giuseppe de rita al forum idee prato

Coesione, relazione e investimento su stessi. I consigli di Giuseppe De Rita alla città

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«Dov’è è finita la vitalità primordiale, quasi violenta della società pratese che mischiava spontaneismo industriale a impegno collettivo?». A chiederlo è Giuseppe De Rita, fondatore e storico presidente del Censis, tra i primi ricercatori a studiare il fenomeno Prato e la sua realtà imprenditoriale «molecolare», che fu il segreto di un successo con pochi precedenti in Italia e in Europa.

 

De Rita è stato il protagonista dell’ultimo incontro dei «Forum di idee per Prato», gli appuntamenti proposti alla città dal vescovo Franco Agostinelli per riflettere, tutti insieme, sul futuro della nostra comunità.

Ieri sera, giovedì 23 giugno, la conversazione dibattito, condotta dal capo redattore centrale della Nazione Piero Ceccatelli, è andata in scena alla Camera di Commercio, alla presenza di buona rappresentanza della città, formata da esponenti delle istituzioni e delle categorie sociali ed economiche.

 

Alla fine degli anni Sessanta l’Unione industriale pratese chiese a De Rita di fare una ricerca per capire la realtà di un distretto che in quel periodo voleva prendere per la prima volta coscienza di sé. E da allora il presidente del Censis non ha mai smesso di seguire le vicende della nostra città. Ed è tra i pochi non pratesi capaci di dare indicazioni e suggerimenti ad una comunità in cerca di nuova identità. «Ricordate – ha detto De Rita ai presenti – l’identità non è nel soggetto, ma nella capacità di relazione. E i pratesi sono stati grandi in questo, se guardate le statistiche della produttività vedrete che da voi l’export cresce sempre, siete i più relazionali». E oggi? «Il primato delle relazioni non c’è più, siete chiusi in una identità fantasmatica che si guarda allo specchio. Per sapere chi siamo non dobbiamo guardarci allo specchio, noi siamo la persona che incontriamo appena usciti di casa». A questa considerazione si lega un giudizio sulla forte presenza di immigrati, che ha caratterizzato la città a partire dalla fine degli anni Cinquanta, prima con l’ondata dal sud Italia e poi con gli stranieri, in particolare i cinesi. «È indubbio che la comunità cinese abbia rappresentato un elemento di crisi – afferma De Rita – ma non perché hanno occupato i macrolotti o via Pistoiese ma perché hanno creato una enclave. Nella altre città invece gli stranieri si sono dispersi, non esistono simili concentrazioni come da voi. Prato non ha avuto i polmoni per respirare aria diversa».

Ad impressionare il presidente del Censis è il fatto che «la grande capacità dei pratesi di fare inclusione abbia creato nuclei separati. E lo sappiamo – sottolinea – i ghetti creano sempre problemi. Pensiamo alle banlieue francesi».

 

A chi osserva come la comunità cinese abbia comunque portato ricchezza e in un certo senso si è ripetuta una nuova stagione dell’economia sommersa – definizione coniata dal Censis dopo aver analizzato quarant’anni fa il «caso Prato» – De Rita risponde così: «ho sempre sostenuto che l’economia sommersa sia una grande ricchezza, perché libera energie e crea finanza, ma a una condizione: che non sia regressiva. Il vostro sommerso di un tempo era fatto sì di gente che non pagava le tasse ma allo stesso tempo aveva una azienda nel sottoscala, c’era in nuce una impresa che cresceva, tanto è vero che la maggior parte di quei lavoratori sommersi sono diventati piccoli imprenditori. Oggi mi pare che il processo sia inverso – dice ancora il presidente del Censis – si parte da una realtà formalizzata ed esplicita (gli affitti a nero N.d.R.) per andare nel sommerso. La fortuna di Prato è stata una economia sommersa che ha spinto per emergere».

 

Quale può essere il futuro di Prato? è stato chiesto infine. «Dovete mantenere la capacità di coesione che avete sempre avuto – conclude De Rita – per farlo occorre intessere relazioni e investire su se stessi. Se una società non fa questo sforzo parole come “comunità” si svuotano di significato». In chiusura una citazione di papa Francesco: «le opinioni non radunano, la realtà sì. Io – aggiunge – sono dalla parte della realtà. Il futuro non è qualcosa di nuovo rispetto all’esistente, solo la realtà crea nuova realtà».

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