santo stefano 2015 vescovo con sasso di santo stefano e sindaco biffoni

Santo Stefano, il vescovo Franco Agostinelli esorta i pratesi a un doppio impegno

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«Coraggio fratelli e sorelle: questa è l’ora dell’impegno coerente e competente con quello spirito di servizio che Papa Francesco ci ha ricordato nella sua recente visita». Con questa esortazione il vescovo Franco Agostinelli ha concluso la sua omelia pronunciata questa mattina, sabato 26 dicembre, nella cattedrale di Prato nel giorno del patrono Santo Stefano. E poi ha aggiunto: «Non lasciamoci rubare la speranza di un mondo migliore!». Doppio l’impegno richiesto da monsignor Agostinelli ai fedeli pratesi: uno interno alla comunità ecclesiale, adoperarsi per migliorare – «riformare se necessario» – la Chiesa pratese e l’altro nella società civile.

 

Il solenne pontificale della festa patronale è stato presieduto da monsignor Agostinelli e concelebrato dal vescovo emerito Gastone Simoni insieme a sessanta sacerdoti diocesani. Presente alla messa l’Amministrazione comunale rappresentata dal sindaco Matteo Biffoni, accanto a lui il sottosegretario Antonello Giacomelli. In chiesa anche il sindaco di Vaiano Primo Bosi, i rappresentanti delle forze dell’ordine e delle categorie sociali ed economiche di Prato. Il Vescovo ha celebrato con indosso la casula bianca sormontata da una croce rossa, identica a quella regalata dagli industriali pratesi a Papa Francesco il giorno della sua visita in città lo scorso 10 novembre.

 

santo stefano 2015 omelia

 

È stato un Santo Stefano nel segno del Giubileo, ricordato dal Vescovo all’inizio della sua omelia: «Siamo passati per quella Porta Santa – ha detto indicando l’ingresso della cattedrale – abbiamo bussato al cuore del Signore trovando il senso della nostra vita personale e comunitaria. Lasciamoci guarire dalla Misericordia del Signore!».

Poi monsignor Agostinelli ha citato l’invito di Papa Francesco «alla riforma di se stessi e delle istituzioni comunitarie, sia ecclesiali che civili». Partendo da questa «missione», indicata dal Santo Padre, il Presule ha chiesto un aiuto per un «rinnovamento» della vita diocesana: «quello che stiamo vivendo è il terzo anno del nostro Piano Pastorale Diocesano che mira proprio a questo cammino di cambiamento e, se necessario, di riforma». Monsignor Agostinelli lo ha chiamato «un processo da ricominciare sempre per recuperare ciò che eventualmente si è perduto, ma soprattutto di fedeltà alla vocazione che il Signore chiede a ciascuno e alla comunità nel suo insieme». L’aiuto, i suggerimenti per indicare nuove strade, devono provenire da tutti: preti, diaconi, consacrati e consacrate, famiglie e consigli pastorali, singole persone. A loro il Vescovo ha chiesto «suggerimenti per le necessarie “conversioni pastorali” sia per il mio ministero episcopale che per gli organismi della Curia diocesana». Ma con una attenzione: «senza dare giudizi sulle persone e tantomeno sulle intenzioni che hanno animato e animano coloro che in un modo o in un altro hanno portato e stanno portando il peso e le responsabilità del discernimento vigile per presiedere nella carità». Quella espressa viene definita una richiesta «in linea con la sinodalità», invocata spesso da Papa Francesco.

 

santo stefano 2015 autorita

 

Nell’omelia il Vescovo ha affermato che tra le necessità più urgenti per la città c’è n’è una in particolare: «oggi più che mai c’è bisogno di cristiani che vivano a fondo l’esigenza evangelica, in modo aperto e gioioso, mentre si inseriscono in pieno nei compiti umani». Per far questo è necessario che «il popolo di Dio si faccia vedere». Tutti, dalle parrocchie ai gruppi, dalle associazioni ai singoli laici, «nel rispetto degli ambiti di competenze distinte e sensibilità diverse, non abbiano timore ad impegnarsi nei vasti mondi del sociale, dell’amministrazione della cosa pubblica, nell’animazione della cultura, nella proposta forte e credibile dei progetti educativi», ha auspicato monsignor Agostinelli. E ancora: «Se abbiamo avuto ed abbiamo nella città dell’uomo una grande funzione samaritana, sempre migliorabile, ma tuttavia davvero encomiabile e reale, bisogna che i laici cristiani, da soli o in forme associate, occupino lo spazio loro proprio, come primo ambito missionario che mira al bene comune».

 

L’ultima indicazione riguarda l’organizzazione di momenti di confronto e dialogo sulle varie tematiche ed emergenze «che domandano una sapiente lettura e proposta nelle prospettiva cristiana», sul modello di esperienze promosse lo scorso anno. Il Vescovo si è riferito ai «Forum di idee per Prato», ciclo di incontri per parlare del presente e del futuro della città, e il documento «Un’agenda di speranza per Prato», redatto dall’Ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro.

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