Al termine del solenne pontificale dell’8 settembre il vescovo di Prato, Giovanni Nerbini – durante la tradizionale cerimonia della consegna dei ceri per la cappella della Madonna della Cintola da parte dell’Amministrazione Comunale – ha voluto evidenziare la capacità di unione che ha la festa più amata dai pratesi legandola al concetto del dono.
“Questa offerta che viene fatta alla Madre di Dio – ha detto il vescovo – impegna la nostra Chiesa a un servizio a questa comunità, non solo religiosa ma civile, ancora più forte. Guardavo il pulpito di Donatello e mi è tornato in mente il gesto che abbiamo fatto ormai diversi anni fa, all’inizio del Covid, quando ci siamo stretti insieme nella piazza deserta dicendoci che insieme cercavamo la strada per uscire da una crisi. Ecco, questo ‘insieme’ caratterizza anche l’oggi, quando vogliamo e cerchiamo di vedere la luce anche nelle ombre che tante volte ci avvolgono. Quindi il grazie che dico è anche l’impegno di tutta la nostra Chiesa a lavorare insieme a tutti, a collaborare e a portare il proprio, modesto ma prezioso, contributo”.
Questo 8 settembre è anche una data importante per la cultura cittadina: si ricordano infatti i 50 anni della musealizzazione del pulpito di Donatello e Michelozzo.
La storia del “salvataggio” del pulpito che ha reso unico il duomo di Prato è stata raccontata ieri sera, 7 settembre, alle 18 nel chiostro del Museo dell’Opera del Duomo di Prato. Il Museo dell’Opera del Duomo e Prato Cultura hanno infatti organizzato l’evento Mezzo secolo di Donatello al Museo dell’Opera del Duomo di Prato. Sono stati presentati il video della ricerca scientifica e il volume La copia del pulpito di Donatello e Michelozzo nel Duomo di Prato a mezzo secolo dalla sua realizzazione scritto dalla storica dell’arte Francesca Fedeli, figlia di Andrea che ha realizzato i calchi collocati al posto degli originali nel 1972. Le sette formelle asportate furono poi esposte nella Sala del Pulpito del Museo l’8 settembre 1976.
La musealizzazione ha poi trasformato radicalmente il rapporto tra l’osservatore e il capolavoro. Se all’esterno le formelle potevano essere ammirate solo dal basso verso l’alto, a molti metri di distanza, nel museo il visitatore si trova a tu per tu con il genio di Donatello e coglie il battito vibrante del marmo e la forza espressiva dello scultore.
All’evento, presentato dalla direttrice dei Musei Diocesani, Veronica Bartoletti, hanno presenziato il vescovo, mons. Giovanni Nerbini, il vicario generale, mons. Daniele Scaccini, l’assessore regionale alla cultura, Cristina Manetti, e il sindaco di Prato, Matteo Biffoni. Davanti a una nutrita platea Francesca Fedeli ha illustrato la genesi del suo volume sulla storia dei calchi realizzati dal padre. Infine è stato proiettato il video sul “salvataggio” del pulpito e che sarà proiettato in continuo per i prossimi quattro mesi nella Sala del Pulpito. E nei prossimi tre mesi sono in programma altre iniziative per valorizzare questo anniversario: una serie di visite guidate speciali, attività per le famiglie (Donatello col binocolo), spettacoli teatrali (Fermi tutti, c’è Donatello) e un ciclo di conferenze.
