Archivi categoria: In evidenza

Diaconato femminile: la proposta della Diocesi di Prato per il Cammino sinodale

«Re-istituire il diaconato femminile, non come variante di quello maschile, ma come specifica forma e con proprio rito, attraverso una sacramentalità analoga ma non identica, ugualmente fondata su un atto liturgico costitutivo da parte del Vescovo». È una delle proposte contenute nel documento che la Diocesi di Prato ha inviato attraverso il vescovo Giovanni Nerbini al Cammino sinodale della Chiesa italiana e al Sinodo della Chiesa universale. Il testo è stato approvato dall’assemblea diocesana che si è tenuta domenica 23 giugno in Seminario al termine del percorso dedicato al «discernimento sapienziale sul diaconato nella Chiesa e nel mondo contemporaneo». I lavori sono stati portati avanti da una sessantina di persone, laici, diaconi e sacerdoti, provenienti da varie parrocchie. Ha coordinato l’intero percorso monsignor Basilio Petrà, coadiuvato dall’equipe diocesana per il Cammino sinodale.

 

«È stato dibattuto e approvato un testo abbastanza articolato e per certi aspetti originale nell’attuale dibattito – spiega mons. Petrà – il documento finale è il frutto di un intenso lavoro, che ha recepito le indicazioni contenute in una ventina di interventi scritti, oltre ai contributi di studio e dibattito emersi negli incontri di gruppo. Alcuni contributi sono di notevole impegno e consistenza».

 

Ma cosa significa «re-istituire il diaconato femminile»? Nella secolare storia della Chiesa sono esistite donne chiamate diacone o diaconesse, ordinariamente non sposate e costituite tali solo in tarda età. Nel documento si ricorda che tale presenza «è largamente attestata in Oriente, anche se nel secondo millennio il loro numero diminuisce molto e quasi scompare», e che successivamente le diaconesse si sono conservate in ambito monastico nello svolgimento della distribuzione dell’Eucarestia alle malate e in qualche servizio durante la liturgia.

Tuttavia, per quanto siano chiare certe somiglianze, l’opinione diffusa è che non ci sia la piena coincidenza tra la costituzione diaconale maschile e quella femminile. Diverse sono le regole di ammissione e le modalità liturgiche di costituzione.

 

Questa tradizione della Chiesa, se recuperata, può offrire al nostro tempo, nel quale è sempre più condivisa l’esigenza che le donne assumano ruoli ministeriali «ordinati» e gestiscano responsabilità ecclesiali e compiti di autorità, una opportunità che potrebbe aprire nuovi scenari. Per questo motivo si parla di «re-istituzione» del diaconato al femminile, quale parte della struttura gerarchica della Chiesa, perché «il diaconato, infatti, che pure non è per il sacerdozio, fa tuttavia parte della struttura gerarchica della Chiesa, del suo assetto istituzionale». L’obiettivo è quello di riconoscere anche alla donna di ricoprire ruoli istituzionali di autorità, fino a oggi appannaggio della sola componente maschile. In conclusione: «sarebbe così riconosciuta alla donna una ministerialità di più alto profilo e di maggiore significato ecclesiale, proprio attraverso il suo accesso al diaconato». Allo stesso modo si sottolinea che non sarebbe una variante di quella maschile, ma una specifica forma, con un proprio rito, ma con lo stesso valore sacramentale.

 

Se questa è la proposta certamente innovativa e originale, nel testo ce ne sono altre portate all’attenzione della Cei e della Chiesa universale da parte della Diocesi di Prato. Tra queste il recupero del diaconato permanente, e nello specifico valorizzare la dimensione ministeriale della coppia diaconale (sposi-diaconi); valorizzare la diaconia caritatis, al servizio di una Chiesa sinodale missionaria; curare la formazione specifica dei diaconi e approfondire la dimensione ministeriale della coppia cristiana, che precede e accompagna nella ministerialità della coppia diaconale, il ministero ordinato del diacono.

 

UN DISCERNIMENTO SAPIENZIALE SUL DIACONATO
NELLA CHIESA E NEL MONDO CONTEMPORANEO.
CONCLUSIONI E PROPOSTE. Il documento della diocesi di Prato

 

Ministeri, inizia il nuovo cammino di formazione

Prende vita L’Ufficio diocesano per i ministeri ecclesiali istituiti, affidato dal vescovo Giovanni alla teologa Angela Tonini e pensato per promuovere la «ministerialità diffusa» all’interno della comunità ecclesiale pratese. È stato redatto uno statuto, contenente compiti e finalità dell’Ufficio, e organizzato un programma composto da nove incontri come proposta formativa per il prossimo anno pastorale.

 

 

Lo statuto dell’Ufficio diocesano per i ministeri ecclesiali istituiti

Il programma 2024-2025

 

Il desiderio di monsignor Nerbini è quello di chiamare a nuove e maggiori responsabilità i laici all’interno delle rispettive parrocchie, in virtù del loro battesimo. Non a caso il primo anno di questa proposta formativa viene chiamato «Catecumenato al Ministero», inteso come preparazione iniziale per i candidati al lettorato, accolitato e al recente ministero del catechista, ma anche come opportunità per una formazione permanente.

 

Il corso e chi si può iscrivere. La formazione ai ministeri si articola in un percorso biennale. Il primo anno, con una proposta formativa per un «catecumenato al ministero», il secondo anno attraverso la frequenza di alcuni corsi promossi dalla Scuola diocesana di teologia, integrati da corsi di formazione specifica in collaborazione con gli uffici diocesani competenti.
Si possono candidare ai ministeri istituiti persone proposte dai Consigli pastorali parrocchiali e vicariali e dalle Aggregazioni laicali. La candidatura quindi non personale, ma espressione di una comunità. Poi, al termine del biennio, l’eventuale conferimento del ministero sarà valutato dal discernimento operato dal Vescovo con il supporto di una equipe appositamente nominata.
Le iscrizioni devono arrivare entro metà settembre (il corso inizia il 25 settembre) e devono essere effettuate sul sito web della Scuola diocesana di teologia. La partecipazione ha un costo di 10 euro, la sede è la parrocchia di Santa Maria della Pietà, gli incontri sono mensili e i giorni sono il mercoledì sera ore 21/22,30 e il sabato pomeriggio alle 15,30/18.

 

I docenti e gli argomenti trattati. Nel primo semestre del primo anno, data di inizio il 25 settembre, si parlerà di sapienza biblica e vocazione dell’uomo. La seconda parte, si comincia il 22 gennaio, sarà dedicata alla «iniziazione alla ministerialità». I relatori sono don Gianni Gualtieri, don Marco Pratesi, Angela Tonini, don Alberto Pintus e la dottoressa Maria Luisa De Blasio.
Ci saranno anche due appuntamenti aperti a tutta la comunità ecclesiale, non solo agli iscritti. Una di queste serate avrà per tema: «Essere comunità ministeriale al tempo del transumanesimo in una società urbanizzata».

Oratori estivi, la Festa diocesana nel parco di Galceti

Tradizionale festa diocesana per le parrocchie di Prato che propongono l’esperienza dell’oratorio estivo. L’appuntamento è per venerdì 28 giugno, dalle 9 alle 12,30, nel parco di Galceti. Sono stati invitati tutti i partecipanti ai Grest parrocchiali per condividere una giornata di gioco e divertimento. Ogni anno, al termine delle attività degli oratori, l’Ufficio di pastorale giovanile promuove questo momento di incontro e condivisione, al quale, ormai da qualche tempo, collabora anche il Csi di Prato.

 

Vedersi, incontrarsi, ritrovarsi, il tutto all’insegna dell’allegria è lo scopo di questa mattinata. «Ognuno ha una ricchezza da donare – dice don Marco Degli Angeli, responsabile della Pastorale giovanile diocesana di Prato – ed è sempre una gioia vedere i ragazzi dei diversi grest che si incontrano e ritrovano gli amici di scuola o dello sport in questo contesto differente. Sono sorpresi e felici». La grande vitalità dell’estate trova dunque nella Festa degli Oratori il proprio culmine, benché alcuni grest continueranno le loro attività anche nei giorni seguenti.
Ospiti d’eccezione saranno il vescovo Giovanni Nerbini, che in questi giorni sta visitando i vari grest parrocchiali, e la neosindaca Ilaria Bugetti.

Oratori estivi, inizia l’avventura! L’invito del Vescovo agli animatori: «aiutate i più piccoli a crescere nell’accoglienza»

Tempo d’estate, tempo di oratorio. In questi giorni campetti e ambienti parrocchiali hanno aperto le loro porte a centinaia di bambini e bambine per far vivere loro momenti di gioco e di crescita spirituale. Sono ventisei le parrocchie della diocesi di Prato che hanno deciso di proporre il grest (gruppo estivo) 2024 alle famiglie, una esperienza sempre molto attesa che ogni anno coinvolge in totale oltre 1500 tra bambini e ragazzi, accompagnati da 500 giovani nel ruolo di animatori.

 

Questa mattina il vescovo Giovanni Nerbini ha iniziato il «giro» degli oratori andando in visita alle parrocchie della zona est – Santa Maria della Pietà, San Luca alla Querce, San Pietro a Mezzana e Resurrezione – per vivere un momento di incontro e per augurare di vivere con gioia questo importante momento di formazione e divertimento. Agli animatori ha rivolto questo invito: «ho consigliato loro di stare insieme ai ragazzi, di aiutarli a crescere nell’accoglienza, nel dono di se stessi. Questo dice il Vangelo e il servizio che svolgono può essere una occasione preziosa per far conoscere questi insegnamenti. I bambini che seguivo da animatore oggi hanno cinquant’anni e ancora ricordano quei momenti con gioia, perché hanno inciso sulla loro formazione», conclude il Vescovo. L’oratorio dunque come grande palestra di vita, come occasione di crescita e di formazione per tutti, dal più piccolo al più grande.

 

La mappa dei grest comprende ogni vicariato della diocesi, così da poter offrire la possibilità a tutti i bambini e le bambine del territorio pratese di poter partecipare. In centro storico propongono l’oratorio la parrocchia di Sant’Agostino e Sant’Anna in viale Piave, nella zona nord ci sono Chiesanuova e Santi Martiri (insieme), Galcetello e Regina Pacis a Santa Lucia; nel vicariato est Sacra Famiglia, Resurrezione, Santa Maria della Pietà, San Luca alla Querce e Mezzana; nel vicariato ovest Gesù Divino Lavoratore, Maliseti, San Paolo, San Pietro e Visitazione a Galciana; nella zona sud: San Pietro a Iolo, Tobbiana, Casale, San Pio X, Reggiana, Tavola, Grignano, Paperino, Cieli Aperti al Soccorso e Cafaggio. In Valbisenzio ci sono gli oratori a Mercatale di Vernio e a Sofignano-Usella.

 

Venerdì 28 giugno ci sarà la tradizionale festa diocesana degli oratori estivi. Quest’anno bambini e animatori di tutte le parrocchie sono attesi nel parco di Galceti per vivere insieme una giornata all’insegna dei giochi e del divertimento, alla presenza del vescovo Giovanni. L’iniziativa è organizzata dalla Pastorale giovanile in collaborazione con il Csi, che proporrà attività sportive adatte a tutte le età.

«Esercitare il proprio diritto di voto è un atto fondamentale della vita democratica»

«Esercitare il proprio diritto di voto è un atto fondamentale della vita democratica, significa partecipare alla costruzione della casa comune». In vista delle elezioni europee ed amministrative in programma sabato 8 e domenica 9 giugno, il vescovo di Prato monsignor Giovanni Nerbini invita i cittadini e le cittadine a non disertare il voto ma a far sentire la propria voce attraverso la propria partecipazione. «Il senso di appartenenza alla vita della propria città e dell’Europa si misura anche con una partecipazione consapevole alle elezioni», osserva il Vescovo.

 

Lo stesso appello fu lanciato da monsignor Nerbini anche lo scorso 26 dicembre, nell’omelia della festa di Santo Stefano, patrono della città di Prato. In quella occasione il Vescovo ricordò l’entusiasmo con il quale, nel giugno del 1979, partecipò alle prime elezioni per eleggere il Parlamento europeo. «C’era in noi la consapevolezza di star compiendo una operazione straordinaria, epocale, carica di conseguenze positive difficilmente valutabili che ci riempiva di orgoglio. A volte ho l’impressione che di questo entusiasmo e consapevolezza ci sia rimasto ben poco. È per questo che la nostra invocazione di Chiesa al Signore, come ci è prescritto dalle norme liturgiche, per il bene comune e l’impegno dei responsabili delle nazioni, è costante», disse monsignor Nerbini.

Michele Giulio diventano sacerdoti per le mani del vescovo Giovanni

Chiesa di Prato in festa per l’ordinazione di due nuovi sacerdoti. Sabato 8 giugno, alle ore 10 in cattedrale, i diaconi Michele Di Stefano e Giulio Vannucci diventeranno preti per le mani del vescovo Giovanni Nerbini.

 

La celebrazione viene trasmessa in diretta su Tv Prato.

 

I due candidati al sacerdozio sono stati ordinati diaconi insieme, lo scorso 18 novembre. Michele ha 39 anni, è nato a Gela ed è l’ultimo figlio spirituale del canonico Mario Bonacchi, all’origine di numerose vocazioni a Prato. Durante il servizio di leva come carabiniere a Bardonecchia, conobbe il sacerdote pratese e iniziò il suo discernimento personale, che lo ha portato a entrare nel Seminario pratese. Michele presta servizio nella parrocchia di Mezzana e nella chiesa di San Pietro, celebrerà la sua prima messa domenica 9 giugno alle ore 11,30.

 

Giulio ha 38 anni, è pistoiese, fa parte dei Ricostruttori nella Preghiera e appartiene alla comunità di Villa del Palco. È laureato in Lettere e in Scienze della formazione primaria, ed è impegnato nella ricostruzione del borgo TuttoèVita sull’appennino pratese. Giulio celebra la sua prima messa lo stesso giorno dell’ordinazione, sabato 8 giugno alle 19,30 nella chiesa del Palco.

Corpus Domini, messa in piazza Duomo e processione eucaristica in centro storico

La solennità del Corpus Domini si celebra a Prato, anche quest’anno, con la messa seguita dalla processione. Giovedì 30 maggio, alle 21, tutti i membri della comunità ecclesiale sono invitati a partecipare alla celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Giovanni in piazza Duomo e concelebrata dal clero diocesano.

 

Al termine della messa è prevista la partenza della processione per le vie del centro storico con il Santissimo Sacramento recato da monsignor Nerbini. L’itinerario sarà il seguente: piazza Duomo, via Garibaldi, via Pugliesi, via Cairoli, piazza del Comune, via Cesare Guasti, via Luigi Muzzi, quindi rientro in piazza Duomo. La benedizione eucaristica dal pulpito di Donatello chiuderà la serata.

Rapporto povertà, in un anno la Caritas di Prato ha raggiunto e aiutato oltre seimila persone

A Prato ci sono 2776 famiglie che nel 2023 si sono rivolte alla Caritas diocesana per avere un aiuto, principalmente di tipo economico. Contando una media di 2,3 componenti a famiglia, possiamo dire che oltre seimila persone sono state raggiunte dai tanti servizi messi in campo dalla Chiesa pratese attraverso la Caritas. Tornando ai numeri, rispetto all’anno precedente calano i nuclei stranieri (-8,3%) e aumentano gli italiani (+7,5%), che rappresentano un terzo del totale. Questi dati emergono dal rapporto povertà presentato questo pomeriggio in Palazzo vescovile, alla presenza del vescovo di Prato monsignor Giovanni Nerbini.

 

Hanno detto. «Questo report testimonia innanzitutto una presenza, una vicinanza e un accompagnamento ininterrotto da parte di Caritas a un numero rilevante di famiglie», afferma monsignor Nerbini. Il Vescovo poi mette in luce alcuni aspetti emersi dalla ricerca: «un dato che mi ha colpito è l’aumento delle solitudini, delle persone sole che hanno sempre più bisogno non di beni materiali, ma di un accompagnamento psicologico. Altro dato è l’incidenza della precarietà del lavoro, scarso, sottopagato, che non consente a tante famiglie di avere una autonomia di vita senza dipendere da un aiuto fornito da un ente assistenziale». Per don Enzo Pacini, direttore della Caritas di Prato, questi numeri fanno emergere «una povertà multifattoriale, alcune povertà diminuiscono, altre crescono, certamente colpisce il fatto che ci sono tanti giovani che vivono in famiglie con occupazione precaria o scarsamente retribuita. Poi evidenziamo l’esistenza di una povertà relazionale, sulla quale occorre concentrare maggiormente gli sforzi, invece di dedicarsi principalmente alle misure di sostegno materiale e economico».

Alla presentazione del rapporto hanno partecipato il sindaco Matteo Biffoni, gli assessori Ilaria Santi e Flora Leoni, il presidente del Consiglio comunale Gabriele Alberti e la direttrice della Società della Salute Lorena Paganelli.

 

 

 

Il problema della cronicità. Dalla fotografia scattata dal Mirod (Messa in rete degli osservatori diocesani), composta dai centri di ascolto presenti in diciassette parrocchie pratesi, dalla San Vincenzo de Paoli, dai Gruppi di volontariato vincenziano, associazione Giorgio La Pira, Insieme per la Famiglia e dal progetto operatori di strada, emerge come l’aumento più significativo sia quello delle famiglie con le quali la Caritas è in contatto da oltre sei anni (+9,3%), un dato che simboleggia la difficoltà a uscire da situazioni di marginalità. «La carenza di lavoro, oppure una retribuzione insufficiente a garantire una dignitosa conduzione familiare, e il problema casa, con costi d’affitto molto alti, sono le due problematiche che portano a rivolgersi a noi», spiega Massimiliano Lotti, estensore del rapporto Caritas.

In generale una famiglia su sette, nonostante vi sia un componente impiegato con un lavoro, non ha reddito sufficiente a rispondere ai bisogni quotidiani. Riguardo alla povertà cronica, addirittura il 13,7%, circa 380 famiglie, da oltre otto anni sono in contatto con un centro della rete Mirod. «Questi ultimi numeri fanno pensare ai figli, in molti casi sono maggiorenni, che vivono in queste famiglie e che sono cresciuti in un contesto di bisogno cronicizzato, quasi fosse la normalità – osserva Lotti –. È un elemento che pone la questione delle possibili carriere di povertà, che rischiano di scaturire dall’esperienza di vita di questi giovani».

 

Andando a guardare meglio i numeri, c’è la conferma che i nuclei italiani in difficoltà sono caratterizzati da una composizione più bassa e da una età media più alta rispetto a quella degli immigrati. «Il 50% degli utenti provenienti da altri paesi si concentra nella fascia 35-54 anni, il più delle volte hanno un titolo di studio superiore rispetto alle persone italiane, ma qui non riescono a “spenderlo”», dice ancora Lotti. Riguardo al calo delle famiglie immigrate bisognose, la Caritas precisa che ciò si deve a più fattori: alcuni hanno lasciato il territorio nazionale dopo aver conseguito la cittadinanza italiana, altri hanno migliorato la loro condizione lavorativa e poi c’è il caso dei georgiani, calati del 44,6% rispetto al 2022. In generale le nazionalità più rappresentate nei centri d’ascolto Caritas sono quella marocchina (11,4%), nigeriana (7,6%), georgiana (6,6%), albanese (6,5%), cinese (4,5%, che frequentano in particolare il servizio di ambulatorio per stranieri temporaneamente presenti attivo al centro Giovannini), pakistana (3.9%) e peruviana (3,7%).

L’età media degli utenti stranieri è 44,6 anni e degli italiani 56. La presenza delle donne si conferma maggioritaria (53%), anche se nel tempo la forbice si sta assottigliando (erano il 62% dieci anni fa). Crescono le persone sole, «si rileva infatti un raddoppio delle situazioni di vita solitaria per i cittadini italiani, ma si registra anche un significativo balzo in avanti delle cosiddette “famiglie di fatto”», afferma Lotti.

 

La risposta alle richieste di aiuto. La prima forma di sostegno è quella dell’ascolto, intesa come presa in carico delle situazioni di marginalità e fragilità, in vista della creazione di percorsi personalizzati per cercare di uscire da situazioni di indigenza. «La parola d’ordine è accompagnare, non assistere – sottolinea don Enzo Pacini, direttore della Caritas di Prato – perché è fondamentale che le famiglie seguite dalla Caritas riescano a camminare con le proprie gambe».

Tra gli aiuti forniti c’è l’attivazione della tessera Emporio, nella quale ci sono dei punti spendili nel supermercato solidale di via del Seminario, aperto insieme a Comune, Provincia e Fondazione Cassa di Risparmio di Prato. Poi c’è la compartecipazione alle spese per il pagamento di rate di mutuo o affitti, utenze domestiche, spese mediche e materiale scolastico per i figli. Nel 2023 sono stati erogati contributi per oltre 90mila euro. A questo si aggiunge il prezioso servizio dato dall’Associazione Insieme per la Famiglia, nata in seno alla Caritas pratese per attivare specifici progetti a favore dei nuclei familiari bisognosi. Nel 2024 sono state ascoltate 145 famiglie e attivati 119 interventi per un totale di circa 54mila euro erogati. Nel 2023 le domande accolte sono state 269 e i contributi erogati 180mila euro. Questi soldi sono attinti nel fondo del Buon Samaritano, lanciato dalla Diocesi di Prato durante la pandemia e confermato come strumento di aiuto nel pagamento delle bollette dopo il forte incremento dei prezzi dell’energia avvenuto negli ultimi tempi.

 

Da sottolineare, infine, che il servizio reso dalla Caritas diocesana sul territorio pratese in gran parte è frutto dei contributi derivanti dai fondi per l’8 per mille alla Chiesa cattolica.

In cattedrale la solenne veglia di Pentecoste

La Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali ha organizzato, come di consueto, l’animazione della messa vigiliare di Pentecoste, che si tiene sabato 18 maggio, alle 21 in cattedrale.

 

Il tema scelto è «Una Chiesa ministeriale, per una partecipazione attiva e responsabile nella vita della Chiesa e della Società».
I promotori ci tengono a ricordare che «sono molti i momenti organizzati dalla diocesi, ma quello della Pentecoste resta il più importante e quello a cui il nostro vescovo Giovanni tiene in modo particolare. È una celebrazione animata da tutte le associazioni per invocare lo Spirito Santo sulla Chiesa di Prato».

 

Proprio nell’ottica del cammino condiviso, prosegue l’appello degli organizzatori, «ogni membro di fraternità, movimento, gruppo di preghiera, associazione, è personalmente invitato a dare il proprio contributo con l’impegno e la presenza; per questo speriamo di trovarvi numerosi a testimoniare il nostro “esserci” come cristiani della Chiesa di Prato».

Per evitare sprechi e favorire la partecipazione invitiamo a scaricare la versione digitale del libretto per la messa.

 

 

LIBRETTO VEGLIA DI PENTECOSTE

 

LIBRETTO CANTI

Confronto tra i candidati a sindaco di Prato promosso dalla Pastorale sociale e del lavoro

Quale idea di città hanno i candidati a sindaco di Prato? La domanda sarà posta dall’Ufficio di pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Prato e aprirà la serata di confronto promossa venerdì 17 maggio alle ore 21 nell’antico refettorio di San Domenico, in centro storico. L’incontro è aperto a tutta la cittadinanza.

 

Il direttore dell’ufficio di pastorale sociale, Michele Del Campo, spiega il senso dell’iniziativa: «come Chiesa locale non vogliamo essere serbatoio di voti per nessuno perché crediamo nella libertà di scelta secondo coscienza di ogni persona e di ogni credente, ma essere una comunità che interroga la politica a partire dall’ascolto che ognuno di noi singolarmente e comunitariamente esercita sul territorio».

 

Lavoro, tematiche sociali, sfida climatica, immigrazione, partecipazione e solidarietà. Sono alcuni tra i temi posti all’attenzione dei candidati a sindaco, chiamati a esporre le loro idee per Prato e i loro programmi elettorali.