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Premio Santo Stefano, al via le candidature online delle aziende

Sono iniziati i preparativi per una nuova edizione del Premio Santo Stefano. Quella di quest’anno sarà la decima e già si preannuncia come un evento speciale. Il comitato promotore formato da Diocesi, Comune, Provincia, Camera di Commercio e Fondazione Cassa di Risparmio di Prato ha aperto il via alle segnalazioni delle aziende meritevoli della conquista del riconoscimento che intende valorizzare chi riesce a fare impresa con successo nel rispetto delle regole e dei diritti dei lavoratori.

 

E dunque come avvenuto negli ultimi anni si dà la possibilità a tutte le persone interessate di poter candidare imprese a ottenere il Premio. Lo scorso anno si sono aggiudicate lo «Stefanino» tre aziende: Cofil filati, Ritorcitura Vignolini Moreno e Valbisenzio tessitura a navetta. Due di queste avevano ricevuto molte segnalazioni inviate direttamente al comitato promotore via web.

 

Il sistema è semplice: per proporre una candidatura basta compilare l’apposito form sul nostro sito indicando il nome (o la ragione sociale) dell’azienda e inserendo una descrizione della attività economica e il tipo di produzione in cui opera. Occorre inoltre scrivere, anche brevemente, quali sono i principali punti di eccellenza, tenendo conto delle motivazioni del Premio, fondate sul motto scienza-coscienza-innovazione. Se si è in grado di farlo, è importante esplicitare i motivi che rendono l’azienda meritevole del riconoscimento rispetto all’etica, ai diritti del lavoro e riguardo al tema della concorrenza, della ricerca e della formazione. Fondamentale è che l’impresa segnalata sia iscritta alla Camera di Commercio di Prato.

 

Come nelle passate edizioni i nomi dei vincitori del Premio saranno annunciati dal Vescovo di Prato al termine del solenne pontificale del 26 dicembre, giorno del patrono Santo Stefano. I riconoscimenti saranno poi consegnati durante una cerimonia che si terrà nei primi mesi del 2020.

La Caritas promuove i percorsi di «giustizia riparativa»

Prosegue il cammino di impegno e formazione della Caritas diocesana nel mondo del carcere. Il prossimo passo è l’inizio di una riflessione che possa sfociare in un progetto che abbia come tema la giustizia riparativa. Il punto di partenza è un convegno convocato per giovedì 10 ottobre alle 16,30 in Palazzo vescovile. Dopo i saluti della direttrice Idalia Venco parleranno esperti di livello nazionale sull’argomento. Tra questi la professoressa Patrizia Patrizi del dipartimento di scienze umanistiche e sociali dell’Università di Sassari, autrice di una recente pubblicazione sul tema.

 
«L’obiettivo – spiega la Patrizi – è quello di ricostruire giustizia attraverso un percorso partecipato in cui i bisogni delle vittime possano trovare risposte e le responsabilità degli autori siano rivolte a chi ha subito. Il coinvolgimento della comunità è fondamentale». Per questo motivo i valori della giustizia riparativa sono quelli alla base delle relazioni fra persone e di una convivenza pacifica. «In sintesi – sottolinea la professoressa – la giustizia riparativa si configura come pensiero e come pratiche di accoglienza e cura delle persone, delle relazioni, delle comunità sociali: tutte in sofferenza a causa del crimine o di altro illecito, tutte con un bisogno di riparazione del danno, di ricostruzione del senso di fiducia, di ricomposizione dei conflitti per risanare ferite delle persone e fratture del tessuto sociale, di prevenzione di comportamenti dannosi». L’idea di Caritas è quella di far partire a gennaio 2020 un corso di formazione per realizzare interventi concreti di giustizia riparativa sul territorio di Prato.

 
Tornando al convegno, nel corso del pomeriggio, dopo l’intervento di Patrizia Patrizi sui valori della giustizia riparativa, parleranno Gian Luigi Lepri (Università di Sassari) su «le azioni riparative», l’avvocato Michele Passione del foro di Firenze (le giuste tutele delle vittime) e la dottoressa Lorena Paganelli, direttrice della Società della Salute di Prato (il ruolo dei servizi in relazione al carcere). Modera l’avvocato Gabriele Terranova, neo presidente della Camera Penale di Prato. L’evento, aperto a tutti, è valido per i crediti formativi dell’ordine degli avvocati e degli assistenti sociali.

 

Scarica la locandina del convegno in formato pdf

Nerbini in Consiglio comunale: «Il Vescovo è l’uomo di tutti e per tutti. Sono pronto ad accogliere e ad ascoltare tutti»

Le parole del vescovo Giovanni Nerbini pronunciate questo pomeriggio, giovedì 26 settembre, nel Consiglio comunale di Prato, dove era stato invitato per un momento di scambio e reciproca conoscenza.

 

Signor Sindaco, Presidente del Consiglio, signori assessori, consiglieri tutti,

è per me un onore oltre che un piacere, essere qui vostro ospite, in questa sala che rappresenta il cuore pulsante di questa nostra città, e nella quale, attraverso il confronto delle idee, a volte anche duro, nella democratica dialettica tra maggioranza e opposizione, si prendono le decisioni che plasmano il volto presente e futuro di Prato e si determina la qualità della vita di tutti i cittadini e dei singoli gruppi e categorie. Ed è grazie al vostro lavoro che di volta in volta affronta e risolve problemi vecchi e nuovi, in qualche raro caso vere emergenze che la trasformazione delal società italiana e mondiale ci presenta,, che si può pensare ad una crescita non solo economica e sociale ma anche umana e spirituale di tutti i cittadini e dell’intera comunità. la Pira diceva: Le città sono vive. “Esse hanno un volto caratteristico e, per così dire una loro anima, un loro destino: esse non sono occasionali mucchi di pietre, ma sono le misteriose abitazioni degli uomini e, vorrei dire di più, in un certo modo le misterose abitazioni di Dio”. Il profondo rispetto che nutro per questa istituzione e che viene da lontano diventa sincero apprezzamento e stima quando il lavoro è svolto, come di fatto lo è, con passione e competenza – certo non esente da errori – non per opportunità di parte o convenienza personale, ma per un amore per la propria città non sempre riconosciuto ed apprezzato da quanti beneficiano dei suoi frutti.

 

 

 

Oso chiedervi una attenzione e lo faccio con tutta umiltà e sempre nell’interesse superiore di questa comunità, così come ero abituato a fare e facevo con il mio vecchio sindaco. All’indomani della sua rielezione, dopo una campagna elettorale piuttosto accesa, gli avevo rivolto un messaggio chiedendo che “il nostro primo cittadino, nonché medico potesse curare le ferite della campagna elettorale piuttosto aspra”. Questa sensibilità ed esigenza mi viene in parte dalla mia lontana militanza politica mai sfociata in un impegno formale cme il vostro, e dall’altra da un episodio della nostra storia politica conosciuto tanti anni fa e che ha lasciato in me una forte impressione. Nel 1945 Nenni leader socialista, non aveva avuto più notizie di sua figlia minore Vittoria deportata ad Auschwitz. la comunicazione che riguardava la sua morte arrivò da Parigi il 20 maggio e fu De Gasperi stesso, democristiano, che la consegnò di persona a Pietro Nenni. Quando Nenni lo vide arrivare nel suo ufficio capì immediatamente e i due leader, politicamente avversari, si abbracciarono. Sarebbe bello in una stagione nella quale avvengonof atti che sconcertano e inquietano per la loro ferocia e i social possono diventare facilmente una sorta di gogna mediatica per ingenui fruitori mantenere vivo in tutti noi il rispetto assoluto, oserei dire religioso, per l’altro. per aprte mia desidero impegnarmi per favorire ogni collaborazione che abbia a cuore la crescita dell’intera comunità civile. So la Chiesa pratese già imepgnata in collaborazioni importanti anche con Comuni limitrofi in ambito sociale e caritativo. Sono pronto a fare la mia parte nella distinzione dei ruoli e delle competenze ma nella comune passione che ci fa guardare con ottimismo al futuro mentre lavoriamo insieme alacremente alla risoluzione delle sfide che incontriamo nel presente.

 

Il vescovo è l’uomo di tutti e per tutti. Sono pronto ad accogliere e ad ascoltare tutti. Ho pregato in questi giorni per voi perché nel vostro lavoro siate illuminati dallo spirito di benevolenza”.

Convegno pastorale, le indicazioni del vescovo Giovanni e la sintesi dell’Assemblea diocesana

È iniziato il convegno pastorale diocesano. La Chiesa di Prato è convocata per confrontarsi e decidere il cammino che la vedrà protagonista in questo nuovo anno. La ripartenza delle attività di uffici e parrocchie è coincisa con l’arrivo del nuovo vescovo Giovanni che questa sera, mercoledì 25 settembre, alle ore 21,15 nella chiesa di San Francesco presenterà la sua prima lettera pastorale.

 

Ieri sera, nel corso del primo incontro del convegno, è stato presentato il documento di sintesi dell’Assemblea diocesana che si è tenuta nel marzo scorso presso la parrocchia dell’Ascensione al Pino. L’iniziativa, voluta dal vescovo Franco Agostinelli come ultimo momento di incontro e confronto del suo episcopato, ha visto la partecipazione di 56 parrocchie e 15 aggregazioni laicali ed è stata animata da 130 delegati. Da quella discussione, che ha fatto emergere punti di forza e criticità delle nostre attività pastorali, inizierà il nuovo cammino diocesano.

 

Ecco il documento con la sintesi dei lavori svolti durante l’Assemblea.

Dal disagio alla prossimità, la presentazione del rapporto Caritas sulla povertà a Prato

Si intitola «Dal disagio alla prossimità: tessere relazioni per rigenerare il territorio» l’appuntamento di quest’anno nel corso del quale sarà presentato il rapporto diocesano sulle povertà a Prato. Si tratta del report annualmente redatto dalla Caritas grazie alle informazioni raccolte dal sistema Mirod – messa in rete degli osservatori diocesani – composto da ventidue punti di ascolto sparsi sul territorio. Per la Chiesa di Prato è l’occasione per scattare una fotografia dei bisogni della città e capire come poter intervenire per aiutare e accompagnare le persone e le famiglie che si trovano in situazioni di disagio.

La presentazione è in programma domani, giovedì 19 settembre, a partire dalle 15 in palazzo vescovile (ingresso da piazza Duomo, 48). Dopo i saluti della direttrice della Caritas diocesana Idalia Venco, verrà illustrato il rapporto povertà 2019 da Massimiliano Lotti, referente osservatorio Caritas. Alle 16 Gino Mazzoli, dell’Università Cattolica di Milano, parlerà di «Nuovi orizzonti di welfare: la collaborazione fra terzo settore e servizi sociali»; alle 16,30, su «Il Ruolo della SdS nell’integrazione dei Servizi e nel Welfare comunitario» si soffermerà Lorena Paganelli, direttrice Società della Salute Area Pratese; alle 17, Noemi Imprescia, U.O. Inclusione e Accoglienza del Comune di Prato/Società della Salute, tratterà di «Innovazione e buone prassi nel lavoro di prossimità dei servizi sociali professionali». Le conclusioni sono affidate al vescovo Giovanni Nerbini, Vescovo di Prato. Modera l’incontro Giacomo Cocchi, giornalista di Tv Prato e Toscana Oggi.

Il vescovo Giovanni è pastore della Chiesa di Prato: «Camminerò in mezzo a voi»

La Chiesa di Prato ha accolto il suo nuovo vescovo. Monsignor Giovanni Nerbini ha fatto il suo ingresso solenne in diocesi nel pomeriggio di oggi, sabato 7 settembre, vigilia della «Madonna della Fiera», come i pratesi chiamano la ricorrenza della Natività di Maria. È stata principalmente una festa di popolo quella vissuta dai circa quattromila fedeli riuniti in piazza Duomo per partecipare alla solenne concelebrazione che ha sancito l’inizio dell’episcopato di monsignor Nerbini a Prato. Si tratta del 26° vescovo, da quando è stata istituita la diocesi, nel 1653, unita in persona episcopi a quella di Pistoia, e il quarto residenziale, dopo la separazione e la conseguente piena autonomia. Fin dal suo arrivo in città, avvenuto secondo programma alle 16,30 al Centro Pecci, il vescovo Giovanni ha potuto sentire l’affetto e il calore dei tantissimi pratesi che hanno scelto di essere presenti a questa giornata storica.

 

Le prime parole del vescovo Giovanni
«Camminare in mezzo». È la promessa fatta da mons. Nerbini ai pratesi. «Tutti quello che sono, le mie esperienze passate, la mia povera umanità, le mie risorse sono per voi – ha detto il vescovo Giovanni nell’omelia – ed oggi sento che il Signore mi indica il posto che devo occupare da subito: in mezzo, accanto a voi sacerdoti e fedeli, perché questo cammino sia autentico. Poi mons. Nerbini ha sottolineato: «accanto perché la prossimità dice vicinanza, amicizia, possibilità e desiderio di ascolto sincero dell’altro».

 

Le tappe della giornata. L’arrivo al Centro Pecci
Puntuale alle ore 16,30, il vescovo Giovanni è arrivato al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, porta d’ingresso della città per chi viene da Firenze, come il fiesolano Nerbini. Ad accoglierlo c’erano il predecessore monsignor Franco Agostinelli, il vicario monsignor Nedo Mannucci e il vice sindaco Luigi Biancalani. Il presule ha cambiato auto e si è diretto in piazza Santa Maria delle Carceri accompagnato da due motociclette dei carabinieri.

 

 

Piazza delle Carceri: l’accoglienza dei giovani e delle istituzioni cittadine
Attorno alle ore 17, arrivato in centro storico, il vescovo Giovanni è stato salutato dal canto dei giovani delle parrocchie, degli oratori e dei gruppi scout. Erano trecento i ragazzi e le ragazze presenti che hanno srotolato uno striscione di benvenuto e lasciato volare in cielo tanti palloncini colorati. «Eccoci eccellenza, ci siamo, può contare su di noi – ha detto Virginia, della parrocchia di Grignano parlando a nome di tutti i presenti – i posti vuoti di questa piazza rappresentano tutti i coetanei che speriamo di incontrare insieme a lei». E per simboleggiare il desiderio di incontro e testimonianza nei confronti dei lontani, i gruppi giovanili hanno regalato a mons. Nerbini una rete da pesca, «non per catturare, ma per avvolgere e coinvolgere chi non conosce la parola di Cristo». A loro il Vescovo ha risposto con un sorriso: «Vi ringrazio di cuore, accetto il dono e vi dico che c’è uno strumento che arriva più lontano di una rete ed è il voler bene, questo è il primo strumento della evangelizzazione, ricordate, una mano tesa è sempre motivo di incontro».
L’accoglienza è proseguita su un palco posizionato sotto al Castello dell’Imperatore con il benvenuto in città da parte del sindaco Matteo Biffoni. «A nome della città e a mio personale le dò il benvenuto. Chi ha deciso di mandarla qui, a Prato, come Vescovo le ha fatto un dono. Perché questa comunità è unica e meravigliosa. Glielo potrà dire il Vescovo Franco, che ringrazio per il servizio reso alla nostra comunità in questi anni.
Prato è una città che ha vissuto il cambiamento e le difficoltà in maniera forte, ma ha sempre provato a reagire e ha tentato di metabolizzare il cambiamento che probabilmente è avvenuto qui in maniera più profonda rispetto ad altre parti. Però Prato non ha mai preso paura. Il pratese non è così, magari brontola tanto, magari scuote la testa, ma alla fine è capace di una generosità incredibile. I ragazzi le hanno regalato una rete che tiene insieme tutta la comunità. Domani, insieme, apriremo insieme la teca della Cintola, la cintura di Maria che tiene insieme la comunità. E’ per noi un simbolo oltre che religioso, cittadino proprio perché questa è una città che affonda le radici in tanti luoghi, che ha saputo e dovuto affrontare i cambiamenti e aveva bisogno di punti di riferimento. E la Cintola oltre che per il popolo cristiano è un punto di riferimento per la città tutta, perché si affronta meglio il futuro se si hanno solide radici in quello che siamo. Ecco, quella Cintola rappresenta oltre al tenere insieme l’intera comunità quello che è la storia di Prato, quello che siamo noi.
La teca della Cintola si apre solo quando ci sono insieme i rappresentanti della società civile e della Diocesi; una peculiarità, un rapporto che deve necessariamente esserci oltre quelle chiavi tra chi parla a nome della Diocesi, delle parrocchie e delle tante associazioni cattoliche del nostro territorio, e chi rappresenta la comunità tutta. Un dialogo che, nel rispetto dei diversi ruoli e competenze, è sempre profondo, fecondo, vero e diretto sui temi che a questa città stanno a cuore. Sono tanti, a partire dal lavoro, l’inclusione sociale, l’ambiente, i giovani e soprattutto il futuro: è importante leggere quello che accade qui per cercare di affrontare le dinamiche, i fenomeni che attraversano l’intera società. Sarà una bella sfida, è impossibile non voler bene a questa città. Sarà un bel percorso, io sono sicuro che faremo un grande lavoro insieme. Ancora benvenuto a Prato!».
Insieme al primo cittadino erano presenti il prefetto Rosalba Scialla, i rappresentanti dei comuni della provincia e altre autorità cittadine.

 

 

 

 

L’omaggio a Maria nella basilica delle Carceri
Prima di mettersi in cammino verso piazza Duomo per la celebrazione d’ingresso, monsignor Nerbini si è fermato nella basilica di Santa Maria delle Carceri per rendere omaggio alla Madonna. Qui ad attenderlo c’era il parroco monsignor Carlo Stancari. Il Vescovo ha posto un fiore sotto l’immagine della Vergine e poi ha recitato una preghiera insieme ai fedeli presenti. Poi ha rivolto un particolare saluto ai malati e ai disabili, riuniti in chiesa insieme a una rappresentanza delle comunità cattoliche straniere che vivono a Prato. Accompagnati dai rispettivi cappellani c’erano i cristiani cinesi, pakistani, cingalesi, rumeni, nigeriani, ucraini e filippini.
Una curiosità, prima dell’arrivo del nuovo vescovo in basilica è stato celebrato un matrimonio. La funzione è terminata poco prima dell’ingresso in chiesa di Nerbini che ha così incontrato gli sposi e li ha salutati calorosamente facendo loro gli auguri.
Accompagnato dai giovani il vescovo ha attraversato il centro cittadino arrivando in piazza Duomo, dove ad aspettarlo c’era la comunità pratese riunita.

 

La concelebrazione eucaristica in piazza Duomo
Come da programma il Vescovo è entrato in piazza Duomo salutato dai fedeli, in tutto quattromila persone. Monsignor Nerbini si è recato nel vicino oratorio della Misericordia dove da lì è partita la processione introitale composta 170 sacerdoti e alle 18 è iniziata la solenne concelebrazione eucaristica in piazza, con l’altare posizionato su un palco posto sul sagrato della cattedrale. Qui ad attendere il vescovo eletto Nerbini e l’uscente Agostinelli c’erano il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo metropolita di Firenze, e otto vescovi toscani, tra ordinari e emeriti. Hanno concelebrato: l’emerito di Prato mons. Gastone Simoni, l’arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino monsignor Paolo Lojudice, l’arcivescovo di Lucca mons. Paolo Giulietti, il vescovo di Fiesole mons. Mario Meini, il vescovo di Pistoia mons. Fausto Tardelli, il vescovo di Grosseto mons. Rodolfo Cetoloni, il vescovo di Massa Marittima-Piombino mons. Carlo Ciattini, l’emerito di Siena mons. Antonio Buoncristiani. Oltre al clero pratese erano presenti venti sacerdoti di Fiesole, diocesi di provenienza di mons. Nerbini, e una delegazione di Pistoia composta da quattro preti.
La messa solenne è iniziata, come previsto dal diritto canonico, con il rito introduttivo della presa in possesso della diocesi. Il cancelliere vescovile canonico Daniele Scaccini ha dato pubblica lettura della bolla papale di nomina di mons. Nerbini a vescovo di Prato. Poi è arrivato il momento più significativo che ha sancito il passaggio di testimone tra il nuovo vescovo e quello uscente: la consegna del pastorale da Agostinelli e Nerbini, il bastone simbolo della guida della comunità. A quel punto il vescovo Giovanni ha preso posto sulla cattedra e da quel momento ha presieduto la solenne concelebrazione.
In piazza erano rappresentati tutta la città e il territorio diocesano, con i sindaci di Prato, Vaiano, Vernio, Cantagallo. Presenti anche il Comuni pratesi facenti parte della diocesi di Pistoia: Montemurlo, Carmignano e Poggio a Caiano. Tra le autorità anche i rappresentanti dei Comuni di Fiesole, Rignano sull’Arno e la presidente del consiglio comunale di Dicomano. In prima fila i familiari di Nerbini, con la sorella Giovanna e i nipoti.

 

Il saluto di mons. Agostinelli al suo successore
«Finalmente siamo giunti al momento in cui ti consegno il pastorale, col quale governerai questa cara e bella chiesa pratese», ha detto monsignor Agostinelli a mons. Nerbini a inizio celebrazione. «Questo è il simbolo della continuità della Chiesa che continua il suo cammino. Oggi questa Chiesa viene consegnata a te: passano le persone ma la Chiesa è quello che resta. Di cui conoscerai i pregi e i limiti, ma ti assicuro che è una Chiesa che cammina e vuol guardare avanti, è viva e reattiva. Ha un laicato operoso e vivace». Poi il vescovo uscente ha voluto dare tre suggerimenti al suo successore: «c’è bisogno di un pastore che si sporchi le mani e ritorni in mezzo alla gente, senza pretese e col desiderio di camminare. Il secondo è quello di avere premura dei tuoi sacerdoti e i religiosi, che sono la famiglia del vescovo. Il terzo suggerimento è di fare una pastorale della disponibilità, nei confronti dei giovani e della famiglia, che possano trovare in te le risposte che aspettano, e delle istituzioni. La Madonna – ha concluso Agostinelli – ti leghi a sé in questa città che conta ben cinque santuari. Maria sia per te madre premurosa e provvidenziale che ti porti a cristo».

 

Il saluto della diocesi al nuovo vescovo
È stato il vice presidente del consiglio pastorale diocesano, Alberto Toccafondi, a porgere al nuovo vescovo i saluti della comunità ecclesiale pratese. «Siamo felici di celebrare il suo ingresso alla viglia della Madonna della Cintola», poi ha ricordato le peculiarità della diocesi e della città di Prato: «oggi i tempi sono difficili e la precarietà e la mancanza di lavoro ledono la dignità delle persone. Ma la nostra Chiesa ha saputo proporre una “agenda di speranza” per Prato, predisposta dall’ufficio di pastorale del lavoro, apprezzata anche da papa Francesco nella sua visita nel 2015.
Ci sentiamo di far parte di una Chiesa in uscita e accogliente che si fa voce delle speranze di tutti. Ci impegneremo sempre di più nell’annuncio della parola e nella testimonianza della fede».
I doni dell’offertorio sono stati portati all’altare dai coniugi Giacomo Ciabatti e Virginia Barni con i propri figli a nome di tutte le famiglie pratesi.

 

 

 

 

L’omelia di mons. Nerbini
Come detto nella omelia, la prima da vescovo di Prato, mons. Nerbini ha annunciato che «camminerà in mezzo» al suo popolo. Tra i suoi proponimenti c’è quello di «tracciare insieme l’itinerario che come Chiesa dovremo percorrere». Per farlo si è detto pronto a mettersi «in ascolto di tutti, piccoli compresi, prima di tutto come segno di rispetto e di attenzione delle persone e delle storie personali e comunitarie sempre ricche e degne di considerazione poi alla ricerca di quei segni che lo Spirito semina ovunque». Il Vescovo si è detto pronto a collaborare con le istituzioni per aiutare «quanti sono nel bisogno, soffrono la solitudine, la malattia, l’indigenza».
Un pensiero è andato alla difesa dell’ambiente, tema molto caro a papa Francesco. Nerbini ha promesso che avrà a cuore i problemi del lavoro, il benessere di tante famiglie, la possibilità di progettare loro futuro di giovani coppie. Infine ha ringraziato il vescovo Franco e il vescovo Gastone, per l’amicizia e la stima, il vescovo di Fiesole Meini, per «la fiducia illimitata», e i compaesani e i parrocchiani che ha servito durante il suo ministero di parroco.

 

 

L’atto conclusivo, la venerazione del Sacro Cingolo, firma e benedizione
Dopo la benedizione apostolica insieme al cardinale Betori e a mons. Agostinelli, mons. Nerbini ha firmato la bolla pontificia di nomina. Questi i testimoni dell’atto: Alberto Toccafondi, don Marco Degli Angeli, il sacerdote più giovane della diocesi, e suor Isabella Rubiu della Ancelle della Sacra Famiglia in rappresentanza dei religiosi.
Questo momento formale è avvenuto in duomo nella Cappella del Sacro Cingolo, la reliquia mariana simbolo religioso e civile della città. Qui mons. Nerbini si è fermato per un momento di preghiera davanti alla Sacra Cintola, omaggiata con la deposizione di un mazzo di fiori sotto l’altare.

 

Domani, 8 settembre, la Festa della città
Domani mattina alle ore 10 il monsignor Nerbini presiederà in cattedrale il suo primo pontificale da vescovo di Prato. L’8 settembre, Natività di Maria, è la festa della città, conosciuta dai pratesi con il nome di «Madonna della Fiera». È uno dei cinque giorni dell’anno in cui il Sacro Cingolo mariano viene mostrato ai fedeli. L’ostensione della reliquia avverrà a sera, come vuole la tradizione dal pulpito di Donatello, al termine del corteggio storico organizzato dal Comune di Prato.

Vescovo Giovanni: inizia il cammino. Tutte le informazioni della Messa d’ingresso

Ci siamo. Questo sabato la Chiesa di Prato accoglierà il suo nuovo vescovo, il 26° da quando è stata istituita la diocesi, il quarto residenziale dopo Fiordelli, Simoni e Agostinelli. La data scelta è altamente simbolica: monsignor Giovanni Nerbini si presenta ai pratesi alla vigilia della festa della città, l’8 settembre, e così sarà il nuovo Pastore a presiedere il solenne pontificale nel giorno della Natività di Maria, o Madonna della Fiera, come a Prato si ama chiamare questo giorno da secoli.
«Le circostanze hanno voluto che il saluto al vescovo uscente e l’accoglienza al suo successore avvenissero nel mese di settembre, in un periodo in cui tutta la città è coinvolta in vari eventi e iniziative – ha osservato il vicario ad omnia, monsignor Nedo Mannucci – si tratta di una occasione preziosa da cogliere. Invitiamo dunque tutti i pratesi a partecipare».

 

Il programma
Sabato 7 settembre è il giorno dell’arrivo del nuovo vescovo a Prato. Prima di arrivare in piazza Duomo, dove nel pomeriggio è prevista la celebrazione della messa di ingresso in diocesi, sono previste due tappe di avvicinamento.
La prima è alle 16,30 al Centro Pecci, porta di accesso alla città per chi, come il fiesolano monsignor Nerbini, viene dal Valdarno fiorentino. Qui ad attenderlo per dargli il primo benvenuto a Prato ci saranno il vescovo Franco Agostinelli, il vicario monsignor Nedo Mannucci e il vice sindaco Luigi Biancalani. Nerbini poi verrà accompagnato in auto in centro, preceduto da agenti della Municipale.
La seconda tappa è alle 17 in piazza Santa Maria delle Carceri, dove è prevista una animazione curata dalla Pastorale giovanile e dai ragazzi degli oratori. È il momento del saluto ufficiale del sindaco Matteo Biffoni e anche della preghiera. Monsignor Nerbini entrerà nella basilica delle Carceri per un omaggio a Maria e per incontrare i malati e i rappresentanti delle comunità straniere presenti a Prato. Da qui il percorso verso la cattedrale è a piedi: via San Bonaventura, piazza San Francesco, via Ricasoli, piazza del Comune, corso Mazzoni e poi piazza Duomo. La messa solenne infatti viene celebrata in piazza, con l’altare sistemato sul sagrato della cattedrale. La processione introitale di mons. Nerbini, del capitolo e del clero pratese inizierà dall’oratorio della Misericordia lungo via San Michele e poi largo Carducci. Anima la messa il coro interparrocchiale. Sono presenti i vescovi della Toscana. L’inizio di questo momento è alle ore 18. La prima parte della celebrazione è presieduta dall’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori. Dopo il passaggio di consegne del pastorale dal cardinale ad Agostinelli e da questo al suo successore Nerbini, sarà il nuovo vescovo a presiedere la messa solenne.
Al termine della messa, monsignor Nerbini, accompagnato dal cardinale Betori e da monsignor Agostinelli, si recherà in duomo per rendere omaggio al Sacro Cingolo mariano, esposto nella sua cappella fin dalla mattina.
La prima ostensione della preziosa reliquia mariana sarà officiata dal vescovo Giovanni la sera del giorno successivo, 8 settembre, alla conclusione del corteggio storico.

 

Come partecipare
Tutti possono partecipare alla messa di ingresso del vescovo Giovanni. Piazza Duomo si aprirà alle 16 – con accesso da largo Carducci – per far entrare i fedeli che vogliono assistere alla celebrazione. Sono previsti anche dei posti a sedere, sia in tribuna – la stessa solitamente usata per il corteggio –, con ingresso da via Magnolfi, sia sulle sedie davanti al sagrato, con accesso da largo Carducci. Ogni parrocchia avrà dei posti a disposizione per i propri fedeli. In questa zona si può entrare soltanto se muniti di biglietto (gratuito). Mentre il resto della piazza è naturalmente accessibile ed aperto a tutti. È prevista l’installazione di un maxischermo, posizionato vicino all’imbocco con via Firenzuola.
Tutto il pomeriggio, a partire dall’arrivo in città, verrà seguito, commentato e trasmesso in diretta da Tv Prato.

 

 

 

Organizzazione e logistica
Per l’arrivo del nuovo vescovo, piazza Santa Maria delle Carceri e le aree limitrofe saranno allestite secondo le norme antiterrorismo. Saranno posti dei dissuasori in via Dante e su viale Piave. Le strade saranno comunque percorribili. Via della Fortezza sarà riservata come parcheggio per gli ospiti – sono previsti 25 vescovi – e per l’organizzazione. In piazza Duomo verrà smontato nella notte tra il 6 e il 7 settembre, subito dopo il termine del concerto, il grande palco del festival Settembre Prato è Spettacolo. Da quel momento la piazza sarà interdetta e il traffico verrà deviato su via San Fabiano e corso Savonarola. Al momento dell’arrivo di monsignor Nerbini verranno chiuse via Muzzi e piazza Lippi.
Nella macchina organizzativa sono coinvolti oltre cento volontari appartenenti alle associazioni del sistema di Protezione civile. «Ci teniamo a ringraziarli perché il loro impegno sarà fondamentale per la buona riuscita dell’evento», dice Gabriele Bresci, segretario di Curia. Un ringraziamento va anche a Fonderia Cultart, gestore del festival di settembre, che si è resa disponibile a collaborare per la buona riuscita dell’evento.

 

Le informazioni per gli accrediti stampa

 

Il regalo pensato per accogliere monsignor Giovanni Nerbini. Come partecipare

Grazie vescovo Franco! Messa di saluto in cattedrale

Domenica primo settembre alle 17, la Chiesa di Prato si riunisce in cattedrale per salutare e ringraziare monsignor Franco Agostinelli per i sette anni di episcopato a servizio della nostra diocesi. È stato il terzo vescovo residenziale dopo Fiordelli e Simoni ed è arrivato il 25 novembre 2013 dopo essere stato nominato vescovo di Prato da papa Benedetto XVI il 29 settembre dello stesso anno.

 
La messa di saluto sarà concelebrata dal clero diocesano e anche da alcuni vescovi toscani amici di monsignor Agostinelli. Anima il coro interparrocchiale diretto dal seminarista Giacomo Aiazzi. Saranno presenti le autorità cittadine e dei comuni del territorio diocesano. La celebrazione viene trasmessa in diretta da Tv Prato sul canale 74 del digitale terrestre e in streaming sul sito web della televisione.
Al termine tutti i fedeli sono invitati a partecipare al momento conviviale organizzato nel chiostro di San Domenico. Sarà l’occasione per salutare personalmente il vescovo Franco.

 

 

Per l’occasione il settimanale diocesano Toscana Oggi ha realizzato una speciale pubblicazione dedicata all’episcopato di Agostinelli a Prato. Il fascicolo si può trovare e prendere gratuitamente nelle parrocchie e verrà nuovamente distribuito il primo settembre.

«Nessuno sfruttamento». La Chiesa difende il lavoro degno

Sollecitato dal vescovo Franco Agostinelli, l’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro diretto da Michele Del Campo ha scritto un comunicato nel quale si schiera a fianco dei lavoratori pachistani che, da mesi, stanno scioperando a Prato per affermare il diritto a un lavoro degno. Di seguito il testo integrale del documento.

 

È da settimane che a Prato si sta assistendo a una lotta di lavoratori pachistani, dipendenti di un’impresa cinese, per vedersi riconosciuto il diritto a un lavoro degno, non sfruttato e soprattutto umano.
Non è ammissibile far lavorare i dipendenti, chiunque essi siano, 12 ore al giorno. È inammissibile non rispettare le paghe contrattuali, frutti di accordi tra sindacati e imprenditori che sono costati sacrifici a tutti e che stabiliscono delle regole comuni di convivenza. Non è concepibile nella Prato moderna uno sfruttamento ottocentesco che si è superato con tanti sacrifici da parte dei nostri padri.
Le differenze culturali che possono esistere e che possono produrre modelli di organizzazione dell’impresa e del lavoro non possono prescindere dal rispetto dei contratti, della legalità come sentimento comune per vivere in armonia nel nostro territorio.
Le differenze culturali non possono giustificare la cultura dell’illegalità che spesso tollera e sostiene la corruzione e l’evasione delle norme, a partire da quelle del contratto di lavoro. Non combattere l’illegalità e non affermare la legalità significa tollerarla o peggio giustificarla, rendendoci corresponsabili di quanto avviene nella nostra città.

 

Quando l’illegalità, definita da papa Francesco nella sua visita pratese «un cancro», prende il sopravvento nel mondo del lavoro si afferma il lavoro come scarto della società e non come un valore generativo di relazioni sociali che producono un bene comune. Togliere il lavoro alla gente o sfruttarla con lavoro indegno o malpagato o come sia, è anticostituzionale.
I nostri padri attraverso il lavoro hanno costruito a Prato un benessere pacificato per tutti quelli che ci vivevano e per tutti quelli che arrivavano. Questo valore non può essere messo in discussione per egoismo di qualche imprenditore che vuole approfittare delle difficoltà del momento per arricchirsi indegnamente e a scapito di chi ha solo e soltanto la propria professionalità da mettere a disposizione. L’imprenditore ha una funzione sociale cui non può rinunciare: quella di creare «buon lavoro», quella di pagare il giusto salario, quella di organizzare il lavoro perché si possa lavorare in sicurezza, quella di contribuire allo sviluppo della città. L’imprenditore non è quello che si arricchisce alle spalle dei più deboli, sarebbe troppo facile, questo è uno «speculatore», come dice papa Francesco.
Il buon imprenditore è prima di tutto un lavoratore. Se non ha questa esperienza della dignità del lavoro, non sarà un buon imprenditore. Condivide le fatiche dei lavoratori e le gioie del lavoro, di risolvere insieme problemi, di creare qualcosa insieme. Nessun buon imprenditore ama licenziare la propria gente; chi pensa di risolvere il problema della propria impresa licenziando o pagando male i lavoratori, non è un buon imprenditore, è un commerciante, oggi vende la propria gente, domani la propria e l’altrui dignità.
L’imprenditore che sfrutta, che licenzia, che tratta i lavoratori come un oggetto è come quel padrone descritto nel Vangelo che pensando di aver sistemato tutte le sue cose non pensò alla giustizia divina.
A Prato bisogna prendere esempio dai tanti imprenditori che sono amici della gente, della comunità locale, dei lavoratori.
La Pastorale sociale e del lavoro, la Chiesa pratese non può che schierarsi con il sofferente, con l’umiliato, con il povero e oggi questi si manifesta nei lavoratori pachistani che stanno scioperando per la loro dignità.
La Pastorale sociale e del lavoro, la Chiesa denuncia l’ingiustizia che si sta perpetrando verso i lavoratori pachistani che è simile al povero «venduto per un paio di sandali» (Amos 2,6).
La Pastorale sociale e del lavoro, la Chiesa invita e sostiene i sindacati per dare voce a chi non ce l’ha, a smascherare i potenti che calpestano i diritti dei lavoratori più fragili, a difendere la causa dello straniero, degli ultimi, degli «scarti».
La Pastorale sociale e del lavoro, la Chiesa valuta l’urgenza di arrivare a un contratto che definisca i diritti e i doveri dell’imprenditore e dei lavoratori affinché si cooperi per evitare chiusure culturali, etniche e per affermare la dignità del lavoro che passa attraverso il riconoscimento del giusto salario, del giusto orario di lavoro, del giusto riposo.

 

Che questi lavoratori e questi imprenditori, oggi coinvolti in questa vicenda, siano lo spunto per riprendere quanto ci diceva di fare papa Francesco: fare patti di prossimità. Un nuovo patto sociale umano e interculturale, un nuovo patto sociale per il lavoro nel territorio pratese, che metta al centro i diritti del lavoro su cui fondare una convivenza basata sulla reciprocità, sulla legalità, sul rispetto, come previsto dalla nostra Costituzione.
La chiesa di Prato invita tutta la comunità e tutte le religioni affinché tra imprenditori e lavoratori si stabiliscano relazioni di rispetto reciproco e perché la lampada del lavoro, la sua fiamma oggi torni a essere più urgente e più viva. Che sia riaccesa e ricaricata con olio santo, fatto di speranze, gioie, dolori, sofferenze delle persone che oggi sono senza lavoro e che si vedono negata la propria dignità.

Ufficio di pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Prato

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Silvano, Reji e Alberto presto sacerdoti della Chiesa di Prato

È un fine settimana importante quello che si appresta a vivere la Chiesa di Prato. Domenica 30 giugno c’è la consacrazione episcopale di monsignor Giovanni Nerbini a Fiesole mentre il giorno prima, sabato 29, nella cattedrale di Santo Stefano, verranno ordinati tre nuovi sacerdoti diocesani.

 

A darne notizia fu monsignor Agostinelli durante l’omelia della messa crismale in duomo: «Con rinnovata speranza annunzio alla nostra Chiesa che il cammino continua», disse il Vescovo con gioia. Per Agostinelli uno degli ultimi atti da ordinario diocesano di Prato sarà dunque quello di conferire il sacramento dell’ordine a tre seminaristi. La messa è in programma alle ore 10 e sarà trasmessa in diretta su Tv Prato.

 

 

Ecco chi sono. Silvano Pagliarin ha 44 anni ed è originario di Soave, vicino Verona. È arrivato a Prato nel 2013 con i Discepoli dell’Annunciazione, la comunità religiosa che in città ha la casa madre. Alle spalle aveva già alcuni anni di seminario in Veneto, poi la scelta della strada religiosa e successivamente è sbocciato di nuovo in lui il desiderio di diventare sacerdote diocesano. Nel frattempo ha ottenuto il baccalaureato alla facoltà teologica del Triveneto.

 

Anche Reji Thomas Vechoor, 45 anni, ha vissuto alcuni anni con i Discepoli prima di decidere di entrare nel seminario di Prato. Lui viene dalla regione indiana del Kerala, è il quinto e ultimo figlio di una famiglia cristiana da generazioni. È arrivato in Italia per studiare a Roma al Collegio Urbaniano con il movimento missionario Jesus Youth.

 

Alberto Giuseppe Pintus viene da mondo del lavoro. Ha 56 anni e per 22 si è impegnato nella cooperativa sociale Humanitas, di cui è stato a lungo presidente. È nato in Sardegna e poi è entrato a far parte della Compagnia di Gesù, nella quale ha compiuto tutte le tappe fino ad ottenere la licenza in liturgia pastorale a Padova. Dopo ha lasciato la congregazione e ha iniziato a lavorare nel campo del sociale, poi la decisione di entrare in Seminario per diventare sacerdote diocesano.

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