Doppio anniversario episcopale per Gastone e Franco

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Il 6 gennaio la nostra Chiesa festeggia un doppio anniversario. Quel giorno, a dieci anni di distanza l’uno dall’altro, sono stati ordinati vescovi monsignor Gastone Simoni e monsignor Franco Agostinelli. L’attuale vescovo di Prato ricevette l’ordinazione episcopale nel 2002, quindi nel 2017 saranno passati quindici anni da quel momento, mentre per monsignor Simoni arrivò nel 1992. E dunque il vescovo emerito si appresta a festeggiare 25 anni da vescovo. Nel ’92 e nel 2002, nella basilica di San Pietro a Roma, sul capo di entrambi si posarono le mani di Giovanni Paolo II.
La speciale ricorrenza sarà celebrata il giorno dell’Epifania in cattedrale con una messa di ringraziamento concelebrata dai due vescovi nel pomeriggio alle 15,30. Un evento importante al quale è invitata a partecipare tutta la comunità ecclesiale.
Per il vescovo Gastone l’anniversario può essere considerato un po’ come le «nozze d’argento» con l’episcopato, durato a Prato venti anni, dal 1992, anno anche del suo ingresso in diocesi, fino al 29 settembre del 2012, quando comunicò la nomina del suo successore a seguito delle dimissioni presentate a Benedetto XVI al compimento del suo 75esimo anno di età. Nato a Castelfranco di Sopra, in provincia di Arezzo ma nel territorio diocesano di Fiesole, il prossimo 9 aprile mons. Simoni compirà 80 anni. Altro importante traguardo che cadrà nel 2017.
Per monsignor Simoni il 1992 fu un anno molto intenso e importante. Nel mese di luglio, si recò in visita ai missionari diocesani in Ecuador e a settembre istituì il Centro culturale cattolico, la Scuola diocesana di Teologia, la commissione per la Pastorale dei migranti e quelle del Culto mariano, santi diocesani e pellegrinaggi, nonché la commissione per la Pastorale del tempo libero e dello sport. Mentre ad ottobre emanò il decreto con cui suddivise la diocesi in sei zone pastorali.
Ricordiamo anche la richiesta che il vescovo Gastone fece ai pratesi il giorno del proprio ingresso, il 23 febbraio 1992: «Fate qualcosa di bello per il regno di Dio». Una espressione, come disse mons. Simoni in una intervista rilasciata a Toscana Oggi alla vigilia del suo saluto alla diocesi, ripresa dal titolo di un libro su Madre Teresa. «Una frase che poi ho ripetuto più volte in pubblico – disse – agli adulti, ai ragazzi delle cresime, nei vari incontri. Vuol dire qualcosa di bello, di buono, di utile nel senso più profondo, per gli altri, per il prossimo. Non c’è qualcosa di bello per Dio che non diventi qualcosa di bello per gli altri».

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