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don waldemaro e le suore di carmignanello

Dopo 77 anni le suore lasciano Carmignanello

Dopo 77 anni la suore Mantellate Serve di Maria lasciano Carmignanello nell’alta Valle del Bisenzio. Attualmente la comunità è composta da tre religiose, suor Nicodema Macchi, suor Fedele Maragno e suor Fedele Spironello. Con la loro partenza si chiude anche un altro capitolo importante per il paese e la zona: la scuola d’infanzia paritaria Santa Maria Assunta cessa le sue attività.

 

Domani, sabato 24 settembre, saranno salutate e ringraziate per il loro lungo servizio reso alla comunità della parrocchia di Santa Caterina d’Alessandria, dal vescovo Franco Agostinelli al termine della messa prefestiva da lui presieduta alle 17. Mentre domenica 25, dopo la messa delle ore 10, le suore saranno salutate dalla popolazione.

 

«Per noi si tratta di una brutta notizia – commenta il parroco don Waldemaro Kowalczuk – anche se anziane, le suore sono sempre state un punto di riferimento. Con loro chiude anche l’asilo, altra realtà fondamentale per la parrocchia. Anche se – precisa il sacerdote – devo ammettere che saremmo comunque stati costretti a chiudere prima o poi per lo scarso numero di bambini iscritti. Quest’anno sarebbero stati soltanto otto. Quella di domenica non possiamo chiamarla festa, non possiamo festeggiare, sarà un grande abbraccio alle tre religiose».

 

Le Mantellate sono nate 155 anni fa a Treppio di Pistoia, nella valle della Limentra. Nel 1939 sono arrivate a Carmignanello, dove hanno aperto una comunità e fin da subito si sono occupate della scuola. Un impegno proseguito con passione insieme alla parrocchia, allora di Gricigliana, fino a oggi. I motivi della partenza sono gli stessi che da tempo riguardano molte congregazioni religiose, ovvero l’anzianità e il mancato ricambio. Le suore di Carmignanello hanno più di 280 anni in tre, sono state attive tra i banchi di scuola fino allo scorso anno, riuscendo a far terminare il ciclo all’ultima mandata di bambini, ma questo settembre la campanella non suonato e le porte sono rimaste chiuse. I piccoli alunni della zona andranno all’asilo a Migliana.

 

Suor Fedele Maragno, classe 1938, è già partita da una quindicina di giorni, e si trova a Correggio. Suor Nicodema, che di anni ne ha 94 e si trova in Val Bisenzio da oltre 20, andrà a Milano, mentre l’altra suor Fedele, 88 anni, rimarrà in Toscana e andrà a Casalguidi.

In San Vincenzo si venera la Madonna dei Papalini

A distanza di 503 anni, Prato non vuole dimenticare. Era il 1512 quando l’esercito guidato dal vicerè Ramon de Cardona, accompagnato dal legato pontificio Giovanni de’ Medici, penetrava in Toscana dal Mugello, giungendo ad attaccare la nostra città per piegare le resistenze della vicina Firenze. Erano gli anni degli scontri sul suolo italiano tra Francia e Spagna, la quale, alleata dello Stato Pontificio, mirava a restituire Firenze – e di conseguenza anche Prato – nelle mani dei Medici, cacciati nel 1494.
L’evento viene ricordato come il «Sacco di Prato», che fu lungo e sanguinoso: dopo 22 giorni di violenze e soprusi di ogni genere – le cronache dell’epoca parlano, sicuramente esagerando, di 5000 civili morti – la città cadde in mano in spagnola a causa della resa di Firenze: era il 29 agosto. Le distruzioni e le sofferenze di quei giorni del 1512 ebbero pesanti conseguenze per Prato, che per decenni conobbe una situazione di povertà economica e di declino sociale.

Da sempre la città ricorda questo tragico evento, cui si lega anche un fatto miracoloso: quando i tre generali dell’esercito spagnolo Giovanni, Spinoso e Vincenzio irruppero nel monastero di San Vincenzo con l’intenzione di fare razzia, trovarono le monache raccolte in silenziosa preghiera intorno ad una statua della Madonna. Subito i tre caddero in ginocchio e abbandonarono ogni idea violenta. I generali spagnoli fecero chiamare la Priora, Madre Raffaella da Faenza, per rassicurarla: il monastero di San Vincenzo sarebbe stato risparmiato da ogni sopruso. La tradizione narra infatti che, appena entrati nella Basilica, la Madonna sia apparsa ai tre generali, promettendo loro che se avessero risparmiato le monache e il monastero li avrebbe accolti in Paradiso.

Le monache domenicane di San Vincenzo dal 1512 sono devote alla statua salvatrice della Madonna, chiamata da allora «dei Papalini», dal nome delle truppe pontificie che si erano alleate con gli spagnoli. Si tratta di una scultura in terracotta policroma risalente ai primi anni del 1500, impreziosita da un abito settecentesco di seta ricamata, che il 29 e il 30 agosto di ogni anno viene esposta nella grata all’interno della basilica del Monastero di San Vincenzo, dove si tengono i festeggiamenti in ricordo dell’evento miracoloso.

Quest’anno le celebrazioni nella basilica di San Vincenzo e di San Caterina de’ Ricci inizieranno sabato 29 agosto alle 7,30 con le lodi, seguite dalla messa delle 8,30 celebrata dal canonico Luca Rosati. Alle 18,45 si terranno i vespri. Alle 8 di domenica 30 agosto le lodi e la messa officiata da monsignor Guglielmo Pozzi, rettore della basilica, mentre alle 18,45 vi saranno i vespri e la processione. Tutte le celebrazioni liturgiche saranno animate dalle monache del monastero.