Messa per Prato /2
Sulla famiglia
21-02-2015

Cari fratelli e sorelle,
con il tradizionale e austero segno delle ceneri abbiamo iniziato la Quaresima, tempo benedetto e di gioia vera che ci conduce alla Pasqua. Nel brano del Vangelo di oggi, Gesù si presenta non come un riformatore religioso o un fustigatore dei costumi morali, ma come messaggero, in gesti e in parole, di una novità straordinariamente bella e promettente: il Regno di Dio.

Il Regno di Dio non è da immaginare in un futuro lontano, ma è già qui, sotto i nostri occhi, nell’esperienza gioiosa di sentirci accolti, perdonati, incoraggiati, restituiti a una speranza che sembrava cancellata per sempre. La nostra gratitudine a Dio, garante nel segno dell’arcobaleno della nuova alleanza, magnanime e paziente, che si è rivelato nel volto e nel cuore di Gesù, oggi la esprimiamo in questo convenire insieme in preghiera per Prato, la nostra comunità.

A Roma si celebrerà, come forse saprete, il Sinodo ordinario, dopo quello straordinario, su “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. Tema di grave attualità ed interesse. Nella luce del Vangelo, in questo orizzonte, che non dimentica il “nuovo umanesimo” inaugurato da Cristo, mentre preghiamo per questa nostra amata città di Prato che ci è affidata come cittadini e come cristiani, oggi desidero riflettere con Voi sulla situazione del matrimonio e della famiglia nella nostra realtà pratese, letta e considerata nel più grande contesto italiano.

1.Vediamo innanzi tutto la realtà descritta dalle cifre della statistica.

“La Chiesa guarda alle famiglie che restano fedeli agli insegnamenti del Vangelo, ringraziandole e incoraggiandole per la testimonianza che offrono”: faccio mie queste espressioni dell’ultimo Sinodo straordinario dei Vescovi, riconoscendo che né fragilità né gradualità nel giungere a vivere pienamente il piano di Dio sulla famiglia, possono offuscare la bella testimonianza di tante famiglie pratesi.

Guardiamo la situazione generale e specifica sulla famiglia. In cinque anni i matrimoni in Italia sono diminuiti di 53 mila unità, di questi ben 40 mila sono coppie di soli italiani.
A Prato nel 2013 – ultimi dati offerti dall’amministrazione comunale – sono stati celebrati complessivamente 461 matrimoni (nel 2008 erano stati celebrati 714 matrimoni). Di questi [pur tenendo conto dei matrimoni degli sposi entrambi stranieri (e di questi il 13,67 sono di nazionalità cinese, che spesso, non essendo cattolici, non scelgono il rito religioso], solo il 43,60% sono matrimoni celebrati con rito religioso. Sempre nel 2013 i matrimoni tra divorziati, quindi con rito civile, sono stati 61.
L’età media di chi si sposa tende ad innalzarsi, intorno ai 35 anni di età. Ciò pone con evidente urgenza tante riflessioni sul mondo dei giovani: educazione, lavoro, casa, tempo libero, ecc.

Le case, secondo recenti statistiche comunali, sono intorno a 78mila; di queste non sono occupate 6.546, pari all’8,45%.
Dobbiamo guardare i dati statistici sul tasso di natalità a Prato, tra cittadini di origine italiana ed altri di origine straniera, non per discriminare, ma per renderci conto della trasformazione in atto sulle convivenze; né possiamo chiudere gli occhi su un fenomeno in aumento, quello delle unioni di fatto, e dei procedimenti in corso di separazione e di divorzio, oltre che di quelli già sanciti.
Una riflessione a parte merita (e lo faremo a suo tempo), la condizione lavorativa individuale o di entrambi i coniugi, o dei giovani in età idonea, attualmente vissuta a Prato.

Indubbiamente siamo di fronte ad un grandissimo, continuo cambiamento culturale ed etico, dovuto anche ad una visione individualista del progetto e del percorso della vita; cambiamento che pone problemi nuovi sia ai politici che agli educatori, alla Chiesa e ai referenti dei mille canali della comunicazione in merito ai modelli di vita presentati.
E, nel contesto del tasso di cittadini immigrati a Prato che si aggira intorno al 18% della popolazione residente, non voglio tacere sulle nuove famiglie venute da lontano, talvolta solidissime nell’unità e certamente più prolifiche delle autoctone, e tal’altra portatrici di problemi di discriminazione, soprattutto della donna e dei minori, considerati praticamente alla stregua se non proprio di schiavi, per lo meno di sudditi senza diritto di parola e di decisione. Ne faccio un cenno, perché non ci capiti un giorno di svegliarci improvvisamente di fronte a condizioni di vita davvero disumane che non abbiamo voluto vedere e di fronte alla composizione della società trasformata quasi senza accorgersene.
Né voglio tacere della condizione degli anziani soli o che coabitano nelle nostre famiglie, non senza grandi sacrifici e problemi che talvolta sconvolgono il ritmo normale della vita familiare e delle relazioni.

Sono consapevole che (riecheggiando l’affermazione storica di Giovanni Paolo II nella sua storica visita: “A Prato, città e tempio sono cresciute insieme”), se in una data cultura stava il tempio, poi il palazzo comunale, ed in seguito la piazza del mercato, e quindi il lavoro; oggi al centro della città dell’uomo, sta la borsa, la banca, il denaro. E’ il caso di accorgerci che forse abbiamo scambiato i mezzi con il fine, avendo smarrito la centralità della persona umana e della sua prima fondamentale relazione che è la famiglia.

Perché ho voluto darvi questa piccola panoramica? Perché ritengo indispensabile partire dalla realtà attuale, se vogliamo sviluppare una sinergia tra tutte le istituzioni in favore di quel nucleo fondamentale della nostra società che è la famiglia, come si evince anche dalla nostra Carta Costituzionale Italiana.
La situazione ci spinge ad investire, senza crociate, in questo nevralgico tema della famiglia, dove si intrecciano le sorti di uomini e donne, di bambini soprattutto, e della intera società. “La famiglia è la cellula vivente dell’umanità. Se maltrattate la cellula avrete sempre un corpo malato”, diceva don Zeno Saltini, fondatore di Nomadelfia.

Le leggi sul divorzio prima e sull’aborto poi, il pensiero debole e il pensiero uniforme, la teoria trasngender, i tentativi di diverse amministrazioni locali di introdurre figure giuridiche di famiglia non contemplate nel nostro ordinamento costituzionale e che, come cittadini e come cristiani giudichiamo non conformi alla realtà: tutto questo ha favorito una mentalità che rende “normale” ciò che invece in se stesso è un fallimento, uno scacco umano e spesso anche etico. Chi si sposa per poi divorziare? Chi mette al mondo una creatura per eliminarla?
Così oggi si discute se ci sia ancora la necessità di un padre e di una madre per affacciarci alla vita; si discute della dimensione generativa e genitoriale, su quella affettiva e relazionale, sulla identità ‘naturale’ o culturale degli individui, sovente con una certa presunzione credendo di risolvere tutte le questioni connesse a queste tematiche con superficialità. Chi vorrebbe sentirsi figlio di un laboratorio? Chi vorrebbe scoprirsi figlio voluto per il capriccio o per un incidente di percorso?
Siamo ben consapevoli che non esiste un modello unico di famiglia: siamo passati dalla famiglia patriarcale a quella mono-parentale; dal “capo-famiglia” alla parità dei diritti e doveri tra coniugi.
Noi intendiamo certamente guardare ad occhi aperti la nostra realtà, senza ansietà ma con il cuore di Cristo, pieno di verità e di misericordia.

2. Gesù e la Chiesa di fronte al matrimonio e alla famiglia.
La nostra Chiesa non dimentica il luminoso ed antesignano ministero episcopale di mons. Pietro Fiordelli, apostolo della famiglia, al punto che il Papa scherzando lo chiamò: “Ecco mons. Famiglia!”. Di questo nostro grande pastore, del quale ricorreva di recente decennale della morte, dovremo fare opportuna memoria.
I grandi documenti conciliari e post conciliari, dei pontifici e dei vescovi italiani, rimangono punto di riferimento significativo, eco e traduzione nell’oggi della visione evangelica sul matrimonio e sulla famiglia.

“La futura evangelizzazione dipende in gran parte dalla Chiesa domestica”, dalla famiglia, come diceva S. Giovanni Paolo II. L’uomo e la donna, uniti pur nella distinzione, e, anzi, proprio in forza del loro essere distinti l’uno dall’altra, coppia costituita in uni-pluralità, guardano alla vita intima di Dio, modello e contenuto della vita dell’umanità creata e redenta da Dio stesso. La famiglia dice storicamente ciò che Dio è da sempre: distinzione di persone, unità dell’amore ed eterna fecondità e missione.
“Quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire si rispecchia in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi” (Papa Francesco, 4 ag. 2014).
Quindi il matrimonio e la famiglia, singolare comunità di amore e di intenti, sono un Vangelo per tutti (preti, sposi, single, religiosi) perché sono un annuncio della natura di Dio. E non “parla di Dio” solo la coppia felice, che sta bene, ma ogni coppia: da quella che ha problemi a quella carica di sofferenza. La sofferenza delle famiglie che si stanno separando manifesta che viene ferita la sostanza, l’essenza dell’uomo e della donna, chiamati per loro natura ad essere in una stabile comunione.
Con la famiglia si rinnova il mondo. Quando una coppia realizza il piano di Dio nel matrimonio, di fatto porta nel mondo il rinnovamento della famiglia e della società umana.
Un tempo si è pensato che la missione fosse compito quasi esclusivo di preti e suore; ma il Regno di Dio, piccolo come un granello di senape nascosto nella terra, destinato a diventare grande arbusto, è affidato anche alla famiglia normale, che, per il solo fatto di esserci e di fraternizzare con altre famiglie, fa crescere una umanità dove c’è spazio per la solidarietà, la giustizia, l’aiuto, la creatività, quell’”uscirne insieme” che è la necessaria via che sola può costruire una società ordinata senza scarti.

3. Alcuni suggerimenti per noi.
“Non possiamo fare tutto e rendersi conto di questo ci procura un senso di liberazione. Ciò che facciamo può essere incompleto, ma è un inizio, un passo lungo la strada, un’occasione affinché la grazia di Dio possa entrare e fare il resto” (Mons. Oscar A. Romero). Vorrei offrire pertanto, senza pretesa alcuna, dei semplici suggerimenti, non un piano organico, per confermare o iniziare cammini già avviati.

Scegliamo anche a Prato, nell’ambito della pastorale familiare da confermare ed ampliare ulteriormente, di educare all’amore, alla sessualità, alle relazioni sane tra uomo e donna, al matrimonio e alla famiglia, alla genitorialità responsabile. Vogliamo tornare ad insegnare, con la nostra vita coerente, ai ragazzi e ai giovani che non ha senso, è troppo poco vivere per diventare l’uomo più ricco del cimitero! Sapendo che la vita è sensata solo se è donata, cerchiamo di aiutarci a guardarla e a consegnarla anche alle nuove generazioni con una prospettiva di grande apertura, oltre ogni egoismo ed ideologia che piega la realtà ad interessi non sempre dichiarati, ma comunque non liberanti. Scuola, associazionismo giovanile, pastorale giovanile, gruppi parrocchiali del post-Cresima, mondo dello sport, istituzioni sanitarie: torniamo a “fare rete” con la famiglia per garantire tutti i mezzi a chi guarda il proprio futuro con speranza perché lo possa perseguire con realismo, con fortezza interiore e audacia evangelica, consapevoli che gli argomenti non affrontati o affrontati male producono disastri. Non ci sono temi tabù o mine vaganti da evitare: nella competenza, nel rispetto, nella adeguatezza che sempre il servizio educativo esige, si può e si deve affrontare tutto.

Chiediamo inoltre a Prato un impegno della politica che tenga conto della fondamentale esigenza di tutelare, difendere e promuovere l’istituto del matrimonio e della famiglia, senza che questo significhi negare eventuali diritti ad altre forme di comunione umana per noi assolutamente non omologabili a matrimonio e famiglia. Politiche abitative, dei servizi sociali, del lavoro, degli asili nido, degli spazi verdi, dello sport, dell’emigrazione, non possono non riguardare la famiglia, oltre che la singola persona e l’insieme della società. In ossequio al nostro dettato costituzionale, sintesi equilibrata di apporti provenienti da diversa matrice culturale, vorremmo che la politica non scegliesse scorciatoie che alla lunga non garantiscono un vero futuro a nessuno.

Promuoviamo a Prato una cultura del matrimonio e della famiglia, dell’accoglienza delle nuove vite, perché sia i modelli di vita presentati che le scelte concrete amministrative e sociali, tengano conto di questo valore irrinunciabile per il ben-essere dei singoli e della società: non si esalta il libertinaggio e l’infedeltà o la doppia vita come una furbata intelligente; si promuovano accordi sindacali che tengano conto dell’esigenza che la famiglia possa ritrovarsi insieme, almeno alla domenica; si articolino politiche abitative ed urbanistiche che considerano destinatarie le famiglie, sia negli spazi che nei costi; si accompagnino sia provvidenze pubbliche adeguate socio-assistenziali, sia le famiglie numerose, sia quanti vivono il fallimento familiare, cosicché i deboli della situazione non siano lasciati alla deriva.

Rispondiamo alle emergenze delle famiglie con intelligenza, tatto e tempestività. Quando la malattia, la perdita del lavoro, la separazione, causano disagi diversi (materiale, psicologico e relazionale, e disagio genitoriale), il numero dei figli elevato, la presenza di invalidi o di portatori di handicap, soprattutto psichiatrico, quando si presentano una o più combinate insieme di queste emergenze, è necessario un “giuoco di squadra” (insieme servizi sociali ed associazionismo di volontariato cattolico o laico), perché nessuno sia lasciato solo, e, in particolare i figli, che sono l’anello più vulnerabile della situazione, ricevano il possibile accompagnamento ed aiuto solidale.

CONCLUSIONE
Cari amici, fratelli e sorelle nella fede, stimati rappresentanti delle nostre istituzioni che ringrazio sentitamente per la fedeltà con cui ci onorate della vostra attenzione: a Prato, camminiamo insieme con una missione condivisa da ciascuno e da tutti nel promuovere e servire insieme la famiglia, prima scuola di vita e di comunicazione, luogo dove si è accolti da subito non per quello che si sa come a scuola, né per quello che si fa come al lavoro, ma per quello che si è.
Il tempo di Quaresima è una opportunità per rinnovarci andando alle sorgenti della vita e dell’amore: Gesù; in Lui il volto di Dio è luminoso e il volto dell’altro un fratello e un amico. La famiglia può e deve mettere a frutto le immense risorse di cui il Creatore e il Redentore l’ha dotata fin dai primordi dell’umanità.
Famiglia pratese, particolarmente Tu, famiglia pratese unita in Cristo nel sacramento del Matrimonio, fidati dell’amore che sa dire “per favore, grazie, e scusami”. Abbi fiducia che solo l’amore, talvolta pagato a caro prezzo, può far ripartire un’avventura di grazia e di tenerezza che deve essere per tutta la vita. Poiché noi, i discepoli e gli amici di Cristo, siamo coloro “che hanno creduto all’amore” (cfr. 1Gv 4,16), e ne abbiamo fatto criterio di vita personale, familiare e sociale. E sappiamo attingere nella preghiera in famiglia la grazia di un perseverante gioioso amore che unisce, che diventa fonte di consolazione e di sapienza, di irradiazione ad altri della luce che guida i nostri passi.

La Madonna santissima con S. Giuseppe suo sposo, i nostri santi Patroni, custodiscano le nostre famiglie nell’amore incondizionato di Gesù: “non vi è nulla di più solido, di più profondo, di più sicuro, di più consistente” (EG 165) su cui appoggiare la nostra progettualità, la nostra speranza e il nostro futuro.