La Diocesi di Prato avrà due nuovi preti

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Il primo pensiero va ai confratelli sacerdoti e ai fedeli. «Mai staccarsi da loro, sarebbe come tradire la nostra vocazione, non si è preti per se stessi, apparteniamo alla Chiesa». Parola di don Stefano Faggi e don Marco Degli Angeli. Età diverse, provenienze diverse – il primo ha 56 anni ed è stato medico per quasi trenta, l’altro è un chimico 33enne – ma in questo ultimo periodo di cammino che li porterà al sacerdozio, hanno trovato una grande sintonia. Tanto che la casula che indosseranno questa domenica, 19 aprile, nel giorno della loro ordinazione, sarà identica. I due, come amano ripetere, «si sostengono con spirito fraterno».

Dallo scorso ottobre sono diaconi e domenica arriveranno alla tappa più importante del loro percorso: diventeranno sacerdoti per le mani del vescovo Agostinelli all’interno della messa che si celebra alle 16 in cattedrale. Nella vestizione i due futuri preti saranno aiutati: don Marco, dal canonico Emilio Riva, che è stato suo parroco a San Giovanni Bosco, e don Stefano dal canonico Daniele Scaccini, rettore del seminario e amico di gioventù.

Per entrambi si tratta di una vocazione adulta. Dopo aver frequentato il Buzzi, don Marco lavora per quattro anni come chimico industriale in una ditta. La vita di parrocchia e la devozione per Padre Pio sono i punti di partenza del suo cammino con la comunità del seminario, durato sette anni. Come ti immagini la figura di sacerdote? «Sembra scontato ma vorrei stare in mezzo alla gente – risponde senza pensarci due volte – ci avviciniamo all’anno santo indetto dal Papa, è bello che Francesco ci ricordi che essere preti vuol dire essere uomini di Dio e di Misericordia». Don Stefano è sulla stessa lunghezza d’onda: «Da medico mi sono sempre posto in un atteggiamento di aiuto nei confronti di persone in stato di necessità, lo farò anche adesso ma dal punto di vista spirituale». Diventare sacerdote alla soglia dei 60 anni non è una cosa comune, per don Stefano rappresenta un punto di approdo sognato da anni e non ancora realizzato per alcune scelte legate ai bisogni della propria famiglia. Don Stefano ha assistito i genitori e lo zio prete monsignor Mario Bonacchi, anche loro medici, fino alla morte, ma soprattutto è sempre stato vicino al fratello disabile Luca, colpito da encefalite acuta quando era bambino. Per il sacerdozio, per una vita completamente dedicata a Dio, don Stefano, anzi il dottor Faggi, adesso rinuncia ad una carriera ben avviata. Oltre alla specializzazione ha fatto tre corsi di perfezionamento e può vantare una decina di articoli in riviste scientifiche di livello internazionale. E poi, cosa non secondaria, rinuncia anche a un ottimo stipendio derivante dalla sua attività di anestesista all’ospedale di Prato. «Lascio tutto – dice – lo faccio senza rimpianto, se avessi potuto l’avrei fatto anche prima e metterò a servizio le mie competenze nel campo della pastorale sanitaria e della bioetica».

Le prime messe saranno celebrate da entrambi domenica 26 aprile nelle rispettive parrocchie di provenienza. Don Stefano alle 11,15 nella chiesa di San Domenico e don Marco alle 11,30 a San Giovanni Bosco.

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