Messa per Prato /5
Omelia - veglia di Pentecoste
23-05-2015

Carissimi,
tra i diversi appuntamenti diocesani, questo è particolarmente caro a me, vostro vescovo, collaboratore della vostra gioia (cfr. 2Cor 1,24), perché, pur essendo quello con fondamento più significativo, insieme al Triduo Pasquale del quale ne è come il coronamento, ci vede riuniti con una attenzione particolarissima alle Aggregazioni Ecclesiali. La grazia della Pentecoste ci fa riflettere sulla unità anche visibile, comunitaria e sociale, che è coessenziale alla Chiesa per come Gesù l’ha voluta, e al tempo stesso sulla particolarità dei diversi carismi e doni, sia nelle singole persone, che nelle comunità, e nelle culture, tutti però chiamati a sinfonica unità.

Siate i benvenuti e sentitevi tutti fraternamente accolti con sentimenti di affetto, di stima e di riconoscenza, di lode a Dio per quei valori di cui siete per grazia portatori. La lingua della fede trova la sua umana traduzione nelle diverse lingue dei carismi che voi incarnate. Siamo guidati dagli orientamenti dell’Evangelii Gaudium; viviamo una vigilia orante e pensosa del Sinodo sulla famiglia e del Giubileo straordinario della Misericordia. L’annunciata visita del Papa a Prato inoltre, il prossimo 10 novembre, ci riempie di gioia e di gratitudine verso la Provvidenza che ci ha donato questo appuntamento, al quale vogliamo prepararci perché lascia un segno nella nostra vita di credenti in Cristo.

Inoltre, nella felice coincidenza dell’ultima “Messa per Prato” (per quest’anno), ho desiderato invitare a riflessione e preghiera gli operatori del volontariato, in tutte le sue manifestazioni, perché primaria espressione di quel nuovo umanesimo che vorremmo caratterizzasse sempre più la nostra società pratese, segnata da fenomeni crescenti e irreversibili: immigrazione, cambio del mondo del lavoro, nuova scala valoriale, imperversare dell’ideologia “gender” che insinua l’idea di una nuova e perversa antropologia contro l’antropologia naturale, che in Cristo, il Figlio dell’Uomo per antonomasia, ha la sua più vera conferma. Siete soprattutto voi, carissimi laici e religiosi, che in vario modo percorrete le cinque vie verso l’umanesimo nuovo indicate dal Convegno di Firenze: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare.
Siete proprio Voi, carissimi, che, lottando contro il paganesimo interiore e culturale, raccontate l’amore, con i gesti di solidarietà e di audace iniziativa che integra, e spesso precede anche, l’azione complessa degli interventi pubblici verso quelle fasce di povertà e di bisogno che diversamente sarebbero nella solitudine.
Se lo Spirito Santo è principio della vita sacramentale della Chiesa, “raccontare l’amore” è la missione di chi è mosso dallo Spirito del Signore Gesù, e fa della sua vita una missione per la vita di tutti sulle diverse frontiere del bisogno. Voi stessi, nelle più varie forme aggregative, potreste trarre esempi ed episodi dalla vostra felice e sofferta esperienza di prossimità.

Questa sera anche noi dalla sala alta del cenacolo ci apriamo alle strade ed alle piazze della nostra Prato e del mondo, mescolati tra tutti gli altri abitanti, amici della grande famiglia umana, missionari con la vita di quell’amore che contempliamo in Gesù e riceviamo da Gesù. E come “Mosè rimase saldo, come se vedesse l’invisibile” (Eb 11,27), anche noi intuiamo la presenza dello Spirito che opera infallibilmente in ciascuno e in tutti; una meravigliosa azione dello Spirito che porta in unità la nostra composita comunità diocesana, pur con le sue resistenze e difficoltà. Se ognuno di noi fa’ la propria parte un po’ meglio, non dico di più, ma semplicemente ‘meglio’, favoriremmo questa azione dello Spirito.

Le immagini bibliche che definiscono e accompagnano la presenza dello Spirito Santo (vento, fuoco, acqua viva,) dicono una comunione vitale, fraterna ed amicale. Insofferente di ogni forma di costrizione, come il vento, lo Spirito imprime un dinamismo a largo raggio, imprevedibile e amante di orizzonti lontani (ricordiamo le parole di Gesù a Nicodemo: “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito” cfr. Gv 3).

Ecco allora la prima indicazione che offro alla comune meditazione: il mondo è più vasto di ogni meschinità e piccineria; se è vero che “il tutto è nel frammento”, non facciamo però di ogni frammento il tutto della nostra missione; non permettiamo che piccole cose, o situazioni di difficoltà, compromettano il bene di una comunità, le attese di un popolo, dei poveri soprattutto e non solo di pane.
La libertà (ecco l’immagine del vento) che lo Spirito ci dona, nei pensieri e nei giudizi, nelle speranze e nei progetti, allontana da noi ogni paura, titubanza e animosità; ci fa acquistare una nuova sapienza nel valutare persone e situazioni, scelte pastorali e iniziative, non a partire dai personalismi di vario interesse, ma nella prospettiva vasta del Regno di Dio. Lo Spirito ci chiama lontano dal rischio di annegare in un bicchiere d’acqua e dal rifugiarci nel nostro piccolo mondo antico quasi fosse l’unica prospettiva di salvezza e di autenticità. Il soffio vitale che ci rigenera in amore e lealtà, ci dà una libertà nuova, una pace autentica e nuovi rapporti comunitari.
Il vento dello Spirito spalanca le porte chiuse per paura (cfr. Gv 20,19) e riempie tutta la casa, la apre e la rende luogo di incontro, quasi locanda dell’uomo ferito dove viene accolto, curato, ascoltato, risanato e restituito alla vita come persona rinnovata: allora tutti sentono qui parlare la loro lingua, sentono annunciare le grandi opere di Dio (cfr. At 2,2.11).

La seconda indicazione che suggerisco la desumo dall’immagine del ‘fuoco’, ricordandoci della parola di Gesù: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra”.
C’è un fuoco interiore (“Non ci ardeva forse il nostro cuore” Lc 24, 32) che anche noi sperimentiamo quando, dall’ascolto stupìto della Parola che dà senso a ciò che umanamente è senza senso e speranza, ci apriamo all’urgenza di servizio e di amore che anima di zelo e di audacia i nostri giorni. Sì, l’azione dello Spirito di verità tende alla consolazione e alla trasformazione; entra incessantemente nella storia del mondo attraverso il cuore dell’uomo. La storia infatti non è se non la proiezione esteriore delle decisioni del cuore suscitate dallo Spirito Santo. Quel fuoco divino ha portato tanti giovani e meno giovani alla preghiera, alla gioia nel sacrificio, spendendosi in letizia per gli altri. E’ una meravigliosa profezia per un mondo che perde il senso del gratuito, una profezia contro corrente. E’ la grazia del “volontariato”, le tante forme di dedizione autentica di sé per gli altri, anche in situazioni difficili. Voi avete ben compreso che il mondo non si trasfigura se non trasfigurando noi stessi. Anche Francesco d’Assisi viveva in un mondo difficile, dove anche la Chiesa era vittima di corruzione e anche allora si avvertiva una ansia, un desiderio di cambiamento e tanti pensarono di perseguirlo accusando gli altri; Francesco nò, cominciò da se stesso, spogliandosi di tante pesantezze che impedivano il suo cammino e la sua testimonianza fu una parola impressionante che ancora oggi interroga, sostiene, incoraggia il mondo intero.

Quel fuoco di Spirito Santo suscita scelte autentiche, definitive, sia nel matrimonio che nella vita consacrata, che ci spaventano se pensiamo alle nostre fragilità, e che tuttavia lo Spirito Santo suscita in noi e tra di noi con la sua forza. Maria Santissima è la più alta collaboratrice dello Spirito Santo, in quanto fu docile alle sue ispirazioni; Ella continua nei secoli ad essere per noi e per tutta Prato una presenza materna.

Infine l’immagine dell’acqua sorgiva ci dice il segreto di una vitalità che rimane stupefacente testimonianza della presenza di Dio nella storia di santità di tanti uomini e donne raggiunte dall’amore di Gesù. Non si spiega diversamente la fecondità di bene spirituale e materiale, rivolto a singole persone ed a popoli interi, in ogni epoca e in ogni contrada della terra, nei contesti più diversi (di minoranza e di maggioranza, di accoglienza e di persecuzione…) che i tanti santi discepoli missionari del Vangelo, riconosciuti ufficialmente per la credibilità della loro esistenza, hanno offerto onorando la Chiesa ed essendo segni di speranza per molti.

In tempi di crisi, dove tornare se non alla sorgenti della salvezza? Quando il deserto sembra guadagnare spazi fino a poco tempo prima apparentemente fiorenti, dove tornare se non all’acqua viva, condizione indispensabile di vita? Quando la stanchezza e la delusione del servizio apostolico sembrano invincibili, è sempre “l’aiuto dello Spirito Santo che abita in noi” (2Tim 1,14) a ristorarci, a rianimarci, a farci riprendere il cammino custodendo il buon deposito della verità rivelata da Cristo. Potrà allora succedere anche a noi, come ai primi tempi della Chiesa, di essere “avvinti dallo Spirito” e ricominciare una nuova stagione missionaria, con slancio “fino agli estremi confini della terra” (At 1,8), in quelle periferie esistenziali e geografiche, per dirla con il nostro Papa Francesco, perché a nessuno sia negata la possibile grazia della salvezza, con l’attenzione che le opere di misericordia materiale sono a servizio di quelle spirituali: Cristo, infatti, ha operato guarigioni e risurrezioni per convertire le anime.

Cari fratelli e sorelle, amici nel Signore, liberamente e per amore abbiamo accolto il dono di essere discepoli di Gesù, nel cercare di vivere il suo Vangelo integralmente, in privato e in pubblico, andando contro corrente, come ci ricordava il Papa recentemente alla CEI, per essere testimoni gioiosi del Cristo Risorto, così che il sale non perda sapore.

Affido a Voi, carissimi laici, il compito di non essere né timidi né irrilevanti come presenza concreta e capace di promuovere la dignità dell’uomo e il bene comune nella città dell’uomo. Voi che avete appreso dal Vangelo la “sapienza del sentire” del com-patire, e del gioire con i fratelli.
Non possiamo non unirci alla supplica di tutta la Chiesa per i cristiani perseguitati, impediti di esprimere la fede, di trasmetterla ai propri figli; intere comunità sono sradicate, annientate e annullate da regimi e ideologie aberranti. Oltre all’orrore e allo sdegno, naturale in chi ha a cuore semplicemente il valore della libertà, tout court, è giunto il tempo di una vigilanza, di una informazione, e di una vera e propria educazione e cultura dell’accostamento del diverso. Nessun argine potremo porre a derive fondamentaliste, senza una chiara identità, e senza quelle mediazioni culturali e giuridiche (il Papa richiama a “non lasciarci narcotizzare ideologicamente”!) che orientino e governino una ordinata convivenza civile.

Lo Spirito Paraclito sia il grande Consolatore di questi nostri fratelli e sorelle che continuano la sequela dell’Agnello immolato con la loro passione di fedeltà e coerenza pagate a caro prezzo. Il medesimo Spirito risvegli noi dalle nostre mediocrità e incertezze e incoerenze. Gesù stesso ancora una volta per la sua parola efficace “effatà”, spalanchi cuori e menti, udito e parola perché nessuno soffra in solitudine. Lo Spirito Santo che non solo ricorda la verità, ma accende e trasmette un fuoco di amore da persona a persona, renda la nostra amata Prato un segno luminoso di nuovo umanesimo.
La tuttasanta Madre di Dio e nostra Madre di Misericordia che invocheremo con particolare intensità nell’Anno Santo Straordinario della Misericordia, interceda per la nostra città e diocesi di Prato – acquisti il volto plasmato dallo Spirito -, per le nostre aggregazioni ecclesiali – vero laboratorio di umanesimo cristiano -, per i cristiani perseguitati – gloria di Cristo e vergogna dell’umanità -, e ci conduca a quella testimonianza di speranza e di amore che sia fonte di consolazione per molti. Speranza teologale ed umana strettamente connessa con la fede in Gesù e nella sua vittoria sul mondo; speranza testimoniata dalla vita di tanti santi uomini e donne che mostrano il senso della nostra storia; speranza che prefiguriamo ora nella mensa eucaristica, da fratelli animati dalla comunione viva e palpitante dello Spirito.