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«Nessuno sfruttamento». La Chiesa difende il lavoro degno

Sollecitato dal vescovo Franco Agostinelli, l’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro diretto da Michele Del Campo ha scritto un comunicato nel quale si schiera a fianco dei lavoratori pachistani che, da mesi, stanno scioperando a Prato per affermare il diritto a un lavoro degno. Di seguito il testo integrale del documento.

 

È da settimane che a Prato si sta assistendo a una lotta di lavoratori pachistani, dipendenti di un’impresa cinese, per vedersi riconosciuto il diritto a un lavoro degno, non sfruttato e soprattutto umano.
Non è ammissibile far lavorare i dipendenti, chiunque essi siano, 12 ore al giorno. È inammissibile non rispettare le paghe contrattuali, frutti di accordi tra sindacati e imprenditori che sono costati sacrifici a tutti e che stabiliscono delle regole comuni di convivenza. Non è concepibile nella Prato moderna uno sfruttamento ottocentesco che si è superato con tanti sacrifici da parte dei nostri padri.
Le differenze culturali che possono esistere e che possono produrre modelli di organizzazione dell’impresa e del lavoro non possono prescindere dal rispetto dei contratti, della legalità come sentimento comune per vivere in armonia nel nostro territorio.
Le differenze culturali non possono giustificare la cultura dell’illegalità che spesso tollera e sostiene la corruzione e l’evasione delle norme, a partire da quelle del contratto di lavoro. Non combattere l’illegalità e non affermare la legalità significa tollerarla o peggio giustificarla, rendendoci corresponsabili di quanto avviene nella nostra città.

 

Quando l’illegalità, definita da papa Francesco nella sua visita pratese «un cancro», prende il sopravvento nel mondo del lavoro si afferma il lavoro come scarto della società e non come un valore generativo di relazioni sociali che producono un bene comune. Togliere il lavoro alla gente o sfruttarla con lavoro indegno o malpagato o come sia, è anticostituzionale.
I nostri padri attraverso il lavoro hanno costruito a Prato un benessere pacificato per tutti quelli che ci vivevano e per tutti quelli che arrivavano. Questo valore non può essere messo in discussione per egoismo di qualche imprenditore che vuole approfittare delle difficoltà del momento per arricchirsi indegnamente e a scapito di chi ha solo e soltanto la propria professionalità da mettere a disposizione. L’imprenditore ha una funzione sociale cui non può rinunciare: quella di creare «buon lavoro», quella di pagare il giusto salario, quella di organizzare il lavoro perché si possa lavorare in sicurezza, quella di contribuire allo sviluppo della città. L’imprenditore non è quello che si arricchisce alle spalle dei più deboli, sarebbe troppo facile, questo è uno «speculatore», come dice papa Francesco.
Il buon imprenditore è prima di tutto un lavoratore. Se non ha questa esperienza della dignità del lavoro, non sarà un buon imprenditore. Condivide le fatiche dei lavoratori e le gioie del lavoro, di risolvere insieme problemi, di creare qualcosa insieme. Nessun buon imprenditore ama licenziare la propria gente; chi pensa di risolvere il problema della propria impresa licenziando o pagando male i lavoratori, non è un buon imprenditore, è un commerciante, oggi vende la propria gente, domani la propria e l’altrui dignità.
L’imprenditore che sfrutta, che licenzia, che tratta i lavoratori come un oggetto è come quel padrone descritto nel Vangelo che pensando di aver sistemato tutte le sue cose non pensò alla giustizia divina.
A Prato bisogna prendere esempio dai tanti imprenditori che sono amici della gente, della comunità locale, dei lavoratori.
La Pastorale sociale e del lavoro, la Chiesa pratese non può che schierarsi con il sofferente, con l’umiliato, con il povero e oggi questi si manifesta nei lavoratori pachistani che stanno scioperando per la loro dignità.
La Pastorale sociale e del lavoro, la Chiesa denuncia l’ingiustizia che si sta perpetrando verso i lavoratori pachistani che è simile al povero «venduto per un paio di sandali» (Amos 2,6).
La Pastorale sociale e del lavoro, la Chiesa invita e sostiene i sindacati per dare voce a chi non ce l’ha, a smascherare i potenti che calpestano i diritti dei lavoratori più fragili, a difendere la causa dello straniero, degli ultimi, degli «scarti».
La Pastorale sociale e del lavoro, la Chiesa valuta l’urgenza di arrivare a un contratto che definisca i diritti e i doveri dell’imprenditore e dei lavoratori affinché si cooperi per evitare chiusure culturali, etniche e per affermare la dignità del lavoro che passa attraverso il riconoscimento del giusto salario, del giusto orario di lavoro, del giusto riposo.

 

Che questi lavoratori e questi imprenditori, oggi coinvolti in questa vicenda, siano lo spunto per riprendere quanto ci diceva di fare papa Francesco: fare patti di prossimità. Un nuovo patto sociale umano e interculturale, un nuovo patto sociale per il lavoro nel territorio pratese, che metta al centro i diritti del lavoro su cui fondare una convivenza basata sulla reciprocità, sulla legalità, sul rispetto, come previsto dalla nostra Costituzione.
La chiesa di Prato invita tutta la comunità e tutte le religioni affinché tra imprenditori e lavoratori si stabiliscano relazioni di rispetto reciproco e perché la lampada del lavoro, la sua fiamma oggi torni a essere più urgente e più viva. Che sia riaccesa e ricaricata con olio santo, fatto di speranze, gioie, dolori, sofferenze delle persone che oggi sono senza lavoro e che si vedono negata la propria dignità.

Ufficio di pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Prato

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Silvano, Reji e Alberto presto sacerdoti della Chiesa di Prato

È un fine settimana importante quello che si appresta a vivere la Chiesa di Prato. Domenica 30 giugno c’è la consacrazione episcopale di monsignor Giovanni Nerbini a Fiesole mentre il giorno prima, sabato 29, nella cattedrale di Santo Stefano, verranno ordinati tre nuovi sacerdoti diocesani.

 

A darne notizia fu monsignor Agostinelli durante l’omelia della messa crismale in duomo: «Con rinnovata speranza annunzio alla nostra Chiesa che il cammino continua», disse il Vescovo con gioia. Per Agostinelli uno degli ultimi atti da ordinario diocesano di Prato sarà dunque quello di conferire il sacramento dell’ordine a tre seminaristi. La messa è in programma alle ore 10 e sarà trasmessa in diretta su Tv Prato.

 

 

Ecco chi sono. Silvano Pagliarin ha 44 anni ed è originario di Soave, vicino Verona. È arrivato a Prato nel 2013 con i Discepoli dell’Annunciazione, la comunità religiosa che in città ha la casa madre. Alle spalle aveva già alcuni anni di seminario in Veneto, poi la scelta della strada religiosa e successivamente è sbocciato di nuovo in lui il desiderio di diventare sacerdote diocesano. Nel frattempo ha ottenuto il baccalaureato alla facoltà teologica del Triveneto.

 

Anche Reji Thomas Vechoor, 45 anni, ha vissuto alcuni anni con i Discepoli prima di decidere di entrare nel seminario di Prato. Lui viene dalla regione indiana del Kerala, è il quinto e ultimo figlio di una famiglia cristiana da generazioni. È arrivato in Italia per studiare a Roma al Collegio Urbaniano con il movimento missionario Jesus Youth.

 

Alberto Giuseppe Pintus viene da mondo del lavoro. Ha 56 anni e per 22 si è impegnato nella cooperativa sociale Humanitas, di cui è stato a lungo presidente. È nato in Sardegna e poi è entrato a far parte della Compagnia di Gesù, nella quale ha compiuto tutte le tappe fino ad ottenere la licenza in liturgia pastorale a Padova. Dopo ha lasciato la congregazione e ha iniziato a lavorare nel campo del sociale, poi la decisione di entrare in Seminario per diventare sacerdote diocesano.

Prato a Fiesole per il vescovo Giovanni. La diocesi organizza dei pullman per partecipare alla ordinazione episcopale

Si avvicina il giorno della consacrazione episcopale di monsignor Giovanni Nerbini, vescovo eletto di Prato. L’appuntamento è per domenica 30 giugno, alle ore 17, nella cattedrale di Fiesole dedicata a San Romolo. La messa solenne sarà presieduta dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, e concelebrata da monsignor Franco Agostinelli e da monsignor Mario Meini, vescovo di Fiesole. Saranno presenti altri vescovi della Toscana e naturalmente sono invitati a concelebrare anche i sacerdoti del clero pratese e i diaconi. La Diocesi di Prato si sta organizzando per essere presente a questo importante evento e dà la possibilità ai fedeli di raggiungere Fiesole in pullman. Di seguito, alcune indicazioni predisposte dalla Curia per favorire la partecipazione.

 
Gli autobus per Fiesole
La Diocesi di Prato ha predisposto quattro pullman (se ci fosse necessità possono essere anche di più) per arrivare in piazza della cattedrale a Fiesole. Chi volesse partecipare può comunicarlo al proprio parroco o a un suo delegato incaricato di raccogliere le adesioni. C’è tempo per iscriversi entro domenica 23 giugno, giorno in cui ogni parrocchia dovrà far pervenire all’ufficio diocesano pellegrinaggi l’elenco dei partecipanti alla messa di ordinazione. I bus partiranno alle ore 15 di domenica 30 giugno dal grande parcheggio in zona est adiacente al Mc Donalds, vicino alla Questura. La partenza per il viaggio di ritorno è alle ore 20 da Fiesole. Il costo del biglietto è di 10 euro, pagabili direttamente sull’autobus.

 
In preghiera per il vescovo Giovanni
Mons. Nerbini ha chiesto ai pratesi di accompagnarlo nella preghiera. L’invito dunque è rivolto a tutti i fedeli e alle parrocchie. Particolarmente, nelle messe di sabato 22 e domenica 23 giugno e nelle messe di sabato 29 e domenica 30, sono richieste intenzioni dedicate nella preghiera dei fedeli. Nella lettera scritta alla Diocesi il giorno della nomina a vescovo, mons. Nerbini concluse il suo messaggio di saluto chiedendo «l’intercessione dei santi Stefano, Lorenzo e Caterina de’ Ricci», poi affidò i pratesi «alla protezione amorevole della Madonna del Sacro Cingolo».

 
Il saluto al vescovo Franco
Come comunicato, mons. Nerbini farà il proprio ingresso a Prato il pomeriggio di sabato 7 settembre. Il programma dell’accoglienza e della messa di presa in possesso della diocesi verrà diffuso non appena sarà ufficializzato dalla apposita commissione che sta lavorando alla preparazione dell’evento. Intanto, è stata stabilita la data per il saluto a monsignor Franco Agostinelli. Sarà una solenne concelebrazione che si terrà domenica primo settembre, in cattedrale, alle ore 17. Un appuntamento a cui tutti sono invitati a partecipare.

L’Agnello al centro dello stemma del nuovo vescovo Giovanni

Mons. Giovanni Nerbini ha il suo stemma episcopale. «In te Domine Speravi» è il motto scelto dal vescovo eletto di Prato come tratto distintivo di questo nuovo cammino a servizio della Chiesa. «In te Signore mi sono rifugiato», la traduzione di questo brano, incipit del salmo 31, ripreso anche come ultima espressione dell’inno Te Deum («In te, Domine, speravi: non confundar in aeternum»). Lo stemma è stato realizzato e blasonato, come si dice in questi casi, dal grafico araldista Giuseppe Quattrociocchi in collaborazione con il professor Fabio Falusi e del sacerdote fiorentino don Simone Pifizzi.

 

 

 

In primo piano, all’interno dello scudo sagomato, è raffigurato l’Agnello Pasquale seduto sul libro dai sette pendenti che stringe la banderuola dell’Agnus Dei. «È simbolo di innocenza – spiega don Pifizzi, autore dell’esegesi dello stemma – e in oltre è un chiaro riferimento al nome del Presule, Giovanni, e ai due santi Giovanni Battista e Evangelista. L’Agnello dell’Apocalisse che apre i sigilli del libro indica Gesù che rivela la volontà del Padre e quello che il Padre ha rivelato al Figlio e il Figlio lo ha fatto conoscere agli apostoli». Il libro richiama anche la passata professione di mons. Nerbini, l’insegnamento, che ha segnato in maniera significativa la sua esistenza. Inoltre l’Agnello richiama l’arte della lana ed è un chiaro riferimento alla vocazione tessile di Prato, conosciuta come città laniera. Il coloro rosso dello sfondo è lo smalto – che per eccellenza – in araldica indica la virtù della carità.

 

Nella cappa sinistra (di chi osserva) è rappresentato un giglio, il più nobile dei fiori araldici e simbolo mariano per eccellenza. Il colore azzurro indica il cielo ed è un riferimento mariano a «Maria Immacolata», titolo dell’ultima parrocchia dove mons. Nerbini ha svolto il suo ministero, sia alla città di Prato, da secoli città mariana. Nella cappa destra c’è una palma, simbolo della vittoria e della pace ma anche del martirio, come quello di San Romolo, patrono di Fiesole, sua diocesi di origine, e di Santo Stefano, patrono di Prato. Il fondo argento delle due cappe richiama la luce e le virtù della purezza, innocenza, umiltà, giustizia e temperanza.

 

 

Esegesi dello stemma di mons. Giovanni Nerbini

 

Il nuovo Vescovo farà il suo ingresso in Diocesi sabato 7 settembre e riceverà l’ordinazione episcopale il 30 giugno

La Diocesi di Prato accoglierà il nuovo vescovo monsignor Giovanni Nerbini sabato 7 settembre, vigilia della Natività di Maria, festa della città. Stabilita anche la data dell’ordinazione episcopale del nuovo Pastore della Chiesa pratese: sarà domenica 30 giugno nella cattedrale di Fiesole. Orari e dettagli delle due celebrazioni sono da definire ma la macchina organizzativa delle due Diocesi si è già messa in moto.
L’ufficializzazione delle due date è arrivata durante lo svolgimento dell’assemblea generale della Cei, alla quale hanno partecipato il vescovo uscente Franco Agostinelli e il vescovo eletto Giovanni Nerbini.

Il 27° vescovo di Prato, il quarto residenziale, arriverà dunque nei giorni della festa più cara ai pratesi, quella dell’8 settembre, conosciuta in città con il nome di «Madonna della Fiera». Mons. Nerbini parteciperà al corteggio storico e officerà la solenne ostensione del Sacro Cingolo, la reliquia mariana simbolo della città custodita da otto secoli nella cattedrale di Prato. A fine giugno, domenica 30, è prevista l’ordinazione episcopale perché mons. Nerbini deve essere consacrato vescovo, attualmente è vicario generale della Diocesi di Fiesole e parroco dell’unità pastorale di Rignano sull’Arno.
Monsignor Agostinelli, che ha lasciato l’incarico per raggiunti limiti di età, è stato nominato Amministratore apostolico, e continuerà a guidare la Chiesa pratese in attesa della «presa in possesso» della Diocesi da parte di monsignor Giovanni Nerbini.

Il messaggio di mons. Agostinelli: «Accogliete il Vescovo Giovanni con entusiasmo e animo aperto»

«È giunto il momento di sciogliere le vele» dice monsignor Franco Agostinelli citando la lettera di San Paolo a Timoteo. «Il mio mandato è giunto al termine, le strade pertanto si divergono, ma io, e mi auguro anche tutti voi – prosegue monsignor Agostinelli rivolgendosi ai pratesi – non potrò leggere questo tempo come un capitolo che si è chiuso per sempre. Ci unisce il ricordo di una cammino percorso insieme, bello e talvolta faticoso ma sempre accolto con gioia; ci siamo incontrati, abbiamo pregato insieme; abbiamo pensato come dare alla nostra Chiesa un volto pulito; abbiamo condiviso una passione missionaria che potesse gridare a tutti l’amore con cui il Signore ci ama».

 

Contestualmente all’annuncio del nuovo vescovo di Prato mons. Franco Agostinelli è stato nominato amministratore apostolico della Diocesi e rimarrà alla guida della Chiesa di Prato fino al giorno dell’ingresso del suo successore, in data ancora da definire.

 

«Ora io passo il testimone al Vescovo Giovanni e vi dico subito che sono contento che la Provvidenza abbia fatto questa scelta. Il Vescovo Giovanni viene dalla vicina Chiesa sorella di Fiesole; lì ha svolto – fino ad ora – il suo ministero di parroco ed è stato il collaboratore diretto del suo Vescovo in qualità di Vicario Generale. Ha servito la Chiesa, è stato vicino ai confratelli sacerdoti ed ha avuto particolare attenzione e premura verso i poveri, comunque verso ogni persona che ha bussato alla sua porta in cerca di aiuto. Il suo spirito buono, il suo zelo di pastore lo predispone ad essere ora il Pastore della Chiesa pratese».

 

Infine un invito: «Vorrei dire a tutti i sacerdoti, ai collaboratori dei vari ambiti della pastorale, ai fedeli tutti: accogliete con entusiasmo e con animo aperto il Vescovo Giovanni; fategli sentire che la Chiesa di Prato è viva, è capace di lottare, di ricominciare quando è necessario, soprattutto è una Chiesa che, pur consapevole della sua storia di fede e di miserie, santa e peccatrice, sa comunque stringersi attorno al suo Pastore con cuore sincero, leale, forte e generoso».

Il Papa ha nominato il fiesolano mons. Giovanni Nerbini nuovo vescovo di Prato

Monsignor Giovanni Nerbini, Vicario generale della Diocesi di Fiesole e parroco dell’Immacolata Concezione a Rignano sull’Arno (Firenze), è il Vescovo eletto di Prato. La nomina è stata resa pubblica questa mattina, mercoledì 15 maggio, in contemporanea dalla Sala Stampa della Santa Sede, dalla Diocesi di Prato e da quella di Fiesole.

 

65 anni, nato a Figline Valdarno, insegnante nelle scuole elementari prima di entrare in Seminario e diventare sacerdote a 41 anni, don Giovanni ha speso il suo ministero tra le parrocchie di Caldine, frazione del Comune di Fiesole, Pelago, in provincia di Firenze e, infine Rignano.

 

L’annuncio in cattedrale

 

È stato monsignor Agostinelli a dare comunicazione della nomina papale durante una convocazione diocesana in cattedrale, alla quale hanno partecipato i membri dei diversi Consigli diocesani e i direttori degli Uffici di Curia. Un nuovo Pastore fiesolano, dopo l’episcopato di mons. Gastone Simoni, anche lui – prima di essere chiamato alla guida della Chiesa di Prato – Vicario generale di Fiesole.

 

«Passo il testimone al Vescovo Giovanni – scrive mons. Franco Agostinelli – e vi dico subito che sono contento che la Provvidenza abbia fatto questa scelta». Il Santo Padre Francesco, nel disporre la nomina del nuovo Vescovo – il 27° da quando è stata istituita la Diocesi di Prato e il terzo residenziale – ha voluto che mons. Agostinelli divenga Amministratore apostolico. Questi lascia il mandato episcopale per raggiunti limiti di età. Lo scorso primo gennaio, infatti, al compimento dei 75 anni, come prevede il diritto canonico, mons. Agostinelli ha rassegnato le sue dimissioni al Papa da Ordinario diocesano. Dimissioni che sono state accolte mercoledì mattina con la notizia della nomina di mons. Giovanni Nerbini a vescovo eletto di Prato.

 

La data della consacrazione episcopale e dell’ingresso in Diocesi di don Giovanni ancora non sono state stabilite.

«Ripartire da Cristo per dare voce al Vangelo». Il programma della Settimana Eucaristica in Sant’Agostino

«Ripartire da Cristo per dare voce al Vangelo» è il tema della 41° edizione della Settimana Eucaristica promossa come ogni anno dai padri Sacramentini di Sant’Agostino. Dal 5 al 12 maggio sono in programma numerose iniziative dedicata all’Adorazione e al significato del Santissimo Sacramento.

 
«Per il titolo di quest’anno abbiamo voluto collegarci al piano pastorale, nel quale il nostro Vescovo ci invita alla riscoperta del kerygma, il cuore del messaggio cristiano», spiega il parroco, padre Sergio Pavan.

 
L’animatore sarà padre Manuel Barbiero, sacramentino che presta servizio all’eremo di Lecceto, recentemente tornato in Italia dopo 11 anni di esperienza in Francia a La Mure, paese natale del fondatore della congregazione San Pier Giuliano Eymard.

 

Di seguito IL PROGRAMMA con le iniziative a carattere diocesano.
Ogni giorno alle 7 celebrazione della messa, 7,35 lodi, alle 8 e alle 9 celebrazione eucaristica; alle 18 vespri e a seguire a messa con omelia sul tema della Settimana: «Ripartire da Cristo per dare voce al Vangelo». Il Santissimo Sacramento sarà esposto dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 16 alle 18.

 

Domenica 5 maggio: ore 10 messa di apertura concelebrata; alle 16 adorazione per i religiosi.
Lunedì 6: 21,15 giovani in preghiera.
Giovedì 9: alle 10 ritiro diocesano del clero; 19,30-23 adorazione notturna.
Venerdì 10, alle 16 messa terza età e unzione malati; 21,15 veglia di preghiera per le vocazioni.
Domenica 12, alle 10 messa presieduta dal vescovo Franco Agostinelli con ricordo degli anniversari di matrimonio.

Il vescovo Franco Agostinelli

Attentati in Sri Lanka, il messaggio del vescovo Agostinelli alla comunità cingalese di Prato: «In preghiera per chi paga la sua fedeltà al Vangelo»

Il vescovo Franco Agostinelli ha scritto un messaggio di cordoglio alla comunità cingalese residente a Prato. In città vive e lavora anche una piccola minoranza, composta da una ventina di persone, di religione cattolica che tutte le prime domeniche del mese si riunisce nella chiesa di San Clemente per celebrare la messa festiva nella propria lingua officiata da un sacerdote cingalese che viene da Firenze.

 

Di seguito il testo integrale del messaggio scritto dal Vescovo, che sarà consegnato ai cingalesi tramite il vicario episcopale per i migranti monsignor Santino Brunetti.

 
In questi giorni in cui abbiamo appreso dei tragici avvenimenti nello Sri Lanka, desidero esprimere la mia vicinanza e condividere il comune smarrimento con tutta la comunità cingalese residente a Prato. Siamo certi che non è l’odio che può ristabilire la giustizia e favorire la concordia e il dialogo tra i popoli. Solo la stima, il rispetto delle diversità, che costituiscono il patrimonio culturale e spirituale dei popoli, potrà ridare la possibilità di un futuro per tutti. Ormai la globalizzazione lega il mondo in un unico destino e non potrà più esserci chi domina e chi è dominato, popolazioni opulente e altre invece carenti anche del necessario per vivere. Non saranno più gli indici dello sviluppo economico e la protervia della potenza egemone che potranno garantire la pace.

 

Ci rendiamo conto che il cammino è ancora lungo e difficile, ma non possiamo lasciarci fermare da fatti delittuosi e disumani: vogliamo ancora credere nel futuro; vorremmo, nonostante tutto, dire ancora un sì positivo alla vita.

 

In questo momento esprimo, a nome della Chiesa pratese e di ogni persona capace di dignità, il mio più vivo rammarico per l’accaduto. Desidero essere vicino alla nobile e bella terra dello Sri Lanka, alla sua gente laboriosa, a tutti coloro che in quel luogo visitato oggi dalla tragedia e dallo sconcerto, perseguono i bene comune senza escludere nessuno. In modo particolare mi unisco con la preghiera ai fratelli e sorelle cattolici cingalesi, che, ancora una volta e come in tante parti del mondo, pagano un prezzo molto alto, solo per restare fedeli ad un messaggio di pace e di fratellanza che il Vangelo viene a riproporre loro e ad indicare a tutto il mondo.
Che il Signore, che noi adoriamo Risorto, doni forza e coraggio alla nobile patria cingalese, alla sua gente colpita dal dolore e dallo sconforto, perché ritrovi il coraggio di guardare ancora al futuro per costruirlo bello e possibile per tutti.

 

+ Franco Agostinelli
Vescovo di Prato

Quaresima di Carità 2019: aiutiamo l’Etiopia!

Questo fine settimana in tutte le chiese e parrocchie di Prato si tiene la tradizionale raccolta offerte in occasione della Domenica delle Palme. È la Quaresima di carità, una iniziativa lanciata ogni anno dalla Caritas diocesana per sostenere progetti solidali. Come nel 2019, anche questa volta si vuole dare una mano alle poverissime popolazioni dell’Etiopia, in particolare del paese di Mokonissa che versa in situazioni di disagio molto gravi. Qui le suore Figlie di Sant’Anna gestiscono una scuola e una clinica medica, due presidi fondamentali per la vita delle persone. Quanto raccolto nelle nostre chiese servirà a sostenere queste due attività.

 
Oltre alle offerte delle celebrazioni festive sono destinati all’Etiopia anche i soldi risparmiati dai bambini delle parrocchie grazie al progetto lanciato dall’ufficio catechistico di riempire un salvadanaio con le piccole rinunce fatte nel tempo di Quaresima.
E a fine agosto si terrà una esperienza missionaria in Etiopia promossa dalla Caritas con alcuni giovani. Il gruppo, tutt’ora in formazione, prenderà contatti con le suore di Mokonissa per dare seguito ai progetti finanziati dalla generosità dei pratesi. Chi fosse interessato a partecipare può contattare la Caritas: 0574 34047; caritas@diocesiprato.it.

 

 

L’APPELLO DEL VICARIO

Carissimi,

come di consueto in questo periodo forte dell’anno liturgico, la nostra Chiesa in Prato vuole rendere tutto il popolo di Dio partecipe di un movimento di carità e di solidarietà verso persone che vivono in terre lontane da noi e in condizioni di vita così diverse dalle nostre.
Abbiamo sempre bisogno di guardare con occhi nuovi il mondo circostante, ma anche quello che si svela oltre l’orizzonte della nostra città, dove il Signore in qualche modo ci chiede di essere presenti.

 
Anche in questa Quaresima dunque, attraverso la Caritas diocesana, continua il nostro gemellaggio con la diocesi di Soddo, in Etiopia, dove insieme alla comunità locale delle suore Figlie di Sant’Anna, stiamo sostenendo un progetto a favore della scuola materna e della clinica che si trovano nel villaggio di Mokonissa.
Nell’ultimo viaggio missionario che ha visto impegnati Idalia con un gruppo di giovani e adulti (fra cui un seminarista ed un diacono), è apparso evidente come la realtà di questo villaggio è davvero difficile ed il bisogno di aiuto, in particolare rivolto ai bambini, è estremamente necessario.
Seguiamo Papa Francesco, che nel suo messaggio quaresimale ci ha spronato a dare segni concreti di conversione: “Abbandoniamo l’egoismo, lo sguardo fisso su noi stessi, e rivolgiamoci alla Pasqua di Gesù; facciamoci prossimi dei fratelli e delle sorelle in difficoltà, condividendo con loro i nostri beni spirituali e materiali. Così, accogliendo nel concreto della nostra vita la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, attireremo anche sul creato la sua forza trasformatrice”.

 
La prossima Domenica delle Palme diventi allora occasione di una potente trasformazione del nostro cuore, accogliendo l’invito al dono e sottolineando, in particolare nelle omelie e nelle altre opportunità di incontro con i fedeli, che questo gesto non si esaurisca nella sola elargizione di denaro, ma diventi uno stile di vita proprio del cristiano: camminare dietro il Maestro ed imparare da Lui, perché “Cristo ha dato se stesso per tutti” (2 Cor 5, 15).
Nella fraterna riconoscenza per quanto potrete fare per sensibilizzare le vostre comunità e le persone che incontrerete, anche a nome del Vescovo, vi saluto nel Signore, ringraziandovi del quotidiano e prezioso impegno per la nostra Chiesa.
Dio vi benedica.

Don Nedo Mannucci
Vicario Generale

La lettera del Vicario in formato pdf

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