A prima vista colpisce per il suo stile essenziale. La nuova teca del Sacro Cingolo creata dall’artista padovano Giampaolo Babetto è pensata come un parallelepipedo lungo 81,5 centimetri, alto 7,4 e spesso 3,2.
Alle estremità della teca, sulle “maniglie”, sono riportati lo stemma del Comune di Prato (comproprietario insieme al Capitolo della Cattedrale della Cintola) e la «M» di Maria con la Croce; nel retro un fiordaliso comunale e un’immagine di Santo Stefano, patrono di Prato. Croci in lapislazzuli e fiordalisi in corallo adornano entrambi i lati.
È questo il nuovo reliquiario dove dall'8 settembre 2008 verrà conservata la reliquia della Cintura appartenuta alla Madonna.
Il reliquiario secentesco, splendido manufatto orafo del XVII secolo, mostra infatti preoccupanti segni di cedimento. L'uso secolare - è in funzione dal 1638 - ha causato la perdita di numerose pietre dure e l'usura di più parti; lo stato attuale del reliquiario è talmente precario che, a giudizio dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, a cui era stato chiesto una verifica, nemmeno un restauro sarebbe risolutivo.
Così Comune e Capitolo della Cattedrale, comproprietari della reliquia simbolo di Prato, hanno deciso di commissionare la realizzazione di un nuovo reliquiario, affidato al grande orafo padovano.
«Come per la precedente teca – spiega il maestro Babetto – volevo una forma che desse l’idea del contenuto. Il mio stile è minimale e tale è rimasto anche per quest’occasione, ma volevo un oggetto che comunicasse la straordinaria tensione spirituale della stessa Cintola».
Rinnovata anche la scatola al cui interno viene riposta la teca. Al posto del contenitore d’argento del 1633, lo stesso Babetto ha realizzato una scotola in raro legno di rosa del Brasile. Il contenitore sarà foderato internamente con una stoffa originale, creata appositamente dagli studenti della classe V C (2007 - 2008) dell’Istituto «Buzzi» di Prato.
Il costo totale dell’operazione ammonta a 81.600 euro. La cifra è stata ripartita secondo le quote di comproprietà: per due terzi al Comune e per un terzo al Capitolo del Duomo. I canonici hanno contribuito personalmente alla spesa.
«Grazie anche al nuovo reliquiario – ha detto il Vescovo mons. Gastone Simoni durante la ricognizione della reliquia – il Sacro Cingolo sarà ancora fedele alla sua funzione di legare i pratesi a Maria e, tramite Lei, a Cristo>. Riferendosi con soddisfazione al valore artistico dell’opera, Simoni ha sottolineato però come l’arte più bella della Chiesa di Prato <è quella della carità verso chi più è nel bisogno».
La nuova teca sarà esposta in anteprima in duomo domenica 7 settembre dalle ore 21 alle 23. La teca del 1638 e la coeva scatola d’argento che la contiene, dopo la traslazione di lunedì 8, saranno sottoposte a restauro presso l’Opificio delle Pietre dure di Firenze, prima di essere esposte al Museo dell’Opera del Duomo di Prato.
Il sito del maestro Giampaolo Babetto