L’omelia del vescovo Giovanni il giorno dell’ingresso a Prato

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Prato. 7 settembre 2019 – Carissimi fratelli e sorelle, signor Sindaco, autorità civili e militari tutte, confratelli sacerdoti e vescovi,

 

in queste settimane di attesa e di preparazione a questo momento ed a ciò che con esso oggi inizia, si è riaffacciata tante volte l’esortazione che papa Francesco ha voluto fissare nella EPISCOPALI COMMUNIO: Il vescovo è chiamato a camminare davanti, indicando il cammino, la via; camminare in mezzo, per rafforzare il Popolo di Dio nell’unità; camminare dietro perché nessuno si perda. Ed ho sentito il fascino ed insieme la forza e la potenza di questa affermazione che ho fatto e faccio mia CAMMINARE IN MEZZO. Capite bene che questo sgombra il campo da tanti malintesi che si possono creare intorno alla figura del vescovo, così come molti la intendono. Tutto quello che sono, la mie esperienze passate, la mia povera umanità, le mie risorse sono PER VOI ed oggi sento che il Signore mi indica il posto che devo occupare da subito: in mezzo, accanto a voi sacerdoti e fedeli, perché questo cammino sia autentico. Accanto perché la prossimità dice vicinanza, amicizia, attenzione, possibilità e desiderio di ascolto sincero dell’altro. Qualcuno a Roma in questi giorni ci ha parlato dell’ascolto da parte del Vescovo dei suoi sacerdoti e fedeli come forma di amore, anche questo. Accanto Perché, è ancora papa Francesco che ci offre la motivazione più profonda, teologica di questa scelta, “il Vescovo è anche discepolo, oltre che maestro, quando, sapendo che lo Spirito è elargito a ogni battezzato, si pone in ascolto della voce di Cristo che parla attraverso l’intero popolo di Dio, rendendolo infallibile in ciò che crede”.

 

Voi vi aspettate molto da me, a ragione, ma sono anche io che ho bisogno di voi della vostra esperienza di fede, di carità, di opere, di vita; delle vostre gioie dei dolori delle speranze, dei doni preziosi elargiti a tutti voi dallo Spirito Santo e che sono necessari, anzi indispensabili, per tracciare INSIEME L’ITINERARIO che come Chiesa dovremo percorrere. Mi metterò perciò in ascolto di tutti, piccoli compresi, prima di tutto come segno di rispetto e di attenzione delle persone e delle storie personali e comunitarie sempre ricche e degne di considerazione e poi alla ricerca di quei segni che lo Spirito semina ed ha seminato ovunque. Se questa sfida può apparire ardua impegnativa sappiamo di non essere soli. Ci mettiamo sotto la protezione di Maria di cui oggi celebriamo la solennità liturgica e chiediamo a Lei che ci aiuti a saper imitare l’esempio suo e di Giuseppe. Quali modelli! e quanta forza emana da questa vicenda che ebbe per protagonisti due ragazzi, diremmo oggi, ai quali il Signore chiese, un giorno di volare alto, al di sopra dei sogni che gli uomini sono capaci di coltivare, per concepire l’impensabile, l’impossibile. Ad entrambi Dio chiese di fidarsi della sua Parola, dopo aver detto semplicemente, dopo l’enormità della richiesta, NON TEMERE, non avere paura. E proprio la vicenda di Maria e Giuseppe mi danno, ci danno tanta forza e fiducia: beata colei che ha creduto all’adempimento della parola del Signore. E così oggi quando mi sono preparato per arrivare qui, ho sentito il bisogno di prendere con me, di tenere in mano quella piccola bibbia che dal 1985 ha accompagnato il mio itinerario umano e spirituale, ovunque: sulle alpi come al mare, da solo di fronte ai miei mille perché, o con i ragazzi impegnato a cercare risposte con loro. Questa bibbia, questa Parola di Dio, la metteremo insieme sopra il nostro lucerniere perché sia lampada ai nostri passi, luce sul nostro cammino, proprio come Maria e come ci suggerisce il salmo, così che il nostro procedere non incontri inciampi e non risulti vano.

 

Mi rimane un’ultima cosa importante da dire: il nostro camminare insieme non è fine a se stesso. All’orizzonte del nostro percorso c’ è questa nostra città che vogliamo amare e servire collaborando con tutti, a cominciare dalle istituzioni, e sempre. Ci sentiamo impegnati a fare quello che è in nostro potere per quanti sono nel bisogno, soffrono la solitudine, la malattia, l’indigenza. Come cristiani abbiamo sempre presente quel capitolo 25 del Vangelo di Matteo che ci ricorda prima di qualsiasi altro ragionamento o calcolo la verità del nostro agire: l’avete fatto a me.

 

Vogliamo poi portare il nostro originale contributo nella difesa dell’ambiente. Veniamo avvertiti sempre più frequentemente di quanto sia depauperato questo meraviglioso pianeta che è la nostra casa, che ci è affidato. Il Papa anche recentemente ha richiamato tutti i governanti della terra al senso di responsabilità che sentiamo anche nostra.
Ancora, per quello che dipende dalle nostre poche forze ci stanno a cuore tutti problemi del lavoro. Il benessere di tante famiglie, la possibilità di progettare il loro futuro delle giovani coppie, l’opportunità di superare l’indigenza dipendono in larga misura dalla possibilità di accedere ad un lavoro stabile e dignitoso. E anche per questo ci sentiamo impegnati insieme alle donne e agli uomini di buona volontà a fare quello che è possibile. Ho già conosciuto la ricchezza del laicato pratese e so di trovare collaborazioni qualificate ed intelligenti che renderanno possibile questo impegno.

 

In ultimo sento il bisogno, in ultimo, di ringraziare il Vescovo Gastone e il Vescovo Franco che mi hanno fatto sentire la loro amicizia e la loro stima; il Vescovo Franco poi mi ha introdotto nella realtà pratese; gli sono davvero grato. E il Vescovo Mario per la fiducia illimitata che mi ha concesso nei cinque anni di lavoro comune, in particolare per il sostegno che mi ha offerto in questi mesi nei quali mi sono sentito spesso sopraffatto dalla responsabilità di questo nuovo incarico. Un grazie ai miei compaesani di Caselli e Reggello, ai miei amici, ai fedeli di Caldine, Pelago e Diacceto e Rignano san Clemente Palazzolo, parrocchie nelle quali ho prestato servizio. Un grazie ovviamente di cuore alla mia famiglia. In ultimo mi rivolgo a voi pretesi il cui affetto ho conosciuto da subito: mi sono giunte tantissime attestazioni di stima, di incoraggiamento di simpatia prima ancora che avessi fatto o detto qualcosa per meritarlo, che mi hanno lasciato senza parole e mi ha dato tanto fiducia, mi fanno credere che non sarò mai solo ma accompagnato e sostenuto da un affetto filiale davvero grande di questo popolo di questa terra. Grazie di cuore. Maria ci protegga e ci accompagni tutti.

 

68.2019

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