedrale nei prossimi giorni, prendere la fiamma e tenerla a casa come simbolo di pace e di unione fraterna, oltre che diffonderla ai propri cari e alle persone che desiderano riceverla. La Luce di Betlemme sarà diffusa anche nelle parrocchie pratesi grazie all’Associazione Don Renato Chiodaroli, Agesci, Masci e associazione 100% scout – Genitori in cammino.




Catechismo. La lettera del Vescovo alle parrocchie

Il vescovo Giovanni Nerbini ha chiesto alle parrocchie di valutare attentamente la possibilità e l’opportunità di rimandare le attività di catechismo in presenza. In una lettera spedita a tutti i parroci della diocesi di Prato, il Vescovo ha chiesto di compiere una valutazione delle procedure di sicurezza messe a punto dell’Ufficio catechistico diocesano per capire se nelle rispettive parrocchie c’è la possibilità di svolgere gli incontri alla presenza dei ragazzi.

 

«Nella nostra Diocesi ci sono parrocchie popolose e piccole realtà, il protocollo di sicurezza che abbiamo approntato è valido e so che ci stiamo distinguendo per serietà e cura – dice monsignor Nerbini – ma so anche che in questo momento non tutte le comunità parrocchiali sono in grado di poter svolgere le attività di catechismo secondo quanto richiesto. Per questo c’è la possibilità di interrompere le attività per chi le ha cominciate o di posticipare l’inizio dell’anno catechistico per chi ancora non ha iniziato, al 29 novembre, prima di domenica d’Avvento».

 

In attesa di capire come si evolverà la situazione il Vescovo invita le parrocchie che decidessero di sospendere o rinviare le attività di catechismo a rimanere in contatto con i ragazzi tramite le più comuni e diffuse piattaforme di video conferenza, come WhatsApp, Skype, Google Meet o Zoom. Ricordiamo inoltre che la celebrazione della messa è garantita dal protocollo sottoscritto da Cei e Governo e dunque bambini e ragazzi potranno continuare a frequentare le chiese. Per quanto riguarda il catechismo, in caso di sospensione, l’invito è quello di «riprendere in mano gli strumenti che alcuni catechisti hanno già saputo utilizzare – scrive ancora il Vescovo – e ci riferiamo ai social e all’uso di internet».

 

In allegato alla lettera scritta da monsignor Nerbini l’Ufficio catechistico diocesano ha elencato in un documento una serie di suggerimenti per l’utilizzo delle più comuni piattaforme digitali di video conferenza. «Si raccomanda caldamente ai parroci e ai catechisti di non lasciare nessuno indietro, sostenendo quelli che non sanno usare i social o che non hanno internet», sottolinea il Vescovo.

 

Tra i suggerimenti contenuti nell’allegato «Connessi dietro di me», l’Ufficio catechistico propone di far leggere ai ragazzi dei brani della Bibbia, ad esempio le letture della Domenica, e poi di condividerli sulla chat del catechismo. «Spazio dunque alla creatività e a ciò che lo Spirito vorrà suggerirvi per rimanere in contatto con i ragazzi – si legge nel documento –, viviamo questo tempo anche come un’opportunità per sviluppare una vicinanza diversa, ma ugualmente prolifica».

 

Nella stessa comunicazione inviata ai parroci monsignor Nerbini dà anche indicazioni sulla cura pastorale degli infermi. «Si vada nelle case dei malati in sicurezza indossando mascherina e con igienizzante personale», afferma il Vescovo chiedendo di non avere contatti con il malato e di mantenere la distanza di sicurezza. Mentre per il conferimento del sacramento dell’unzione degli infermi è necessario igienizzarsi prima del rito ed usare un batuffolo di cotone per l’unzione. Si preferisca sempre la comunione sulla mano. La stanza del malato se possibile sia arieggiata prima e dopo il rito.

 
La lettera del Vescovo Nerbini e l’allegato «Connessi dietro di me»




Fra Daniele diventa sacerdote per le mani del vescovo Giovanni. Sabato 17 ottobre l’ordinazione alla Castellina

Ha sempre definito la sua vocazione come «un dono», ha risposto presente alla chiamata del Signore e sabato 17 ottobre, alle 17, alla parrocchia dell’Annunciazione alla Castellina, verrà ordinato sacerdote per le mani del vescovo di Prato Giovanni Nerbini. È fra Daniele Sciacca, frate minore conventuale, pratese di 34 anni, cresciuto nella parrocchia dell’Annunciazione nel periodo di don Daniele Scaccini e nei primi anni di don Francesco Spagnesi. Per il vescovo Giovanni invece si tratta della prima ordinazione sacerdotale da quando è arrivato alla guida della Diocesi di Prato.

 

Fra Daniele, dopo essere diventato diacono lo scorso anno a San Benedetto del Tronto, ha proseguito il suo cammino verso il presbiterato e il prossimo 17 ottobre sarà appunto ordinato sacerdote, ordinazione che si sarebbe dovuta tenere alcuni mesi fa, ma che è stata rinviata a causa della pandemia. Il suo cammino vocazionale è iniziato poco più di dieci anni fa, per caso, quando meno se lo aspettava. Dopo il diploma al liceo socio-psicopedagogico ha intrapreso gli studi di Giurisprudenza, pensava di realizzarsi nell’ambito delle professioni legali, ma è successo qualcosa che gli ha cambiato la vita. Si è laureato e nel frattempo ha iniziato ad impegnarsi sempre di più in parrocchia.

 

La «chiamata» è arrivata nel luglio del 2007, quando, durante un campo estivo con i bimbi della parrocchia, Daniele ha avvertito una sensazione particolare. Subito ne ha parlato con l’allora parroco don Daniele Scaccini, con il quale è iniziata un’attività di discernimento per comprendere la vera entità della chiamata. Un mese dopo il viaggio ad Assisi dove, nell’ambito di un campo estivo per i giovani, Daniele conobbe per la prima volta i Frati minori conventuali, dai quali rimase molto colpito. L’anno dopo, sempre d’estate, Daniele Sciacca decise di tornare ad Assisi, con una motivazione più vocazionale. Da lì è iniziato il cammino vero con i frati del convento di San Miniato. Nel frattempo il suo percorso è diventato più chiaro e Daniele era sempre più convinto che il Signore gli stava indicando la vita religiosa. A 24 anni ha intrapreso il Postulato a Osimo, ha frequentato l’Istituto Teologico di Ancona e ha iniziato l’anno di Noviziato al Sacro Convento di Assisi. A settembre del 2012 la vestizione, poi fra Daniele ha vissuto un altro anno ad Assisi. Due anni fa, a Gubbio, ha emesso la professione religiosa, lo scorso anno è diventato diacono e tra pochi giorni nella sua parrocchia, alla Castellina, l’ordinazione sacerdotale.




15 agosto: ostensione del Sacro Cingolo nel giorno dell’Assunta

Tradizione tutta pratese per la festa di Santa Maria, come viene chiamata tradizionalmente la ricorrenza dell’Assunzione della Madonna.

 

Sabato 15 agosto l’appuntamento è con la terza ostensione del Sacro Cingolo dell’anno. Il duomo di Prato si riempie di fedeli per venerare la Sacra Cintola in quella che è la festa mariana più importante dell’anno.

 

Il programma prevede alle ore 17 la celebrazione dei vespri e al termine il vescovo di Prato monsignor Giovanni Nerbini officia alla solenne ostensione della Sacra Cintola all’interno della cattedrale, dalla Loggia del Ghirlandaio, e all’esterno, sulla piazza, dal pulpito di Donatello. Partecipa in forma ufficiale, secondo consuetudine, l’Amministrazione Comunale; in duomo, al termine dell’ostensione, verrà celebrata la messa prefestiva delle ore 18. Monsignor Nerbini presiede anche la messa delle ore 10,30 in cattedrale.

 

L’Ostensione dell’Assunta è una delle cinque «canoniche» che si tengono durante l’anno. Tra il Sacro Cingolo e l’Assunzione di Maria esiste un legame particolare: venerata come «icona» dell’incarnazione e della verginità di Maria, la reliquia fu donata (così tramanda la tradizione orientale) a San Tommaso dalla Madonna stessa, proprio mentre saliva al cielo. Secondo lo scritto apocrifo dello Pseudo-Giuseppe d’Arimatea, era il ricordo che l’Assunta donò all’unico apostolo che mancava al momento della sua glorificazione. E proprio la reliquia pratese ha lasciato un’impronta inconfondibile nella storia dell’arte: per tre secoli, dal Trecento fino al Rinascimento più maturo, l’iconografia dell’Assunzione di Maria ha sempre previsto il dono della Cintura a San Tommaso.




Massimo Carlesi nuovo direttore della Caritas diocesana. Entrerà in carica il primo ottobre

Massimo Carlesi è il nuovo direttore della Caritas diocesana di Prato. Il vescovo Giovanni Nerbini lo ha nominato firmando il decreto che entrerà in vigore a partire dal primo ottobre. Fino a quella data ci sarà il passaggio di consegne con l’attuale responsabile Idalia Venco.

 

Ex bancario, andato recentemente in pensione, Carlesi ha 64 anni ed è un volto noto in città per aver ricoperto importanti incarichi istituzionali e ruoli di responsabilità in diocesi.
Sul fronte dell’impegno politico lo ricordiamo come assessore alla mobilità dal 2001 al 2005 nella giunta Mattei, consigliere comunale nel corso di molte legislature e presidente della Circoscrizione sud negli anni Novanta. Era stato eletto in Consiglio comunale anche alle scorse elezioni amministrative ma poi ha deciso di dimettersi per motivi familiari.
All’interno della comunità ecclesiale il suo impegno è iniziato nella parrocchia di San Pietro a Grignano, dove si è occupato a lungo del gruppo missionario, e poi, a livello diocesano, è stato vice presidente del Consiglio pastorale in un momento molto importante per la Chiesa di Prato: quello del passaggio tra monsignor Pietro Fiordelli, primo vescovo residenziale, e monsignor Gastone Simoni, che gli confermò l’incarico.

 

Massimo Carlesi è stato per molto tempo attivo all’interno della Misericordia e nel 1989 è stato tra i fondatori della sezione di Grignano, di cui è stato il primo presidente fino al 1995.
È sposato da 41 anni con Manuela, ha due figlie, Irene e Lidia ed è nonno di due nipoti.

 

Carlesi è chiamato a raccogliere una eredità importante, quella di Idalia Venco, che ha guidato la Caritas per 13 anni ed è stata membro vivo del braccio operativo della diocesi per ben 32 anni.




Termina «Pronto Prete» l’assistenza spirituale al telefono durante il lockdown

Termina «Pronto Prete», il servizio messo a disposizione dalla Diocesi di Prato nella prima fase dell’emergenza coronavirus, volto a mettere in comunicazione i sacerdoti con tutte le persone desiderose di avere un colloquio spirituale durante la fase di lockdown. Un servizio prezioso di ascolto e di supporto per aiutare le persone a vivere al meglio il periodo in cui tutti eravamo costretti a restare a casa e le celebrazioni liturgiche alla presenza del popolo erano sospese. Un dialogo aperto incentrato sull’ascolto reciproco, rivolto a tutti, credenti e non credenti.

Il numero verde 800.401.052, gratuito, è stato attivato giovedì 8 aprile in tre fasce orarie (10-12, 16-18 e 21-23) ed è rimasto in funzione nei giorni feriali fino a ieri, venerdì 12 giugno. Sette i sacerdoti della Diocesi che si sono messi a disposizione, 138 le chiamate pervenute da tutta Italia, dal nord al sud, isole comprese, per una media di 657 minuti di conversazioni al mese. Ad aprile sono arrivate 81 chiamate per un totale di 838 minuti; 39 le telefonate arrivate a maggio, per 476 minuti; 18 invece a giugno, per un totale di 231 minuti.

Qualcuno ha chiesto consigli su come pregare perché non riusciva a farlo da solo, qualcun altro invece era desideroso di ricevere la benedizione attraverso il telefono. C’è chi poi chi «ha chiesto di essere confessato, ma per telefono questo non è possibile», spiega uno dei sette sacerdoti che hanno svolto il servizio. Tra i motivi delle telefonate anche la richiesta di un consulto per affrontare problematiche relative al mondo familiare o del lavoro, ma anche della fede, in particolare molti hanno sottolineato di vivere con disagio il non potersi accostare ai sacramenti. Per tutti c’è stato ascolto, dialogo e disponibilità a recitare insieme una preghiera.




Si può andare in chiesa per la preghiera personale

È consentito andare in chiesa e negli altri luoghi di culto. Lo ha comunicato il vescovo di Prato Giovanni Nerbini ai sacerdoti diocesani su indicazione della Cei. In una nota diffusa dal segretario generale monsignor Stefano Russo si conferma la possibilità per i fedeli di recarsi in chiesa per vivere un momento di preghiera personale, «purché si evitino assembramenti e si assicuri tra i frequentatori la distanza non inferiore a un metro».

 
L’indicazione è quella di raggiungere il luogo di culto più vicino a casa, da intendersi dunque la propria parrocchia; inoltre viene specificato che si può entrare nelle chiese che si incontrano in occasione degli spostamenti consentiti, cioè quelli comprovati da esigenze lavorative o da necessità, purché siano lungo il percorso già previsto.

 
Resta ancora valida la sospensione delle celebrazioni liturgiche alla presenza del popolo. A questo proposito la Cei fa sapere che «in vista della nuova fase che si aprirà dopo il 3 maggio, si è a lavoro a contatto con le Istituzioni governative, per definire un percorso meno condizionato all’accesso e alle celebrazioni liturgiche per i fedeli». Nel frattempo i sacerdoti stanno continuando a celebrare senza il popolo ma «per il popolo».




Il Vescovo Giovanni agli anziani e ai malati: «Non siete soli, fidatevi del Signore!»

Con l’approssimarsi della Settimana Santa il vescovo di Prato Giovanni Nerbini ha scritto un messaggio di saluto e vicinanza rivolto agli anziani e ai malati. Oltre al testo che riportiamo di seguito sotto c’è anche la versione video.

 
Carissimi fratelli e sorelle, mi rivolgo a voi che raccomando quotidianamente al Signore nella celebrazione della Santa Messa e nelle mie preghiere personali, in questo momento difficile nel quale, le pesanti limitazioni imposteci dalla pandemia provocata dal coronavirus, rendono ancora più gravosa la vostra condizione privandovi spesso dei già ridotti contatti umani necessari ed accrescendo non poco i disagi. Quello che spesso rappresentava in molti casi l’unico elemento di consolazione e di conforto, cioè la visita del parroco o del ministro straordinario della comunione con i sacramenti della Riconciliazione e della SS. Eucarestia, è venuto a mancare non per pigrizia e neanche per paura dei sacerdoti i quali avrebbero desiderato continuare il loro servizio abituale presso le vostre case (non pochi avevano deciso di continuare anche la benedizione delle famiglie), ma a causa del pressante appello prima, e del divieto assoluto da parte dell’autorità civile poi, a muoversi e frequentare le case delle persone più fragili o malate onde evitare contagi che potevano rivelarsi fatali.

 

Carissimi, in occasione delle prossime feste della Santa Pasqua vi auguro ogni bene materiale e spirituale, per tutta la vostra persona. Non avrete la possibilità di prendere parte alle celebrazioni dal vivo per i motivi che abbiamo detto ma troverete alla Tv molte offerte che vi aiuteranno a sentirvi uniti a tutta la Chiesa universale partecipi del mistero pasquale di Cristo e Lui presente nella vostra vita e nelle vostre prove. Fidatevi di Lui ed a Lui affidatevi.

 

Nello scrivere ai sacerdoti raccoglievo la sofferenza dei fedeli privati della via Crucis la sera del venerdì Santo e citavo una esperienza della mia vita che offro anche a voi. In un pellegrinaggio fatto in Polonia qualche anno fa, ho avuto modo di visitare la cella dove il cardinale Wyszynski, arcivescovo di Varsavia, fu segregato dal partito comunista polacco dal 1953 al 1956. Sull’intonaco della parete della stanza c’erano scalfite delle piccole croci. Si legge nel suo diario: «Oggi ho ’fatto’ la Via Crucis, scrivendo con una matita i nomi delle stazioni della Passione del Signore sul muro e segnandole con una croce». Pensate a che modo semplice, povero, artigianale di pregare, ma certamente straordinario e di grande intensità che Dio avrà accolto ed ascoltato forse più di preghiere rivoltegli in condizioni molto più favorevoli.

 

Carissimi, vi saluto con affetto, vi benedico e affido alle cure materne di Maria che abbiamo festeggiato nel ricordo dell’Annunciazione. Buona Pasqua.

 

 

+ Giovanni Nerbini
Vescovo di Prato