L’8 settembre 2026 ricorre un importante anniversario per la storia della cattedrale di Santo Stefano e delle opere d’arte che l’hanno resa unica: i 50 anni dalla musealizzazione del Pulpito di Donatello e Michelozzo nel Museo dell’Opera del Duomo di Prato.
La scelta fu fatta per salvaguardare uno dei massimi capolavori del Rinascimento dal degrado causato dagli agenti atmosferici. I rilievi originali vennero rimossi nel 1969, ma fu l’8 settembre 1976 che le sette formelle asportate furono collocate nella Sala del Pulpito del Museo. In questa sede le si sono potute ammirare da vicino apprezzando a pieno la tecnica dello stiacciato – un rilievo finissimo, quasi pittorico – inventata da Donatello per esaltare la profondità spaziale e la prospettiva su una superficie quasi bidimensionale.
All’esterno, nel 1972, vennero collocati i calchi di Andrea Fedeli che rappresentano bene la ricchezza espressiva dei rilievi originali.
In occasione di questo 50° anniversario Il Museo dell’Opera del Duomo e Prato Cultura hanno organizzato l’evento Mezzo secolo di Donatello al Museo dell’Opera del Duomo di Prato. Verrà presentato il video ufficiale della ricerca scientifica – che farà parte del percorso di visita del museo per i prossimi quattro mesi con una proiezione fissa nella Sala del Pulpito dall’8 settembre al 10 gennaio – insieme al volume Il pulpito di Donatello e Michelozzo nel Duomo di Prato. Riflessioni sulla copia degli anni Settanta, a mezzo secolo dalla sua realizzazione e sulla tutela dei monumenti all’aperto, scritto dalla storica dell’arte Francesca Fedeli, figlia di Andrea che ha realizzato i calchi. L’appuntamento è fissato per lunedì 7 alle ore 18 presso il Museo dell’Opera del Duomo (ingresso da sotto il campanile) con partecipazione libera, ma prenotazione consigliata (a info@pratocultura.it).
La bellezza del pulpito ha ispirato artisti, storici e amanti dell’arte per sei secoli. E l’evento di lunedì ne racconta tutta la storia.
L’opera venne commissionata nel 1428 alla bottega di due giganti del Rinascimento, Donatello e Michelozzo, per rispondere a una precisa esigenza civica e spirituale: l’ostensione pubblica della Sacra Cintola. Donatello scelse di non illustrare episodi biblici e storie della Vergine, ma creare una gioiosa danza di putti su sette formelle marmoree.
Dieci anni dopo, era il 1438, il pulpito divenne il palcoscenico perfetto per la presentazione al popolo della preziosa reliquia mariana della città.
La collocazione all’aperto, però, esponeva la struttura alle intemperie e quindi all’usura. Nella seconda meta del Novecento, visto il crescente inquinamento, si aprì il dibattito se conservare in situ l’opera o musealizzarla. La decisione definitiva fu presa alla fine degli anni sessanta per la condizione ormai critica delle formelle: la Soprintendenza scelse la strada dello stacco dei rilievi marmorei e nel gennaio 1969 le formelle originali vennero rimosse. Dopo un ulteriore dibattito sull’opportunità o meno di sostituire gli originali si decise di sostituirli con dei fedelissimi calchi realizzati da Andrea Fedeli e collocati nel 1972. Il pulpito di Prato rappresenta una delle prime applicazioni dell’utilizzo di gomme siliconiche per il calco (negative) e l’uso di marmo artificiale per la copia. Tecniche innovative che si sono rivelate estremamente efficaci tant’è che a oltre 50 anni di distanza la copia del pulpito gode ancora di ottima salute.
Per quanto riguarda i marmi di Donatello non è stato fatto un restauro immediato; l’intervento è stato avviato solo nel 1990 e concluso alle soglie del Duemila a cura dell’Opificio delle Pietre Dure con il risultato di averli riportati allo splendore originale.
La musealizzazione ha trasformato radicalmente il rapporto tra l’osservatore e il capolavoro. Se all’esterno le formelle potevano essere ammirate solo dal basso verso l’alto, a molti metri di distanza, nel museo il visitatore si trova a tu per tu con il genio di Donatello e coglie il battito vibrante del marmo e la forza espressiva dello scultore.
