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«Il Rosario per l’Italia» guidato dal vescovo Giovanni nella Cappella del Sacro Cingolo. La diretta su Tv2000

Farà tappa a Prato, nella Cappella del Sacro Cingolo, il «Rosario per l’Italia». L’iniziativa è quella promossa dai media della Cei: Avvenire, Tv2000, InBlu Radio, Sir, Federazione dei settimanali cattolici e Corallo durante questo difficile periodo legato alla pandemia da Coronavirus. Ogni mercoledì, da una diversa cattedrale o chiese italiane, un vescovo guida la recita del rosario seguito in tv, via radio o in streaming dai fedeli del Paese.

 
Questa sera, mercoledì 15 luglio, alle ore 21 toccherà alla nostra diocesi ricevere il testimone di questa staffetta di preghiera che dal mese di marzo sta facendo il giro d’Italia. La preghiera verrà recitata nel cuore della devozione mariana pratese: la Cappella del Sacro Cingolo in cattedrale, dove da otto secoli si custodisce la preziosa Cintura che la tradizione vuole sia appartenuta a Maria. A guidare il rosario sarà il vescovo Giovanni Nerbini. Accanto a lui il vice parroco della cattedrale don Gino Calamai, il diacono Guglielmo Spanò e alcuni fedeli che si alterneranno nella recita delle «decine». I misteri sono quelli della Gloria e per le meditazioni monsignor Nerbini ha scelto una serie di brani tratti dalle lettere alle claustrali di Giorgio La Pira.

 
Il rosario sarà trasmesso a partire dalle ore in televisione da Tv2000 (canale 28 del digitale terrestre), sulle frequenze di Radio inBlu (e sul loro sito) e in streaming su Youtube.
Sotto è possibile scaricare il libretto con le preghiere e le meditazioni che saranno recitate questa sera.

 

In formato pdf (impaginato per essere stampato fronte retro)

 

In formato word

Le Palme, il messaggio di speranza di Nerbini: «Ci ritroveremo il mattino di Pasqua, vuoto il sepolcro a far festa. Il resto sarà passato»

Con la Domenica delle Palme è iniziata la Settimana Santa. Ieri in cattedrale il vescovo Giovanni Nerbini ha celebrato la Messa a porte chiuse ma è entrato nelle case dei pratesi grazie alle telecamere di Tv Prato. Ancora una volta monsignor Nerbini ha invitato la città a non lasciarsi scoraggiare né sopraffare da questo momento così difficile.

«Ci ritroveremo il mattino di Pasqua, vuoto il sepolcro, insieme alla donne ed al ladrone a fare festa. Il resto sarà passato, la festa non avrà fine», ha detto il Vescovo concludendo l’omelia. Sotto la riportiamo integralmente e pubblichiamo un video con alcuni passaggi della sua riflessione.

 

 

Carissimi,
il mio desiderio è che questa celebrazione delle Palme così diversa da sempre si imprima nella nostra memoria ma prima nel nostro cuore, non per la sua singolarità, quanto per l’intensità del nostro desiderio di incontrare il Signore, seguirlo, vivere con Lui oggi attraverso due momenti particolari e differenti del racconto della sua vita. Il primo: la sua accoglienza trionfale da parte della folla festante a Gerusalemme; Il secondo: il lungo commovente snodarsi della sua passione. Due opposti uniti dalla persona e dalla missione di Gesù entrambi necessari indispensabili.
Gesù torna a Gerusalemme, vicino a Betfage sul monte degli ulivi sale su un’asina, una cavalcatura modesta per entrare in città. I Re erano soliti uscire in parata, soprattutto al ritorno dalle campagne militari sfilavano con i loro eserciti, le loro armate, simboli della loro potenza, e magari con i nemici fatti schiavi in catene per ottenere gli onori della folla. Chi rimane indifferente di fronte ad una parata trionfale che testimonia la grandezza, la superiorità di tali personaggi. Nel secolo scorso queste parate erano costruite per ammaliare sedurre, il popolo indurlo a credere di star seguendo un dio, invincibile, capace di fare grande la patria. Il Figlio di Dio connota il suo ingresso con questa cavalcatura, povero animale da servizio che raffigura plasticamente la figura del messia che Zaccaria descrive. E’ un re mite, povero, semplice, che viene ad esercitare un potere che nessuno ama, cerca, e vuole e che si chiama servizio che si sottomette , non domina. Gesù cavalca un puledro figlio di una bestia da soma che appunto perché caricata della soma deve saper portare i pesi. Gesù non cerca altro potere, non vuole ricchezza, né armi, HA BISOGNO – notate è l’unico volta nel Vangelo che si parla di un BISOGNO del Figlio di Dio – di questa bestia per descrivere la sua missione. Egli è qui per servire, tutti, sempre, fino in fondo. Quanto poco abbiamo capito questa peculiarità! Quanto spesso anche oggi si vorrebbero mettere insieme fuori e dentro la Chiesa eserciti per battere i nemici di Cristo, difendere la cristianità, neanche ce lo avesse chiesto Lui di farlo. Ci chiede invece di tornare anche noi a sciogliere questa umile cavalcatura per servircene, esprimere la nostra adesione a lui facendo lo stesso suo cammino. Diciamo anche noi oggi, più convintamente: Osanna al Figlio di Davide. Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Questa festa sfocia gradualmente in un rifiuto: Cambiano gli orientamenti delle persone, emerge nella comunità dei discepoli chi si dissocia e denuncia collaborando con le autorità ed a cascata il favore verso il Signore diventa ostilità, calunnia, condanna senza appello. Tutto cambia a 360 gradi meno che il cuore del Figlio di Dio. Egli continua il suo cammino perché Dio non segue il vento delle opinioni; Dio non calcola il tornaconto e non agisce di conseguenza, Dio segue il suo cuore che è un cuore amante e la cui barra dice libertà e totalità del dono. Gesù non muore perché gli altri lo uccidono, muore perché egli ha offerto se stesso senza tentennamenti, senza esclusioni, senza riserve. Quando lo accusano davanti all’autorità egli che avrebbe tutte le carte per difendersi TACE, e quando ha da dichiarare il vero per rendere testimonianza a Dio al suo progetto di salvezza ma una verità difficile che compromette seriamente la sua incolumità egli parla condannando se stesso a morte. “Ti scongiuro per il Dio vivente di dirci se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio benedetto”. Tu l’hai detto, rispose Gesù. E non importa se questo inaugura la sua distruzione perché egli non è venuto a salvare la sua vita, ma la mia, la tua, quella di coloro tutti che gli stanno d’intorno e che ora con illimitata superbia lo condannano. Carissimi fratelli e sorelle qui entriamo in gioco noi tutti: qui in cattedrale o a casa quello che è essenziale è che con l’intera nostra vita, di cui le palme sono il segno visibile, ricominciamo a camminare dietro a Gesù, al re servo che entra in Gerusalemme, al Figlio di Dio, piccolo chicco di grano che si accinge ad essere gettato nel terreno per morire e disfarsi. E’ rinnovare la ferma volontà in un mondo che segue i suoi miraggi, i sui idoli a stare dietro al nostro unico Dio e al Figlio Gesù. Sappiamo quanto sia difficile, quante le cadute che registriamo. Non importa. Ci sarà sempre un gallo che cantando ci farà piangere per la nostra paura e le sue fughe, richiamandoci a rialzarci ed a ritornare da Lui perché la sua scelta del nostro bene è irrevocabile. Ci ritroveremo il mattino di Pasqua, vuoto il sepolcro, insieme alla donne ed al ladrone a fare festa. Il resto sarà passato, la festa non avrà fine.

+ Giovanni Nerbini

Vescovo di Prato

Il Vescovo Giovanni agli anziani e ai malati: «Non siete soli, fidatevi del Signore!»

Con l’approssimarsi della Settimana Santa il vescovo di Prato Giovanni Nerbini ha scritto un messaggio di saluto e vicinanza rivolto agli anziani e ai malati. Oltre al testo che riportiamo di seguito sotto c’è anche la versione video.

 
Carissimi fratelli e sorelle, mi rivolgo a voi che raccomando quotidianamente al Signore nella celebrazione della Santa Messa e nelle mie preghiere personali, in questo momento difficile nel quale, le pesanti limitazioni imposteci dalla pandemia provocata dal coronavirus, rendono ancora più gravosa la vostra condizione privandovi spesso dei già ridotti contatti umani necessari ed accrescendo non poco i disagi. Quello che spesso rappresentava in molti casi l’unico elemento di consolazione e di conforto, cioè la visita del parroco o del ministro straordinario della comunione con i sacramenti della Riconciliazione e della SS. Eucarestia, è venuto a mancare non per pigrizia e neanche per paura dei sacerdoti i quali avrebbero desiderato continuare il loro servizio abituale presso le vostre case (non pochi avevano deciso di continuare anche la benedizione delle famiglie), ma a causa del pressante appello prima, e del divieto assoluto da parte dell’autorità civile poi, a muoversi e frequentare le case delle persone più fragili o malate onde evitare contagi che potevano rivelarsi fatali.

 

Carissimi, in occasione delle prossime feste della Santa Pasqua vi auguro ogni bene materiale e spirituale, per tutta la vostra persona. Non avrete la possibilità di prendere parte alle celebrazioni dal vivo per i motivi che abbiamo detto ma troverete alla Tv molte offerte che vi aiuteranno a sentirvi uniti a tutta la Chiesa universale partecipi del mistero pasquale di Cristo e Lui presente nella vostra vita e nelle vostre prove. Fidatevi di Lui ed a Lui affidatevi.

 

Nello scrivere ai sacerdoti raccoglievo la sofferenza dei fedeli privati della via Crucis la sera del venerdì Santo e citavo una esperienza della mia vita che offro anche a voi. In un pellegrinaggio fatto in Polonia qualche anno fa, ho avuto modo di visitare la cella dove il cardinale Wyszynski, arcivescovo di Varsavia, fu segregato dal partito comunista polacco dal 1953 al 1956. Sull’intonaco della parete della stanza c’erano scalfite delle piccole croci. Si legge nel suo diario: «Oggi ho ’fatto’ la Via Crucis, scrivendo con una matita i nomi delle stazioni della Passione del Signore sul muro e segnandole con una croce». Pensate a che modo semplice, povero, artigianale di pregare, ma certamente straordinario e di grande intensità che Dio avrà accolto ed ascoltato forse più di preghiere rivoltegli in condizioni molto più favorevoli.

 

Carissimi, vi saluto con affetto, vi benedico e affido alle cure materne di Maria che abbiamo festeggiato nel ricordo dell’Annunciazione. Buona Pasqua.

 

 

+ Giovanni Nerbini
Vescovo di Prato

19 marzo 2020: ostensione straordinaria del Cingolo. Le parole del vescovo Giovanni

Carissimi fratelli e sorelle che siete collegati con noi dalle vostre case, quelle case che oggi più che mai, in un tempo così eccezionale, sono tornate ad essere il cuore della nostra comunità. La Sacra Cintola, stasera, è tornata a legarci in modo specialissimo, facendoci sentire tutti – più che mai – una famiglia di famiglie, una unica grande comunità, quella dei pratesi di vecchia origine e di nuova – più o meno nuova – provenienza. Penso ai cittadini di origine cinese: il virus in poche settimane sta iniziando ad abbattere muri che quasi trent’anni di convivenza non erano riusciti a scalfire.

 

La paura e il disorientamento di questi giorni non devono avere il sopravvento. Per questo abbiamo compiuto un gesto molto importante per chi ha fede: mettere consapevolmente tutta la nostra vita e la nostra storia PERSONALE E COMUNITARIA nelle mani di Maria che sappiamo essere Madre premurosa. Maria è donna dell’attenzione, della tenerezza, e ci saprà soccorrere. Avrà cura di noi, una cura speciale. È questa una certezza che deve darci forza. Penso in questo momento particolare anche ai tanti, uomini e donne, medici e infermieri e non solo, che si prendono cura di chi soffre. Che la Madonna e San Giuseppe davvero possano accompagnare e sostenere il loro lavoro.

 

Questo tempo così difficile, carico di dolore per molti, può trovare un senso e una sua dimensione provvidenziale se sapremo coglierne gli aspetti più profondi, se sapremo tornare a dare valore al significato della nostra vita e alle relazioni con gli altri, beni preziosi spesso travolti da un’esistenza frenetica che ha perso l’orizzonte del senso. Ecco così che il Coronavirus diventa una provocazione non solo per la scienza e la medicina che alla fine – sono sicuro – lo sconfiggeranno ma anche per la nostra vita quotidiana che non potrà e non dovrà essere più come prima.

       

Tutto non sarà come prima, questa esperienza dolorosa ci cambierà e ci deve cambiare nel modo in cui guardiamo ai problemi del mondo. I morti da coronavirus sono arrivati nel mondo, purtroppo, a 8000. Un numero importante, quanta sofferenza per queste persone proviamo tutti. Intanto ho scoperto che ogni giorno nel mondo muoiono di fame 7000 bambini e ho provato un senso di grande vergogna. Non riusciamo a scandalizzarci e a provare vergogna per questi bambini colpiti non da un virus sconosciuto ma da un sistema in cui siamo tutti corresponsabili. Non ci possiamo svegliare solo quando l’acqua tocca le nostre caviglie. La barca è una. Vivere dissennatamente mette in crisi il mondo intero.

 

Pregare, affidarsi a Dio per Maria, è un atto fondamentale. Lei ci darà consolazione e forza. Certo questo non ci esime dalla responsabilità di cambiare tanti comportamenti che sono concause dei guasti presenti.

Dopo decenni di cultura dell’individualismo, della frammentazione, del privato che prevale sulla vita comune, di colpo siamo costretti a riprendere consapevolezza che non possiamo fare a meno delle relazioni con l’altro. Non era mai accaduto prima: in questo momento ognuno di noi è responsabile della vita degli altri. Dipende da ciascuno di noi, dai suoi comportamenti, dalle sue attenzioni per sé stesso e per gli altri se riusciremo a vincere questa guerra mai conosciuta prima. Questo è il tempo di uomini e di donne che nel loro quotidiano mettono al primo posto la responsabilità personale e sociale.

 

Le relazioni costruiscono una comunità. Stiamo prendendo consapevolezza di vivere un evento tanto straordinario, tanto pesante quanto imprevedibile e che nessuno al momento attuale riesce a dominare e risolvere. Si corre ai ripari per contenere, arginare il fenomeno. Molti auspicano piuttosto sbrigativamente che tutto passi in fretta perché TUTTO TORNI COME PRIMA, COM’ERA NEL PASSATO. Laddove invece ci è richiesto di guardare IN AVANTI per costruire un FUTURO nuovo, una nuova comunità.

 

I cristiani debbono perciò sentirsi particolarmente interpellati in ragione della “speranza” che deve abitare nei loro cuori, assieme alla fede e alla carità. Quello che arriva è un mondo nuovo. Il paradigma economico è mutato in una notte; abbiamo ridato alla politica autorità di decisione e priorità su gran parte della realtà; l’esperienza di un paese che rimodella la sua quotidianità lavorativa, sociale e culturale grazie agli strumenti digitali produce una cesura netta nel modo di pensare lavoro, comunicazione, scambio di idee. In questo crollo del mondo di ieri e annuncio di un domani che c’è già ma non conosciamo, penso al profeta Geremia, che mentre Gerusalemme cade e va in fiamme, mentre è chiaro che la fede e Israele non saranno più come prima, compie il gesto profetico di comprare un campo. Guarda avanti, pensa il domani. Forse, cari pratesi, in questo momento così difficile, dovremmo essere come Geremia: avere cura del popolo nella tribolazione ma anche acquistare il nostro campo per seminare e costruire la nuova città, il domani che è nelle nostre mani. Una nuova città dove la politica, quella con la P maiuscola, prevalga sulla finanza, dove il bene comune sappia comporre i pur legittimi interessi particolari, dove la legge prevalga sull’illegalità e lo sfruttamento, dove italiani e cinesi sappiano dar vita insieme a nuove opportunità economiche e di lavoro, dove tutte le principali componenti lascino da parte le proprie visioni particolari e sappiano disegnare insieme un nuovo volto della città, perché – come ci dice l’emergenza del Coronavirus – solo insieme potremo salvarci.

 

In questi giorni di maggiore disponibilità di tempo libero, a casa guardate i vostri bambini. Ammirate e commuovetevi per la loro freschezza, la semplicità, l’intelligenza, la loro purezza e sognate e impegnatevi nelle cose piccole e grandi a costruite per loro e per tutti i loro coetanei, in tutta la terra il futuro ed il mondo migliore possibile.

 

Siamo ancora nel mezzo del guado ma guardiamo avanti, alla Pasqua. Non sappiamo ancora se ci sarà dato di celebrarla e come; abbiamo però nel cuore una certezza straordinaria: Cristo è risorto e da risorto ha vinto i nemici dell’uomo che sono il peccato e la morte e attira oggi con forza il cammino della storia, di tutti i popoli verso un fine di bene.

 

+ Giovanni Nerbini

Vescovo di Prato

Un messaggio dal vescovo Nerbini a tutti i sacerdoti: “Usate le nuove tecnologie e il telefono per stare vicino ai malati e agli anziani”

Nel terzo venerdì di Quaresima, il primo da quando sono entrate in vigore le drastiche disposizioni del Governo per contrastare la diffusione del Coronavirus in tutta Italia, il vescovo Giovanni ha voluto rivolgere a tutti i sacerdoti pratesi un video-messaggio attraverso il quale li esorta a non far mancare la loro vicinanza ai malati e agli anziani. “Fate ricorso alle nuove tecnologie e anche al telefono per star loro vicino” dice monsignor Nerbini, che invita i sacerdoti a favorire le confessioni – nelle forme consentite dalla normativa in vigore, quindi in ambienti adatti – affiggendo fuori dalle chiese gli orari in cui si rendono disponibili a ricevere i fedeli. Il presule ha invitato, infine, a pregare in questo momento difficile per Papa Francesco, che proprio oggi festeggia il settimo anniversario al soglio di Pietro.

 

Coronavirus, il vescovo Giovanni: «la Parola di Dio sia il nostro farmaco contro paure e solitudine»

 

In cattedrale vuota e a porte chiuse il vescovo Giovanni Nerbini ha celebrato la messa domenicale davanti alle telecamere di Tv Prato per poter entrare nelle case dei pratesi in questo momento così difficile legato all’emergenza del coronavirus. «La Parola di Dio sia il nostro farmaco contro lo sconforto, la paura e la solitudine» ha detto monsignor Nerbini nell’omelia.

 

«Nessuno iniziando questa Quaresima 2020 – ha osservato il Vescovo – avrebbe immaginato come in pochi giorni l’intero nostro mondo avrebbe subìto uno stravolgimento tanto rilevante da costringerci a rinunciare ai nostri incontri eucaristici domenicali». Questa mattina infatti la Chiesa di Prato, come le altre diocesi in Italia, ha sospeso la celebrazione delle messe con effetto immediato in ottemperanza a quanto stabilito dal decreto emanato dal Governo nel corso della notte. E così monsignor Nerbini ha voluto presiedere la celebrazione dell’Eucarestia «in maniera del tutto singolare per mezzo di Tv Prato perché del tutto eccezionale è il momento che stiamo vivendo». E poi ha aggiunto: «In un attimo sono crollate tutte le sicurezze e illusioni che reggevano le nostre esistenze. Ciò che non abbiamo assolutamente perso è la presenza, l’amicizia, il sostegno, la vita del Signore nostro Gesù Cristo che è e rimane in mezzo a noi». La voce del Vescovo è risuonata anche in piazza Duomo attraverso gli altoparlanti della cattedrale. Non pochi si sono radunati davanti alla portone chiuso di Santo Stefano per ascoltare in silenzio la celebrazione della messa.

 

Monsignor Nerbini ha suggerito di cogliere «questa forzata penitenza» come momento propizio per «riscoprire il cammino che Dio ci mostra, lasciando così tutte le false, illusorie sicurezze». Da qui l’invito a «intensificare la preghiera». Il Vescovo ha anche sottolineato come in questo tempo, pur non essendoci celebrazioni, «le chiese rimarranno aperte più del solito» e per questo è possibile «fermarci in adorazione silenziosa davanti all’Eucarestia». Poi ha chiesto «riprendere la recita del rosario in famiglia» per ritrovare «la pace perduta». Ma soprattutto monsignor Nerbini ha chiesto ai fedeli di riprendere «costantemente in mano» la Parola di Dio: «meditiamola attentamente e vi troveremo tutto quello di cui abbiamo bisogno, non solo per i momenti di crisi come questo, ma per ogni evenienza della vita».

Nella preghiera dei fedeli monsignor Nerbini ha voluto dedicare una intenzione ai governanti, «perché sappiano scegliere con responsabilità», e una al personale ospedaliero, medici e sanitari affinché «sappiano spendersi generosamente e sentano il sostegno di tutti».

All’inizio e alla fine della celebrazione il vescovo Nerbini ha voluto abbracciare idealmente tutti i fedeli ma in particolare gli anziani e gli ammalati chiedendo per loro, la città e il mondo intero: «sicurezza, salute, fede e amore».

 

Monsignor Nerbini si è fatto anche interprete delle raccomandazioni prescritte dalla autorità civile «per gli anziani e le persone di salute cagionevole a non frequentare luoghi pubblici e a rimanere, per quanto è possibile, nelle loro abitazioni e a non affollare in maniera ingiustificata gli ospedali che già portano il peso di questa situazione».

Nerbini in Consiglio comunale: «Il Vescovo è l’uomo di tutti e per tutti. Sono pronto ad accogliere e ad ascoltare tutti»

Le parole del vescovo Giovanni Nerbini pronunciate questo pomeriggio, giovedì 26 settembre, nel Consiglio comunale di Prato, dove era stato invitato per un momento di scambio e reciproca conoscenza.

 

Signor Sindaco, Presidente del Consiglio, signori assessori, consiglieri tutti,

è per me un onore oltre che un piacere, essere qui vostro ospite, in questa sala che rappresenta il cuore pulsante di questa nostra città, e nella quale, attraverso il confronto delle idee, a volte anche duro, nella democratica dialettica tra maggioranza e opposizione, si prendono le decisioni che plasmano il volto presente e futuro di Prato e si determina la qualità della vita di tutti i cittadini e dei singoli gruppi e categorie. Ed è grazie al vostro lavoro che di volta in volta affronta e risolve problemi vecchi e nuovi, in qualche raro caso vere emergenze che la trasformazione delal società italiana e mondiale ci presenta,, che si può pensare ad una crescita non solo economica e sociale ma anche umana e spirituale di tutti i cittadini e dell’intera comunità. la Pira diceva: Le città sono vive. “Esse hanno un volto caratteristico e, per così dire una loro anima, un loro destino: esse non sono occasionali mucchi di pietre, ma sono le misteriose abitazioni degli uomini e, vorrei dire di più, in un certo modo le misterose abitazioni di Dio”. Il profondo rispetto che nutro per questa istituzione e che viene da lontano diventa sincero apprezzamento e stima quando il lavoro è svolto, come di fatto lo è, con passione e competenza – certo non esente da errori – non per opportunità di parte o convenienza personale, ma per un amore per la propria città non sempre riconosciuto ed apprezzato da quanti beneficiano dei suoi frutti.

 

 

 

Oso chiedervi una attenzione e lo faccio con tutta umiltà e sempre nell’interesse superiore di questa comunità, così come ero abituato a fare e facevo con il mio vecchio sindaco. All’indomani della sua rielezione, dopo una campagna elettorale piuttosto accesa, gli avevo rivolto un messaggio chiedendo che “il nostro primo cittadino, nonché medico potesse curare le ferite della campagna elettorale piuttosto aspra”. Questa sensibilità ed esigenza mi viene in parte dalla mia lontana militanza politica mai sfociata in un impegno formale cme il vostro, e dall’altra da un episodio della nostra storia politica conosciuto tanti anni fa e che ha lasciato in me una forte impressione. Nel 1945 Nenni leader socialista, non aveva avuto più notizie di sua figlia minore Vittoria deportata ad Auschwitz. la comunicazione che riguardava la sua morte arrivò da Parigi il 20 maggio e fu De Gasperi stesso, democristiano, che la consegnò di persona a Pietro Nenni. Quando Nenni lo vide arrivare nel suo ufficio capì immediatamente e i due leader, politicamente avversari, si abbracciarono. Sarebbe bello in una stagione nella quale avvengonof atti che sconcertano e inquietano per la loro ferocia e i social possono diventare facilmente una sorta di gogna mediatica per ingenui fruitori mantenere vivo in tutti noi il rispetto assoluto, oserei dire religioso, per l’altro. per aprte mia desidero impegnarmi per favorire ogni collaborazione che abbia a cuore la crescita dell’intera comunità civile. So la Chiesa pratese già imepgnata in collaborazioni importanti anche con Comuni limitrofi in ambito sociale e caritativo. Sono pronto a fare la mia parte nella distinzione dei ruoli e delle competenze ma nella comune passione che ci fa guardare con ottimismo al futuro mentre lavoriamo insieme alacremente alla risoluzione delle sfide che incontriamo nel presente.

 

Il vescovo è l’uomo di tutti e per tutti. Sono pronto ad accogliere e ad ascoltare tutti. Ho pregato in questi giorni per voi perché nel vostro lavoro siate illuminati dallo spirito di benevolenza”.

Convegno pastorale, le prime indicazioni del Vescovo alla Chiesa di Prato. Chiesa gremita di fedeli

Una Chiesa di San Francesco gremita, ieri sera, per il secondo appuntamento del Convegno Pastorale. Nel corso della serata il vescovo monsignor Giovanni Nerbini ha dato le prime indicazioni per il cammino che dovrà intraprendere la comunità diocesana. Dopo aver accolto le riflessioni dell’Assemblea diocesana, il presule ha fornito alcuni spunti che saranno oggetto di un nuovo confronto con tutta la comunità di fedeli, con l’obiettivo di costruire insieme il nuovo percorso della Chiesa locale.
Ecco l’intervista al Vescovo, realizzata da Giacomo Cocchi.

 

Il messaggio di mons. Agostinelli: «Accogliete il Vescovo Giovanni con entusiasmo e animo aperto»

«È giunto il momento di sciogliere le vele» dice monsignor Franco Agostinelli citando la lettera di San Paolo a Timoteo. «Il mio mandato è giunto al termine, le strade pertanto si divergono, ma io, e mi auguro anche tutti voi – prosegue monsignor Agostinelli rivolgendosi ai pratesi – non potrò leggere questo tempo come un capitolo che si è chiuso per sempre. Ci unisce il ricordo di una cammino percorso insieme, bello e talvolta faticoso ma sempre accolto con gioia; ci siamo incontrati, abbiamo pregato insieme; abbiamo pensato come dare alla nostra Chiesa un volto pulito; abbiamo condiviso una passione missionaria che potesse gridare a tutti l’amore con cui il Signore ci ama».

 

Contestualmente all’annuncio del nuovo vescovo di Prato mons. Franco Agostinelli è stato nominato amministratore apostolico della Diocesi e rimarrà alla guida della Chiesa di Prato fino al giorno dell’ingresso del suo successore, in data ancora da definire.

 

«Ora io passo il testimone al Vescovo Giovanni e vi dico subito che sono contento che la Provvidenza abbia fatto questa scelta. Il Vescovo Giovanni viene dalla vicina Chiesa sorella di Fiesole; lì ha svolto – fino ad ora – il suo ministero di parroco ed è stato il collaboratore diretto del suo Vescovo in qualità di Vicario Generale. Ha servito la Chiesa, è stato vicino ai confratelli sacerdoti ed ha avuto particolare attenzione e premura verso i poveri, comunque verso ogni persona che ha bussato alla sua porta in cerca di aiuto. Il suo spirito buono, il suo zelo di pastore lo predispone ad essere ora il Pastore della Chiesa pratese».

 

Infine un invito: «Vorrei dire a tutti i sacerdoti, ai collaboratori dei vari ambiti della pastorale, ai fedeli tutti: accogliete con entusiasmo e con animo aperto il Vescovo Giovanni; fategli sentire che la Chiesa di Prato è viva, è capace di lottare, di ricominciare quando è necessario, soprattutto è una Chiesa che, pur consapevole della sua storia di fede e di miserie, santa e peccatrice, sa comunque stringersi attorno al suo Pastore con cuore sincero, leale, forte e generoso».

La mostra dei presepi dei bambini delle parrocchie nel chiesino di via Garibaldi

Tutto pronto per la seconda edizione di «Presepiando al catechismo», il concorso di presepi rivolto ai bambini delle parrocchie. Domenica 9 dicembre alle ore 17 il vescovo Franco Agostinelli benedirà la mostra con gli elaborati in gara allestita anche quest’anno nel chiesino della Madonna del Buon consiglio in via Garibaldi. Da quel momento, fino al 6 gennaio, ogni pomeriggio dalle 15 alle 19 si potranno ammirare le ventisei natività realizzate con creatività dai piccoli presepisti. Lo scorso anno la mostra fu un grande successo: i visitatori furono oltre quattromila.

 

Il tema di quest’anno è quello dell’accoglienza: della vita, del disabile, del povero, dello straniero. Così accanto ai presepi dei bambini ci sono anche quelli realizzati dal Centro di aiuto alla vita, dai ragazzi dell’Anffass e da un gruppo di richiedenti asilo ospiti a Prato. La principale novità di questa seconda edizione riguarda la modalità di conferimento del primo premio. Nella passata edizione a vincere fu la parrocchia delle Fontanelle, scelta da una giuria appositamente formata. Questa volta a decretare il presepe più bello sarà il giudizio popolare. Chiunque, dopo aver visto la mostra, potrà esprimere il proprio gradimento attraverso un voto da lasciare in una cassetta posta all’ingresso.

 

Sul nostro sito è scaricabile il sussidio per il tempo di Avvento preparato dall’ufficio catechistico per tutte le parrocchie, le associazioni e i movimenti. Si intitola «In cammino tutti insieme, accogliendo, curando, amando, come Lui ci ha insegnato», ed è un libretto di facile utilizzo, pieno di spunti di riflessione sulla tematica dell’accoglienza.

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