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Nuovi orari per il Museo dell’Opera del Duomo: aprirà anche al mattino

Il Museo dell’Opera del Duomo di Prato apre al mattino e torna agli orari pre-pandemia. Adesso l’apertura è dal martedì al sabato dalle 10 alle 17 e la domenica dalle 13 alle 17. Lunedì è il giorno di chiusura. Nello stesso orario sarà possibile vedere gli affreschi di Filippo Lippi in cattedrale. L’ingresso del Museo si trova sotto il campanile.

 

Nato nel 1967 e successivamente ampliato con opere provenienti da tutta la diocesi, il Museo dell’Opera del Duomo custodisce e racconta la storia artistica della città di Prato. Il suggestivo percorso museale inizia sotto le Volte della Cattedrale e prosegue intorno al chiostro romanico e si snoda lungo alcune sale dell’antico Palazzo dei Proposti o Vescovile.

Convegno pastorale diocesano, le indicazioni per la Chiesa di Prato: «le parrocchie lavorino con sinodalità»

In San Domenico si è tenuto il Convegno diocesano, l’appuntamento che segna l’inizio dell’anno pastorale per la Chiesa di Prato. Dopo l’introduzione del vescovo Giovanni ha preso la parola padre Rizieri Santi, che insieme a un gruppo di lavoro ha redatto un documento nel quale sono indicate le proposte per il nuovo anno.

Lo riportiamo di seguito, insieme a un video nel quale padre Rizieri sintetizza le indicazioni per la Diocesi.

 

PROPOSTA DEL CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO PER L’ANNO PASTORALE 2022-2023

Nell’anno pastorale 2022-2023 continua il cammino sinodale caratterizzato dall’ascolto accogliente e dal camminare insieme.

 

Il Consiglio, dopo aver riflettuto sulla sintesi elaborata dalla Commissione Diocesana per il Sinodo, propone che quest’anno la nostra Chiesa di Prato si impegni in particolare nella sinodalità fra le parrocchie del medesimo vicariato. Infatti, noi pensiamo che il Vicariato non sia un’esigenza culturale, ma spirituale.

 

La riteniamo una scelta pastorale primaria e irrinunciabile. La pandemia e la guerra in Ucraina sono state e sono ancora certamente un tempo di prova. Ma noi cristiani siamo chiamati a coltivare proprio ora l’ottimismo della fede: c’è un mondo che muore, è vero, ma noi sappiamo che è lo Spirito che guida anche la storia di oggi e noi abbiamo il compito di suscitare nuovi percorsi di comunione.

 

Il Consiglio Pastorale Diocesano con questa proposta non intende sobbarcare nessuno di ulteriori impegni e fatiche, ma lo facciamo per camminare meglio, insieme, con maggiore gioia e con risultati migliori.

 

In modi e in tempi diversi si sono già fatti molti tentativi di collaborazione pastorale, spesso con scarsi risultati. Ma non possiamo lasciarci spegnere dalla stanchezza e dal pessimismo; dobbiamo provare, perché oggi noi abbiamo la possibilità di essere profeti di una storia nuova. Non vogliamo neppure cancellare le qualità e le prerogative di nessuno, ma vogliamo vivere il Vangelo insieme.

 

Noi proponiamo un cammino che coinvolga tutti: clero e laici; giovani, adulti e anziani; persone impegnate, simpatizzanti e frequentatori occasionali…

 

In particolare, fra le tante scelte possibili, noi vi indichiamo queste:

 

1. Per il clero del Vicariato:
a. Vivere la fraternità sacerdotale. Tutti possiamo immaginare quanto sarà bello se i sacerdoti dello stesso vicariato avranno lungo l’anno (mensilmente?) delle mattinate da trascorrere insieme per meditare e condividere la pagina del Vangelo della Domenica successiva, per proporre dei segni liturgici comuni nei tempi forti, per fare un po’ di Adorazione insieme e per concludere con un pranzo fraterno.
b. In risposta alla difficoltà lamentata da più parti di trovare un confessore disponibile o una guida spirituale, i sacerdoti del vicariato, accordandosi, possono far conoscere alcuni numeri di cellulare con date, orari e luoghi per offrire la possibilità di questi incontri.
c. Condividere la pastorale ordinaria.

 

2. Per il Consiglio Pastorale Vicariale:
a. Pubblicare un elenco e il calendario delle iniziative più significative delle varie parrocchie, così come dei vari bisogni e servizi presenti in zona (caritativi, culturali, formativi, ricreativi, spirituali…)
Così come è necessario
b. Riflettere insieme sui bisogni, le potenzialità e le priorità pastorali del Vicariato.
c. Formare operatori pastorali a livello vicariale. Molte situazioni pastorali nuove ci interpellano (Pastorale giovanile, formazione degli animatori per giovani e adulti, corsi per fidanzati, preparazione al Battesimo e alla Confermazione degli adulti, pastorale sanitaria, pastorale del lavoro, formazione alla Parola di Dio, incontri per famiglie, pastorale dei separati e divorziati…). Ci sentiamo spesso inadeguati, ma non possiamo nemmeno derogare dal nostro servizio. Solo collaborando insieme potremo rispondervi.

 

3. Per la Pastorale Giovanile:
a. Viviamo la fatica di relazionarci con gli adolescenti e i giovani. É indispensabile creare nuove occasioni di contatto. Al di là della possibilità o meno di avere un gruppo giovanile parrocchiale, il Consiglio Pastorale Vicariale può impegnarsi nell’individuare gli animatori, nel proporre momenti aggregativi e formativi comuni, nell’interscambio di animatori. L’Ufficio per la Pastorale Giovanile offrirà la propria collaborazione.
b. É bene che anche con i bambini ci si apra ad una realtà vicariale e non solo parrocchiale.

 

4. Infine, invitiamo alla sinodalità anche gli Uffici Pastorali.
a. Proponiamo che vi sia maggiore coordinamento e collaborazione fra Uffici, ma anche che si propongano per incontri e dialoghi con ogni vicariato.

 

Per finire: al di là del buon funzionamento delle strutture, continua ad essere importante la cura per la liturgia, la catechesi, la formazione spirituale, la Parola di Dio… Perciò, avviare percorsi di vita nuova significa cambiare e rinnovare soprattutto noi stessi, costruire relazioni autentiche (tra preti, tra laici, tra sacerdoti e laici), nella consapevolezza che tutti siamo membra del Signore.

 

Qui il documento in formato docx

 

Padre Rizieri: «La sinodalità tra le parrocchie è una scelta pastorale primaria e irrinunciabile»

 

 

Il vescovo Giovanni: «Guardiamo al futuro con speranza»

 

 

Al Convegno pastorale saranno consegnate anche le nuove schede bibliche preparate da don Gianni Gualtieri, biblista e parroco dei Santi Martiri. Quest’anno il filo conduttore è la prima lettera di San Paolo ai Corinzi, «scelta perché offre moltissimi spunti concreti – dice ancora mons. Nerbini –, nei suoi scritti San Paolo non fa solo teologia, ma parla di situazioni reali della comunità a cui si rivolge». L’invito alle parrocchie, ma anche ai gruppi e ai movimenti, è quello di fare un percorso di formazione utilizzando questo sussidio già pronto e strutturato per essere letto, meditato e approfondito in modo comunitario.

 

le schede bibliche in formato pdf

 

Convegno pastorale diocesano, appuntamento martedì 27 settembre in San Domenico

È stato posticipato a martedì 27 settembre il Convegno pastorale diocesano. Inizialmente previsto per il 20 e il 21 settembre, l’appuntamento che segna l’inizio delle attività della Chiesa di Prato si terrà sempre nella chiesa di San Domenico ma si svolgerà in una sola serata con inizio alle ore 21.

 

L’ordine del giorno rimane lo stesso comunicato nei giorni scorsi: verrà presentata una proposta di impegni pastorali ispirati agli spunti emersi durante il Cammino sinodale della Chiesa italiana compiuto a Prato. Poi ci sarà la consegna delle nuove schede bibliche preparate da don Gianni Gualtieri, biblista e parroco dei Santi Martiri. Quest’anno il filo conduttore è la prima lettera di San Paolo ai Corinzi.

 

«Considerato il cammino sinodale intrapreso lo scorso anno – scrive il vescovo Giovanni Nerbini in una lettera di invito al Convegno indirizzata alla diocesi – è davvero importante che ci sentiamo coinvolti, dopo aver ascoltato e riflettuto a lungo, nello sforzo di dare un volto nuovo e più accogliente alle nostre parrocchie».

Il vescovo Giovanni scrive ai pratesi in vista delle elezioni del 25 settembre

Lettera agli elettori

A tutti i giovani, le donne e gli uomini
della nostra città;
a tutti i fedeli della Chiesa pratese;
a tutti i credenti di qualsiasi fede e nazionalità.

 

 

Il prossimo 25 settembre saremo chiamati nuovamente alle urne per esprimere, con il nostro voto, come e da chi desideriamo essere governati. Mi pare che queste elezioni assumano un carattere molto particolare che non si esaurisce nell’indicazione di una preferenza tra sinistra, centro o destra ma rappresentino un invito a prendere atto dei gravi “fallimenti” registrati in questi decenni a tutti i livelli, nazionale e sovranazionale, ed in tutti gli ambiti, economico e sociale, soprattutto perché le varie leadership nazionali e sovranazionali si sono rivelate inadeguate ad affrontare le emergenze e le grandi sfide attuali non riuscendo ad individuare percorsi significativi e condivisi per la loro soluzione.

 

Sembra però, a guardare le proiezioni, che nell’elettorato italiano non ci sia la percezione della criticità della situazione se consideriamo che al momento, i maggiori consensi li raccoglie il “partito delle astensioni” stimato intorno al 40% dell’intero corpo elettorale, del quale farebbe parte una larga fascia di giovani. Si comprendono i tanti i delusi dalle attese suscitate da programmi e promesse elettorali poi tradite dai pochissimi significativi cambiamenti. Molti sono quelli che passando da differenti esperienze politiche e da una partecipazione vissuta hanno poi constatato infruttuoso il proprio lavoro, mortificata la propria passione fino a sviluppare un sospetto risentito ed a volte cinico verso il mondo della politica in generale. Ma ciò non toglie che abbandonare il campo, rinunciare ad una presa di posizione non rende la realtà che viviamo migliore, e non contribuisce certo a creare condizioni nuove, a vincere le sfide che ci stanno di fronte. E se per un cristiano la PARTECIPAZIONE alla vita politica è un dovere che scaturisce direttamente dal principio della carità e dalla speranza generate dalla fede nel Signore Gesù, per tutti è evidente che solo nella partecipazione diretta, qualificata e consapevole e condivisa è sicuramente possibile cambiare in meglio anche le realtà più compromesse.

 

Il vero nodo della questione è riconducibile all’idea che abbiamo della democrazia. “A scuola ci hanno insegnato che la politica si fa andando a votare ogni cinque anni (in Italia non abbiamo assimilato neanche questa regolarità). Nel mezzo il niente. E così la maggioranza delle persone hanno sempre fatto. “Ci hanno ingannato. La politica si fa ogni giorno, ogni momento della nostra esistenza. Al supermercato ed in banca, sul posto di lavoro e nel tempo libero, in cucina e all’edicola. Scegliendo cosa leggere, da quale fonte informarsi, quale lavoro svolgere e quanto consumare. Vivendo in maniera cosciente i gesti più minuti della nostra vita rafforziamo un modello economico sostenibile o di saccheggio, sosteniamo imprese responsabili o vampiresche, contribuiamo a costruire la democrazia o a demolirla, sosteniamo una economia solidale e dei diritti o una economia animalesca e di sopraffazione reciproca” (Francesco Gesualdi. “Risorsa umana”. San Paolo, 2015).

 

Don Milani inesauribile maestro di vita metteva in guardia: “dobbiamo avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazione, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto”. L’antidoto ai grandi guasti ed all’impotenza è il senso di responsabilità, “non per tormentarsi, ma per agire, sapendo che siamo così importanti da poter cambiare il sistema”.

 

La protesta è legittima, l’indifferenza no. Lo scendere in piazza, protestare, contestare è opportuno, anzi doveroso; chiudere la finestra far finta di non vedere sperando che poi il “caso” (che non esiste) risolva le questioni non è ammissibile. Lo ribadisco con forza: questo è proprio il momento di riprendere una partecipazione, piena, intelligente, collaborativa e costruttiva. Ciascuno la combatta dalla parte che ritiene più confacente ai propri orientamenti. Aiutiamo le formazioni politiche, i partiti ad abbassare i toni della polemica con la quale non si edifica. Nessuno poi è il deus ex machina della situazione che da solo possa individuare strategie vincenti e per costruire qualcosa di stabile e duraturo occorre la partecipazione di tutti gli attori coinvolti.

 

Aiutiamo i partiti a mettere a fuoco le varie e vere problematiche rifuggendo le soluzioni “facili” e accomodanti come pure quelle che stringendo troppo lo sguardo in un’ottica egoistica, non perseguono il bene comune, che riguarda tutti senza esclusioni e senza discriminazioni.

 

È legittimo che le questioni locali e nazionali trovino adeguato spazio, ma appare sempre più evidente (la questione energetica ne è una dolorosa riprova) che la interdipendenza in tutte le questioni decisive esige un’ottica diversa e nuova di responsabilità a tutti i livelli. Sottraiamoci dalla facile ed ingenua suggestione che si può rimettere a posto la sola cucina (il nostro micro-mondo, l’Italia) mentre la casa intera (l’Europa, il mondo) sta crollando sotto gli scossoni del terremoto. Purtroppo in noi la vastità e la complessità dei problemi fanno scattare un senso di impotenza; dall’altra vince una certa miopia che concentrando l’attenzione sulle sole questioni che “sembrano riguardarci” più direttamente produce disinteresse e indifferenza.

 

Per dare concretezza al mio discorso vorrei richiamare tre grandi ineludibili emergenze
Vorrei richiamare soltanto tre di queste grandi emergenze:

 

1) Lo sfruttamento selvaggio, dissennato delle risorse naturali e l’inquinamento causa dei cambiamenti climatici. Siamo andati avanti per anni facendo finta di non vedere o addirittura negando ciò che era sotto gli occhi di tutti e solo oggi di fronte a catastrofi naturali particolarmente devastanti, si comincia ad ammetterne la verità ed a riconoscerne almeno parzialmente, le cause facendo comunque tanta fatica ad individuare e adottare strategie correttive serie ed adeguate. Non solo abbiamo ricoperto terre ed oceani di rifiuti, seppellito veleni che rendono inutilizzabili vasti territori e nocivi i prodotti della terra ma siamo andati avanti incuranti dei segnali che preannunciavano il collasso. Molti non sanno che i biologi hanno rintracciato persino nel corpo umano tracce significate di microplastiche (volgare plastica). Si stima che in una settimana ognuno ingerisca queste sostanze equivalenti alla tessera del bancomat. Timide ancora le risposte, incerte a volte ambigue o ciniche le posizioni di società e governi cosiddetti “civili”. Non molti anni fa Cina ed Usa si sono sottratte agli impegni sottoscritti alla conferenza sul clima di Parigi riaffermando il loro diritto ad usare idrocarburi (ritenuti i principali responsabili dell’inquinamento) per sospingere le loro industrie e creare “ricchezza” (La Cina emette più anidride carbonica di Stati Uniti, Unione europea e Giappone messi insieme). Oggi non si tratta soltanto di procedere ad una azione di “bonifica” e “ripulitura” di ciò che abbiamo compromesso quanto di assumere una prospettiva nuova che è quella indicataci da Papa Francesco: una ECOLOGIA INTEGRALE la quale chiude con un passato che non ha mai saputo unire le priorità in gioco ma di volta in volta ne ha privilegiate una a scapito dell’altra. Il caso più clamoroso in questo ambito è rappresentato dall’ILVA di Taranto: L’esigenza di avere posti di lavoro motore trainante per lo sviluppo di un territorio (quello tarantino) è stata pagata a carissimo prezzo dalla salute di migliaia di cittadini. Ambiente è certamente ecologia, ma “ecologia integrale” cioè coscienza di uno spazio fatto di una pluralità di dimensioni dove l’ecosistema si interseca con il tessuto sociale e le due cose si influenzano in modo speculare. Prato in questo senso è stato ed è un grande laboratorio ed un luogo dove registrare alcuni “guasti”. Lo sviluppo del macrolotto, rispondeva a necessità industriali che però, all’epoca, non si sono interrogate sul suo impatto ambientale, su cosa significava in termini di necessità di fornire energia e risorse per far funzionare un comparto industriale (il tessile) fra i più energivori. E come poi tutto questo ha inciso sul tessuto sociale, sulle relazioni?

 

2) La crescita delle povertà a livello mondiale (quasi un miliardo) di persone soffre la fame ed in Italia secondo i rapporti dell’ISTAT del 2021 sono in condizione di povertà assoluta poco più di 1,9 milioni di famiglie (7,5 del totale) e circa 5,6 milioni di individui. Le nostre società “producono” povertà, “scarti” umani, emarginazione. Attualmente, l’87% della popolazione mondiale (pari a circa 5,9 miliardi di persone) accede a fonti di acqua potabile, mentre quasi il 39% (pari a oltre 2,6 miliardi di persone) non dispone di servizi igienico-sanitari di base. In un contesto tanto compromesso neppure il ricco ed attivissimo volontariato riesce ad incidere significativamente ma solo ad attenuare la drammaticità delle conseguenze. Anche su questo tema la nostra Prato è stata terra profetica, che ha fatto prima di altre parti d’Europa l’esperienza delle conseguenze più gravi e dolorose di una globalizzazione che troppo spesso è stata spinta nella direzione di una massimizzazione i profitti a scapito della dignità del lavoro, del valore di interi tessuti sociali e culturali, della ricchezza di una diversità e di una operosità sacrificate in nome di un guadagno facile, qui e ora. I dati sulla povertà, che riguardano anche la nostra città, richiedo politiche innovative che mettendosi alle spalle logiche egoistiche e nazionalistiche si facciano carico del destino di tutti i popoli come dei singoli uomini. Ci stiamo gradualmente abituando tutti ad accettare come ineluttabile e normale che milioni di persone non possano condurre una esistenza dignitosa come la nostra, e che nel mondo la forbice tra poveri e ricchi si allarghi costantemente. Le previsioni a livello nazionale per i prossimi mesi di ottobre e novembre, considerata la crisi energetica ed il rincaro delle bollette, sono destinate ad aggravare sensibilmente la situazione almeno per l’Italia. La chiave di svolta in questo ambito è sicuramente rappresentata dal LAVORO che i nostri costituenti hanno inteso mettere a fondamento della nostra repubblica. Non il lavoro degradante, sfruttato, disumano che esige sempre di più fino a rendere, in alcuni casi, schiavi i soggetti garantendo sempre di meno condizioni accettabili di vita ed il soddisfacimento dei bisogni fondamentali dell’uomo. Serve un lavoro dignitoso, che dà dignità alla persona, valorizza le sue capacità permettendogli una esistenza normale e la realizzazione delle aspirazioni più profonde, come quelle di avere una famiglia, coltivate ad ogni essere umano. Io non ho risposte e mi rendo conto leggendo che infinite sono le teorie ed insanabili le divergenze su questo tema, ma drammatica resta la realtà. E’ certo però che la competizione sempre più accentuata costringe aziende ed operai ad impegni professionali sempre più gravosi per battere la concorrenza e così si cerca di risparmiare sempre a scapito del lavoratore costretto a volte ad abbandonare il posto per mantenere un equilibrio psicologico soddisfacente. Molte delle nostre aziende pratesi su questo aspetto hanno credo da dirci ed insegnare davvero molto.

 

3) Il riaccendersi di un altro conflitto in Europa. A distanza di pochi decenni dalla guerra dei Balcani siamo tornati a combattere nel vecchio continente. Le cause sono profonde e remote. Si è chiuso il novecento ma non ci siamo lasciati alle spalle imperialismi, nazionalismi, guerre di religioni, brama di potere e ricchezze e quant’altro. E quello che abbiamo davanti è la brutalità della guerra “inutile strage”, carnefice di vite umane. Ancora giovani e giovanissimi mandati al macello inseguendo ideali falsi, obbedienze assurde. Vogliamo sradicata ogni ingiustizia ogni prevaricazione e oppressione di un popolo contro un altro
Noi non ci accontentiamo di vedere la guerra cessare. Vogliamo la pace, la vogliamo costruire, per tutti i popoli, per ogni uomo. Vogliamo fare nostro il pensiero dell’apostolo Paolo: “Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio”. Solo la pace, quella vera garantisce ad ogni uomo “una vita calma e tranquilla, dignitosa”, per il raggiungimento della quale occorrono le preghiere di quanti credono ma un concorso unanime di singoli e gruppi, “artigiani della pace” che, ciascuno nel suo ambito e secondo le sue possibilità vogliono e riescono a portare il loro contributo.
All’indomani dello scoppio della guerra russo-ucraina 1300 studenti, dottorandi e dipendenti del MGIMO l’università del ministero degli affari esteri russo in cui vengono formati i futuri diplomatici del paese, in una lettera aperta hanno chiesto che si sospendessero i combattimenti restituendo alla diplomazia ed al dialogo la soluzione delle controversie sul campo. Questo un passaggio importante: “Consideriamo moralmente inaccettabile metterci da parte e rimanere in silenzio quando le persone muoiono in uno Stato vicino. Muoiono per colpa di chi ha preferito le armi alla diplomazia pacifica.
Nel corso della sua storia, la Russia ha ripetutamente difeso i deboli e li ha sostenuti, e ciò anche quando il prezzo da pagare era alto. I leader del nostro paese hanno risolto pacificamente situazioni di crisi difficilissime, e ciò nonostante tutte le differenze ideologiche. Chiediamo che questa tradizione di politica estera continui anche oggi: che si ritirino le truppe dal territorio dell’Ucraina, che si fermino i bombardamenti delle città ucraine e che si avvii un processo negoziale franco, senza ultimatum e richieste di resa dell’altra parte”. Questi uomini e donne si sono messi in gioco fino in fondo pagando di persona il coraggio della verità. Perché questo appello non ha trovato anche in occidente accoglienza e rispondenza? Perché spesso ci si pone di fronte a queste crisi più da “tifosi” che da intelligenti “costruttori di dialogo e di pace”?

 

Ciò che appare inaccettabile ed immorale è la costruzione ed il commercio di armi che ha raggiunto nello scorso, anno la spesa complessiva di 2113 miliardi di dollari pari al 2,2% del Pil globale (dati Sipri). Possiamo tollerare che risorse tanto ingenti vengano sottratte ad un fine di crescita di quella parte del mondo che ancora è privata di beni e servizi primari per essere investita in armamenti che vanno ad alimentare inevitabilmente i conflitti nelle tante parti del mondo?
Nel 1961 la crisi di Cuba portò il mondo intero sulla soglia di una terza guerra mondiale. L’Urss aveva tentato di installare nell’isola di Cuba basi missilistiche dalle quali sarebbe stato facilissimo bombardare gli Stati Uniti, il cui Presidente Kennedy reagì duramente ottenendo lo smantellamento delle basi dall’allora segretario del Partito Comunista sovietico Krusciov. Il contesto odierno è profondamente diverso, eppure servirebbe ricordare l’esempio di una lucida saggezza che in quel contesto comprese gli esiti disastrosi di un conflitto armato condotto fino in fondo. Dovremmo chiederci se oggi siamo davvero in grado, come allora fecero Kennedy e Krusciov, di valutare tutte le conseguenze di questo conflitto e se siamo consapevoli dei rischi che corre l’umanità. Più ancora: stiamo affrontando la tragedia di questo conflitto con il realismo necessario? È davvero pensabile, per una umanità che di fronte alle grandi sfide scopre di appartenere ad un comune futuro, portare avanti una politica di potenza ed egemonia, fondata sulla retorica della grandezza della nazione? E possono davvero garantire pace e sicurezza dispositivi politici e militari pensati per un mondo, quello della Guerra Fredda, consegnato da tempo alla storia?
È lecito domandarsi come mai con questo precedente in questi anni dopo la fine dell’Urss, si sono posizionati missili Nato in molti paesi confinanti con la Russia, atti difficilmente classificabili come non ostili? Se quindi la politica di Putin è assolutamente condannabile ci si chiede che giudizio serio ed onesto esprimere sugli altri attori responsabili della politica internazionale.

 

E nasce anche spontanea la domanda se la Nato sia ancora lo strumento adeguato a garantire la difesa e la pace o se oggi non servano differenti approcci.
Carissimi, comunque vadano le elezioni il 26 settembre ci ritroveremo davanti ancora ciascuno e tutti questi problemi e l’alternativa se farsene carico o lasciare che le cose procedano secondo le vecchie logiche sarà ancora unicamente nelle nostre mani. Auspico che tutti noi sappiamo raccogliere con determinazione la sfida.

 

 

Un cordiale saluto unito all’augurio di un impegno davvero straordinario.

 

 

Prato, 16 settembre 2022

 

 

+ Giovanni Nerbini
Vescovo di Prato

 

Il testo della lettera in formato pdf

Il saluto del vescovo Giovanni agli studenti pratesi per il primo giorno di scuola

«Un giovane indiano partì alla caccia di anatre selvatiche sulla riva di un fiume, armato solo di una fionda. Raccolse alcuni ciottoli sul greto e cominciò a scagliarli con tutta la sua forza contro agli uccelli che si fermavano incautamente sulla riva.
Soltanto due ciottoli colpirono a morte due uccelli prima di finire anch’essi nella corrente.
Quando rientrò in città, il giovane aveva due anatre nella bisaccia e ancora uno dei ciottoli in mano.
Nei pressi del bazar, un gioielliere lo fermò con una esclamazione di sorpresa:
Ma è un diamante, quello che hai in mano! Vale almeno mille rupie!
Il giovane cacciatore impallidì e poi si disperò:
Ma che stupido sono stato! Ho usato tutti quei diamanti per uccidere degli uccelli…
Se li avessi guardati bene ora sarei ricco, e invece la corrente li ha portati via!».

 

 

Carissimi scolari e studenti,
il racconto che avete appena letto può apparirvi banale. Eppure descrive perfettamente una dimensione del nostro vivere: abbiamo nelle nostre mani, a nostra disposizioni doni abbondanti e preziosissimi: una esistenza agiata, comoda, opportunità quasi illimitate in molti ambiti, tempo a disposizione, possibilità di conoscere e viaggiare e molto altro. Un posto speciale tra questi doni è occupato dalla scuola. Attraverso di essa si possono concretizzare sogni, raggiungere traguardi ambiziosi. Non vi inganni la fatica che questa richiede (ma esistono cose belle ed importanti che si raggiungono senza sforzi e sofferenze?), non lasciatevi irretire neanche dalla noia che a volte si fa sentire: è davvero una opportunità unica, straordinaria. Un popolo cresce nella misura in cui il livello dell’istruzione è alto e generalizzato, come la singola esistenza è anche determinata dalla capacità di giocare bene le possibilità che ci vengono offerte . Ma proprio come nella storia il grande rischio che corriamo è quello di non essere consapevoli di questi doni e di gettarli banalmente.

 

Nella mia vita tante volte ho ascoltato lo sfogo di persone che si misurano su sterili e dolorosi rimpianti: potevo e non ho fatto, ho sprecato tempo e risorse. Ricordo un mio viaggio in Burkina Faso. Le suore di una grande città avevano offerto a ragazzine meritevoli la possibilità di studiare sottraendole ad un pesante lavoro familiare (già a sette anni molte loro coetanee, oltre ad accudire i fratelli più piccoli, compivano lunghi viaggi per andare ad attingere acqua). Ebbene per queste ragazzine la scuola era diventata non solo un impegno tra i tanti, ma una passione, uno svago, un divertimento un passatempo ed i risultati erano eccezionali.

 

Carissimi vi auguro che questo anno scolastico vi aiuti, guidati dai vostri insegnanti e dirigenti, a compiere questa straordinaria scoperta. Buon viaggio

 

 

+ Giovanni Nerbini
Vescovo di Prato

Veglia di preghiera per invocare la pace in Ucraina. Prato aderisce all’invito della Cei

Una veglia di preghiera per invocare la pace in Ucraina. Anche la Chiesa di Prato si unisce all’invito lanciato dalla Cei e dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa di promuovere un momento di raccoglimento e spiritualità per chiedere la fine della guerra. L’appuntamento è per mercoledì 14 settembre alle ore 21, festa dell’Esaltazione della Croce. Il vescovo Giovanni Nerbini guiderà un momento di preghiera nella chiesa di San Domenico insieme ai sacerdoti e ai fedeli del vicariato del centro storico. Un analoga iniziativa si tiene la stessa sera in molte parrocchie di Prato che hanno deciso di aderire alla proposta della Cei.

 

Nel corso dell’assemblea i fedeli leggeranno anche una preghiera di papa Francesco: «Signore, aiutaci Tu! Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace, guidaci Tu verso la pace. Apri i nostri occhi e i nostri cuori e donaci il coraggio di dire: “mai più la guerra!”; “con la guerra tutto è distrutto!”. Infondi in noi il coraggio di compiere gesti concreti per costruire la pace».

 

In una lettera inviata ai sacerdoti della diocesi, il vescovo Giovanni chiede di invitare «tutti i nostri fedeli ad una preghiera accorata al Signore che vada oltre il momento celebrativo vissuto comunitariamente».

 

Qui il sussidio di preghiera per la pace in Ucraina preparato dalla Cei

8 settembre, dal pontificale all’ostensione: il programma della festa

La festa della città, la più amata dai pratesi, viene riproposta in versione originale con il Corteggio storico che finalmente torna per le strade e le piazze del centro. La pandemia aveva modificato le ultime due edizioni ma quest’anno tutto tornerà secondo tradizione. Ma andiamo con ordine, di seguito riportiamo le varie iniziative in programma partendo dalle celebrazioni in preparazione all’8 settembre, Natività di Maria.

 

I pellegrinaggi in cattedrale

 

In preparazione alla festa sono iniziati i pellegrinaggi in cattedrale. Ogni giorno alle 17 recita del rosario e alle 17,30 celebrazione della messa nella Cappella del Sacro Cingolo. Le celebrazioni sono trasmesse in diretta su Tv Prato.
Giovedì 8, giorno della festa, alle 7,30 pellegrinaggio della parrocchia di San Lorenzo a Campi Bisenzio (diocesi di Firenze) e alle 8,30 delle parrocchie di San Pietro e della Visitazione a Galciana. Si tratta di una antica e amata tradizione che vede queste comunità mettersi in cammino dalle rispettive chiese per raggiungere a piedi la cattedrale di Prato e poi celebrare messa in onore del Sacro Cingolo mariano.

 

L’esposizione della Sacra Cintola

 

La Sacra Cintola sarà esposta alla venerazione dei fedeli a partire dalla vigilia della festa, mercoledì 7 settembre, dalle 9 alle 12 e dalle 15,30 alle 17, e l’8 settembre, dalle 7 alle 10 e dalle 15 alle 18. In duomo sono disponibili sacerdoti per le confessioni. È possibile ottenere l’indulgenza plenaria alle solite condizioni: la confessione sacramentale, la comunione eucaristica e la preghiera secondo le intenzioni del Papa.

 

Il pontificale della Natività di Maria

 

Giovedì 8 settembre alle 10 si tiene solenne pontificale presieduto dal vescovo emerito di Fiesole mons. Mario Meini e concelebrato dal vescovo Giovanni Nerbini insieme al clero diocesano. Prestano servizio la Corale della Cattedrale e la Corale San Francesco. Presenti le Amministrazioni comunali di Prato, Vaiano, Vernio, Cantagallo e quella Provinciale. Al termine della messa, sul sagrato della cattedrale, offerta dei ceri alla Madonna del Sacro Cingolo da parte del Comune di Prato. La Sacra Cintola sarà mostrata ai fedeli presenti in cattedrale. La celebrazione è trasmessa in diretta su Tv Prato.

 

A sera il Corteggio e l’Ostensione

 

L’edizione numero 55 del Corteggio storico inizia alle 20 con i rintocchi della campana di Palazzo Pretorio. Oltre trecento figuranti appartenenti a tredici Gruppi storici sfileranno per le vie del centro. Alle 22,30 è previsto il secolare rito dell’ostensione del Sacro Cingolo officiato dal vescovo Giovanni Nerbini. Al termine lo spettacolo «Opera Florae» fatto di bagliori, scie di fiamme, faville e scintille a cura della Compagnia Opera Fiammae. Seguirà un videomapping sulla facciata del Duomo appena restaurata in cui si racconta la storia della città di Prato. La serata è trasmessa in diretta su Tv Prato.

Il vescovo Giovanni: «Mons. Simoni è rimasto nel cuore di tutti i pratesi perché ha incarnato il tessuto sociale di questa città e di questa chiesa»

«Monsignor Simoni era una personalità che si faceva amare ed è rimasta nel cuore di tutti i pratesi perché ha vissuto nel tessuto vitale di questa Chiesa e di questa Città». Intervistato da Tv Prato il vescovo di Prato monsignor Giovanni Nerbini ha ricordato la figura del vescovo emerito monsignor Gastone Simoni, scomparso domenica 28 agosto all’età di 85 anni.

 

Anche Nerbini, come Simoni, è «figlio» della diocesi di Fiesole, dove è stato, come il suo predecessore, vicario generale. Per la differenza di età, Nerbini del 1954, il vescovo emerito del 1937, i due non hanno mai incrociato le loro strade all’interno della Chiesa fiesolana. Quando l’attuale vescovo di Prato decise di entrare in Seminario, Simoni era appena arrivato alla guida della nostra diocesi, ma certamente per via dell’impegno di Nerbini all’interno dell’Opera La Pira e nell’Azione Cattolica, Simoni aveva avuto modo di conoscere quello che alcuni anni più tardi sarebbe diventato il suo successore.

 

«In questo momento i miei sentimenti credo siano quelli di tutta la città e interpretano quelli della città nelle sue varie componenti. C’è un grande dolore perché certamente monsignor Simoni era una personalità che si faceva amare ed era stata particolarmente nel cuore, nella esperienza e nel tessuto vitale di questa Città come di questa Chiesa. Quindi ne sentiamo già la mancanza, ma al tempo stesso guardiamo a questa sua eredità spirituale e umana come a qualcosa di talmente importante alla quale ancora attingere abbondantemente».

 

Nerbini ha sottolineato come Simoni abbia incarnato il tessuto di questa città nel corso del suo lungo episcopato durato vent’anni. «Ha saputo interpretare al meglio da una parte la lettura di una realtà tanto complessa nelle sue pieghe sopratutto sociali, politiche ed economiche, dall’altra ha saputo indicare con una certa forza e lungimiranza alcune strade che potevano essere a suo tempo percorse per vedere di far sì che questa città potesse trovare uno stile di vita e una soluzione dei propri problemi che le permettesse una vita migliore, una vita buona per tutti».

 

Infine un invito ai pratesi che si stanno preparando per dare un addio corale al vescovo Gastone: «Il mio invito è quello che i pratesi hanno fatto fin dalla prima notizia della sua morte, attraverso una partecipazione discreta ma massiccia a questo dolore. E poi la preghiera, non c’è modo migliore per salutare un amico, un pastore, un padre, un fratello di quello della preghiera che ci consente di fare memoria e di mantenere viva la comunione».

È morto mons. Gastone Simoni, per venti anni vescovo di Prato

La Diocesi di Prato piange la scomparsa del Vescovo emerito mons. Simoni, che l’ha guidata per ben venti anni, dal 1992 al 2012. La morte, a 85 anni, è avvenuta questa sera, alle 20,20, presso la Casa di Cura di Villa Torrigiani, a Fiesole (FI), città nella quale si era ritirato dopo aver lasciato per motivi di età la Chiesa pratese. Il presule era stato colpito da un ictus intorno alla metà di agosto e subito era risultata evidente l’irreversibilità della situazione. Il grave episodio era seguito ad un precedente ictus, dal quale si era – sebbene per poche settimane – parzialmente ripreso.
La notizia è stata data poco fa dal Vescovo di Prato mons. Giovanni Nerbini ai sacerdoti della Diocesi e si sta diffondendo, tramite i sociali e gli organi di informazione, tra i pratesi e fuori Prato.

 

Simoni è stata una figura amata e popolarissima di Pastore, stimata trasversalmente dai pratesi, credenti e non, come punto di riferimento morale autorevole in due decenni cruciali di profondi cambiamenti sociali. Per questo impegno, il Comune di Prato, al termine del suo mandato episcopale, volle insignirlo della cittadinanza onoraria, un riconoscimento concesso, nella storia della città, a pochissimi personaggi.
Instancabile tessitore di relazioni sociali e di iniziative di inclusione e di carità – il “bene comune” è stato il faro costante del suo episcopato – è stato una figura molto conosciuta a livello regionale e anche nazionale per il suo spessore spirituale e la sua statura culturale: è stato considerato uno dei massimi esperti della Dottrina Sociale della Chiesa in Italia e, per il suo lungo impegno di animazione e di accompagnamento morale dei cattolici impegnati in politica – fondò la rivista e il movimento “Supplemento d’anima” – un apostolo del cattolicesimo sociale.
Unire la parola – a cominciare da quella della Sacra Scrittura – al pane spezzato: è stata questa la cifra del suo ministero di prete e di Vescovo. Coscienza, spesso critica, della comunità pratese, la sua voce si è levata chiara per la difesa della vita come del lavoro, degli immigrati e contro lo sfruttamento, per i poveri e a favore degli imprenditori¬ che investono e creano occupazione.

 

ESPOSIZIONE DELLA SALMA E FUNERALE

La salma del vescovo emerito di Prato monsignor Gastone Simoni sarà esposta a partire dalle ore 17 di oggi, lunedì 29 agosto, nella cattedrale di Fiesole, diocesi di cui era originario ed è stato vicario generale; alle 21 ci sarà una veglia di preghiera.

Domani, martedì 30 agosto, la cattedrale di Fiesole è aperta dalle ore 8. Nel pomeriggio, alle ore 15, solenne messa di suffragio presieduta dal vescovo di Fiesole monsignor Stefano Manetti e concelebrata dal vescovo di Prato monsignor Giovanni Nerbini insieme ai vescovi di origine fiesolana.

Alle 17,30 la salma di monsignor Simoni arriverà a Prato e sosterà nella chiesa di San Domenico per essere esposta alla preghiera dei fedeli. Alle 21 recita del rosario presieduto dal vescovo Giovanni Nerbini. La chiesa sarà aperta fino a mezzanotte.

I funerali si terranno mercoledì 31 agosto alle 10,30 nella cattedrale di Prato, dove la salma verrà trasferita dalle ore 7 della mattina.

 

Duomo, la facciata è pronta per le ostensioni. Il 9 settembre concerto sul sagrato per finanziare i restauri

Ci sono voluti circa otto mesi, ma ora la facciata del duomo di Prato, tolte le impalcature, potrà mostrarsi in tutto il proprio splendore. Sono infatti terminati i lavori di restauro alla facciata iniziati a dicembre scorso, che si erano resi necessari per la caduta di frammenti lapidei. Adesso tutto è pronto per le prossime ostensioni del Sacro Cingolo in programma lunedì 15 agosto, per l’Assunta, e per giovedì 8 settembre, in occasione della Natività di Maria, a Prato nota come Madonna della Fiera, la festa più importante della città.

 

L’intervento di restauro alle parti esterne della cattedrale è stato affidato alla ditta pratese Piacenti spa e oltre al consolidamento ha previsto anche una ripulitura generale. Il progetto è stato realizzato dallo Studio Comes, con la supervisione della Soprintendenza. Il committente è il Capitolo della Cattedrale in collaborazione con l’Ufficio Beni culturali della Diocesi di Prato.

 

Era dal 1984 che non veniva eseguito un lavoro così accurato. Gli interventi, nello specifico, hanno riguardato il restauro di tutte le superfici lapidee, con attenzione al marmo verde di Prato e alla pietra serena, che presentavano i maggiori degradi, con diffusi distacchi e caduta di materiale. Per questi elementi decorativi sono stati previsti interventi di pre-consolidamento, pulitura, consolidamento ed integrazione delle parti mancanti. Anche l’alberese bianco, presente pure nella variante palombino con la caratteristica colorazione ruggine, è stato restaurato e consolidato per recuperarne l’antico splendore.
Sono state inoltre restaurate le statue presenti sulla sommità della facciata, che rappresentano Sant’Anna con la Madonna bambina, San Gioacchino, la Vergine Maria e Santo Stefano.

 

«Si è trattato di un intervento complesso; la facciata è la parte che aveva i problemi maggiori. È stata fatta una ripulitura generale di tutte le parti lapidee – ha spiegato il direttore tecnico dei lavori, l’architetto Francesco Risaliti – che sono cinque: alberese, palombino, verde di Prato, arenaria e il marmo bianco. Oltre alla pulizia sono state effettuate opere di consolidamento e sono stati sostituiti i peducci degli archetti pensili della facciata, che erano quelli con i problemi strutturali maggiori. Si rischiava che potessero cadere pezzi anche grandi di pietra mettendo a rischio l’incolumità di chi si trovava sul sagrato».

 

Il restauro sta già interessando anche la facciata laterale. Nei prossimi giorni saranno smontate le impalcature per consentire di lasciare libero il duomo per le iniziative di settembre. Successivamente saranno terminati i lavori sulla facciata laterale e prenderanno avvio quelli all’abside, al transetto e al campanile, con l’obiettivo di terminare tutti i lavori per dicembre.

Un concerto sul sagrato per la fine dei lavori

 

Una serata in musica per festeggiare la fine della prima parte dei lavori alla facciata della cattedrale e per raccogliere fondi in modo da finanziare le nuove fasi del progetto di ristrutturazione. Con questo doppio intento l’Opera del Duomo ha organizzato un concerto la sera di venerdì 9 settembre alle ore 21. Sul sagrato della cattedrale, libero dai ponteggi, si esibiranno l’orchestra giovanile toscana diretta dal talentuoso maestro Lorenzo Biagi, il soprano Francesca Mazzara e il mezzosoprano Magdalena Urbanowicz. La direzione artistica dell’evento è dell’Associazione Mettiamoci all’Opera di Prato, presieduta da Marco Sizzi. Il programma prevede una prima parte del concerto dedicata alla musica sacra con lo Stabat Mater di Pergolesi, mentre la seconda parte sarà operistica con arie, duetti e ouverture tratte dai brani celebri della musica lirica.

 

«Con questa serata avremo modo non solo di ascoltare, ma anche di vedere da vicino la facciata del nuovo completamente restaurata – dice il presidente dell’Opera del Duomo di Prato Francesco Giambattista Nardone –, l’iniziativa è stata organizzata in breve tempo, ma ci auguriamo che la cittadinanza risponda, dando prova della propria generosità. Come Opera abbiamo bisogno della vicinanza dei pratesi per poter custodire e proteggere al meglio il monumento più importante della città».

 

L’ingresso al concerto è libero fino a esaurimento posti, ma è consigliata la prenotazione. Per farlo si può scrivere una email alla Curia diocesana (curia@diocesiprato.it) o all’Associazione Mettiamoci all’Opera (presidente@mettiamociallopera.it). Come detto, durante la serata ci sarà una raccolta fondi a offerta libera per sostenere il progetto di restauro della cattedrale.