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Il Vescovo Giovanni agli anziani e ai malati: «Non siete soli, fidatevi del Signore!»

Con l’approssimarsi della Settimana Santa il vescovo di Prato Giovanni Nerbini ha scritto un messaggio di saluto e vicinanza rivolto agli anziani e ai malati. Oltre al testo che riportiamo di seguito sotto c’è anche la versione video.

 
Carissimi fratelli e sorelle, mi rivolgo a voi che raccomando quotidianamente al Signore nella celebrazione della Santa Messa e nelle mie preghiere personali, in questo momento difficile nel quale, le pesanti limitazioni imposteci dalla pandemia provocata dal coronavirus, rendono ancora più gravosa la vostra condizione privandovi spesso dei già ridotti contatti umani necessari ed accrescendo non poco i disagi. Quello che spesso rappresentava in molti casi l’unico elemento di consolazione e di conforto, cioè la visita del parroco o del ministro straordinario della comunione con i sacramenti della Riconciliazione e della SS. Eucarestia, è venuto a mancare non per pigrizia e neanche per paura dei sacerdoti i quali avrebbero desiderato continuare il loro servizio abituale presso le vostre case (non pochi avevano deciso di continuare anche la benedizione delle famiglie), ma a causa del pressante appello prima, e del divieto assoluto da parte dell’autorità civile poi, a muoversi e frequentare le case delle persone più fragili o malate onde evitare contagi che potevano rivelarsi fatali.

 

Carissimi, in occasione delle prossime feste della Santa Pasqua vi auguro ogni bene materiale e spirituale, per tutta la vostra persona. Non avrete la possibilità di prendere parte alle celebrazioni dal vivo per i motivi che abbiamo detto ma troverete alla Tv molte offerte che vi aiuteranno a sentirvi uniti a tutta la Chiesa universale partecipi del mistero pasquale di Cristo e Lui presente nella vostra vita e nelle vostre prove. Fidatevi di Lui ed a Lui affidatevi.

 

Nello scrivere ai sacerdoti raccoglievo la sofferenza dei fedeli privati della via Crucis la sera del venerdì Santo e citavo una esperienza della mia vita che offro anche a voi. In un pellegrinaggio fatto in Polonia qualche anno fa, ho avuto modo di visitare la cella dove il cardinale Wyszynski, arcivescovo di Varsavia, fu segregato dal partito comunista polacco dal 1953 al 1956. Sull’intonaco della parete della stanza c’erano scalfite delle piccole croci. Si legge nel suo diario: «Oggi ho ’fatto’ la Via Crucis, scrivendo con una matita i nomi delle stazioni della Passione del Signore sul muro e segnandole con una croce». Pensate a che modo semplice, povero, artigianale di pregare, ma certamente straordinario e di grande intensità che Dio avrà accolto ed ascoltato forse più di preghiere rivoltegli in condizioni molto più favorevoli.

 

Carissimi, vi saluto con affetto, vi benedico e affido alle cure materne di Maria che abbiamo festeggiato nel ricordo dell’Annunciazione. Buona Pasqua.

 

 

+ Giovanni Nerbini
Vescovo di Prato

19 marzo 2020: ostensione straordinaria del Cingolo. Le parole del vescovo Giovanni

Carissimi fratelli e sorelle che siete collegati con noi dalle vostre case, quelle case che oggi più che mai, in un tempo così eccezionale, sono tornate ad essere il cuore della nostra comunità. La Sacra Cintola, stasera, è tornata a legarci in modo specialissimo, facendoci sentire tutti – più che mai – una famiglia di famiglie, una unica grande comunità, quella dei pratesi di vecchia origine e di nuova – più o meno nuova – provenienza. Penso ai cittadini di origine cinese: il virus in poche settimane sta iniziando ad abbattere muri che quasi trent’anni di convivenza non erano riusciti a scalfire.

 

La paura e il disorientamento di questi giorni non devono avere il sopravvento. Per questo abbiamo compiuto un gesto molto importante per chi ha fede: mettere consapevolmente tutta la nostra vita e la nostra storia PERSONALE E COMUNITARIA nelle mani di Maria che sappiamo essere Madre premurosa. Maria è donna dell’attenzione, della tenerezza, e ci saprà soccorrere. Avrà cura di noi, una cura speciale. È questa una certezza che deve darci forza. Penso in questo momento particolare anche ai tanti, uomini e donne, medici e infermieri e non solo, che si prendono cura di chi soffre. Che la Madonna e San Giuseppe davvero possano accompagnare e sostenere il loro lavoro.

 

Questo tempo così difficile, carico di dolore per molti, può trovare un senso e una sua dimensione provvidenziale se sapremo coglierne gli aspetti più profondi, se sapremo tornare a dare valore al significato della nostra vita e alle relazioni con gli altri, beni preziosi spesso travolti da un’esistenza frenetica che ha perso l’orizzonte del senso. Ecco così che il Coronavirus diventa una provocazione non solo per la scienza e la medicina che alla fine – sono sicuro – lo sconfiggeranno ma anche per la nostra vita quotidiana che non potrà e non dovrà essere più come prima.

       

Tutto non sarà come prima, questa esperienza dolorosa ci cambierà e ci deve cambiare nel modo in cui guardiamo ai problemi del mondo. I morti da coronavirus sono arrivati nel mondo, purtroppo, a 8000. Un numero importante, quanta sofferenza per queste persone proviamo tutti. Intanto ho scoperto che ogni giorno nel mondo muoiono di fame 7000 bambini e ho provato un senso di grande vergogna. Non riusciamo a scandalizzarci e a provare vergogna per questi bambini colpiti non da un virus sconosciuto ma da un sistema in cui siamo tutti corresponsabili. Non ci possiamo svegliare solo quando l’acqua tocca le nostre caviglie. La barca è una. Vivere dissennatamente mette in crisi il mondo intero.

 

Pregare, affidarsi a Dio per Maria, è un atto fondamentale. Lei ci darà consolazione e forza. Certo questo non ci esime dalla responsabilità di cambiare tanti comportamenti che sono concause dei guasti presenti.

Dopo decenni di cultura dell’individualismo, della frammentazione, del privato che prevale sulla vita comune, di colpo siamo costretti a riprendere consapevolezza che non possiamo fare a meno delle relazioni con l’altro. Non era mai accaduto prima: in questo momento ognuno di noi è responsabile della vita degli altri. Dipende da ciascuno di noi, dai suoi comportamenti, dalle sue attenzioni per sé stesso e per gli altri se riusciremo a vincere questa guerra mai conosciuta prima. Questo è il tempo di uomini e di donne che nel loro quotidiano mettono al primo posto la responsabilità personale e sociale.

 

Le relazioni costruiscono una comunità. Stiamo prendendo consapevolezza di vivere un evento tanto straordinario, tanto pesante quanto imprevedibile e che nessuno al momento attuale riesce a dominare e risolvere. Si corre ai ripari per contenere, arginare il fenomeno. Molti auspicano piuttosto sbrigativamente che tutto passi in fretta perché TUTTO TORNI COME PRIMA, COM’ERA NEL PASSATO. Laddove invece ci è richiesto di guardare IN AVANTI per costruire un FUTURO nuovo, una nuova comunità.

 

I cristiani debbono perciò sentirsi particolarmente interpellati in ragione della “speranza” che deve abitare nei loro cuori, assieme alla fede e alla carità. Quello che arriva è un mondo nuovo. Il paradigma economico è mutato in una notte; abbiamo ridato alla politica autorità di decisione e priorità su gran parte della realtà; l’esperienza di un paese che rimodella la sua quotidianità lavorativa, sociale e culturale grazie agli strumenti digitali produce una cesura netta nel modo di pensare lavoro, comunicazione, scambio di idee. In questo crollo del mondo di ieri e annuncio di un domani che c’è già ma non conosciamo, penso al profeta Geremia, che mentre Gerusalemme cade e va in fiamme, mentre è chiaro che la fede e Israele non saranno più come prima, compie il gesto profetico di comprare un campo. Guarda avanti, pensa il domani. Forse, cari pratesi, in questo momento così difficile, dovremmo essere come Geremia: avere cura del popolo nella tribolazione ma anche acquistare il nostro campo per seminare e costruire la nuova città, il domani che è nelle nostre mani. Una nuova città dove la politica, quella con la P maiuscola, prevalga sulla finanza, dove il bene comune sappia comporre i pur legittimi interessi particolari, dove la legge prevalga sull’illegalità e lo sfruttamento, dove italiani e cinesi sappiano dar vita insieme a nuove opportunità economiche e di lavoro, dove tutte le principali componenti lascino da parte le proprie visioni particolari e sappiano disegnare insieme un nuovo volto della città, perché – come ci dice l’emergenza del Coronavirus – solo insieme potremo salvarci.

 

In questi giorni di maggiore disponibilità di tempo libero, a casa guardate i vostri bambini. Ammirate e commuovetevi per la loro freschezza, la semplicità, l’intelligenza, la loro purezza e sognate e impegnatevi nelle cose piccole e grandi a costruite per loro e per tutti i loro coetanei, in tutta la terra il futuro ed il mondo migliore possibile.

 

Siamo ancora nel mezzo del guado ma guardiamo avanti, alla Pasqua. Non sappiamo ancora se ci sarà dato di celebrarla e come; abbiamo però nel cuore una certezza straordinaria: Cristo è risorto e da risorto ha vinto i nemici dell’uomo che sono il peccato e la morte e attira oggi con forza il cammino della storia, di tutti i popoli verso un fine di bene.

 

+ Giovanni Nerbini

Vescovo di Prato

Il sacro cingolo (foto Anita Scianò)

Coronavirus, Ostensione straordinaria e a porte chiuse del Sacro Cingolo alla sera della festa di San Giuseppe in diretta TV

La Chiesa di Prato affiderà tutta la città alla protezione del Sacro Cingolo della Madonna, la reliquia simbolo religioso e civile della comunità. Giovedì 19 marzo, solennità di San Giuseppe – custode della Sacra Famiglia e della Chiesa universale – il Vescovo Giovanni Nerbini officerà una Ostensione straordinaria della Sacra Cintola. Per la prima volta – almeno a memoria d’uomo – il rito avverrà a porte chiuse, all’interno della basilica cattedrale di Santo Stefano, in ottemperanza alle direttive governative per il contenimento della diffusione del Coronavirus. La diretta di Tv Prato (canale 74 digitale e in streaming tvprato.it), permetterà a tutti, seppur a distanza, di seguire questa straordinaria supplica alla Madonna cara ai pratesi, che da sempre la invocano sotto il titolo “del Sacro Cingolo”.

 

Accanto al Vescovo, tra le poche persone ammesse in duomo, ci sarà il sindaco di Prato Matteo Biffoni: la reliquia, infatti, a partire dalla fine del XIV secolo, è proprietà condivisa della Chiesa e della Città.

 

L’Ostensione straordinaria avverrà in concomitanza con la “Preghiera per il Paese”, indetta proprio per la festa di San Giuseppe dalla Cei. Tutti gli italiani sono invitati, alle ore 21 di quel giorno, ad esporre una candela alla finestra o un drappo bianco e a unirsi in preghiera con la recita del Rosario.

 

Sarà l’occasione per tornare a recitare un’antica preghiera, tanto cara alle persone più anziane, scritta da Papa Leone XIII: «A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, insieme con quello della tua santissima Sposa».

L’Ostensione del Sacro Cingolo avverrà al termine della recita del Rosario, guidato anch’esso dal Vescovo mons. Nerbini.

 

Il presule, celebrando la Messa in cattedrale nei giorni scorsi, aveva ancora una volta invocato la protezione della Madonna su Prato che da secoli si definisce «Città di Maria». Ieri, poi, Nerbini aveva inviato un video-messaggio ai sacerdoti e ai diaconi pratesi per esprimere la sua vicinanza di padre e pastore e per invitarli a fare ricorso alle nuove tecnologie e anche al telefono per star vicino alla gente, particolarmente agli anziani e ai malati. Nell’occasione il Vescovo invita i sacerdoti a favorire le confessioni – nelle forme consentite dalla normativa in vigore, quindi in ambienti adatti – affiggendo fuori dalle chiese gli orari in cui si rendono disponibili a ricevere i fedeli.

 

I sacerdoti, intanto, continuano a celebrare le Messe quotidiani senza il popolo. Le chiese restano aperte per la preghiera personale. In cattedrale, ogni mattina, dalle 8 alle 12, viene esposto il Santissimo Sacramento.

 

I pratesi possono comunque unirsi in preghiera, ogni giorno, grazie all’iniziativa voluta dalla Diocesi in collaborazione con Tv Prato: alle 8, ogni mattina, sul canale 74, va in onda la Messa che Papa Francesco celebra a Casa Santa Marta in Vaticano; alle 17,30 la recita del Rosario e la Messa in diretta dal Duomo di Prato. Nei giorni scorsi è stato don Gino Calamai, viceparroco della cattedrale, a celebrare; la prossima settimana si avvicenderanno mons. Carlo Stancari, arciprete della Basilica di Santa Maria delle Carceri e don Luca Rosati, parroco di San Pietro e della Visitazione a Galciana.

Un messaggio dal vescovo Nerbini a tutti i sacerdoti: “Usate le nuove tecnologie e il telefono per stare vicino ai malati e agli anziani”

Nel terzo venerdì di Quaresima, il primo da quando sono entrate in vigore le drastiche disposizioni del Governo per contrastare la diffusione del Coronavirus in tutta Italia, il vescovo Giovanni ha voluto rivolgere a tutti i sacerdoti pratesi un video-messaggio attraverso il quale li esorta a non far mancare la loro vicinanza ai malati e agli anziani. “Fate ricorso alle nuove tecnologie e anche al telefono per star loro vicino” dice monsignor Nerbini, che invita i sacerdoti a favorire le confessioni – nelle forme consentite dalla normativa in vigore, quindi in ambienti adatti – affiggendo fuori dalle chiese gli orari in cui si rendono disponibili a ricevere i fedeli. Il presule ha invitato, infine, a pregare in questo momento difficile per Papa Francesco, che proprio oggi festeggia il settimo anniversario al soglio di Pietro.

 

I sacerdoti celebrano ogni giorno la messa senza il popolo. Le nuove disposizioni della diocesi di Prato

«L’aggravarsi della situazione sanitaria nel nostro paese ci impone nuove restrizioni che tutti avete sentito in diretta ieri sera. Queste novità impongono ad ogni cristiano e in modo del tutto particolare a noi pastori di essere vicini ad ogni fratello soprattutto con la nostra preghiera e con la celebrazione dell’Eucarestia, seppur senza popolo». Lo scrive il Vescovo di Prato mons. Giovanni Nerbini inviando ai sacerdoti diocesani le nuove disposizioni, che fanno seguito alle decisioni che la Conferenza Episcopale Toscana ha ieri assunto e al Decreto del Presidente del Consiglio entrato stamattina in vigore.

Come scrive mons. Nerbini, le Messe continuano ad essere sospese con la partecipazione della gente, ma ogni sacerdote celebra quotidianamente l’Eucaristia per il popolo, pregando anche per la salute di tutti, i malati, le autorità civili e gli operatori sanitari e quanti sono gravati da maggiori responsabilità collettive.

 

 

Di seguito alcune determinazioni che in parte modificano quanto comunicato in data 8 marzo 2020:

 

I vescovi ricordano che i sacerdoti sono invitati a celebrare l’Eucarestia senza la partecipazione del popolo: ad essa tutti i fedeli posso unirsi spiritualmente. Per questo il suono delle campane ricorderà a tutti il momento della celebrazione e della preghiera.

 

La situazione che si è determinata richiede anche alle comunità cristiane il ricorso alla fantasia pastorale, ad esempio attraverso l’uso dei nuovi mezzi di comunicazione con i quali si può continuare la cura della vita spirituale dei nostri fedeli tramite l’invio di preghiere, Via crucis, commenti spirituali e quant’altro.

A tal proposito si ricorda che ogni giorno alle ore 17.30 è teletrasmessa su Tv Prato la recita del S. Rosario e alle ore 18.00 la S. Messa dalla basilica cattedrale, come ogni venerdì la Via Crucis (ore 21,20).

 

Per quanto riguarda le esequie, contrariamente a quanto comunicato, sono vietate le celebrazioni con l’Eucaristia in Chiesa: ci si limiti alla benedizione della salma  seguendo il «rito dell’ultima  raccomandazione e commiato» o presso l’abitazione del defunto, o presso le cappelle del Commiato o direttamente al cimitero.

 

Sono definitivamente annullate tutte le benedizioni delle famiglie previste in questo periodo, anche a seguito di reclami presentati presso le autorità civili.

Coronavirus: l’impegno della Diocesi per promuovere la partecipazione spirituale alla liturgia tramite Messa, Rosario e Via Crucis in diretta su Tv Prato

Una serie di dirette per consentire a tutti i telespettatori di coltivare la fede e partecipare a distanza alle celebrazioni liturgiche in questo tempo di Quaresima: è il nuovo programma messo in campo dalla Diocesi di Prato in collaborazione con Tv Prato, per venire incontro alle esigenze dei fedeli, in settimane di forti restrizioni stabilite dal Governo per fronteggiare il contagio da Coronavirus.

Come le altre diocesi in Italia, anche la Chiesa di Prato ha sospeso la celebrazione pubblica delle messe: le chiese restano, al momento, aperte per consentire la preghiera ma i sacerdoti continueranno a celebrare messa a porte chiuse, senza la partecipazione diretta dei cittadini. La Diocesi, in collaborazione con l’emittente televisiva cittadina, ha così approntato un servizio pensato per stare vicino alla gente in un momento di difficoltà e di smarrimento.

Questo il calendario delle dirette, che saranno visibili sul canale 74 del digitale terrestre o in streaming su tvprato.it:

  • tutti i pomeriggi, alle 17,30, recita del rosario e messa, in diretta dal Duomo;
  • tutti i venerdì, alle 21,20, Via Crucis da una delle chiese della Diocesi pratese;
  • tutti i sabati, come di consueto, alle 18, messa prefestiva in diretta dal Duomo di Prato;
  • tutte le domeniche, alle 10,30, messa domenicale trasmessa da una delle parrocchie della Diocesi di Prato.

A queste dirette si aggiunge, ogni giorno alle 7, la Messa celebrata da Papa Francesco, che Tv Prato trasmette, da questa mattina, in diretta da Casa Santa Marta in Vaticano.

Le dirette resteranno valide fino a diversa comunicazione.

Proprio nella giornata di ieri, il vescovo di Prato, monsignor Giovanni Nerbini, ha celebrato la messa in Duomo a porte chiuse: l’intera cerimonia è stata trasmessa in diretta da Tv Prato. Monsignor Nerbini ha esortato tutti ad avere fiducia nel Signore: «La parola di Dio sia in nostro farmaco contro lo sconforto, la paura e la solitudine», ha detto Nerbini.

Coronavirus, il vescovo Giovanni: «la Parola di Dio sia il nostro farmaco contro paure e solitudine»

 

In cattedrale vuota e a porte chiuse il vescovo Giovanni Nerbini ha celebrato la messa domenicale davanti alle telecamere di Tv Prato per poter entrare nelle case dei pratesi in questo momento così difficile legato all’emergenza del coronavirus. «La Parola di Dio sia il nostro farmaco contro lo sconforto, la paura e la solitudine» ha detto monsignor Nerbini nell’omelia.

 

«Nessuno iniziando questa Quaresima 2020 – ha osservato il Vescovo – avrebbe immaginato come in pochi giorni l’intero nostro mondo avrebbe subìto uno stravolgimento tanto rilevante da costringerci a rinunciare ai nostri incontri eucaristici domenicali». Questa mattina infatti la Chiesa di Prato, come le altre diocesi in Italia, ha sospeso la celebrazione delle messe con effetto immediato in ottemperanza a quanto stabilito dal decreto emanato dal Governo nel corso della notte. E così monsignor Nerbini ha voluto presiedere la celebrazione dell’Eucarestia «in maniera del tutto singolare per mezzo di Tv Prato perché del tutto eccezionale è il momento che stiamo vivendo». E poi ha aggiunto: «In un attimo sono crollate tutte le sicurezze e illusioni che reggevano le nostre esistenze. Ciò che non abbiamo assolutamente perso è la presenza, l’amicizia, il sostegno, la vita del Signore nostro Gesù Cristo che è e rimane in mezzo a noi». La voce del Vescovo è risuonata anche in piazza Duomo attraverso gli altoparlanti della cattedrale. Non pochi si sono radunati davanti alla portone chiuso di Santo Stefano per ascoltare in silenzio la celebrazione della messa.

 

Monsignor Nerbini ha suggerito di cogliere «questa forzata penitenza» come momento propizio per «riscoprire il cammino che Dio ci mostra, lasciando così tutte le false, illusorie sicurezze». Da qui l’invito a «intensificare la preghiera». Il Vescovo ha anche sottolineato come in questo tempo, pur non essendoci celebrazioni, «le chiese rimarranno aperte più del solito» e per questo è possibile «fermarci in adorazione silenziosa davanti all’Eucarestia». Poi ha chiesto «riprendere la recita del rosario in famiglia» per ritrovare «la pace perduta». Ma soprattutto monsignor Nerbini ha chiesto ai fedeli di riprendere «costantemente in mano» la Parola di Dio: «meditiamola attentamente e vi troveremo tutto quello di cui abbiamo bisogno, non solo per i momenti di crisi come questo, ma per ogni evenienza della vita».

Nella preghiera dei fedeli monsignor Nerbini ha voluto dedicare una intenzione ai governanti, «perché sappiano scegliere con responsabilità», e una al personale ospedaliero, medici e sanitari affinché «sappiano spendersi generosamente e sentano il sostegno di tutti».

All’inizio e alla fine della celebrazione il vescovo Nerbini ha voluto abbracciare idealmente tutti i fedeli ma in particolare gli anziani e gli ammalati chiedendo per loro, la città e il mondo intero: «sicurezza, salute, fede e amore».

 

Monsignor Nerbini si è fatto anche interprete delle raccomandazioni prescritte dalla autorità civile «per gli anziani e le persone di salute cagionevole a non frequentare luoghi pubblici e a rimanere, per quanto è possibile, nelle loro abitazioni e a non affollare in maniera ingiustificata gli ospedali che già portano il peso di questa situazione».

Sospese tutte le messe nella Diocesi di Prato per effetto del decreto del Governo

La Diocesi di Prato si attiene alle norme contenute nel decreto emanato questa notte dal Governo italiano nel quale, all’articolo 2, lettera v, si stabilisce la sospensione delle celebrazioni liturgiche e ogni altra funzione religiosa, ivi compresi i funerali in forma pubblica.

Per questo anche sul territorio diocesano di Prato viene sospesa la celebrazione pubblica della santa messa con effetto immediato.

Si chiede a sacerdoti e religiosi di attenersi scrupolosamente a quanto stabilito dal Governo e disposto di conseguenza dalla Diocesi di Prato.

Le chiese rimangono comunque aperte alla preghiera personale, con la richiesta di rispettare la distanza di sicurezza di un metro tra i singoli fedeli.

Domani saranno inviate dalla Curia diocesana ai sacerdoti le modalità per la celebrazione delle esequie in forma privata.

In via straordinaria il vescovo Giovanni Nerbini celebra una messa in cattedrale teletrasmessa in diretta da Tv Prato sul canale 74 del digitale terrestre e in streaming sul sito della Tv.

Coronavirus: La Diocesi di Prato sospende il catechismo dei ragazzi. Le disposizioni dei Vescovi toscani

Anche la Diocesi di Prato interrompe, per lo stesso periodo di sospensione delle attività scolastiche, il catechismo dei ragazzi. Lo stabilisce la Conferenza Episcopale Toscana in un comunicato che diramiamo a livello locale.


Di seguito il testo integrale.


I Vescovi delle Diocesi della Toscana invitano a ottemperare a quanto la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha indicato in data odierna circa la vita liturgica e pastorale delle comunità, a seguito delle misure contenute nel nuovo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri per arginare il rischio del contagio del coronavirus, le cui norme vanno accolte come contributo al bene comune e alla serena convivenza sociale.

Alle luce delle norme governative e delle indicazioni della CEI, mentre prendono atto della “possibilità di celebrare la Santa Messa, come di promuovere gli appuntamenti di preghiera che caratterizzano il tempo della Quaresima”, i Vescovi della Toscana – in una prospettiva prudenziale, in quanto nella regione al momento la situazione sanitaria non sembra presentare quei caratteri di gravità che si riscontrano in altri territori – dispongono, fino a quando rimarrà in vigore il decreto governativo, le seguenti specifiche misure precauzionali, che si aggiungono a quelle indicate nei giorni scorsi, che parroci, operatori pastorali e fedeli sono invitati a rispettare scrupolosamente:


–        i riti liturgici siano celebrati attenendosi a quanto specificano le disposizioni governative circa la distanza tra le persone presenti, al fine di evitare l’affollamento, prendendo gli opportuni provvedimenti perché questo sia possibile;

–        si ricorda anche che dal precetto di partecipare alla Messa festiva sono dispensati quanti ne siano impediti per grave causa, quale è la malattia e, nella presente circostanza, la condizione degli anziani che possono più facilmente subire la diffusione del virus;

–        si sospendano gli incontri di catechesi fin quando rimanga in vigore quanto disposto dal decreto governativo circa la sospensione dell’attività scolastica;

–        nelle attività formative, pastorali, caritative o di natura sociale, che si svolgono nelle parrocchie, negli oratori, negli istituti e nelle aggregazioni, si seguano fedelmente le disposizioni del decreto governativo circa le situazioni in cui si verifica il convenire di più persone, evitando gli affollamenti che annullano le dovute distanze tra le persone;

–        si invita a sospendere la benedizione delle famiglie fino alla cessazione dell’emergenza sanitaria;

–        si raccomanda la massima attenzione al rispetto della distanza tra le persone e in genere delle misure igienico-sanitarie descritte nell’allegato al decreto governativo, in particolare in occasione delle Confessioni e della Comunione ai malati;

–        anche negli ambienti delle attività pastorali è bene mettere a disposizione le soluzioni idroalcoliche per la pulizia delle mani;

–        si invitano le parrocchie, gli istituiti religiosi e le aggregazioni laicali a limitarsi alle attività liturgiche e pastorali ordinarie, rinviando ad altri tempi quelle straordinarie; in ogni caso si ribadisce che dovranno essere attentamente osservate le disposizioni circa le distanze da mantenere fra le persone; in questo contesto si reputa doveroso sospendere anche i pellegrinaggi.


Queste disposizioni si aggiungono a quelle date giorni fa ai parroci delle chiese toscane:


–        tenere vuote le acquasantiere;

–        omettere il gesto dello scambio della pace nelle celebrazioni liturgiche;

–        distribuire la Santa Comunione esclusivamente sulla mano;

–        prendere precauzioni durante le Confessioni auricolari e in contesti di contatti personali.

I Vescovi rinnovano la vicinanza a quanti, malati e persone loro prossime, soffrono a causa dell’epidemia, come pure a quanti sono impegnati a contrastarla a livello sanitario o a prendere decisioni per affrontare la situazione nella vita sociale. Smarrimento e paura non devono spingere a una sterile chiusura; questo è il tempo in cui ritrovare motivi di realismo, di fiducia e di speranza, che consentano di affrontare insieme la difficile situazione. I Vescovi rinnovano l’invito alla preghiera, per invocare dalla Misericordia divina il conforto del cuore e la liberazione dal male: «Dio onnipotente e misericordioso, guarda la nostra dolorosa condizione: conforta i tuoi figli e apri i nostri cuori alla speranza, perché sentiamo in mezzo a noi la tua presenza di Padre» (Messale Romano).


5 marzo 2020

I Vescovi delle Diocesi della Toscana


15.2020

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