Messa per Prato /1
La prima "Messa per Prato" del 2015
31-01-2015

Cari fratelli e sorelle,
tra i tanti compiti che competono ai vescovi e ai preti, in particolare, c’è quello di intercedere per il popolo loro affidato.
Il ministero della intercessione orante non è appariscente, eppure è prezioso come la sorgente nascosta da cui zampilla l’acqua necessaria alla vita. Tra Dio e il nostro popolo, ci siamo questa sera tutti noi, come un giorno Mosè, come un giorno Gesù. Noi siamo certi che la spiritualità cristiana, rettamente intesa, è sorgente di vitalità e di ristoro, di pacificazione e di speranza. Ce lo dimostra la grande teoria di santi e sante che hanno saputo costruire parabole di umanità nuova, riconciliata nella giustizia e nella misericordia, partendo dal primato di Dio.

Vi saluto e vi ringrazio della vostra presenza e partecipazione, come esprimo compiacimento ai rappresentanti delle istituzioni che con la consueta cortesia e nel rispetto più grande delle proprie autonomie di impegno, ci onorano della loro attenzione.
Siamo qui non per prendere parte ad una cerimonia, neanche per un gesto di reciproca cortesia, ma per prendere ancora coscienza – se ce ne fosse ancora bisogno – di problemi che ci riguardano da vicino, problemi urgenti e gravosi che ci coinvolgono, anche se non lo volessimo. Siamo qui per trovare dove collocare questa nostra preoccupazione e per dare un’anima alle nostre decisioni. Per fare memoria della missione profetica che la Provvidenza divina ci affida, contro ogni assolutismo, contro ogni ideologia strisciante e disumanizzante, contro ogni potere opprimente, contro ogni offesa alla vita e alla dignità della persona. Stasera sono con noi anche gli amici del Centro Aiuto alla Vita, di cui apprezzo l’impegno, che ci onora come cittadini e come cristiani; impegno in conformità con la storia della nostra Chiesa locale, testimone che ci è stato consegnato dai nostri Pastori, in primo luogo dal primo Vescovo della costituita Diocesi pratese, Mons. Fiordelli che della difesa della vita e della sacralità del matrimonio ha fatto l’attenzione primaria del suo programma pastorale.

“Messa per Prato”. E’ come dire: “Gesù per la Prato di oggi”. Sì, perché la Messa è Gesù che ci convoca, ci parla, ci perdona, si dona a noi e ci invia a continuare la sua stessa missione. Se parliamo di pace, di vita, di educazione, di lavoro, di storia, di società, di famiglia, di politica, di divertimento,…vogliamo farlo con lo sguardo e il cuore di Gesù. Anche noi come il personaggio del brano del Vangelo di questa sera potremmo chiederci:
“Che c’entri con noi, Gesù Nazareno?”.
Infatti, la cosa che più impressiona del brano del Vangelo di oggi, è la diversa reazione di fronte alla persona e all’insegnamento di Gesù. Allo stupore meravigliato di alcuni che riconoscono l’autorità e l’autorevolezza divina della sua parola, si contrappone l’ostilità, la paura e il rifiuto di un tale che scopriamo abitato, posseduto da uno spirito immondo, quindi non padrone di sé, non libero.

Illuminati da questa pagina del Vangelo, la riviviamo oggi non sullo sfondo della città di Cafarnao, ma nella realtà della nostra amata Prato, la città che la Provvidenza ci chiama a edificare, a servire, e a consegnare ai posteri. In questo episodio evangelico è sintetizzata anche la storia del mondo, la nostra storia e la nostra realtà.
Tanti valori umani, che qui a Prato hanno trovato da sempre accoglienza, hanno la loro radice anche nel grande patrimonio del Vangelo che con credibilità ci è stato trasmesso da numerosi testimoni: la laboriosità, la creatività, la generosità, il senso di appartenenza, l’incontro con il mondo, la religiosità di popolo, la fierezza della propria identità,…
Grandi, bellissimi valori che, se non alimentati dalla radice della ragionevolezza e della fede, possono deteriorarsi e tramutarsi in gravi limiti e addirittura in errori nocivi.

Infatti come non riconoscere che spesso, nel passato in un modo e recentemente in un altro, la frenesia del lavoro ha compromesso il rispetto della dignità della persona, il valore della famiglia, la necessità di un respiro personale e comunitario? Come non vedere che l’aver atteso invano sine die la ricerca di una diversificazione industriale, ha via via prodotto una grave contrazione di aziende artigianali e industriali? Come non constatare che l’aver vissuto talvolta nel lusso e oltre la misura di una saggia prudenza, ha fatto sprecare risorse senza oculatezza e previsione? Come non riflettere che abbiamo chiamato lavoratori e lavoratrici dal mondo intero e ci siamo trovati in casa persone con famiglie, cittadini che cercano casa, scuola, cure, luoghi di culto…? Come non valutare con preoccupazione che mentre commerciamo con il mondo intero, non riusciamo sempre ad avere un’apertura culturale che sa integrare le diversità, i diritti e i doveri in un’armonica convivenza? Come facciamo a non chiedere perdono a Dio dei nostri ritardi nel leggere i segni dei tempi, vivendo una pastorale che poco o nulla innova, come se il mondo fosse quello di sempre?

Accanto ai numerosissimi servizi ed alle più svariate iniziative che intendono rispondere ai bisogni ed alle attese delle persone e delle famiglie in difficoltà, saltuarie o permanenti, in particolare le attività del cosiddetto “terzo settore” di ispirazione cattolica o laica, di cui dobbiamo essere consapevoli e fieri, dobbiamo constatare con preoccupazione i risultati di una recente inchiesta regionale: da settembre a fine anno 2014 delle aziende tessili e di abbigliamento controllate a Prato, solo una su cinque è in regola. L’80% commette abusi edilizi o utilizza lavoratori al nero. Il rogo che ha visto la morte dei nostri fratelli cinesi, non ci ha insegnato niente? E vi può essere solo una risposta delle forze dell’ordine, o non occorre anche un vero sussulto di etica sociale?
Inoltre: tante persone, soprattutto donne del’Est Europa, siano impiegate come badanti dei nostri anziani e ammalati. Senza giudizi manichei che vedono tutto il bene e tutto il male da una parte o dall’altra, non è infrequente che a queste donne vengano richieste prestazioni non proprio come da contratto, e ad esse venga riservato un trattamento non rispettoso della loro dignità umana.

Potreste chiedermi: che cosa c’entra Gesù, il Vangelo, la Chiesa con questa litania di mali appena accennati? Mali che dicono pace apparente, libertà formale, apertura di facciata.
Ma proprio “Gesù che passò facendo del bene e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (At 10,38), ci indica una triplice azione liberatrice, oso dire una triplice prospettiva messianica, in prosecuzione della missione stessa di Gesù.

1. Gesù non fonda il suo insegnamento sulla “tradizione degli uomini” (Mc 7,38), non ammaestra con parole frutto di una sapienza erudita e libresca, con frasi di circostanza, ma unisce l’autorevolezza della sua parola profetica, che scuote e perfino ferisce, alla sua stessa persona.

Prato ha necessità non di slogan, di affabulazioni, di promesse da mercante, di populismi parolai, di fumo e di apparenza: la nostra città ha fame di verità, di credibilità, di competenza, per risorgere non seguendo improbabili maestri del sospetto e delle chiacchiere, ma valorizzando persone che pensano, che agiscono e parlano in pubblico e in privato il linguaggio del bene possibile, graduale, concreto, suscitando processi di rinnovamento e risanamento etico e sociale.
Bisogna che vinciamo tutte le tentazioni di procedere per “enclaves”, per ghetti, per quartieri esclusivi, per gruppi chiusi che vanno avanti ignorandosi l’un l’altro, quasi linee parallele che non si incontrano. Non mi stancherò di ripetere che è giunta l’ora di lavorare in ogni ambito (culturale, istituzionale, sociale, amministrativo, religioso…) per stabilire ponti e sinergie, riconciliazioni rispettose, sussidiarietà che arricchiscono senza umiliare o sopraffare.
E se la liberazione dai mali che ci affliggono e ci dividono non potrà avvenire senza qualche lacerazione dolorosa (“straziandolo e gridando forte”, dice il Vangelo di oggi), non ci impressioniamo più di tanto: è il caro prezzo della pace e della fraternità che è vita piena accolta e promossa per tutti, che è convivenza con tutti, che è partecipazione di tutti e ciascuno al bene comune perché la nostra sia la “città dell’uomo”.
Prato, mia città affidatami dal Signore per il mandato del Papa: non la tentazione della chiusura, della mediocrità e della superficialità dei luoghi comuni, ma la profondità, la concretezza, la tenacia dell’agire, supportati da valori che la Fede garantisce (per chi ha fede) e da valori che fondano sul vissuto antico della nostra gente: questo è il meglio che ti è proprio e ti appartiene.

2. Gesù è autorevole perché fa crescere l’altro nella libertà, non nella dipendenza. Non ha la pratica del potere che talvolta è esercitato per procurare vantaggi a chi lo esercita. Gesù è venuto per “dare vita piena” (cfr. Gv 10,10), vincendo schizofrenie, divisioni, tipiche di chi proclama anche la verità (“Tu sei il Santo di Dio”), ma non vuole avere alcuna comunione con lui (“Che c’entri con noi? Sei venuto a rovinarci?”). Posto di fronte alla potenza del male e del Maligno, Gesù si mostra come “il più forte” (Mc 1,7) ormai in azione. Egli guarda all’uomo sofferente, più che al suo peccato che ne è la causa. E’ la rivelazione della sua misericordia efficace, che ci conquista e ci conduce alla confidenza ed alla comunione con Lui.

Prato cerca persone e istituzioni che operino senza giudicare, che comprendano le ansie di ciascuno, che incoraggino con uno sguardo pieno di dolcezza, che interagiscano facendo rete di tutti i servizi possibili, senza gelosie e rimandi. Non operiamo per allargare o assicurare la clientela di parte, per fare proselitismo, o per contrapposizione e concorrenza, per pregiudizio…

Vorremmo persone e istituzioni preoccupate unicamente del bene della persona, della famiglia, del lavoro, dei diritti e dei doveri di ciascuno, del bene comune, della custodia della convivenza possibile per tutti, del rispetto della vita dal suo nascere al suo declino, senza entrare per forza in una disciplina forzata.
Prato, mia amata comunità ecclesiale e civile: preoccupati di far crescere una nuova generazione di uomini e di donne di grande integrità morale, di profonda sensibilità umana, di apertura del cuore al singolo e al mondo, di competenza settoriale ma capaci, in una visione di insieme, di cooperazione e di sussidiarietà. Il nostro futuro dipende dalla educazione e formazione che oggi stiamo progettando per e con i giovani. I giovani, la cui premura ci viene oggi ricordata, in maniera così incisiva, dalla testimonianza, dall’opera e dal coraggio di S. Giovanni Bosco – che oggi la Chiesa ricorda – che ai giovano ha dedicato la sua vita e il suo sacerdozio

3. Gesù compie un esorcismo, unificando la persona divisa in se stessa, liberandola dal potere del Maligno. Il peccato è la più grave sciagura che procura mali immensi al singolo e alla collettività, perché è sempre fondato sulla superbia e si esprime sempre negli egoismi che hanno nell’idolatria del possedere, del potere e del piacere il loro apice. La presenza di Gesù, “profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo” (Lc 24,19), salva e libera, unisce e apre ad una nuova stagione di vita.

Siamo sì liberi, ma al tempo stesso ancora da liberare; siamo sì capaci di valutazioni sincere, ma insieme abbiamo necessità di una incondizionata lucidità; siamo sì eredi di una bella religiosità di popolo e di forti esperienze spirituali (basti pensare alla devozione mariana e a quelle oasi di silenzio orante rappresentate dalle chiese dove si svolge l’adorazione continua o quasi!).

Ma questa sera con l’affetto e la premura del cuore di pastore, che vorrebbe essere eco del cuore e della parola di Gesù, dico a questa amata nostra comunità pratese: “Prato, non aver paura di spalancare le porte e il cuore a Cristo, alla sua potestà salvatrice, al suo Vangelo di vita nuova! Non aver paura che la fede faccia perdere in libertà e in intelligenza: lo “stare con” Gesù e nella sua luce ed essere resi capaci di interpretare i segni contraddittori di questa nostra realtà contemporanea, non è mai impoverimento!”.

Ed in particolare ai cattolici, ai cristiani discepoli missionari del Vangelo a Prato, ai miei confratelli sacerdoti e diaconi, che ringrazio per la loro fedeltà ed operosità, dico: parlate, parliamo di Gesù come di Colui che è la nostra vita, la nostra speranza, il nostro gaudio e il nostro tormento; abbiamo parole di fuoco e di tenerezza, parole che parlano al cuore e all’intelligenza dei nostri interlocutori per interpellarli con la rivelazione di un amore insospettato.
Prato, fa’ che le numerose immagini sacre che sono disseminate dall’aula consiliare fino alle case più antiche ed anche in quelle di più recente costruzione, non siano solo ricordo o scaramanzia, ma richiamo alla dimensione spirituale necessaria. Una città senza anima, è come un corpo che muore. Un’anima malata o arroccata su parziali verità, diventa un pericolo per sé e spesso per gli altri.
Prato, nostra terra di missione, amata da Dio e da tutti noi, accogli oggi il salvatore che viene a Te, Cristo Gesù.

CONCLUSIONE
Carissimi sorelle e fratelli, pratesi da sempre o di recente acquisizione, preghiamo perché la nostra Prato abbia dal Signore il dono inestimabile di persone profetiche, che destabilizzano i disordini costituiti, che sanno vedere nel presente i germi del nuovo che Lui sta preparando per il bene del suo popolo. Lo riconosciamo per esperienza plurisecolare: “Se la città non è custodita dal Signore, invano veglia il custode” (Sal 126). Dunque la nostra speranza è nella fedeltà e nella misericordia del Signore, di colui che porta a compimento le promesse, di colui nel quale si svela e si realizza il progetto di Dio sull’umanità. Chiamati, come credenti a essere portatori della Parola di Dio, che rimuove le nostre stanchezze, che rimette nel cuore concreto della vita la speranza, scuotendoci dalla tentazione di adagiarsi su conquiste fatte o sul rimpianto di equilibri perduti.

L’epoca delle infatuazioni ideologiche, che diventano ossessioni, non è del tutto finita. Noi viviamo continuamente l’esperienza, soggettiva e oggettiva, di essere come occupati da una intelligenza estranea a noi, da principi che ci sovrastano e che cercano di parlare attraverso di noi con fanatismo e forza, quasi annientando quel tanto di umanità che è in noi.
Ma Gesù, con quel “beati i poveri, i miti, i perseguitati…” e con quel “…guai a voi, o ricchi, a voi che ora ridete…” ci inquieta salutarmente. Gesù è tormento nelle coscienze, un salutare tormento. La dolcezza potente della parola amica di Gesù ha una forza risanatrice tale che sprigiona una nuova vita finalmente liberata da ogni idolatria ed illusione, da ogni scoraggiamento e alienazione. “Non più schiavi ma fratelli”: era ed è il sogno e il desiderio di tutti, credenti e non credenti. Ricominciamo ogni giorno questa bella avventura che ci fa più umani, vittoriosi sulla legge crudele della giungla, che risveglia gli istinti belluini latenti nel cuore di tanti, fino a non far loro più vedere l’altro come un proprio simile, da rispettare se non proprio da amare.

A Maria, la Madre attenta alle attese vere dei figli, come contempliamo a Cana di Galilea, chiediamo di intercedere per Prato, perché viviamo la riconciliazione e la pace, la coesione e il rispetto, l’accoglienza e la sicurezza, il lavoro e la gioia della gratuità, il tempo della solidarietà ed il tempo del confronto rispettoso con tutti, la custodia del passato e la capacità del nuovo.
Prato, la nostra città, sappia discernere chi è e che cosa è veramente per l’uomo e la sua dignità il bene comune, e scopra o riscopra in Gesù la sorgente della vita incondizionata, della speranza e della pace.