Omelia festa di Santo Stefano 2014
Cattedrale di Prato, 26 dicembre 2014
26-12-2014

Cari Fratelli e Sorelle,
il nostro patrono Stefano, “pieno di grazia e di potenza” (Atti 6,8), ha saputo narrare Gesù con parole semplici e di fuoco, e ancor più con la sua vita e la sua testimonianza: parole e vita capaci di raggiungere il cuore delle persone.

Ancora una volta Chiesa e città insieme guardano a questo giovane servitore del Vangelo e dei poveri, per imparare, alla sua scuola, a camminare verso quella civiltà dell’amore che è speranza e sogno di molti. Quando corrono ‘tempi forti’, c’è bisogno di “amici forti di Dio”, diceva S. Teresa d’Avila. E’ per questo che siamo qui, tutti insieme, convocati dall’amico di Gesù, servo del Vangelo e dei poveri, Santo Stefano, per diventare anche noi servitori della buona notizia che è giustizia e misericordia.

Saluto con affetto il vescovo Gastone, che ringrazio ancora di aver raccolto il nostro invito a condividere questo appuntamento significativo per la Chiesa e la Città di Prato; saluto i confratelli sacerdoti e diaconi – in particolare coloro che sono angustiati dalla malattia; saluto i nostri missionari in Ecuator e nel mondo, i consacrati nella verginità o nel celibato, particolarmente ricordati in questo anno dedicato da Papa Francesco all’attenzione e riflessione verso la vita consacrata; saluto i seminaristi, speranza della nostra Chiesa, e tutti Voi, sorelle e fratelli della santa e amata Chiesa pratese.

Un ringraziamento sentito alle autorità cittadine e provinciali che ci onorano, come è consuetudine, della loro gradita presenza e partecipazione, segno di un comune radicamento in una tradizione e speranza condivisa, in cui la distinzione dei compiti e degli ambiti non ha mai nuociuto al servizio del bene comune.
Rivolgo un pensiero affettuoso agli ammalati, ai carcerati, ai tanti immigrati venuti da lontano, sulla scorta dell’insegnamento di Gesù e di Papa Francesco, al quale esprimiamo la nostra leale e filiale adesione; ai tanti abitanti delle periferie esistenziali, culturali e geografiche che ci toccano da vicino, vogliamo dire che cerchiamo con loro un incontro disinteressato, in conformità all’insegnamento di Colui che oggi e sempre riempie di vita nuova la storia.
Rinnovo a ciascuno e a tutti il mio augurio con le poche luminose parole con cui il Vangelo annuncia la “lieta notizia” dell’avvento: “Un bambino è nato fra noi”. La Sua luce pervada il nostro cuore e la nostra comunità, di armonia e di bellezza, di consolazione e di speranza.

Molte tematiche ci stanno a cuore in questo tempo che, alla luce dell’Evangelii Gaudium, il Papa ha chiesto sia dedicato alla vita consacrata; in questo anno secondo del nostro Piano Pastorale Diocesano dedicato al discernimento sulle scelte da fare per una più incisiva e coerente evangelizzazione missionaria, mentre la pastorale giovanile accompagna un percorso formativo verso la grande convocazione dei giovani nella GMG del 2016 a Czestokova, nel segno ideale di una Betania di familiarità con Cristo, esperto di risurrezione; in questo anno-ponte di due grandi eventi ecclesiali: il prossimo Sinodo dei Vescovi che concluderà la riflessione ecclesiale sul matrimonio e sulla famiglia, ed il Convegno Ecclesiale Nazionale a Firenze sul tema: “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”: grandi orizzonti che non mancheremo di affrontare nei diversi consigli pastorali e nel cammino diocesano delle varie parrocchie e comunità.

Alla scuola del nostro Patrono, discepolo somigliantissimo in vita e in morte del Signore Gesù, fissiamo il cielo e vediamo anche noi Gesù alla destra del Padre (cfr. Atti 7,56), costituito Signore, perché è passato per la grande tribolazione, fedele alla volontà salvifica del Padre, dono di amore per tutta l’umanità.
Sì, sorelle e fratelli, è necessario che torniamo a fissare il cielo, a tenere lo sguardo fisso su Gesù (cfr. Eb 3,1) “autore e perfezionatore della nostra fede” Eb 12,2), per poter rendere ragione della nostra speranza ( cfr. 1Pt 3,15) nelle sfide e nelle prove che dobbiamo affrontare quotidianamente. Non si tratta di essere disincarnati, ma di assumere tutto l’umano con la divina carità di Gesù, nella potenza dello Spirito Santo, che non vogliamo e non possiamo contristare con le nostre meschinità e con la rassegnazione alla mediocrità o, peggio, al male.

Come Chiesa pratese (e ben lo sapete Voi, carissimi sacerdoti!) siamo in prima linea, in trincea costante di fronte alle sfide, alle crisi, ai fallimenti e alle delusioni amarissime che invadono singole persone, famiglie e comunità. Se parliamo e agiamo non è tanto per l’autoconservazione, quanto piuttosto per quell’amore di Dio che si svuota di se stesso: è questa la bussola della nostra missione. Fedeltà e creatività pastorale ci guidano: “Quello che cerchiamo è la gloria del Padre… oltre ogni altra motivazione” (EG 267).
Non ci nascondiamo nulla della drammaticità della nostra situazione lavorativa, della difficile integrazione tra gruppi sociali, del diffuso senso di sfiducia nel futuro e di precarietà nel presente.
Abbiamo una acuta sensibilità verso ogni sofferenza che affligge l’uomo, attenzione vigile che ci viene dal Signore Gesù e dalla nostra umanità. Non abbiamo soluzioni tecniche al problema del lavoro, della casa, della cittadinanza, dei giovani, della integrazione sociale, delle priorità da dare nelle decisioni amministrative e politiche. La Chiesa “esperta in umanità”, con “il ritmo salutare della prossimità” (EG 169) tende di più a ricordare i valori ispirativi, a spingere ciascuno ad assumersi la propria responsabilità perché la persona, soprattutto se vive nella precarietà, e la famiglia possano essere riconosciute nella propria dignità e sostenute nel loro specifico compito.
Guardiamo a Gesù Cristo fonte di vero umanesimo, gettando semi di speranza nel vissuto quotidiano di questa nostra Prato in grande e rapida trasformazione. Il diacono Stefano ci insegna a “essere testimoni di Cristo attraverso gesti di vita nuova e di umanità diversa” (Traccia Convegno FI, pg. 17).

La testimonianza di Stefano, coronata dal martirio, si radica sia nel suo rapporto personale con il Signore Gesù, sia nel contesto comunitario ecclesiale descritto negli Atti degli Apostoli, riferimento ispirativo costante di ogni rinnovamento nel cammino storico della Chiesa. Dalla esortazione apostolica Evangelii Gaudium emerge un’immagine di Chiesa, i cui tratti possiamo riassumere in una specie di decalogo che deve illuminare anche la nostra amata diocesi di Prato, e che il nostro Piano Pastorale Diocesano intende perseguire con gradualità e determinazione, con la collaborazione di preti, religiosi e laici, nessuno escluso.

Ecco brevemente, per cenni, alcune sottolineature:
– una Chiesa missionaria, a totale servizio dell’evangelizzazione fino agli estremi confini della terra, decisa a raggiungere gli uomini nelle periferie esistenziali e geografiche, dove è attesa con ansia una parola di speranza e di salvezza;
– una Chiesa gioiosa a motivo del suo Signore, crocifisso e risorto. La gioia è caratteristica tipica dei cristiani ed è indispensabile perché l’annuncio sia credibile e attraente;
– una Chiesa che non si mondanizza, perché pone al centro non se stessa, le sue iniziative, le sue opere, il suo interesse, ma unicamente la gloria di Dio che è il suo Regno, che è l’uomo vivente della grazia di Dio;
– una Chiesa luogo della misericordia divina, che sa parlare al cuore delle persone, si china a curare le loro ferite, non si stanca di cercare chi è lontano e disorientato;
– una Chiesa audace, che riceve dallo Spirito di Dio il coraggio di spendersi per il Vangelo senza cedere a compromessi e senza lasciarsi vincere dalla paura;
– una Chiesa povera per i poveri: sono i poveri i destinatari privilegiati dell’amore di Dio e dell’annuncio del Vangelo e sono essi in grado di aiutare la Chiesa ad essere sempre più conforme e fedele al suo Signore e Maestro;
– una Chiesa che vuole e che sa stare vicina alla gente, attraverso le comunità parrocchiali, realmente in contatto con le famiglie e con la vita del popolo, santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare a camminare, dove ogni persona ferita dalla vita viene per ritrovare guarigione; la parrocchia, centro di costante invio missionario;
– una Chiesa unita, fraterna, costantemente impegnata nel ricercare e realizzare l’unità fra tutti i suoi membri, con gli altri cristiani e, in cerchi concentrici, con tutti gli uomini;
– una Chiesa a servizio del bene comune e della pace, perché sia dato a tutti accesso ai beni materiali e spirituali per una vita umana dignitosa, che non emargini e non escluda nessuno;
– una Chiesa vigilante, che non si lascia rubare né la speranza, né il Vangelo, né l’ideale dell’amore fraterno, né la forza missionaria.

Carissimi nel Signore, questo è il nostro sogno, il sogno di sempre, di quanti, discepoli del Vangelo, intendono costruire nello Spirito Santo una parabola di umanità nuova. Non posso che ringraziare i preti, i religiosi ed i laici che si impegnano quotidianamente in questa prospettiva. Siamo consapevoli che possiamo giovare all’intera città nella misura in cui questa identità di Chiesa del Signore si fa esperienza, segno e richiamo di speranza per molti.

Nell’orizzonte di questa visione di Chiesa, che anche il nostro Piano Pastorale Diocesano vuole perseguire, ricordando il primo martire S. Stefano, diacono, il nostro pensiero, riverente e preoccupato, non può non andare ai tanti innocenti uccisi dal fanatismo terrorista ed in particolare ai cristiani perseguitati oggi in diverse parti del mondo, uomini e donne, nostri fratelli e sorelle in umanità e nella fede, impediti di essere se stessi, di esprimere il proprio credo, di trasmettere ai propri figli la bellezza dell’incontro possibile con Gesù, costretti a lasciare patria ed affetti. Minacciati di continuo e spesso eliminati brutalmente.

La nostra Chiesa e la Città di Prato, sempre sensibili alle cause migliori per il presente e l’avvenire dell’umanità, non possono non cercare qualche forma di mobilitazione per sensibilizzare l’opinione pubblica a muovere governi ed esponenti religiosi e politici in favore dei cristiani perseguitati, oltre che per eliminare le diverse forme di schiavitù che sono presenti anche tra di noi. Vorremmo che i tanti uomini e donne di fede musulmana presenti tra di noi, facessero sentire il loro dissenso chiaro, di fronte alla pretesa di eliminare in nome di Dio i figli di Dio. La Diocesi intende farsi, con altre istituzioni, promotrice di una iniziativa in tal senso.

E mentre nella luce del Vangelo, alla scuola dei martiri di ieri e di oggi, gloria del Cristianesimo e vergogna dell’umanità, vogliamo ampliare i nostri orizzonti in solidale vicinanza di intenti e di supplica, la nostra amata Chiesa vuole farsi:
– sostegno di quanti operano per il bene vero di Prato,
– voce di chi non ha voce a Prato,
– eco e megafono delle attese e delle speranze di molti a Prato,
– denuncia di mali e storture che ci affliggono a Prato,
– supplica al Signore per una nuova sapienza di vita a Prato,
– richiesta di perdono per peccati ed errori di Prato,
– scuola di una cultura della corresponsabilità per il bene comune.
Non vi sorprenda questa insistenza sulla “pratesità”, che non ha nulla di campanilismo e di chiusura, ma che invece vorrebbe avere il sapore dell’incarnazione nel “qui e ora” che la Provvidenza ci assegna nella missione ecclesiale.

Con l’umiltà dei servi inutili, ripartiamo dalla realtà di base, dall’ascolto del vissuto concreto della nostra comunità, e mensilmente celebriamo nella nostra Cattedrale una “S. Messa per Prato”, quasi una nuova edizione di quella “Messa pro populo” che ogni domenica viene offerta nelle nostre parrocchie. Non si tratta di invasione di campi che non ci competono, o di strumentalizzare la liturgia per altra finalità, o di sostituzione delle forze politiche, culturali e sociali che devono farsi carico, in diversi modi, del bene comune.
Semplicemente, sulla scia di quanto negli anni la nostra Diocesi ha già tante volte cercato di promuovere, desidero aggiungere questo piccolo tassello, al fine di accompagnare il molto che parrocchie ed enti diversi (in primis la Caritas e l’Ufficio di Pastorale Sociale) quotidianamente fanno nella vicinanza a persone, famiglie ed istituzioni, facendo risuonare in opere e parole il Vangelo come se fosse la prima volta. Solo autentici testimoni di speranza che ci fa vivere, quella che viene da Cristo, possono diventare segni della presenza attiva del Signore in mezzo agli uomini e alle donne della nostra società pratese ormai da tempo multicolore, multietnica, multi religiosa e multiculturale.

Permettete una citazione sempre attuale di un grande cristiano martire del secolo scorso, D. Bonhoeffer: “Siamo stati testimoni silenziosi di azioni malvagie,- scrive nella sua opera “Resistenza e Resa” – abbiamo conosciuto situazioni di ogni genere, abbiamo imparato l’arte della simulazione e del discorso ambiguo, l’esperienza ci ha resi diffidenti nei confronti degli uomini e spesso siamo rimasti in debito con loro della verità e di una parola di libertà; conflitti insostenibili ci hanno reso arrendevoli o forse addirittura cinici: possiamo ancora servire a qualcosa? Non di geni, di cinici, di dispregiatori di uomini, di strateghi raffinati avremo bisogno, ma di uomini schietti, semplici, retti. La nostra forza di resistenza interiore nei confronti di ciò che viene imposto sarà rimasta abbastanza grande e la franchezza verso noi stessi abbastanza implacabile, da farci ritrovare la via della schiettezza e della rettitudine?” (In Resistenza e resa, Queriniana, Brescia 2002, pp. 39s).
“Fare strada insieme”, Chiesa e città, è sempre stata caratteristica della nostra storia plurisecolare. E noi vogliamo continuare e approfondire questo cammino comune, nella lealtà e nella feconda cooperazione che può dare frutti di bene.

Chiesa e Città di Prato, camminiamo insieme con una volontà di conversione, per lasciare meglio trasparire la luce di Cristo ed il mistero che ci abita. Come Stefano, il nostro patrono, ha saputo coniugare primato di Dio e servizio ai poveri,
fedeltà al Vangelo e dignità della coscienza personale,
mitezza e determinazione,
dono ricevuto e dono condiviso,
contemplazione e sguardo profetico sul mondo,
così noi tutti vogliamo continuamente diventare collaboratori della gioia e della speranza gli uni degli altri.
Come Stefano, nostro patrono, speriamo nel Signore, e non rimarremo confusi in eterno.
La Tuttasanta Madre di Dio e Madre nostra, ci unisca in un unico abbraccio che bruci le eventuali difficoltà di comunione, ci rinsaldi nell’amore a Gesù, ci spinga con cuore dilatato dalla generosità gratuita sulle vie della missione.