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Primo pontificale in cattedrale per mons. Nerbini. Nell’omelia ha citato Tolkien e invitato a «alzare lo sguardo»

08Prato, 8 settembre 2019 – Questa mattina monsignor Giovanni Nerbini ha presieduto il suo primo pontificale in cattedrale da vescovo di Prato. E lo ha fatto in un giorno speciale per la diocesi e la città: l’8 settembre, Natività di Maria, ricorrenza conosciuta dai pratesi con il nome di «Madonna della Fiera».

 

Nonostante il maltempo, con la pioggia caduta per tutta la mattina, sono stati numerosi i fedeli che hanno partecipato alla messa solenne dell’8 settembre. Nelle prime file erano seduti il sindaco Matteo Biffoni, il prefetto Rosalba Scialla, i rappresentanti dei Comuni della provincia e le autorità civili e militari della città.

 

Le parole del vescovo Giovanni. Nella omelia monsignor Nerbini ha invitato i fedeli a «alzare lo sguardo», perché «la dimensione verticale è importante». «Un giorno mi trovavo in duomo a Firenze – ha raccontato il Vescovo – e mi capitò di incontrare una scolaresca, tutti i ragazzi erano a testa bassa, continuavano le loro conversazioni. È una malattia che tocca tutti». Poi il nuovo Pastore della diocesi di Prato ha citato Tolkien, l’autore del Signore degli Anelli, «in uno dei suoi romanzi – ha detto mons. Nerbini – scrive che Dio crea il mondo come se fosse una bellissima melodia, meravigliosa. E il demonio cosa fa? vi inserisce delle note stonate. Ma Dio non le cancella, intorno a quelle note stonate vi costruisce una armonia insuperabile. Così agisce Dio e lo ha fatto anche con Maria, che ha ascoltato la voce del Signore e ha portato la vita nella storia. Se perdiamo questa prospettiva rischiamo di perderci e di avere una visione molto limitata». Nel giorno in cui le scritture ricordano l’affidamento di Maria e Giuseppe alla volontà di Dio, il Vescovo ha parlato del cammino vocazionale dell’uomo: «andiamo oltre il nostro orizzonte terreno, nel progettarci dobbiamo avere chiaro cosa Dio ci chiede. In certi momenti Dio ti prende e ti proietta in un futuro che non avevi pensato e tu vorresti scappare. Ma nel suo progetto tutti siamo salvi. E Maria ci aiuta in questo, contempla le grandi cose che Dio ha fatto con lei e passo dopo passo vive questa novità e la sua vita è il dispiegarsi della potenza di Dio nella storia». Infine un invito agli educatori: «che il Signore ci aiuti a infondere il suo fiducioso sguardo nei ragazzi. Quali sono i doni che hai messo nella mia vita? Per chi sono? A chi posso donarli? Affinché tutto avanzi per il bene di tutti».

 

L’offerta dei ceri da parte dell’Amministrazione comunale. Al termine della celebrazione, animata dalla Cappella musicale della cattedrale e dalla Corale San Francesco, il vescovo Giovanni ha officiato una speciale ostensione del Sacro Cingolo. La reliquia mariana simbolo della città è stata mostrata alle persone presenti in chiesa, in particolare agli anziani e ai disabili. L’ostensione solenne, quella dell’8 settembre, uno dei cinque giorni all’anno in cui la Sacra Cintola viene venerata dai fedeli, si terrà questa sera. Anche in caso di pioggia.
Dopo la benedizione monsignor Nerbini e il capitolo dei canonici si sono recati nella Cappella del Sacro Cingolo. Come da tradizione l’Amministrazione comunale, comproprietaria con la diocesi della Cintola mariana, ha offerto i ceri per l’altare dove è custodita la reliquia.
«Questa offerta è un modo per rinnovare una vicinanza a quella Cintola che lei ha appena mostrato al popolo», ha detto il sindaco Biffoni, che poi ha aggiunto: «si tratta di un riferimento per chi crede e per chi non crede, per chi è nato qui e per chi è arrivato da altre strade. È un invito alle istituzioni, civili e religiose, nel rispetto delle reciproche competenze, a camminare a fianco. L’offerta dei ceri vuole certificare questo percorso». Mons. Nerbini ha risposto dicendo: «ieri sera e questa mattina presto, quando ho visto arrivare in cattedrale i pellegrini giunti a piedi, ho capito davvero il legame tra Prato e la Sacra Cintola. Maria raccoglie tutti attorno a sé e questa presenza sia per tutti i pratesi e per coloro che si accostano a questa realtà, occasione di pace, concordia e lavoro comune».

69.2019

Insegnante, sacerdote, parroco e Vescovo. Ecco chi è mons. Nerbini

Prato, 7 settembre 2019 – Monsignor Giovanni Nerbini è il 26° vescovo di Prato. Insegnante, sacerdote, parroco, vicario generale. Sono state queste le tappe salienti della sua vita. Nato a Figline Valdarno (provincia di Firenze e Diocesi di Fiesole) il 2 giugno 1954, dopo aver conseguito il diploma magistrale e quello triennale universitario in Vigilanza scolastica, ha insegnato nelle scuole elementari dal 1973 al 1989.
Impegnato come educatore nell’Opera per la Gioventù «Giorgio La Pira», a 35 anni matura la scelta della vocazione alla vita sacerdote, decidendo di entrare in Seminario a Fiesole.

 

Negli anni della formazione, ha frequentato il corso filosofico-teologico presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale. È stato ordinato sacerdote il 22 aprile 1995 dal Vescovo di Fiesole Luciano Giovannetti che subito lo ha impegnato nella vita parrocchiale: nei primi due anni di sacerdozio don Giovanni è stato vicario parrocchiale a Caldine, frazione del Comune di Fiesole; poi, per dieci anni, dal 1997 al 2007, parroco a Pelago, amministratore di Diacceto e moderatore di quella Unità pastorale. Nel 2007 diventa parroco di Rignano, il capoluogo del Comune del Valdarno, amministratore parrocchiale di S. Maria a Sociana-S. Clemente e moderatore di quella Unità pastorale. Tra i numerosi incarichi ricoperti, c’è stato anche, per qualche tempo, quello di consigliere di amministrazione della Cooperativa editrice del settimanale Toscana Oggi.
Nel 2015, l’attuale Vescovo di Fiesole, mons. Mario Meini, lo chiama come suo Vicario Generale, pur lasciandogli ancora il ministero di parroco a Rignano.
Il 15 maggio 2019 viene nominato vescovo di Prato. Domenica 30 giugno mons. Giovanni Nerbini è stato ordinato vescovo nella cattedrale di Fiesole per le mani del cardinale Giuseppe Betori. Tra i primi consacranti il vescovo uscente di Prato Franco Agostinelli e l’emerito Gastone Simoni, fiesolano come Nerbini.
Sabato 7 settembre 2019 fa il suo ingresso in diocesi con una messa solenne in piazza Duomo, alla quale partecipano oltre quattromila fedeli.
Lo stemma episcopale. Esegesi e spiegazione

«In te Domine Speravi» è il motto scelto dal vescovo Giovanni Nerbini come tratto distintivo del suo nuovo cammino a servizio della Chiesa. Tradotto dal latino significa: «In te Signore mi sono rifugiato», ed è l’incipit del salmo 31, ripreso anche come ultima espressione dell’inno Te Deum («In te, Domine, speravi: non confundar in aeternum»).

 

 

Nello stemma di mons. Nerbini è raffigurato l’Agnello Pasquale. L’animale simboleggia l’innocenza e richiama due santi che fanno riferimento al nome del vescovo: Giovanni Battista e Giovanni evangelista. L’immagine del libro richiama anche la passata professione di mons. Nerbini, l’insegnamento, che ha segnato in maniera significativa la sua esistenza. Inoltre l’Agnello indica l’arte della lana ed è un chiaro riferimento alla vocazione tessile di Prato, conosciuta come città laniera. Il colore rosso dello sfondo è lo smalto – che per eccellenza – in araldica indica la virtù della carità.

 

Nella cappa sinistra (di chi osserva) è rappresentato un giglio, il più nobile dei fiori araldici e simbolo mariano per eccellenza. Il colore azzurro indica il cielo ed è un riferimento a «Maria Immacolata», titolo dell’ultima parrocchia dove mons. Nerbini ha svolto il suo ministero, sia alla città di Prato, da secoli città mariana.
Nella cappa destra c’è una palma, simbolo della vittoria e della pace ma anche del martirio, come quello di San Romolo, patrono di Fiesole, e di Santo Stefano, patrono di Prato. Il fondo argento delle due cappe richiama la luce e le virtù della purezza, innocenza, umiltà, giustizia e temperanza.

 

67.2019

 

L’omelia del vescovo Giovanni il giorno dell’ingresso a Prato

Prato. 7 settembre 2019 – Carissimi fratelli e sorelle, signor Sindaco, autorità civili e militari tutte, confratelli sacerdoti e vescovi,

 

in queste settimane di attesa e di preparazione a questo momento ed a ciò che con esso oggi inizia, si è riaffacciata tante volte l’esortazione che papa Francesco ha voluto fissare nella EPISCOPALI COMMUNIO: Il vescovo è chiamato a camminare davanti, indicando il cammino, la via; camminare in mezzo, per rafforzare il Popolo di Dio nell’unità; camminare dietro perché nessuno si perda. Ed ho sentito il fascino ed insieme la forza e la potenza di questa affermazione che ho fatto e faccio mia CAMMINARE IN MEZZO. Capite bene che questo sgombra il campo da tanti malintesi che si possono creare intorno alla figura del vescovo, così come molti la intendono. Tutto quello che sono, la mie esperienze passate, la mia povera umanità, le mie risorse sono PER VOI ed oggi sento che il Signore mi indica il posto che devo occupare da subito: in mezzo, accanto a voi sacerdoti e fedeli, perché questo cammino sia autentico. Accanto perché la prossimità dice vicinanza, amicizia, attenzione, possibilità e desiderio di ascolto sincero dell’altro. Qualcuno a Roma in questi giorni ci ha parlato dell’ascolto da parte del Vescovo dei suoi sacerdoti e fedeli come forma di amore, anche questo. Accanto Perché, è ancora papa Francesco che ci offre la motivazione più profonda, teologica di questa scelta, “il Vescovo è anche discepolo, oltre che maestro, quando, sapendo che lo Spirito è elargito a ogni battezzato, si pone in ascolto della voce di Cristo che parla attraverso l’intero popolo di Dio, rendendolo infallibile in ciò che crede”.

 

Voi vi aspettate molto da me, a ragione, ma sono anche io che ho bisogno di voi della vostra esperienza di fede, di carità, di opere, di vita; delle vostre gioie dei dolori delle speranze, dei doni preziosi elargiti a tutti voi dallo Spirito Santo e che sono necessari, anzi indispensabili, per tracciare INSIEME L’ITINERARIO che come Chiesa dovremo percorrere. Mi metterò perciò in ascolto di tutti, piccoli compresi, prima di tutto come segno di rispetto e di attenzione delle persone e delle storie personali e comunitarie sempre ricche e degne di considerazione e poi alla ricerca di quei segni che lo Spirito semina ed ha seminato ovunque. Se questa sfida può apparire ardua impegnativa sappiamo di non essere soli. Ci mettiamo sotto la protezione di Maria di cui oggi celebriamo la solennità liturgica e chiediamo a Lei che ci aiuti a saper imitare l’esempio suo e di Giuseppe. Quali modelli! e quanta forza emana da questa vicenda che ebbe per protagonisti due ragazzi, diremmo oggi, ai quali il Signore chiese, un giorno di volare alto, al di sopra dei sogni che gli uomini sono capaci di coltivare, per concepire l’impensabile, l’impossibile. Ad entrambi Dio chiese di fidarsi della sua Parola, dopo aver detto semplicemente, dopo l’enormità della richiesta, NON TEMERE, non avere paura. E proprio la vicenda di Maria e Giuseppe mi danno, ci danno tanta forza e fiducia: beata colei che ha creduto all’adempimento della parola del Signore. E così oggi quando mi sono preparato per arrivare qui, ho sentito il bisogno di prendere con me, di tenere in mano quella piccola bibbia che dal 1985 ha accompagnato il mio itinerario umano e spirituale, ovunque: sulle alpi come al mare, da solo di fronte ai miei mille perché, o con i ragazzi impegnato a cercare risposte con loro. Questa bibbia, questa Parola di Dio, la metteremo insieme sopra il nostro lucerniere perché sia lampada ai nostri passi, luce sul nostro cammino, proprio come Maria e come ci suggerisce il salmo, così che il nostro procedere non incontri inciampi e non risulti vano.

 

Mi rimane un’ultima cosa importante da dire: il nostro camminare insieme non è fine a se stesso. All’orizzonte del nostro percorso c’ è questa nostra città che vogliamo amare e servire collaborando con tutti, a cominciare dalle istituzioni, e sempre. Ci sentiamo impegnati a fare quello che è in nostro potere per quanti sono nel bisogno, soffrono la solitudine, la malattia, l’indigenza. Come cristiani abbiamo sempre presente quel capitolo 25 del Vangelo di Matteo che ci ricorda prima di qualsiasi altro ragionamento o calcolo la verità del nostro agire: l’avete fatto a me.

 

Vogliamo poi portare il nostro originale contributo nella difesa dell’ambiente. Veniamo avvertiti sempre più frequentemente di quanto sia depauperato questo meraviglioso pianeta che è la nostra casa, che ci è affidato. Il Papa anche recentemente ha richiamato tutti i governanti della terra al senso di responsabilità che sentiamo anche nostra.
Ancora, per quello che dipende dalle nostre poche forze ci stanno a cuore tutti problemi del lavoro. Il benessere di tante famiglie, la possibilità di progettare il loro futuro delle giovani coppie, l’opportunità di superare l’indigenza dipendono in larga misura dalla possibilità di accedere ad un lavoro stabile e dignitoso. E anche per questo ci sentiamo impegnati insieme alle donne e agli uomini di buona volontà a fare quello che è possibile. Ho già conosciuto la ricchezza del laicato pratese e so di trovare collaborazioni qualificate ed intelligenti che renderanno possibile questo impegno.

 

In ultimo sento il bisogno, in ultimo, di ringraziare il Vescovo Gastone e il Vescovo Franco che mi hanno fatto sentire la loro amicizia e la loro stima; il Vescovo Franco poi mi ha introdotto nella realtà pratese; gli sono davvero grato. E il Vescovo Mario per la fiducia illimitata che mi ha concesso nei cinque anni di lavoro comune, in particolare per il sostegno che mi ha offerto in questi mesi nei quali mi sono sentito spesso sopraffatto dalla responsabilità di questo nuovo incarico. Un grazie ai miei compaesani di Caselli e Reggello, ai miei amici, ai fedeli di Caldine, Pelago e Diacceto e Rignano san Clemente Palazzolo, parrocchie nelle quali ho prestato servizio. Un grazie ovviamente di cuore alla mia famiglia. In ultimo mi rivolgo a voi pretesi il cui affetto ho conosciuto da subito: mi sono giunte tantissime attestazioni di stima, di incoraggiamento di simpatia prima ancora che avessi fatto o detto qualcosa per meritarlo, che mi hanno lasciato senza parole e mi ha dato tanto fiducia, mi fanno credere che non sarò mai solo ma accompagnato e sostenuto da un affetto filiale davvero grande di questo popolo di questa terra. Grazie di cuore. Maria ci protegga e ci accompagni tutti.

 

68.2019

La Chiesa di Prato ha accolto il nuovo vescovo Giovanni Nerbini

La Chiesa di Prato ha accolto il suo nuovo vescovo. Monsignor Giovanni Nerbini ha fatto il suo ingresso solenne in diocesi nel pomeriggio di oggi, sabato 7 settembre, vigilia della «Madonna della Fiera», come i pratesi chiamano la ricorrenza della Natività di Maria. È stata principalmente una festa di popolo quella vissuta dai circa quattromila fedeli riuniti in piazza Duomo per partecipare alla solenne concelebrazione che ha sancito l’inizio dell’episcopato di monsignor Nerbini a Prato. Si tratta del 26° vescovo, da quando è stata istituita la diocesi, nel 1653, unita in persona episcopi a quella di Pistoia, e il quarto residenziale, dopo la separazione e la conseguente piena autonomia. Fin dal suo arrivo in città, avvenuto secondo programma alle 16,30 al Centro Pecci, il vescovo Giovanni ha potuto sentire l’affetto e il calore dei tantissimi pratesi che hanno scelto di essere presenti a questa giornata storica.

 

Le prime parole del vescovo Giovanni
«Camminare in mezzo». È la promessa fatta da mons. Nerbini ai pratesi. «Tutti quello che sono, le mie esperienze passate, la mia povera umanità, le mie risorse sono per voi – ha detto il vescovo Giovanni nell’omelia – ed oggi sento che il Signore mi indica il posto che devo occupare da subito: in mezzo, accanto a voi sacerdoti e fedeli, perché questo cammino sia autentico. Poi mons. Nerbini ha sottolineato: «accanto perché la prossimità dice vicinanza, amicizia, possibilità e desiderio di ascolto sincero dell’altro».

 

Le tappe della giornata. L’arrivo al Centro Pecci
Puntuale alle ore 16,30, il vescovo Giovanni è arrivato al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, porta d’ingresso della città per chi viene da Firenze, come il fiesolano Nerbini. Ad accoglierlo c’erano il predecessore monsignor Franco Agostinelli, il vicario monsignor Nedo Mannucci e il vice sindaco Luigi Biancalani. Il presule ha cambiato auto e si è diretto in piazza Santa Maria delle Carceri accompagnato da due motociclette dei carabinieri.

 

Piazza delle Carceri: l’accoglienza dei giovani e delle istituzioni cittadine
Attorno alle ore 17, arrivato in centro storico, il vescovo Giovanni è stato salutato dal canto dei giovani delle parrocchie, degli oratori e dei gruppi scout. Erano trecento i ragazzi e le ragazze presenti che hanno srotolato uno striscione di benvenuto e lasciato volare in cielo tanti palloncini colorati. «Eccoci eccellenza, ci siamo, può contare su di noi – ha detto Virginia, della parrocchia di Grignano parlando a nome di tutti i presenti – i posti vuoti di questa piazza rappresentano tutti i coetanei che speriamo di incontrare insieme a lei». E per simboleggiare il desiderio di incontro e testimonianza nei confronti dei lontani, i gruppi giovanili hanno regalato a mons. Nerbini una rete da pesca, «non per catturare, ma per avvolgere e coinvolgere chi non conosce la parola di Cristo». A loro il Vescovo ha risposto con un sorriso: «Vi ringrazio di cuore, accetto il dono e vi dico che c’è uno strumento che arriva più lontano di una rete ed è il voler bene, questo è il primo strumento della evangelizzazione, ricordate, una mano tesa è sempre motivo di incontro».
L’accoglienza è proseguita su un palco posizionato sotto al Castello dell’Imperatore con il benvenuto in città da parte del sindaco Matteo Biffoni. «A nome della città e a mio personale le dò il benvenuto. Chi ha deciso di mandarla qui, a Prato, come Vescovo le ha fatto un dono. Perché questa comunità è unica e meravigliosa. Glielo potrà dire il Vescovo Franco, che ringrazio per il servizio reso alla nostra comunità in questi anni.
Prato è una città che ha vissuto il cambiamento e le difficoltà in maniera forte, ma ha sempre provato a reagire e ha tentato di metabolizzare il cambiamento che probabilmente è avvenuto qui in maniera più profonda rispetto ad altre parti. Però Prato non ha mai preso paura. Il pratese non è così, magari brontola tanto, magari scuote la testa, ma alla fine è capace di una generosità incredibile. I ragazzi le hanno regalato una rete che tiene insieme tutta la comunità. Domani, insieme, apriremo insieme la teca della Cintola, la cintura di Maria che tiene insieme la comunità. E’ per noi un simbolo oltre che religioso, cittadino proprio perché questa è una città che affonda le radici in tanti luoghi, che ha saputo e dovuto affrontare i cambiamenti e aveva bisogno di punti di riferimento. E la Cintola oltre che per il popolo cristiano è un punto di riferimento per la città tutta, perché si affronta meglio il futuro se si hanno solide radici in quello che siamo. Ecco, quella Cintola rappresenta oltre al tenere insieme l’intera comunità quello che è la storia di Prato, quello che siamo noi.
La teca della Cintola si apre solo quando ci sono insieme i rappresentanti della società civile e della Diocesi; una peculiarità, un rapporto che deve necessariamente esserci oltre quelle chiavi tra chi parla a nome della Diocesi, delle parrocchie e delle tante associazioni cattoliche del nostro territorio, e chi rappresenta la comunità tutta. Un dialogo che, nel rispetto dei diversi ruoli e competenze, è sempre profondo, fecondo, vero e diretto sui temi che a questa città stanno a cuore. Sono tanti, a partire dal lavoro, l’inclusione sociale, l’ambiente, i giovani e soprattutto il futuro: è importante leggere quello che accade qui per cercare di affrontare le dinamiche, i fenomeni che attraversano l’intera società. Sarà una bella sfida, è impossibile non voler bene a questa città. Sarà un bel percorso, io sono sicuro che faremo un grande lavoro insieme. Ancora benvenuto a Prato!».
Insieme al primo cittadino erano presenti il prefetto Rosalba Scialla, i rappresentanti dei comuni della provincia e altre autorità cittadine.

 

L’omaggio a Maria nella basilica delle Carceri
Prima di mettersi in cammino verso piazza Duomo per la celebrazione d’ingresso, monsignor Nerbini si è fermato nella basilica di Santa Maria delle Carceri per rendere omaggio alla Madonna. Qui ad attenderlo c’era il parroco monsignor Carlo Stancari. Il Vescovo ha posto un fiore sotto l’immagine della Vergine e poi ha recitato una preghiera insieme ai fedeli presenti. Poi ha rivolto un particolare saluto ai malati e ai disabili, riuniti in chiesa insieme a una rappresentanza delle comunità cattoliche straniere che vivono a Prato. Accompagnati dai rispettivi cappellani c’erano i cristiani cinesi, pakistani, cingalesi, rumeni, nigeriani, ucraini e filippini.
Una curiosità, prima dell’arrivo del nuovo vescovo in basilica è stato celebrato un matrimonio. La funzione è terminata poco prima dell’ingresso in chiesa di Nerbini che ha così incontrato gli sposi e li ha salutati calorosamente facendo loro gli auguri.
Accompagnato dai giovani il vescovo ha attraversato il centro cittadino arrivando in piazza Duomo, dove ad aspettarlo c’era la comunità pratese riunita.

La concelebrazione eucaristica in piazza Duomo
Come da programma il Vescovo è entrato in piazza Duomo salutato dai fedeli, in tutto quattromila persone. Monsignor Nerbini si è recato nel vicino oratorio della Misericordia dove da lì è partita la processione introitale composta 170 sacerdoti e alle 18 è iniziata la solenne concelebrazione eucaristica in piazza, con l’altare posizionato su un palco posto sul sagrato della cattedrale. Qui ad attendere il vescovo eletto Nerbini e l’uscente Agostinelli c’erano il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo metropolita di Firenze, e otto vescovi toscani, tra ordinari e emeriti. Hanno concelebrato: l’emerito di Prato mons. Gastone Simoni, l’arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino monsignor Paolo Lojudice, l’arcivescovo di Lucca mons. Paolo Giulietti, il vescovo di Fiesole mons. Mario Meini, il vescovo di Pistoia mons. Fausto Tardelli, il vescovo di Grosseto mons. Rodolfo Cetoloni, il vescovo di Massa Marittima-Piombino mons. Carlo Ciattini, l’emerito di Siena mons. Antonio Buoncristiani. Oltre al clero pratese erano presenti venti sacerdoti di Fiesole, diocesi di provenienza di mons. Nerbini, e una delegazione di Pistoia composta da quattro preti.
La messa solenne è iniziata, come previsto dal diritto canonico, con il rito introduttivo della presa in possesso della diocesi. Il cancelliere vescovile canonico Daniele Scaccini ha dato pubblica lettura della bolla papale di nomina di mons. Nerbini a vescovo di Prato. Poi è arrivato il momento più significativo che ha sancito il passaggio di testimone tra il nuovo vescovo e quello uscente: la consegna del pastorale da Agostinelli e Nerbini, il bastone simbolo della guida della comunità. A quel punto il vescovo Giovanni ha preso posto sulla cattedra e da quel momento ha presieduto la solenne concelebrazione.
In piazza erano rappresentati tutta la città e il territorio diocesano, con i sindaci di Prato, Vaiano, Vernio, Cantagallo. Presenti anche il Comuni pratesi facenti parte della diocesi di Pistoia: Montemurlo, Carmignano e Poggio a Caiano. Tra le autorità anche i rappresentanti dei Comuni di Fiesole, Rignano sull’Arno e la presidente del consiglio comunale di Dicomano. In prima fila i familiari di Nerbini, con la sorella Giovanna e i nipoti.

 

Il saluto di mons. Agostinelli al suo successore
«Finalmente siamo giunti al momento in cui ti consegno il pastorale, col quale governerai questa cara e bella chiesa pratese», ha detto monsignor Agostinelli a mons. Nerbini a inizio celebrazione. «Questo è il simbolo della continuità della Chiesa che continua il suo cammino. Oggi questa Chiesa viene consegnata a te: passano le persone ma la Chiesa è quello che resta. Di cui conoscerai i pregi e i limiti, ma ti assicuro che è una Chiesa che cammina e vuol guardare avanti, è viva e reattiva. Ha un laicato operoso e vivace». Poi il vescovo uscente ha voluto dare tre suggerimenti al suo successore: «c’è bisogno di un pastore che si sporchi le mani e ritorni in mezzo alla gente, senza pretese e col desiderio di camminare. Il secondo è quello di avere premura dei tuoi sacerdoti e i religiosi, che sono la famiglia del vescovo. Il terzo suggerimento è di fare una pastorale della disponibilità, nei confronti dei giovani e della famiglia, che possano trovare in te le risposte che aspettano, e delle istituzioni. La Madonna – ha concluso Agostinelli – ti leghi a sé in questa città che conta ben cinque santuari. Maria sia per te madre premurosa e provvidenziale che ti porti a cristo».

 

Il saluto della diocesi al nuovo vescovo
È stato il vice presidente del consiglio pastorale diocesano, Alberto Toccafondi, a porgere al nuovo vescovo i saluti della comunità ecclesiale pratese. «Siamo felici di celebrare il suo ingresso alla viglia della Madonna della Cintola», poi ha ricordato le peculiarità della diocesi e della città di Prato: «oggi i tempi sono difficili e la precarietà e la mancanza di lavoro ledono la dignità delle persone. Ma la nostra Chiesa ha saputo proporre una “agenda di speranza” per Prato, predisposta dall’ufficio di pastorale del lavoro, apprezzata anche da papa Francesco nella sua visita nel 2015.
Ci sentiamo di far parte di una Chiesa in uscita e accogliente che si fa voce delle speranze di tutti. Ci impegneremo sempre di più nell’annuncio della parola e nella testimonianza della fede».
I doni dell’offertorio sono stati portati all’altare dai coniugi Giacomo Ciabatti e Virginia Barni con i propri figli a nome di tutte le famiglie pratesi.

 

L’omelia di mons. Nerbini
Come detto nella omelia, la prima da vescovo di Prato, mons. Nerbini ha annunciato che «camminerà in mezzo» al suo popolo. Tra i suoi proponimenti c’è quello di «tracciare insieme l’itinerario che come Chiesa dovremo percorrere». Per farlo si è detto pronto a mettersi «in ascolto di tutti, piccoli compresi, prima di tutto come segno di rispetto e di attenzione delle persone e delle storie personali e comunitarie sempre ricche e degne di considerazione poi alla ricerca di quei segni che lo Spirito semina ovunque». Il Vescovo si è detto pronto a collaborare con le istituzioni per aiutare «quanti sono nel bisogno, soffrono la solitudine, la malattia, l’indigenza».
Un pensiero è andato alla difesa dell’ambiente, tema molto caro a papa Francesco. Nerbini ha promesso che avrà a cuore i problemi del lavoro, il benessere di tante famiglie, la possibilità di progettare loro futuro di giovani coppie. Infine ha ringraziato il vescovo Franco e il vescovo Gastone, per l’amicizia e la stima, il vescovo di Fiesole Meini, per «la fiducia illimitata», e i compaesani e i parrocchiani che ha servito durante il suo ministero di parroco.

 

L’atto conclusivo, la venerazione del Sacro Cingolo, firma e benedizione
Dopo la benedizione apostolica insieme al cardinale Betori e a mons. Agostinelli, mons. Nerbini ha firmato la bolla pontificia di nomina. Questi i testimoni dell’atto: Alberto Toccafondi, don Marco Degli Angeli, il sacerdote più giovane della diocesi, e suor Isabella Rubiu della Ancelle della Sacra Famiglia in rappresentanza dei religiosi.
Questo momento formale è avvenuto in duomo nella Cappella del Sacro Cingolo, la reliquia mariana simbolo religioso e civile della città. Qui mons. Nerbini si è fermato per un momento di preghiera davanti alla Sacra Cintola, omaggiata con la deposizione di un mazzo di fiori sotto l’altare.

 

Domani, 8 settembre, la Festa della città
Domani mattina alle ore 10 il monsignor Nerbini presiederà in cattedrale il suo primo pontificale da vescovo di Prato. L’8 settembre, Natività di Maria, è la festa della città, conosciuta dai pratesi con il nome di «Madonna della Fiera». È uno dei cinque giorni dell’anno in cui il Sacro Cingolo mariano viene mostrato ai fedeli. L’ostensione della reliquia avverrà a sera, come vuole la tradizione dal pulpito di Donatello, al termine del corteggio storico organizzato dal Comune di Prato.
66.2019

Ingresso Nerbini. Come fare per gli accrediti

Sabato 7 settembre, alle 16,30 arriverà in Prato il nuovo Vescovo della Diocesi mons. Giovanni Nerbini; dopo essere stato accolto dal vescovo uscente Franco Agostinelli e dal vice sindaco Luigi Biancalani al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, verrà accompagnato in piazza Santa Maria delle Carceri. Qui alle ore 17 sarà salutato dal sindaco Matteo Biffoni e dalle autorità cittadine, poi entrerà nella vicina basilica per un breve omaggio a Maria. Da lì raggiungerà a piedi piazza Duomo (questo il percorso: via San Bonaventura, piazza San Francesco, via Ricasoli, piazza del Comune, corso Mazzoni e poi piazza Duomo). Alle 18 mons. Nerbini presiederà in piazza Duomo la solenne concelebrazione eucaristica per l’inizio del suo servizio episcopale.

 

La Diocesi invita calorosamente i giornalisti, i fotografi e gli operatori tv degli organi di informazione a partecipare all’evento.

 

Per esigenze organizzative, logistiche e di sicurezza, si rende necessario che i giornalisti che intendono partecipare si accreditino previamente. Abbiamo riservato due posti a sedere per ogni redazione, in posizione centrale davanti al palco dove verrà celebrata la Messa.
Eventuali telecamere – una per emittente locale – potranno posizionarsi in un apposito spazio all’interno della piazza.
I fotografi – uno per testata giornalistica – potranno svolgere il loro servizio all’interno dell’area delimitata per la celebrazione.
Per accreditarsi, occorre inviare i nominativi dei giornalisti, del fotografo, del cameramen, via posta elettronica all’indirizzo: stampa@diocesiprato.it entro le ore 18 di venerdì 6 settembre.
Si precisa che per l’arrivo del Vescovo in piazza delle Carceri non sono presenti limitazioni.

«Armonie di fede», pomeriggio alla scoperta della musica sacra

Si chiama «Armonie di fede» il percorso attraverso alcune fonti documentarie della storia musicale cittadina promosso dall’Ufficio per i beni culturali ecclesiastici della Diocesi di Prato, insieme all’Archivio storico diocesano ed al Museo dell’Opera del Duomo. L’evento nasce in occasione della serie di iniziative a livello nazionale denominate «Aperti al MAB (Musei, Archivi, Biblioteche ecclesiastiche)» promosse dall’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Cei.

 

L’incontro inizierà presso il Museo dell’Opera del Duomo, sabato 8 giugno, alle ore 15,50, dove, nello spazio delle «Volte» saranno presentati ed illustrati dal direttore del Museo Claudio Cerretelli due preziosi corali miniati della chiesa pratese: uno tardo duecentesco e un graduale, realizzato per la Pieve pratese – poi Cattedrale – nel Quattrocento, e completato dalle miniature di Attavante Attavanti nel 1501. Don Romano Faldi parlerà poi del Gregoriano, antico genere musicale vocale, facendo eseguire dal Gruppo Corale di S. Maria a Colonica uno dei brani gregoriani riportati nel codice più antico, insieme ad altri brani gregoriani, ad antiche laude monodiche (una del pratese beato Ugo Panziera) e a mottetti degli albori polifonici. «Sarà interessante ascoltare, dal vivo, – osserva Cerretelli – un brano scritto alla fine del 1200 ed eseguito da un coro di ragazze di oggi».

 

I visitatori, alle 17, si recheranno poi all’Archivio diocesano, dove lo storico Filippo Tosciri illustrerà una esposizione di documenti del fondo della Cappella musicale del Duomo, centrata in particolare sulla musica composta dai maestri di cappella del Sette-Ottocento, con presentazione delle partiture e ascolto di brani di musica sacra di Giuseppe Becherini e Augusto Borgioli, tra i quali alcune parti del celebre «Musicone», che, in varie occasioni, tra Otto e Novecento, ha solennizzato le feste patronali dedicate a Santo Stefano. L’iniziativa è a ingresso libero.

 

Il nuovo Vescovo farà il suo ingresso in Diocesi sabato 7 settembre e riceverà l’ordinazione episcopale il 30 giugno

La Diocesi di Prato accoglierà il nuovo vescovo monsignor Giovanni Nerbini sabato 7 settembre, vigilia della Natività di Maria, festa della città. Stabilita anche la data dell’ordinazione episcopale del nuovo Pastore della Chiesa pratese: sarà domenica 30 giugno nella cattedrale di Fiesole. Orari e dettagli delle due celebrazioni sono da definire ma la macchina organizzativa delle due Diocesi si è già messa in moto.
L’ufficializzazione delle due date è arrivata durante lo svolgimento dell’assemblea generale della Cei, alla quale hanno partecipato il vescovo uscente Franco Agostinelli e il vescovo eletto Giovanni Nerbini.

Il 27° vescovo di Prato, il quarto residenziale, arriverà dunque nei giorni della festa più cara ai pratesi, quella dell’8 settembre, conosciuta in città con il nome di «Madonna della Fiera». Mons. Nerbini parteciperà al corteggio storico e officerà la solenne ostensione del Sacro Cingolo, la reliquia mariana simbolo della città custodita da otto secoli nella cattedrale di Prato. A fine giugno, domenica 30, è prevista l’ordinazione episcopale perché mons. Nerbini deve essere consacrato vescovo, attualmente è vicario generale della Diocesi di Fiesole e parroco dell’unità pastorale di Rignano sull’Arno.
Monsignor Agostinelli, che ha lasciato l’incarico per raggiunti limiti di età, è stato nominato Amministratore apostolico, e continuerà a guidare la Chiesa pratese in attesa della «presa in possesso» della Diocesi da parte di monsignor Giovanni Nerbini.

Il messaggio di mons. Agostinelli: «Accogliete il Vescovo Giovanni con entusiasmo e animo aperto»

«È giunto il momento di sciogliere le vele» dice monsignor Franco Agostinelli citando la lettera di San Paolo a Timoteo. «Il mio mandato è giunto al termine, le strade pertanto si divergono, ma io, e mi auguro anche tutti voi – prosegue monsignor Agostinelli rivolgendosi ai pratesi – non potrò leggere questo tempo come un capitolo che si è chiuso per sempre. Ci unisce il ricordo di una cammino percorso insieme, bello e talvolta faticoso ma sempre accolto con gioia; ci siamo incontrati, abbiamo pregato insieme; abbiamo pensato come dare alla nostra Chiesa un volto pulito; abbiamo condiviso una passione missionaria che potesse gridare a tutti l’amore con cui il Signore ci ama».

 

Contestualmente all’annuncio del nuovo vescovo di Prato mons. Franco Agostinelli è stato nominato amministratore apostolico della Diocesi e rimarrà alla guida della Chiesa di Prato fino al giorno dell’ingresso del suo successore, in data ancora da definire.

 

«Ora io passo il testimone al Vescovo Giovanni e vi dico subito che sono contento che la Provvidenza abbia fatto questa scelta. Il Vescovo Giovanni viene dalla vicina Chiesa sorella di Fiesole; lì ha svolto – fino ad ora – il suo ministero di parroco ed è stato il collaboratore diretto del suo Vescovo in qualità di Vicario Generale. Ha servito la Chiesa, è stato vicino ai confratelli sacerdoti ed ha avuto particolare attenzione e premura verso i poveri, comunque verso ogni persona che ha bussato alla sua porta in cerca di aiuto. Il suo spirito buono, il suo zelo di pastore lo predispone ad essere ora il Pastore della Chiesa pratese».

 

Infine un invito: «Vorrei dire a tutti i sacerdoti, ai collaboratori dei vari ambiti della pastorale, ai fedeli tutti: accogliete con entusiasmo e con animo aperto il Vescovo Giovanni; fategli sentire che la Chiesa di Prato è viva, è capace di lottare, di ricominciare quando è necessario, soprattutto è una Chiesa che, pur consapevole della sua storia di fede e di miserie, santa e peccatrice, sa comunque stringersi attorno al suo Pastore con cuore sincero, leale, forte e generoso».

Il Papa ha nominato il fiesolano mons. Giovanni Nerbini nuovo vescovo di Prato

Monsignor Giovanni Nerbini, Vicario generale della Diocesi di Fiesole e parroco dell’Immacolata Concezione a Rignano sull’Arno (Firenze), è il Vescovo eletto di Prato. La nomina è stata resa pubblica questa mattina, mercoledì 15 maggio, in contemporanea dalla Sala Stampa della Santa Sede, dalla Diocesi di Prato e da quella di Fiesole.

 

65 anni, nato a Figline Valdarno, insegnante nelle scuole elementari prima di entrare in Seminario e diventare sacerdote a 41 anni, don Giovanni ha speso il suo ministero tra le parrocchie di Caldine, frazione del Comune di Fiesole, Pelago, in provincia di Firenze e, infine Rignano.

 

L’annuncio in cattedrale

 

È stato monsignor Agostinelli a dare comunicazione della nomina papale durante una convocazione diocesana in cattedrale, alla quale hanno partecipato i membri dei diversi Consigli diocesani e i direttori degli Uffici di Curia. Un nuovo Pastore fiesolano, dopo l’episcopato di mons. Gastone Simoni, anche lui – prima di essere chiamato alla guida della Chiesa di Prato – Vicario generale di Fiesole.

 

«Passo il testimone al Vescovo Giovanni – scrive mons. Franco Agostinelli – e vi dico subito che sono contento che la Provvidenza abbia fatto questa scelta». Il Santo Padre Francesco, nel disporre la nomina del nuovo Vescovo – il 27° da quando è stata istituita la Diocesi di Prato e il terzo residenziale – ha voluto che mons. Agostinelli divenga Amministratore apostolico. Questi lascia il mandato episcopale per raggiunti limiti di età. Lo scorso primo gennaio, infatti, al compimento dei 75 anni, come prevede il diritto canonico, mons. Agostinelli ha rassegnato le sue dimissioni al Papa da Ordinario diocesano. Dimissioni che sono state accolte mercoledì mattina con la notizia della nomina di mons. Giovanni Nerbini a vescovo eletto di Prato.

 

La data della consacrazione episcopale e dell’ingresso in Diocesi di don Giovanni ancora non sono state stabilite.

La Chiesa di Prato scrive ai militanti di Forza Nuova e li invita a conoscere l’impegno della città per l’integrazione

La Chiesa di Prato ha scritto una lettera aperta ai militanti di Forza Nuova in vista della manifestazione nazionale del movimento politico di estrema destra convocata sabato prossimo, 23 marzo, in città.

La firmano quattro uffici di curia (Caritas, Migrante, Educazione e Scuola, Pastorale sociale e del lavoro) rivolgendosi direttamente agli iscritti di Forza Nuova. Un accorato appello a: convertirsi alla non-violenza e alla giustizia «di cui il popolo di Prato, tutti i popoli e ciascun uomo e donna che abitano il pianeta hanno sete profondissima».

Sotto il testo integrale della lettera.

 

 

LA CHIESA DI PRATO AI MILITANTI DI FORZA NUOVA

 

Se la vostra giustizia non è sovrabbondante rispetto a quella degli scribi e dei Farisei, non entrerete nel Regno dei cieli. (Mt 5,20)

 

Perché avete scelto Prato per ricordare il vostro anniversario di violenza politica di 100 anni fa? Non si festeggia un anniversario portando divisioni in una comunità pacifica. Non si festeggia un anniversario senza il gradimento di chi ti deve accogliere.

 

Prato è stata sempre una città aperta e accogliente. L’”altro” si è sempre sentito a casa sua, non è stato mai respinto. Il prendersi cura e il rispetto, il non disprezzo e l’accoglienza, il lavoro e la sua dignità sono stati alla base della convivenza civile della città. Perché vuoi venire a turbare e intimorire chi con fatica ha costruito una città mite, pacifica, facente parte di un condominio planetario? Per meri interessi elettorali? Per diffondere una cultura della violenza?

 

A Prato non può esserci spazio per culture sovraniste, xenofobe, egoistiche, intransigenti che non mettono l’amore per l’altro al primo posto, la solidarietà, il lavoro, il bene di tutti. Al cuore dei principi della convivenza a Prato non ci sono la violenza, il respingimento, il razzismo, il “prima i pratesi”. Ci sono i principi della nostra Costituzione fondante un ordinamento che assicura la pace e la giustizia fra tutti.

 

Non scandalizzare i piccoli e i poveri di Prato, non istigare il popolo pratese a costruire muri (fisici o culturali che siano); li abbiamo abbattuti con fatica e oggi sono solo dei richiami storici che attraverso il fare memoria ci dicono che solo con i ponti, le amicizie e il confronto abbiamo fatto grande Prato come luogo di pace e di scambio. “Per un discepolo di Gesù nessun vicino può diventare lontano. Anzi, non esistono lontani che siano troppo distanti, ma soltanto prossimi da raggiungere”.

 

Prima di manifestare vieni e vedi gli sforzi costanti che la nostra comunità attua per integrare ciascuna persona, “contrastando la cultura dell’indifferenza e dello scarto”.

 

Non banalizzare una coscienza pacifica, pacificata e pacifista che a fatica, dalla Resistenza in poi, si è costruita a Prato, città “ricca di storia e di bellezza, che lungo i secoli ha meritato la definizione di “città di Maria””.

 

Per un discepolo di Gesù nessun vicino può diventare lontano. Anzi, non esistono lontani che siano troppo distanti, ma soltanto prossimi da raggiungere. La nostra comunità è impegnata a integrare ciascuna persona, contrastando la cultura dell’indifferenza e dello scarto.

 

Convertiti alla non-violenza e alla giustizia di cui il popolo di Prato, tutti i popoli e ciascun uomo e donna che abitano il pianeta hanno sete profondissima. Spostare la nostra attenzione dai nostri bisogni a quelli degli altri, può diventare la logica profonda della nostra esperienza umana e, allo stesso tempo, la vocazione profonda che può motivare e incoraggiare le nostre azioni e le nostre scelte all’interno della società civile. Non dimenticare mai che questa logica, assunta in maniera radicale, richiede la ricerca instancabile di una convivenza umana nella prospettiva del non-dominio e del sostegno al più debole, al più povero, all’emarginato, le persone che Gesù ha sempre messo, inequivocabilmente, in cima ai destinatari del suo amore. La nostra comunità t’invita a costruire luoghi dove si testimonia questo stile e laboratori d’impegno e solidarietà nella ricerca di modi nuovi ed evangelici di vivere insieme nella nostra città.

 

Solo a queste condizioni ti sentirai cittadino di Prato e potrai venire a manifestare. Fino a quando ti definirai “fascista, xenofobo, sovranista, razzista, violento”, Prato non potrà essere la tua patria e noi non potremo permettere che tu venga a dissipare e distruggere un patrimonio culturale costruito con tanta fatica, dolore, duro lavoro, cooperazione sociale, solidarietà, altruismo, parole a te sconosciute ma che sono a fondamento del vivere civile e di quella Costituzione che tu disprezzi e che per fortuna c’è per non permetterti di essere qui oggi a Prato.

 

 

 

                                                                                                 FIRMATO

Caritas Diocesana

Ufficio per l’Educazione e la Scuola

Ufficio Migrantes

Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro

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