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«È risorto il terzo giorno», lettura biblico-spirituale della pandemia

Si intitola «È risorto il terzo giorno» ed è una traccia di riflessione elaborata dalla Commissione episcopale per la Dottrina, l’annuncio e la catechesi della Cei per accompagnare equipe diocesane, catechisti e quanti sono impegnati sul fronte dell’annuncio e dell’iniziazione cristiana.

 

Si tratta di una «rilettura biblico-spirituale dell’esperienza della pandemia», destinata a credenti e non credenti, che prende le mosse da «un ascolto attento delle paure, dei bisogni e delle attese delle persone che, nel proprio contesto e con i propri strumenti, si sono trovate ad affrontare l’emergenza sanitaria da Covid-19». Ad aprire il testo, infatti, sono le voci di un’impiegata, di uno studente, di un bambino, di un avvocato, di un cappellano, di un medico, di una casalinga, di un adolescente, di un volontario e di una segretaria. Pongono interrogativi sulla sofferenza, sul disorientamento e sulla morte, ma testimoniano anche la capacità di resilienza, la creatività e la riscoperta della dimensione domestica della fede.

 

  Il documento Cei «È risorto il terzo giorno»

 

 

Corpus Domini, il Vescovo lancia un appello ai pratesi: «Costruiamo insieme il puzzle della città futura»

«La Chiesa pratese c’è: le nostre porte sono aperte e i nostri tavoli sono disponibili, nella libertà e nella distinzione dei ruoli. Questa città che ha le risorse per ripartire e ripartire prima degli altri, come è stato scritto bene, deve fare uno scatto adesso, immaginando il proprio futuro». È un vero e proprio appello a Prato quello lanciato dal vescovo Giovanni Nerbini nell’omelia della messa del Corpus Domini celebrata la sera di giovedì 11 giugno in piazza Duomo.

 

«È essenziale riprendere in mano singolarmente e comunitariamente il nostro destino superando comode deleghe per metterci insieme intorno ad un tavolo o a più di uno, e comporre il puzzle della nostra città futura che riguarda tutti», ha aggiunto Nerbini.

 

Qui il testo integrale dell’omelia

 

 

 

 

In ottocento hanno risposto all’iniziativa della Diocesi, seduti e in piedi, all’aperto, davanti al sagrato della cattedrale, hanno partecipato nel rispetto delle norme di sicurezza alla solennità che ricorda la presenza reale di Cristo nell’Eucarestia. E in questa occasione, il primo grande raduno diocesano dopo la fine della sospensione delle celebrazioni liturgiche alla presenza del popolo, il Vescovo ha voluto mandare un messaggio di unità e di azione alla città. Durante questa emergenza sanitaria «è emersa una parola che indica l’atteggiamento virtuoso fondamentale da adottare: insieme. Possiamo insieme leggere la realtà, insieme farci carico dei problemi di tutti e di ciascuno, insieme maturare convinzioni e decisioni da prendere». Secondo monsignor Nerbini in questo percorso c’è bisogno di tutti: «la politica in primis, le istituzioni pubbliche, di tutti i credenti, le associazioni di categoria, la scuola, l’università, la ricerca, il mondo della cultura e dell’arte, dello sport, i giovani». La crisi che la città si trova a dover affrontare è «sociale, culturale, esistenziale, valoriale che ci ha mostrato come i nostri modelli di vita vadano facilmente in frantumi». Poi il Vescovo si è chiesto: «ci può essere un progetto la cui realizzazione prescinda dalla collaborazioni delle comunità straniere, a cominciare da quella cinese, che vivono ed operano in mezzo a noi e tuttora camminano parallelamente al ceppo principale?».

 

 

 

 

Nerbini ha invitato la comunità pratese ad ampliare l’intervento rivolto ai singoli e alle famiglie, «perché a nessuno manchi il necessario per vivere». A questo proposito il Presule ha sottolineato l’istituzione, da parte della Diocesi, del fondo del Buon Samaritano, una iniziativa solidale pensata per dare un contributo economico (fino a 1500 euro) a quelle famiglie colpite dalla crisi economica causata dalla pandemia. «Chiedo a ogni cristiano pratese di fare la sua parte», ha aggiunto il Vescovo invitando a dare un contributo per incrementare il fondo (che parte da una base di 150mila euro). «La crisi è davvero devastante», ha detto ancora Nerbini e poi ha affermato: «Non potremo fare molto se chi più ha non si farà carico del problema, rinunciando, a cominciare da me, a una parte del reddito sicuro, del proprio stipendio fisso ma anche del nostro tempo e competenze, per sostenere chi si ritrova nulla in mano». La volontà della Diocesi, espressa dal Vescovo, è quella di difendere i più deboli dalle nuove povertà e da rischi gravi come quello dell’usura: «possiamo raccogliere le diverse energie per incrementare i servizi di prevenzione, penso in particolare a quello promosso dalla Misericordia di Prato. In questo momento stare dalla parte dei più poveri è il vero modo per stare dalla parte della nostra città».

 

 

 

Alla messa del Corpus Domini era presente l’Amministrazione comunale in forma solenne, rappresentata dal vice sindaco Luigi Biancalani, dal presidente del Consiglio comunale Gabriele Alberti e da membri di giunta. Nelle prime file anche il presidente della Provincia Francesco Puggelli le autorità cittadine. Come detto in piazza Duomo c’erano circa ottocento fedeli. Tra loro i rappresentanti dei movimenti e delle associazioni cattoliche: i confratelli e le consorelle della Misericordia vestiti con la cappa nera, i Cavalieri del Santo Sepolcro e quelli del Sacro Cingolo, gli scout Agesci, l’Azione Cattolica, i terziari Carmelitani e Francescani e tanti altri appartenenti ai gruppi della comunità ecclesiale di Prato. Solitamente in occasione di questa ricorrenza viene organizzata una processione per le vie del centro cittadino. Ma al tempo del coronavirus questo tipo di iniziative non possono essere promosse perché vige ancora il divieto di assembramenti. Per questo la Diocesi ha pensato di celebrare una messa solenne in piazza Duomo aperta a un gran numero di fedeli, ovviamente seduti nel rispetto delle distanza di sicurezza previste dalle norme anticontagio.

 

 

 

Al termine della celebrazione il vescovo Nerbini è salito sul pulpito di Donatello e ha impartito dall’alto la benedizione eucaristica su tutti i presenti.

 

 

La Diocesi lancia il fondo di emergenza Covid «Il Buon Samaritano» per sostenere le famiglie in difficoltà

«Diventiamo samaritani». È l’impegno e l’invito che la Chiesa di Prato lancia per camminare accanto alle famiglie colpite dalla crisi dovuta alla pandemia da Coronavirus. Proprio come il Samaritano del Vangelo che si prende cura di quell’uomo ferito incontrato lungo la strada, l’agire e il pensare della comunità cristiana pratese, incarnata dalla Diocesi, vuol essere quello di prendersi cura di chi ha bisogno di una mano per rialzarsi e ricominciare il proprio cammino. Con questo spirito nasce il fondo emergenza Covid 19 «Il Buon Samaritano» come segno di vicinanza concreta agli uomini e le donne, lavoratori, disoccupati, genitori e persone sole, che stanno vivendo situazioni di difficoltà economiche dovute alla perdita della propria fonte di reddito familiare in seguito alla crisi sanitaria. A mettere in campo questo sostegno – di tipo economico e sociale – è la Diocesi di Prato attraverso Insieme per la Famiglia, associazione nata in seno alla Caritas e già in prima linea durante la crisi del 2008. Anche in quel difficile momento per la città, la Chiesa pratese dette vita a una realtà caritativa pensata per accompagnare i tanti concittadini che si erano ritrovati improvvisamente senza la possibilità di far fronte al pagamento di rate di mutuo, affitti, spese sanitarie e anche alimentari.
Per la costituzione del fondo la Diocesi e la Caritas mettono a disposizione 150mila euro. Per ogni famiglia ci sono fino a 1500 euro a fondo perduto che verranno utilizzati per pagare rate del mutuo, affitti, utenze o altre spese che saranno valutate e approvate da una apposita commissione.

 
«La pandemia che non conosce confini chiama i cristiani ad essere quel Samaritano e a fare proprie le parole di quest’ultimo rivolte all’albergatore: “Abbi cura di lui” – dice il vescovo Giovanni Nerbini –, la nostra non vuole essere però una carità occasionale, né di buon cuore, ma una fedeltà al Vangelo messa in pratica attraverso la condivisione di fatiche, sofferenze e anche speranze della nostra comunità. Lo abbiamo detto: solo insieme potremo uscire da questa crisi». La presidente dell’associazione Insieme per la Famiglia e direttrice della Caritas diocesana Idalia Venco precisa che «questo fondo non vuole essere alternativo all’impegno delle parrocchie nel farsi carico delle varie situazioni di difficoltà, soprattutto per quel che riguarda vicinanza e ascolto, tanto meno sostituirsi alle misure messe in campo da Stato, Regione e Comuni ma vuole integrarle cercando di aumentarne l’efficacia».

 

Il vescovo Giovanni Nerbini e la direttrice della Caritas Idalia Venco

 

 
L’obiettivo del fondo «Il Buon Samaritano» è sostenere le persone che si trovano in situazioni di emergenza lavorativa (perdita di lavoro, riduzione dell’orario o di entrate, cassa integrazione, attività in proprio ridotta o chiusa) o abitativa (ad esempio sfratti dovuti a morosità incolpevoli nei canoni di affitto), ma anche per difficoltà legate allo studio o alla salute. «Vogliamo aiutare le famiglie che hanno avuto una diminuzione del reddito e si trovano a dover sostenere spese impreviste», sottolinea Idalia Venco. L’iniziativa vuole assistere in particolare chi ha perso il lavoro o ha visto la riduzione del proprio orario in questo ultimo periodo, i precari che non hanno potuto contare sui contratti a chiamata a causa della pandemia ma anche gli autonomi che hanno visto ridursi o addirittura cessare la propria attività. Il tratto comune deve essere il momento di difficoltà dovuto esclusivamente all’emergenza Covid 19.

 
A chi è rivolto. Possono accedere al fondo i residenti sul territorio della Diocesi di Prato. Tra i requisiti c’è l’aver perso il lavoro o ridotto le occasioni di impiego dal primo marzo 2020; aver avuto una riduzione del reddito durante la pandemia (ad esempio per la cassa integrazione); non avere entrate familiari superiori a 400 euro al mese a persona; e la disponibilità ad avviare un percorso di accompagnamento con i centri di ascolto Caritas per cercare di uscire dalla situazione di crisi.

 

 
Come si accede e cosa si può avere. Le persone che rientrano nei requisiti sopra elencati possono chiedere il sostegno compilando l’autocertificazione scaricabile qui sotto, con la mediazione del proprio parroco o del referente del centro di ascolto parrocchiale. Una volta inoltrata la domanda agli uffici appositi, il richiedente sarà contattato da un operatore per un iniziale colloquio telefonico e per la raccolta di tutta la documentazione necessaria. La richiesta sarà valutata da una apposita commissione formata dal presidente dell’Associazione Insieme per la Famiglia, da un commercialista, da due operatori del centro di ascolto diocesano, da un tesoriere volontario con esperienza bancaria pluridecennale e da due rappresentanti delle Caritas parrocchiali. Come detto, sono disponibili fino a 1500 euro a richiedente. Non si tratta di un prestito, ma un di un contributo economico a fondo perduto. I soldi non verranno consegnati direttamente a chi ha ottenuto il contributo, ma serviranno a pagare determinate spese inserite nella domanda di accesso al fondo.

 

 
Come contribuire e contatti. Tutti i pratesi sono invitati a farsi samaritani (e già tanti lo hanno fatto donando spontaneamente una offerta alla Caritas e alle parrocchie durante la fase 1 di questa emergenza sanitaria).
È possibile dare un contributo al fondo con un versamento all’iban IT81Y0503421565000000001079 c/o Banco Bpm. Quanto donato è detraibile a fini fiscali. Per informazioni: email segreteria@insiemeperlafamiglia.it; telefono 0574-34047 (Caritas).

 

Il regolamento e la domanda

 

La locandina dell’iniziativa

 

 

 

Corpus Domini: Messa in piazza Duomo per 900 fedeli (e benedizione eucaristica dal pulpito)

In piazza con seicento posti a sedere davanti alla cattedrale di Prato. Anche la solennità del Corpus Domini cambia e si adegua a questa emergenza sanitaria, ma rimane intatta nel suo significato più profondo: la manifestazione pubblica della comunità ecclesiale a Cristo presente nell’Eucarestia. Tradizionalmente in questa ricorrenza i fedeli si mettono in processione per le strade della città insieme al Vescovo che reca il Santissimo Sacramento racchiuso nell’ostensorio e coperto da un baldacchino. Ma al tempo del coronavirus questo tipo di iniziative non possono essere promosse perché vige ancora il divieto di assembramenti.

 
L’idea di monsignor Giovanni Nerbini e della Diocesi è dunque quella di celebrare una messa solenne in piazza Duomo aperta a un gran numero di fedeli, ovviamente seduti nel rispetto delle distanza di sicurezza previste dalle norme anticontagio.

 
L’appuntamento è per giovedì 11 giugno alle 21,15. La partecipazione ovviamente è aperta a tutti con possibilità di mettersi a sedere fino a esaurimento posti. L’ingresso in piazza, che sarà contingentato, è possibile a partire dalle 20 da largo Carducci, via Magnolfi e via Garibaldi (gli accessi da via Firenzuola e corso Mazzoni andranno lasciati liberi per essere usati come uscite d’emergenza). Oltre ai seicento posti a sedere la Diocesi sta studiando il modo di far stare altre trecento persone in piedi e distanziate tra loro.
Sarà presente l’Amministrazione comunale, che ha autorizzato questa speciale celebrazione in piazza, e le autorità cittadine.

 
L’altare sarà posizionato sul sagrato della cattedrale. Presiede il vescovo Giovanni Nerbini e concelebra il clero diocesano, posizionato nei primi posti sotto le scale del duomo. Al termine, verrà esposto il Santissimo Sacramento per l’adorazione, poi monsignor Nerbini salirà sul pulpito di Donatello da dove impartirà sui presenti la benedizione eucaristica.
La messa del Corpus Domini sarà trasmessa in diretta su Tv Prato con inizio alle ore 21.

Messa crismale e celebrazione di Pentecoste in cattedrale

Sabato ricco di appuntamenti in Diocesi con due celebrazioni importanti che si terranno in cattedrale. Al mattino i sacerdoti pratesi si ritroveranno in duomo per concelebrare la solenne messa crismale, mentre nel pomeriggio i laici impegnati nell’associazionismo cattolico vivranno insieme il tradizionale incontro in occasione della Pentecoste.
Ecco come si svolgono i due momenti, entrambi presieduti dal vescovo Giovanni Nerbini.

 

Messa crismale. Sabato 30 maggio alle 10 in cattedrale il clero diocesano «recupera» la solenne messa crismale saltata a causa dell’emergenza sanitaria. Si tratta di un appuntamento molto importante dell’anno liturgico, nel quale si rinnovano le promesse sacerdotali e si consacrano gli olii santi (il crisma – usato nel battesimo, cresima e nel sacramento dell’Ordine –, l’olio dei catecumeni e l’olio degli infermi). Solitamente la Chiesa pratese vive questo momento la mattina del giovedì santo ma in quel periodo le messe erano sospese e dunque la celebrazione era stata rinviata. Sarà la prima messa del crisma presieduta dal vescovo Giovanni Nerbini da quando è vescovo di Prato.

 

 

Messa di Pentecoste. Nel pomeriggio, alle 18, le aggregazioni laicali – gruppi, movimenti e associazioni del mondo cattolico – si riuniscono in cattedrale per il tradizionale incontro comunitario in occasione della Pentecoste, festa nella quale la Chiesa ricorda la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli. Questa solennità rappresenta l’atto di nascita del cammino missionario dei cristiani.
L’organizzazione di questo momento è stata in forse ma adesso che è tornata la possibilità di celebrare con il popolo, l’iniziativa è stata confermata dalla Consulta per le aggregazioni laicali in accordo con il vescovo Giovanni, che presiede la messa prefestiva.
In preparazione a questo momento la Consulta ha proposto un tema di riflessione ai movimenti, gruppi e associazioni, ha curato alcuni aspetti liturgici della messa e offerto i fiori e le sette candele rosse poste sull’altare, simbolo dei doni dello Spirito Santo.

 

Le due celebrazioni sono aperte alla partecipazione dei fedeli nel rispetto delle norme sulla sicurezza previste dal protocollo Cei-Governo. Le telecamere di Tv Prato trasmetteranno in diretta i due appuntamenti sul canale 74 del digitale terrestre e in streaming sul sito tvprato.it.

Le Messe nei vicariati. Ecco gli orari per il ritorno alle celebrazioni

Come richiesto dal vescovo Giovanni i sette vicariati con cui è suddivisa la Diocesi di stanno organizzando in vista della prima Messa festiva con il popolo. Sotto pubblichiamo gli orari pervenuti dai vicari foranei. Gli orari sotto indicati sono quelli in vigore da sabato 23 e domenica 24 maggio. Le Messe solitamente celebrate nelle rispettive parrocchie e NON segnalate nell’elenco qui sotto sono state sospese.

 

VICARIATO CENTRO STORICO
CATTEDRALE sabato 18; domenica 7.30, 9.00, 10.30, 12, 18
S. AGOSTINO sabato 18.30; domenica 8.30, 10, 11.30, 18.30, 21.15
S. BARTOLOMEO sabato 17.30; domenica 9.30, 11
S. DOMENICO no sabato, riprende il 30 maggio; domenica 10.30, 18
S. PIERINO sabato 18; domenica 11
SPIRITO SANTO sabato 18; domenica 8, (9.30 Comunità Rumena) 10, 11.30
S. FRANCESCO sabato 18; domenica 8.30, 10, 11.30, 18
S. MARIA DELLE CARCERI sabato 18.30; domenica 7.30, 9, 10.30 (in piazza), 12, 17, 18.30
S. VINCENZO sabato 17.30; domenica 17.30

 

VICARIATO OVEST
ASCENSIONE sabato 18; domenica 8, 10.30
SAN PAOLO sabato 18; domenica 7.30, 10, 11.30
GESU’ DIVINO LAVORATORE sabato 18.30; domenica 8, 10, 11.30, 18.30
NARNALI sabato 18; domenica 8, 10
VIACCIA sabato 18; domenica 10,30
GALCIANA solo San Pietro, sabato 17; domenica 7.30, 9, 10.30, 12 e 18
MALISETI sabato 17 (cappella di via Senio), 18; domenica 8, 10, 11.15

 

VICARIATO SUD-EST
CAFAGGIO sabato 18; domenica 8, 9.30, 11, 18 (all’aperto)
CASTELNUOVO sabato 20.30; domenica 7.30, 11
FONTANELLE sabato 18; domenica 8, 10.30
GRIGNANO sabato 18,30; 10, 11.30, 18.30
SAN PIO X sabato 18 (da giugno 18.30); domenica 8, 10 (all’aperto), 11.30
PAPERINO sabato 18; domenica 8, 10, 11 (prima domenica del mese in latino alle 16)
SANTA CATERINA DE RICCI sabato 18 (all’aperto); domenica 9 (all’aperto)
SAN GIORGIO A COLONICA sabato 17,30; domenica 9, 11
SANTA MARIA A COLONICA sabato 21; domenica 7, 11
SANTA MARIA DEL SOCCORSO sabato 18; domenica 7, 8,30, 10, 11.30, 18

 

VICARIATO EST
ANNUNCIAZIONE CASTELLINA sabato 18; domenica 7.30, 10, 11.15
CANNETO sabato 16
FILETTOLE domenica 8, 11
GONFIENTI sabato 16; domenica 10
LA QUERCE sabato 16; domenica 7, 9 (Pizzidimonte), 10, 11.15
SACRA FAMIGLIA sabato 17.30; domenica 9, 11, 18.30
SANTA CRISTINA A PIMONTE sabato 18.30; domenica 10, 11.30
SANTA MARIA DELLA PIETA’ sabato 18.30; domenica 8, 9 (Cantiere), 10.30, 12.15, 17, 18.30
CAPPUCCINI sabato 16.30; domenica 11
MADONNA DELL’ULIVO sabato 18; domenica 8, 10, 11.30
MEZZANA sabato 18; domenica 8.30, 10 e 11.30 (alla Tenda)
RESURREZIONE sabato 18; domenica 8, 10, 11.30, 17
SAN GIUSEPPE sabato 18; domenica 8, 9.30, 11 (in giardino), 12.15

 

VICARIATO SUD-OVEST
CAPEZZANA sabato 18; domenica 7, 11
CASALE sabato 18; domenica 8, 11
SANT’ANDREA A IOLO sabato 17; domenica 8, 10.30
SAN PIETRO A IOLO sabato 18; domenica 7, 8.30, 10, 11.15, 17
REGGIANA sabato 17.30; domenica 8.30, 11
SAN GIUSTO IN PIAZZANESE sabato 16.30; domenica 7, 9.30, 11
TAVOLA sabato 18; domenica 9, 11, 18
TOBBIANA sabato 18; domenica 7.30, 10, 11.15, 18
VERGAIO sabato 18; domenica 7.30, 9, 11

 

VICARIATO NORD
CHIESANUOVA sabato 18; domenica 7.30, 9 (cimitero, in attesa di conferma), 10.15, 11.30, 18
CERRETO domenica 10
SAN GIOVANNI BOSCO domenica 10, 11.30 (prefestiva ore 18 da sabato 30 maggio) 
SACRO CUORE DI GESU’ sabato 18; domenica 8, 9.30, 11, 18
SANTI MARTIRI sabato 18; domenica 8, 10, 11.15
GALCETELLO sabato 18.30; domenica 8.30, 11, 18.30
COIANO  sabato 18; domenica 7.30, 9.30, 11
SANTA LUCIA sabato 18; domenica 9
FIGLINE sabato 18; domenica 10.30

 

VICARIATO VALBISENZIO
VAIANO sabato 16.30, 18; domenica 8, 10.30, 18
LA BRIGLIA sabato 18, 19 (Popigliano); domenica 8, 9 (Tignamica), 11.15
SCHIGNANO sabato 18; domenica 11
MIGLIANA sabato 17; domenica 9.30
GAMBERAME sabato 17 (Cartaia); domenica 10
FALTUGNANO domenica 11.30
MERCATALE DI VERNIO sabato 18; domenica 11.15, 17 (Poggiole)
SANT’IPPOLITO DI VERNIO sabato 16.30; domenica 8.30 (Terrigoli), 10
SAN QUIRICO DI VERNIO sabato 18; domenica 8 (Costozze), 11.15
CAVARZANO sabato 16.30
SOFIGNANO domenica 11
LUICCIANA sabato 15,45 (Campagnana); domenica 8, 9,30 (Cantagallo) e 11
MONTEPIANO sabato 17; domenica 8.30, 11
CARMIGNANELLO sabato 17; domenica 10
SASSETA
USELLA sabato 18; domenica 11 (dal 31 maggio solo alle 9.30)

Ritorno alle Messe con il popolo. Le indicazioni della Diocesi

«Il momento tanto atteso è arrivato». Comincia così la lettera che il vescovo Giovanni Nerbini ha indirizzato ai sacerdoti, ai diaconi e alle comunità religiose di Prato in vista del ritorno alla celebrazione delle messe con il popolo previsto per lunedì 18 maggio. Il messaggio contiene le indicazioni su come attuare in ogni chiesa le prescrizioni contenute nel protocollo sottoscritto tra il Governo e la Cei. Ma prima di spiegare nel dettaglio le misure dedicate al rispetto della sicurezza durante lo svolgimento della celebrazione, Nerbini si rivolge a tutta la comunità cristiana, in particolare ai fedeli, scrivendo che per vivere al meglio il ritorno alle mese c’è «assolutamente bisogno della gioiosa, paziente, disponibile collaborazione di tutti voi».

 

Ecco le indicazioni. In ogni parrocchia i posti a sedere dovranno essere segnati in maniera ben visibile in modo da facilitare la sistemazione dei fedeli. Si ricorda che la distanza tra le persone deve essere di un metro ad entrambi i lati e un metro davanti e dietro. In ogni chiesa verrà affisso un cartello che indica il numero complessivo delle persone che possono avere accesso all’interno.
In vista della prima domenica nella quale verranno celebrate di nuovo le messe con il popolo, il 24 maggio, dove possibile si invitano le parrocchie a: celebrare all’aperto, in modo da ampliare il numero dei partecipanti e prevedere la celebrazione di due messe consecutive nell’orario tradizionalmente preferito dai nostri fedeli (ad esempio alle 11 e alle 12). Ma anche prevedere messe pomeridiane e organizzare un calendario di vicariato in modo che se eventualmente qualcuno rimanesse escluso da una parrocchia possa spostarsi di poco e partecipare alla messa in una chiesa vicina.

 

I fedeli. C’è l’obbligo di indossare la mascherina e la richiesta di non recarsi in chiesa in presenza di sintomi influenzali, respiratori e con una temperatura corporea uguale o superiore a 37,5° oppure se si è stati in contatto con persone positive al Covid-19.

 

In chiesa. Gli ambienti dovranno essere igienizzati prima e dopo la celebrazione. In quelle con più ingressi uno sarà preposto all’entrata e uno all’uscita delle persone. Le acquasantiere rimarranno vuote. Non si potranno usare i libretti dei canti: per questo c’è l’invito ad animare la celebrazione, senza l’ausilio di un coro, con canti conosciuti da tutti. Si possono distribuire i foglietti con le letture ma al termine della messa dovranno essere tolti e non riutilizzati. Sarà omesso lo scambio della pace.

 

La Comunione. L’Eucarestia sarà ricevuta sulle mani. Il celebrante, munito di guanti e mascherina, eviterà il contatto con i fedeli. Per garantire il mantenimento delle distanze necessarie si invitano i sacerdoti ad avvalersi della collaborazione dei ministri straordinari della comunione in modo da evitare il concentramento di più fedeli in uno stesso punto della chiesa per ricevere l’Eucarestia. Si ricorda inoltre che il Messale concede la possibilità che il celebrante possa reperire al momento persone che lo aiutino a distribuire la comunione in caso di necessità.

 

Una equipe in aiuto del parroco. La Diocesi suggerisce che in ogni parrocchia venga costituito un gruppo di fedeli che coadiuva il parroco nella predisposizione del necessario a garantire il rispetto delle norme indicate nel protocollo relativo alle celebrazioni. Queste persone saranno dotate di un segno riconoscibile che le faccia distinguere agli occhi dei fedeli.

 

Sotto il manifesto con le indicazioni da seguire predisposto dalla Diocesi che sarà affisso sulle porte delle chiese

 

Il santuario di Santa Maria della Pietà

Veglie di preghiera in diretta tv dai santuari mariani di Prato

Quattro tappe per un ideale pellegrinaggio tra i santuari mariani pratesi, nel mese dedicato alla Vergine. Da venerdì 15 maggio prende avvio il programma di veglie di preghiera nei luoghi cari alla devozione pratese, trasmessi in diretta da Tv Prato (ore 21,15).

 
Si comincia con la chiesa di Santa Maria del Soccorso, sede anche di una delle più grandi comunità parrocchiali della Diocesi. Venerdì 22 sarà la volta del santuario di Santa
Maria del Giglio, la piccola chiesa che si trova tra piazza Mercatale e piazza San Marco.
Venerdì 29, invece, questo speciale «giro» farà tappa nella chiesa di Santa Maria della Pietà. La conclusione del mese mariano avverrà domenica 31 maggio con la messa – una delle prime domenicali aperte ai fedeli – nella basilica di Santa Maria delle Carceri: alle 18,30 sarà il vescovo mons. Giovanni Nerbini a presiedere l’Eucaristia.

 

L’iniziativa, organizzata congiuntamente dalla Diocesi e da Tv Prato, si accompagna alle dirette quotidiane che proseguono anche in tutto questo mese dalla basilica cattedrale di Santo Stefano, santuario della Madonna del Sacro Cingolo: ogni giorno, come noto, Rosario alle 17,30 e messa alle 18.

 
Si comincia, come dicevamo, questo venerdì 15: sarà il can. Marco Pratesi, proposto di Santa Maria del Soccorso, a curare la Veglia di preghiera.
Appuntamento dunque alle 21,20 sul canale 74 del digitale terrestre e in streaming su Tv Prato.

Ritornano le Messe con il popolo. Ecco quali sono le misure precauzionali da adottare

Da lunedì 18 maggio tornano le Messe col popolo. È stato infatti firmato questa mattina, a Palazzo Chigi, il Protocollo che permetterà la ripresa delle celebrazioni: a sottoscriverlo il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Gualtiero Bassetti, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese.
Il protocollo prevede una serie di misure precauzionali per la tutela della salute e il contenimento dei possibili rischi di contagio.

 

Ecco in sintesi quali sono le misure da adottare

 

Fase 2, i Vescovi della Toscana si uniscono alla Cei e chiedono di poter riprendere l’attività di culto

I Vescovi della Toscana si uniscono alla Conferenza Episcopale Italiana nell’esprimere l’esigenza di poter riprendere l’azione pastorale e l’attività di culto della Chiesa, nel rispetto delle misure necessarie per il controllo del contagio, ma nella pienezza della propria autonomia.

 
In queste settimane anche le Chiese della Toscana non solo hanno accettato, con sofferenza e senso di responsabilità, le limitazioni assunte per far fronte all’emergenza sanitaria, ma le hanno accolte e vissute nell’orizzonte del bene comune. Lo hanno fatto però nella consapevolezza che, come ha affermato Papa Francesco durante la celebrazione eucaristica in Santa Marta lo scorso 17 aprile, “questa non è la Chiesa: questa è la Chiesa di una situazione difficile”. “L’ideale della Chiesa – ci ha ricordato il Santo Padre – è sempre con il popolo e con i Sacramenti. Sempre”.

 
Le Diocesi toscane quindi si dicono pronte a recepire tutte le indicazioni che potranno essere fornite da specifici protocolli di sicurezza, analogamente a quanto stabilito per altri luoghi e attività, nella certezza che le ragioni economiche, culturali e sociali, in base alle quali vengono o verranno presto riaperti fabbriche, negozi e musei, parchi, ville e giardini pubblici, non possono avere una prevalenza rispetto all’esercizio della libertà religiosa, che è tra i principi fondamentali della Costituzione (come sanciscono gli artt. 2, 7 e 19) e definita dal Concordato tra Stato e Chiesa (si vedano gli artt. 1 e 2 dell’Accordo di revisione del Concordato tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede del 18 febbraio 1984).

 
I Vescovi toscani ricordano che, come in tutta Italia, anche nella nostra Regione la Chiesa è stata in questo tempo difficile vicina alle persone, sia con l’assistenza spirituale resa possibile dai mezzi di comunicazione, sia fornendo attraverso le parrocchie, le Caritas, le associazioni, il volontariato organizzato una serie di servizi socialmente importanti. Ritengono però che adesso, con l’apertura di una nuova fase, sia necessario consentire una più ampia partecipazione dei fedeli alla vita sacramentale che sta alla base della prossimità caritativa, assicurando la massima disponibilità, come dimostrato finora, ad attenersi con rigore alle indicazioni che saranno date perché questo possa avvenire con il massimo controllo possibile. In questo ci si fa voce anche di tante persone sole, per le quali l’espressione comunitaria della fede è urgenza esistenziale. La Chiesa ha dimostrato di saper rispettare, anche quando questo è costato pesanti rinunce, le ragioni della scienza e della politica chiamate a dare indicazioni di carattere sanitario e sociale su come contenere il contagio. Anche chi ha responsabilità scientifiche e politiche però deve dimostrare adesso di saper rispettare le ragioni della fede e riconoscere la capacità della Chiesa di agire con matura responsabilità.

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