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Torna «Presepiando al catechismo», nel chiesino di via Garibaldi in mostra e in gara i presepi dei bambini delle parrocchie

Dopo il grande successo dello scorso anno, torna «Presepiando al catechismo», il concorso rivolto ai bambini delle parrocchie pratesi. Sabato 7 dicembre, nell’oratorio della Madonna del Buon Consiglio in via Garibaldi, saranno in mostra i 23 presepi realizzati da altrettanti gruppi di catechismo. Il vincitore sarà decretato dal gradimento dei visitatori, invitati ad indicare, scrivendolo su un bigliettino, il presepe più bello del concorso 2019.

 

Ma andiamo con ordine. L’inaugurazione è preceduta da un incontro in preparazione all’Avvento guidato dal vescovo Giovanni Nerbini in cattedrale alle ore 10, rivolto a tutti i ragazzi del catechismo e ai loro genitori. I partecipanti sono invitati a portare i «Bambinelli» dei loro presepi di casa per essere benedetti. Poi, intorno alle 11,30, tutti si sposteranno in via Garibaldi, per raggiungere il chiesino, all’interno del quale è stata allestita la mostra dei presepi curata dall’ufficio catechistico diocesano.

 

Il tema di Presepiando 2019 è: «La Sacra Famiglia parla a tutte le famiglie». «Il titolo è un chiaro riferimento al vero e profondo significato del Natale – dice il direttore dell’ufficio catechistico don Carlo Geraci – e a tutti i gruppi partecipanti abbiamo chiesto di mettere in evidenza la Sacra Famiglia, che parla a tutti e rappresenta tutte le famiglie, da quelle in crisi a quelle che stanno facendo, pur con difficoltà, un cammino di conversione cristiana. Dio parla al cuore di tutti, nessuno escluso». Accanto a ogni presepe ci sarà una preghiera scritta dai bambini e stampata in molte copie per i visitatori che volessero prenderla e portarla a casa.
Lo scorso anno, furono oltre cinquemila i votanti e circa diecimila i visitatori dell’esposizione dei presepi che anche in questa edizione sarà visitabile tutti i pomeriggi, dalle 15 alle 19, dal 7 dicembre fino al 5 gennaio, vigilia dell’Epifania, giorno in cui verranno proclamati i primi tre classificati del concorso. L’annuncio verrà dato nel pomeriggio sul sagrato del duomo, al termine della messa dei popoli.

 

Oltre ai 23 presepi in gara, ci sono altre Natività in mostra, realizzate dalla Libreria Cattolica in occasione dei suoi 60 anni di attività, dall’Anffas di Prato e dalla comunità cattolica rumena. «Avremo anche un presepe con i simboli della Caa, la comunicazione aumentativa alternativa, con la quale stiamo facendo il cammino di iniziazione cristiana per i bambini con difficoltà cognitiva complesse», aggiunge don Carlo.

 

E dal 21 dicembre all’interno del chiesino ci sarà anche la Luce della Pace proveniente da Betlemme, portata ogni anno in città dagli scout Agesci. «Così chi vuole potrà accendere una candela e portarla a casa», conclude don Geraci, che aggiunge: «Ecco, questo è il senso di questo oratorio aperto in una delle vie più trafficate del centro storico: chiunque può entrare e “portare via” qualcosa per meditare e riflettere sul significato vero e profondo del Natale».

Richieste di aiuto alla Caritas: siamo tornati agli anni della crisi. Presentato il rapporto sulle povertà 2019

Aumentano le persone che si rivolgono alla Caritas di Prato e ai centri di ascolto territoriali. Siamo tornati ai numeri registrati dieci anni fa, durante il difficile periodo della crisi economica. Secondo il rapporto diocesano sulle povertà 2019, che si riferisce ai dati raccolti lo scorso anno, sono stati 3187 coloro che hanno chiesto un aiuto, principalmente di tipo economico. L’incremento è del +11% rispetto all’anno precedente. E contando una media di 2,5 componenti a nucleo familiare possiamo dire che nel 2018 la Caritas ha seguito circa 8mila persone. «Questo non significa che sia tornata la crisi economica – ha osservato la direttrice della Caritas Idalia Venco – perché il lavoro c’è, solo che si tratta di occupazioni precarie che non permettono alle famiglie di guardare al futuro con serenità».

 

Il rapporto è stato presentato e commentato questo pomeriggio, giovedì 19 settembre, in palazzo vescovile. I dati, illustrati Massimiliano Lotti, referente dell’osservatorio Caritas, sono quelli raccolti dal sistema Mirod – messa in rete degli osservatori diocesani – composto da 22 punti di ascolto di cui: 15 Caritas parrocchiali, una conferenza San Vincenzo, tre gruppi di Volontariato vincenziano, Associazione Giorgio La Pira, Ambulatorio stranieri temporaneamente presenti del centro sanitario Giovannini e Caritas diocesana.

 

Il messaggio che vuol far passare la Caritas nel fare il punto sulla povertà a Prato è quello di «fare rete» e non soltanto tra le istituzioni pubbliche e quelle private, ma anche, e soprattutto, tra cittadini, tra parrocchiani e vicini casa. «Occorre partire dal buon vicinato – afferma Idalia Venco – basta poco per essere di aiuto agli altri e dare una mano. Per prima cosa però dobbiamo accorgerci delle situazioni di difficoltà che ci stanno accanto, a partire dal palazzo dove abitiamo». Cosa fare? «Possiamo accompagnare il figlio dei vicini a scuola oppure fare gratuitamente ripetizioni, piccoli aiuti, buone prassi che servono ad avvicinare le persone», conclude Venco. «Il nostro primo obiettivo è quello di essere vicini alle persone che hanno bisogno – ha osservato il vescovo Giovanni Nerbini – e mi fa piacere che la nostra Caritas stia cercando nuove modalità di intervento e di sostegno adeguate alle sfide di oggi. Si ha l’impressione che quando si parla di povertà si fomenti la diffidenza e la paura , invece occorre un approccio al problema meno catastrofico e più aderente alla realtà. Lasciamo agli altri slogan e luoghi comuni». All’incontro è intervenuto Gino Mazzoli, docente dell’Università cattolica ed esperto di welfare e processi partecipativi. «Oggi è cambiata la geografia della povertà – ha osservato il professore – dobbiamo guardare non solo i poveri ma anche chi rischia di entrare nella povertà. E per far questo il tema delle reti sociali è fondamentale, occorre mettere in campo tante piccole azioni connesse tra loro: delle attività che abbiano una utilità evidente alle persone. In poco parole dobbiamo seminare pratiche di fiducia, questa è la nostra responsabilità collettiva», ha affermato Mazzoli. Tra i relatori anche la direttrice della Società della Salute di Prato Lorena Paganelli e Noemi Imprescia dell’unità operativa professionale per l’inclusione del Comune di Prato. Entrambe hanno puntato l’attenzione su un cambiamento di approccio nell’erogazione dei servizi sociali: «La nostra sfida è quella di essere centrati sulla relazione piuttosto che sulla prestazione. Altrimenti si rischia l’autoreferenzialità dei servizi. Invece dobbiamo avere passione per l’uomo e provare costruire insieme un percorso».
Alla presentazione erano presenti anche il sindaco Matteo Biffoni e l’assessore ai servizi sociali Luigi Biancalani.

 

Tornando ai numeri. A crescere, nella richiesta di aiuto, in particolare sono gli utenti stranieri (+13,1%), con una percentuale doppia rispetto agli italiani (+6,6%). In totale i cittadini stranieri che bussano alle porte della Caritas e dei centri di ascolto sono il 68%; di questi il 16% sono marocchini, il 13% nigeriani, l’11% albanesi e il 10% georgiani. A seguire le altre nazionalità (i cinesi sono il 7%). «I bisogni nascono principalmente dalla mancanza di un lavoro stabile – spiega Lotti della Caritas – da cui derivano una serie di problematiche, su tutte il bisogno di una casa, cresciuto addirittura del 40% tra gli stranieri».
Infine, un dato che viene messo in evidenza dalla Caritas è quello che riguarda il consistente numero di minori inseriti all’interno delle famiglie sostenute: 1302. «Ragazzi e ragazze per i quali la quotidianità risulta particolarmente complessa e difficile, sia per quanto riguarda le relazioni familiari, sia per i loro percorsi socio-educativi e formativi, tutti fattori che rischiano di compromettere il loro futuro in termini di realizzazione personale e professionale», conclude Lotti.

Il vescovo Nerbini incontra e si racconta ai giornalisti pratesi

«Avete un ruolo importante perché facendo bene il vostro lavoro potete davvero rendere un servizio prezioso alle persone, ma ricordate, dietro le notizie ci sono sempre volti, persone e forse anche delle sofferenze». Lo ha detto questa mattina il vescovo Giovanni Nerbini ai giornalisti delle redazioni locali di Prato invitati a pranzo nel chiostro di San Domenico per un vivere insieme un momento di reciproca conoscenza. È stata una chiacchierata informale che ha spaziato su molte tematiche, dalle impressioni sulla città, definita «bellissima e a dimensione umana», alle curiosità sulla quotidianità del vescovo, arrivato in diocesi meno di due settimane fa, lo scorso 7 settembre. Mons. Nerbini ha raccontato di alzarsi ogni giorno prima dell’alba per camminare un paio d’ore. «Una abitudine che avevo anche quando ero parroco a Rignano, in questi giorni sto camminando sulla ciclabile lungo il Bisenzio, è un momento tutto per me, dedicato alla preghiera e alla meditazione personale, durante il quale mi predispongo alla giornata che sta per cominciare», ha detto il Vescovo. Il nuovo Pastore di Prato ha anche detto di essere rimasto piacevolmente sorpreso di aver scoperto «una chiesa sorella particolarmente ricca di una vastità di impegni come gli oratori e le attività di carità e assistenza ai poveri».

 

Per quanto riguarda la realtà pratese, mons. Nerbini ha affermato che in questi primi tempi sta cercando di capire e conoscere la città. «Per farlo ho chiesto ad alcune persone di aiutarmi. Ci sono tante cose da conoscere prima di prendere decisioni. Trovare proposte su temi importanti, come ad esempio quello del lavoro, è difficile, se vogliamo dire qualcosa di serio occorre incontrarsi e studiare. Per natura – ha sottolineato – mi piace prendere le decisioni insieme: due intelligenze che pensano producono qualcosa di esponenziale».

 

Poi ha rivelato di non essere sui social, «non riesco nemmeno a leggere tutti i messaggi su whatsapp», e di sentirsi se stesso quando si trova «in mezzo alla gente», come ha detto nell’omelia il giorno dell’ingresso. «Nel comunicare, nello stare con le persone, ho sempre detto che la mia esperienza di insegnante mi ha segnato. Quando parlo guardo sempre chi ho davanti per capire se mi ascolta, se capisce quello che dico. Soprattutto i bambini. Tutto questo in un clima di assoluta semplicità», ha concluso il Vescovo.

 

All’incontro erano presenti David Bruschi caposervizio della Nazione di Prato, il direttore di Notizie di Prato e coordinatore della redazione pratese di Toscana tv Claudio Vannacci, Azelio Biagioni del Tirreno, il corrispondente del Corriere Fiorentino Giorgio Bernardini, il direttore di Tv Prato e dell’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali Gianni Rossi e Giacomo Cocchi di Toscana Oggi.

 

71.2019

Dal disagio alla prossimità, la presentazione del rapporto Caritas sulla povertà a Prato

Si intitola «Dal disagio alla prossimità: tessere relazioni per rigenerare il territorio» l’appuntamento di quest’anno nel corso del quale sarà presentato il rapporto diocesano sulle povertà a Prato. Si tratta del report annualmente redatto dalla Caritas grazie alle informazioni raccolte dal sistema Mirod – messa in rete degli osservatori diocesani – composto da ventidue punti di ascolto sparsi sul territorio. Per la Chiesa di Prato è l’occasione per scattare una fotografia dei bisogni della città e capire come poter intervenire per aiutare e accompagnare le persone e le famiglie che si trovano in situazioni di disagio.

La presentazione è in programma domani, giovedì 19 settembre, a partire dalle 15 in palazzo vescovile (ingresso da piazza Duomo, 48). Dopo i saluti della direttrice della Caritas diocesana Idalia Venco, verrà illustrato il rapporto povertà 2019 da Massimiliano Lotti, referente osservatorio Caritas. Alle 16 Gino Mazzoli, dell’Università Cattolica di Milano, parlerà di «Nuovi orizzonti di welfare: la collaborazione fra terzo settore e servizi sociali»; alle 16,30, su «Il Ruolo della SdS nell’integrazione dei Servizi e nel Welfare comunitario» si soffermerà Lorena Paganelli, direttrice Società della Salute Area Pratese; alle 17, Noemi Imprescia, U.O. Inclusione e Accoglienza del Comune di Prato/Società della Salute, tratterà di «Innovazione e buone prassi nel lavoro di prossimità dei servizi sociali professionali». Le conclusioni sono affidate al vescovo Giovanni Nerbini, Vescovo di Prato. Modera l’incontro Giacomo Cocchi, giornalista di Tv Prato e Toscana Oggi.

Primo pontificale in cattedrale per mons. Nerbini. Nell’omelia ha citato Tolkien e invitato a «alzare lo sguardo»

08Prato, 8 settembre 2019 – Questa mattina monsignor Giovanni Nerbini ha presieduto il suo primo pontificale in cattedrale da vescovo di Prato. E lo ha fatto in un giorno speciale per la diocesi e la città: l’8 settembre, Natività di Maria, ricorrenza conosciuta dai pratesi con il nome di «Madonna della Fiera».

 

Nonostante il maltempo, con la pioggia caduta per tutta la mattina, sono stati numerosi i fedeli che hanno partecipato alla messa solenne dell’8 settembre. Nelle prime file erano seduti il sindaco Matteo Biffoni, il prefetto Rosalba Scialla, i rappresentanti dei Comuni della provincia e le autorità civili e militari della città.

 

Le parole del vescovo Giovanni. Nella omelia monsignor Nerbini ha invitato i fedeli a «alzare lo sguardo», perché «la dimensione verticale è importante». «Un giorno mi trovavo in duomo a Firenze – ha raccontato il Vescovo – e mi capitò di incontrare una scolaresca, tutti i ragazzi erano a testa bassa, continuavano le loro conversazioni. È una malattia che tocca tutti». Poi il nuovo Pastore della diocesi di Prato ha citato Tolkien, l’autore del Signore degli Anelli, «in uno dei suoi romanzi – ha detto mons. Nerbini – scrive che Dio crea il mondo come se fosse una bellissima melodia, meravigliosa. E il demonio cosa fa? vi inserisce delle note stonate. Ma Dio non le cancella, intorno a quelle note stonate vi costruisce una armonia insuperabile. Così agisce Dio e lo ha fatto anche con Maria, che ha ascoltato la voce del Signore e ha portato la vita nella storia. Se perdiamo questa prospettiva rischiamo di perderci e di avere una visione molto limitata». Nel giorno in cui le scritture ricordano l’affidamento di Maria e Giuseppe alla volontà di Dio, il Vescovo ha parlato del cammino vocazionale dell’uomo: «andiamo oltre il nostro orizzonte terreno, nel progettarci dobbiamo avere chiaro cosa Dio ci chiede. In certi momenti Dio ti prende e ti proietta in un futuro che non avevi pensato e tu vorresti scappare. Ma nel suo progetto tutti siamo salvi. E Maria ci aiuta in questo, contempla le grandi cose che Dio ha fatto con lei e passo dopo passo vive questa novità e la sua vita è il dispiegarsi della potenza di Dio nella storia». Infine un invito agli educatori: «che il Signore ci aiuti a infondere il suo fiducioso sguardo nei ragazzi. Quali sono i doni che hai messo nella mia vita? Per chi sono? A chi posso donarli? Affinché tutto avanzi per il bene di tutti».

 

L’offerta dei ceri da parte dell’Amministrazione comunale. Al termine della celebrazione, animata dalla Cappella musicale della cattedrale e dalla Corale San Francesco, il vescovo Giovanni ha officiato una speciale ostensione del Sacro Cingolo. La reliquia mariana simbolo della città è stata mostrata alle persone presenti in chiesa, in particolare agli anziani e ai disabili. L’ostensione solenne, quella dell’8 settembre, uno dei cinque giorni all’anno in cui la Sacra Cintola viene venerata dai fedeli, si terrà questa sera. Anche in caso di pioggia.
Dopo la benedizione monsignor Nerbini e il capitolo dei canonici si sono recati nella Cappella del Sacro Cingolo. Come da tradizione l’Amministrazione comunale, comproprietaria con la diocesi della Cintola mariana, ha offerto i ceri per l’altare dove è custodita la reliquia.
«Questa offerta è un modo per rinnovare una vicinanza a quella Cintola che lei ha appena mostrato al popolo», ha detto il sindaco Biffoni, che poi ha aggiunto: «si tratta di un riferimento per chi crede e per chi non crede, per chi è nato qui e per chi è arrivato da altre strade. È un invito alle istituzioni, civili e religiose, nel rispetto delle reciproche competenze, a camminare a fianco. L’offerta dei ceri vuole certificare questo percorso». Mons. Nerbini ha risposto dicendo: «ieri sera e questa mattina presto, quando ho visto arrivare in cattedrale i pellegrini giunti a piedi, ho capito davvero il legame tra Prato e la Sacra Cintola. Maria raccoglie tutti attorno a sé e questa presenza sia per tutti i pratesi e per coloro che si accostano a questa realtà, occasione di pace, concordia e lavoro comune».

69.2019

Insegnante, sacerdote, parroco e Vescovo. Ecco chi è mons. Nerbini

Prato, 7 settembre 2019 – Monsignor Giovanni Nerbini è il 26° vescovo di Prato. Insegnante, sacerdote, parroco, vicario generale. Sono state queste le tappe salienti della sua vita. Nato a Figline Valdarno (provincia di Firenze e Diocesi di Fiesole) il 2 giugno 1954, dopo aver conseguito il diploma magistrale e quello triennale universitario in Vigilanza scolastica, ha insegnato nelle scuole elementari dal 1973 al 1989.
Impegnato come educatore nell’Opera per la Gioventù «Giorgio La Pira», a 35 anni matura la scelta della vocazione alla vita sacerdote, decidendo di entrare in Seminario a Fiesole.

 

Negli anni della formazione, ha frequentato il corso filosofico-teologico presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale. È stato ordinato sacerdote il 22 aprile 1995 dal Vescovo di Fiesole Luciano Giovannetti che subito lo ha impegnato nella vita parrocchiale: nei primi due anni di sacerdozio don Giovanni è stato vicario parrocchiale a Caldine, frazione del Comune di Fiesole; poi, per dieci anni, dal 1997 al 2007, parroco a Pelago, amministratore di Diacceto e moderatore di quella Unità pastorale. Nel 2007 diventa parroco di Rignano, il capoluogo del Comune del Valdarno, amministratore parrocchiale di S. Maria a Sociana-S. Clemente e moderatore di quella Unità pastorale. Tra i numerosi incarichi ricoperti, c’è stato anche, per qualche tempo, quello di consigliere di amministrazione della Cooperativa editrice del settimanale Toscana Oggi.
Nel 2015, l’attuale Vescovo di Fiesole, mons. Mario Meini, lo chiama come suo Vicario Generale, pur lasciandogli ancora il ministero di parroco a Rignano.
Il 15 maggio 2019 viene nominato vescovo di Prato. Domenica 30 giugno mons. Giovanni Nerbini è stato ordinato vescovo nella cattedrale di Fiesole per le mani del cardinale Giuseppe Betori. Tra i primi consacranti il vescovo uscente di Prato Franco Agostinelli e l’emerito Gastone Simoni, fiesolano come Nerbini.
Sabato 7 settembre 2019 fa il suo ingresso in diocesi con una messa solenne in piazza Duomo, alla quale partecipano oltre quattromila fedeli.
Lo stemma episcopale. Esegesi e spiegazione

«In te Domine Speravi» è il motto scelto dal vescovo Giovanni Nerbini come tratto distintivo del suo nuovo cammino a servizio della Chiesa. Tradotto dal latino significa: «In te Signore mi sono rifugiato», ed è l’incipit del salmo 31, ripreso anche come ultima espressione dell’inno Te Deum («In te, Domine, speravi: non confundar in aeternum»).

 

 

Nello stemma di mons. Nerbini è raffigurato l’Agnello Pasquale. L’animale simboleggia l’innocenza e richiama due santi che fanno riferimento al nome del vescovo: Giovanni Battista e Giovanni evangelista. L’immagine del libro richiama anche la passata professione di mons. Nerbini, l’insegnamento, che ha segnato in maniera significativa la sua esistenza. Inoltre l’Agnello indica l’arte della lana ed è un chiaro riferimento alla vocazione tessile di Prato, conosciuta come città laniera. Il colore rosso dello sfondo è lo smalto – che per eccellenza – in araldica indica la virtù della carità.

 

Nella cappa sinistra (di chi osserva) è rappresentato un giglio, il più nobile dei fiori araldici e simbolo mariano per eccellenza. Il colore azzurro indica il cielo ed è un riferimento a «Maria Immacolata», titolo dell’ultima parrocchia dove mons. Nerbini ha svolto il suo ministero, sia alla città di Prato, da secoli città mariana.
Nella cappa destra c’è una palma, simbolo della vittoria e della pace ma anche del martirio, come quello di San Romolo, patrono di Fiesole, e di Santo Stefano, patrono di Prato. Il fondo argento delle due cappe richiama la luce e le virtù della purezza, innocenza, umiltà, giustizia e temperanza.

 

67.2019

 

L’omelia del vescovo Giovanni il giorno dell’ingresso a Prato

Prato. 7 settembre 2019 – Carissimi fratelli e sorelle, signor Sindaco, autorità civili e militari tutte, confratelli sacerdoti e vescovi,

 

in queste settimane di attesa e di preparazione a questo momento ed a ciò che con esso oggi inizia, si è riaffacciata tante volte l’esortazione che papa Francesco ha voluto fissare nella EPISCOPALI COMMUNIO: Il vescovo è chiamato a camminare davanti, indicando il cammino, la via; camminare in mezzo, per rafforzare il Popolo di Dio nell’unità; camminare dietro perché nessuno si perda. Ed ho sentito il fascino ed insieme la forza e la potenza di questa affermazione che ho fatto e faccio mia CAMMINARE IN MEZZO. Capite bene che questo sgombra il campo da tanti malintesi che si possono creare intorno alla figura del vescovo, così come molti la intendono. Tutto quello che sono, la mie esperienze passate, la mia povera umanità, le mie risorse sono PER VOI ed oggi sento che il Signore mi indica il posto che devo occupare da subito: in mezzo, accanto a voi sacerdoti e fedeli, perché questo cammino sia autentico. Accanto perché la prossimità dice vicinanza, amicizia, attenzione, possibilità e desiderio di ascolto sincero dell’altro. Qualcuno a Roma in questi giorni ci ha parlato dell’ascolto da parte del Vescovo dei suoi sacerdoti e fedeli come forma di amore, anche questo. Accanto Perché, è ancora papa Francesco che ci offre la motivazione più profonda, teologica di questa scelta, “il Vescovo è anche discepolo, oltre che maestro, quando, sapendo che lo Spirito è elargito a ogni battezzato, si pone in ascolto della voce di Cristo che parla attraverso l’intero popolo di Dio, rendendolo infallibile in ciò che crede”.

 

Voi vi aspettate molto da me, a ragione, ma sono anche io che ho bisogno di voi della vostra esperienza di fede, di carità, di opere, di vita; delle vostre gioie dei dolori delle speranze, dei doni preziosi elargiti a tutti voi dallo Spirito Santo e che sono necessari, anzi indispensabili, per tracciare INSIEME L’ITINERARIO che come Chiesa dovremo percorrere. Mi metterò perciò in ascolto di tutti, piccoli compresi, prima di tutto come segno di rispetto e di attenzione delle persone e delle storie personali e comunitarie sempre ricche e degne di considerazione e poi alla ricerca di quei segni che lo Spirito semina ed ha seminato ovunque. Se questa sfida può apparire ardua impegnativa sappiamo di non essere soli. Ci mettiamo sotto la protezione di Maria di cui oggi celebriamo la solennità liturgica e chiediamo a Lei che ci aiuti a saper imitare l’esempio suo e di Giuseppe. Quali modelli! e quanta forza emana da questa vicenda che ebbe per protagonisti due ragazzi, diremmo oggi, ai quali il Signore chiese, un giorno di volare alto, al di sopra dei sogni che gli uomini sono capaci di coltivare, per concepire l’impensabile, l’impossibile. Ad entrambi Dio chiese di fidarsi della sua Parola, dopo aver detto semplicemente, dopo l’enormità della richiesta, NON TEMERE, non avere paura. E proprio la vicenda di Maria e Giuseppe mi danno, ci danno tanta forza e fiducia: beata colei che ha creduto all’adempimento della parola del Signore. E così oggi quando mi sono preparato per arrivare qui, ho sentito il bisogno di prendere con me, di tenere in mano quella piccola bibbia che dal 1985 ha accompagnato il mio itinerario umano e spirituale, ovunque: sulle alpi come al mare, da solo di fronte ai miei mille perché, o con i ragazzi impegnato a cercare risposte con loro. Questa bibbia, questa Parola di Dio, la metteremo insieme sopra il nostro lucerniere perché sia lampada ai nostri passi, luce sul nostro cammino, proprio come Maria e come ci suggerisce il salmo, così che il nostro procedere non incontri inciampi e non risulti vano.

 

Mi rimane un’ultima cosa importante da dire: il nostro camminare insieme non è fine a se stesso. All’orizzonte del nostro percorso c’ è questa nostra città che vogliamo amare e servire collaborando con tutti, a cominciare dalle istituzioni, e sempre. Ci sentiamo impegnati a fare quello che è in nostro potere per quanti sono nel bisogno, soffrono la solitudine, la malattia, l’indigenza. Come cristiani abbiamo sempre presente quel capitolo 25 del Vangelo di Matteo che ci ricorda prima di qualsiasi altro ragionamento o calcolo la verità del nostro agire: l’avete fatto a me.

 

Vogliamo poi portare il nostro originale contributo nella difesa dell’ambiente. Veniamo avvertiti sempre più frequentemente di quanto sia depauperato questo meraviglioso pianeta che è la nostra casa, che ci è affidato. Il Papa anche recentemente ha richiamato tutti i governanti della terra al senso di responsabilità che sentiamo anche nostra.
Ancora, per quello che dipende dalle nostre poche forze ci stanno a cuore tutti problemi del lavoro. Il benessere di tante famiglie, la possibilità di progettare il loro futuro delle giovani coppie, l’opportunità di superare l’indigenza dipendono in larga misura dalla possibilità di accedere ad un lavoro stabile e dignitoso. E anche per questo ci sentiamo impegnati insieme alle donne e agli uomini di buona volontà a fare quello che è possibile. Ho già conosciuto la ricchezza del laicato pratese e so di trovare collaborazioni qualificate ed intelligenti che renderanno possibile questo impegno.

 

In ultimo sento il bisogno, in ultimo, di ringraziare il Vescovo Gastone e il Vescovo Franco che mi hanno fatto sentire la loro amicizia e la loro stima; il Vescovo Franco poi mi ha introdotto nella realtà pratese; gli sono davvero grato. E il Vescovo Mario per la fiducia illimitata che mi ha concesso nei cinque anni di lavoro comune, in particolare per il sostegno che mi ha offerto in questi mesi nei quali mi sono sentito spesso sopraffatto dalla responsabilità di questo nuovo incarico. Un grazie ai miei compaesani di Caselli e Reggello, ai miei amici, ai fedeli di Caldine, Pelago e Diacceto e Rignano san Clemente Palazzolo, parrocchie nelle quali ho prestato servizio. Un grazie ovviamente di cuore alla mia famiglia. In ultimo mi rivolgo a voi pretesi il cui affetto ho conosciuto da subito: mi sono giunte tantissime attestazioni di stima, di incoraggiamento di simpatia prima ancora che avessi fatto o detto qualcosa per meritarlo, che mi hanno lasciato senza parole e mi ha dato tanto fiducia, mi fanno credere che non sarò mai solo ma accompagnato e sostenuto da un affetto filiale davvero grande di questo popolo di questa terra. Grazie di cuore. Maria ci protegga e ci accompagni tutti.

 

68.2019

La Chiesa di Prato ha accolto il nuovo vescovo Giovanni Nerbini

La Chiesa di Prato ha accolto il suo nuovo vescovo. Monsignor Giovanni Nerbini ha fatto il suo ingresso solenne in diocesi nel pomeriggio di oggi, sabato 7 settembre, vigilia della «Madonna della Fiera», come i pratesi chiamano la ricorrenza della Natività di Maria. È stata principalmente una festa di popolo quella vissuta dai circa quattromila fedeli riuniti in piazza Duomo per partecipare alla solenne concelebrazione che ha sancito l’inizio dell’episcopato di monsignor Nerbini a Prato. Si tratta del 26° vescovo, da quando è stata istituita la diocesi, nel 1653, unita in persona episcopi a quella di Pistoia, e il quarto residenziale, dopo la separazione e la conseguente piena autonomia. Fin dal suo arrivo in città, avvenuto secondo programma alle 16,30 al Centro Pecci, il vescovo Giovanni ha potuto sentire l’affetto e il calore dei tantissimi pratesi che hanno scelto di essere presenti a questa giornata storica.

 

Le prime parole del vescovo Giovanni
«Camminare in mezzo». È la promessa fatta da mons. Nerbini ai pratesi. «Tutti quello che sono, le mie esperienze passate, la mia povera umanità, le mie risorse sono per voi – ha detto il vescovo Giovanni nell’omelia – ed oggi sento che il Signore mi indica il posto che devo occupare da subito: in mezzo, accanto a voi sacerdoti e fedeli, perché questo cammino sia autentico. Poi mons. Nerbini ha sottolineato: «accanto perché la prossimità dice vicinanza, amicizia, possibilità e desiderio di ascolto sincero dell’altro».

 

Le tappe della giornata. L’arrivo al Centro Pecci
Puntuale alle ore 16,30, il vescovo Giovanni è arrivato al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, porta d’ingresso della città per chi viene da Firenze, come il fiesolano Nerbini. Ad accoglierlo c’erano il predecessore monsignor Franco Agostinelli, il vicario monsignor Nedo Mannucci e il vice sindaco Luigi Biancalani. Il presule ha cambiato auto e si è diretto in piazza Santa Maria delle Carceri accompagnato da due motociclette dei carabinieri.

 

Piazza delle Carceri: l’accoglienza dei giovani e delle istituzioni cittadine
Attorno alle ore 17, arrivato in centro storico, il vescovo Giovanni è stato salutato dal canto dei giovani delle parrocchie, degli oratori e dei gruppi scout. Erano trecento i ragazzi e le ragazze presenti che hanno srotolato uno striscione di benvenuto e lasciato volare in cielo tanti palloncini colorati. «Eccoci eccellenza, ci siamo, può contare su di noi – ha detto Virginia, della parrocchia di Grignano parlando a nome di tutti i presenti – i posti vuoti di questa piazza rappresentano tutti i coetanei che speriamo di incontrare insieme a lei». E per simboleggiare il desiderio di incontro e testimonianza nei confronti dei lontani, i gruppi giovanili hanno regalato a mons. Nerbini una rete da pesca, «non per catturare, ma per avvolgere e coinvolgere chi non conosce la parola di Cristo». A loro il Vescovo ha risposto con un sorriso: «Vi ringrazio di cuore, accetto il dono e vi dico che c’è uno strumento che arriva più lontano di una rete ed è il voler bene, questo è il primo strumento della evangelizzazione, ricordate, una mano tesa è sempre motivo di incontro».
L’accoglienza è proseguita su un palco posizionato sotto al Castello dell’Imperatore con il benvenuto in città da parte del sindaco Matteo Biffoni. «A nome della città e a mio personale le dò il benvenuto. Chi ha deciso di mandarla qui, a Prato, come Vescovo le ha fatto un dono. Perché questa comunità è unica e meravigliosa. Glielo potrà dire il Vescovo Franco, che ringrazio per il servizio reso alla nostra comunità in questi anni.
Prato è una città che ha vissuto il cambiamento e le difficoltà in maniera forte, ma ha sempre provato a reagire e ha tentato di metabolizzare il cambiamento che probabilmente è avvenuto qui in maniera più profonda rispetto ad altre parti. Però Prato non ha mai preso paura. Il pratese non è così, magari brontola tanto, magari scuote la testa, ma alla fine è capace di una generosità incredibile. I ragazzi le hanno regalato una rete che tiene insieme tutta la comunità. Domani, insieme, apriremo insieme la teca della Cintola, la cintura di Maria che tiene insieme la comunità. E’ per noi un simbolo oltre che religioso, cittadino proprio perché questa è una città che affonda le radici in tanti luoghi, che ha saputo e dovuto affrontare i cambiamenti e aveva bisogno di punti di riferimento. E la Cintola oltre che per il popolo cristiano è un punto di riferimento per la città tutta, perché si affronta meglio il futuro se si hanno solide radici in quello che siamo. Ecco, quella Cintola rappresenta oltre al tenere insieme l’intera comunità quello che è la storia di Prato, quello che siamo noi.
La teca della Cintola si apre solo quando ci sono insieme i rappresentanti della società civile e della Diocesi; una peculiarità, un rapporto che deve necessariamente esserci oltre quelle chiavi tra chi parla a nome della Diocesi, delle parrocchie e delle tante associazioni cattoliche del nostro territorio, e chi rappresenta la comunità tutta. Un dialogo che, nel rispetto dei diversi ruoli e competenze, è sempre profondo, fecondo, vero e diretto sui temi che a questa città stanno a cuore. Sono tanti, a partire dal lavoro, l’inclusione sociale, l’ambiente, i giovani e soprattutto il futuro: è importante leggere quello che accade qui per cercare di affrontare le dinamiche, i fenomeni che attraversano l’intera società. Sarà una bella sfida, è impossibile non voler bene a questa città. Sarà un bel percorso, io sono sicuro che faremo un grande lavoro insieme. Ancora benvenuto a Prato!».
Insieme al primo cittadino erano presenti il prefetto Rosalba Scialla, i rappresentanti dei comuni della provincia e altre autorità cittadine.

 

L’omaggio a Maria nella basilica delle Carceri
Prima di mettersi in cammino verso piazza Duomo per la celebrazione d’ingresso, monsignor Nerbini si è fermato nella basilica di Santa Maria delle Carceri per rendere omaggio alla Madonna. Qui ad attenderlo c’era il parroco monsignor Carlo Stancari. Il Vescovo ha posto un fiore sotto l’immagine della Vergine e poi ha recitato una preghiera insieme ai fedeli presenti. Poi ha rivolto un particolare saluto ai malati e ai disabili, riuniti in chiesa insieme a una rappresentanza delle comunità cattoliche straniere che vivono a Prato. Accompagnati dai rispettivi cappellani c’erano i cristiani cinesi, pakistani, cingalesi, rumeni, nigeriani, ucraini e filippini.
Una curiosità, prima dell’arrivo del nuovo vescovo in basilica è stato celebrato un matrimonio. La funzione è terminata poco prima dell’ingresso in chiesa di Nerbini che ha così incontrato gli sposi e li ha salutati calorosamente facendo loro gli auguri.
Accompagnato dai giovani il vescovo ha attraversato il centro cittadino arrivando in piazza Duomo, dove ad aspettarlo c’era la comunità pratese riunita.

La concelebrazione eucaristica in piazza Duomo
Come da programma il Vescovo è entrato in piazza Duomo salutato dai fedeli, in tutto quattromila persone. Monsignor Nerbini si è recato nel vicino oratorio della Misericordia dove da lì è partita la processione introitale composta 170 sacerdoti e alle 18 è iniziata la solenne concelebrazione eucaristica in piazza, con l’altare posizionato su un palco posto sul sagrato della cattedrale. Qui ad attendere il vescovo eletto Nerbini e l’uscente Agostinelli c’erano il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo metropolita di Firenze, e otto vescovi toscani, tra ordinari e emeriti. Hanno concelebrato: l’emerito di Prato mons. Gastone Simoni, l’arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino monsignor Paolo Lojudice, l’arcivescovo di Lucca mons. Paolo Giulietti, il vescovo di Fiesole mons. Mario Meini, il vescovo di Pistoia mons. Fausto Tardelli, il vescovo di Grosseto mons. Rodolfo Cetoloni, il vescovo di Massa Marittima-Piombino mons. Carlo Ciattini, l’emerito di Siena mons. Antonio Buoncristiani. Oltre al clero pratese erano presenti venti sacerdoti di Fiesole, diocesi di provenienza di mons. Nerbini, e una delegazione di Pistoia composta da quattro preti.
La messa solenne è iniziata, come previsto dal diritto canonico, con il rito introduttivo della presa in possesso della diocesi. Il cancelliere vescovile canonico Daniele Scaccini ha dato pubblica lettura della bolla papale di nomina di mons. Nerbini a vescovo di Prato. Poi è arrivato il momento più significativo che ha sancito il passaggio di testimone tra il nuovo vescovo e quello uscente: la consegna del pastorale da Agostinelli e Nerbini, il bastone simbolo della guida della comunità. A quel punto il vescovo Giovanni ha preso posto sulla cattedra e da quel momento ha presieduto la solenne concelebrazione.
In piazza erano rappresentati tutta la città e il territorio diocesano, con i sindaci di Prato, Vaiano, Vernio, Cantagallo. Presenti anche il Comuni pratesi facenti parte della diocesi di Pistoia: Montemurlo, Carmignano e Poggio a Caiano. Tra le autorità anche i rappresentanti dei Comuni di Fiesole, Rignano sull’Arno e la presidente del consiglio comunale di Dicomano. In prima fila i familiari di Nerbini, con la sorella Giovanna e i nipoti.

 

Il saluto di mons. Agostinelli al suo successore
«Finalmente siamo giunti al momento in cui ti consegno il pastorale, col quale governerai questa cara e bella chiesa pratese», ha detto monsignor Agostinelli a mons. Nerbini a inizio celebrazione. «Questo è il simbolo della continuità della Chiesa che continua il suo cammino. Oggi questa Chiesa viene consegnata a te: passano le persone ma la Chiesa è quello che resta. Di cui conoscerai i pregi e i limiti, ma ti assicuro che è una Chiesa che cammina e vuol guardare avanti, è viva e reattiva. Ha un laicato operoso e vivace». Poi il vescovo uscente ha voluto dare tre suggerimenti al suo successore: «c’è bisogno di un pastore che si sporchi le mani e ritorni in mezzo alla gente, senza pretese e col desiderio di camminare. Il secondo è quello di avere premura dei tuoi sacerdoti e i religiosi, che sono la famiglia del vescovo. Il terzo suggerimento è di fare una pastorale della disponibilità, nei confronti dei giovani e della famiglia, che possano trovare in te le risposte che aspettano, e delle istituzioni. La Madonna – ha concluso Agostinelli – ti leghi a sé in questa città che conta ben cinque santuari. Maria sia per te madre premurosa e provvidenziale che ti porti a cristo».

 

Il saluto della diocesi al nuovo vescovo
È stato il vice presidente del consiglio pastorale diocesano, Alberto Toccafondi, a porgere al nuovo vescovo i saluti della comunità ecclesiale pratese. «Siamo felici di celebrare il suo ingresso alla viglia della Madonna della Cintola», poi ha ricordato le peculiarità della diocesi e della città di Prato: «oggi i tempi sono difficili e la precarietà e la mancanza di lavoro ledono la dignità delle persone. Ma la nostra Chiesa ha saputo proporre una “agenda di speranza” per Prato, predisposta dall’ufficio di pastorale del lavoro, apprezzata anche da papa Francesco nella sua visita nel 2015.
Ci sentiamo di far parte di una Chiesa in uscita e accogliente che si fa voce delle speranze di tutti. Ci impegneremo sempre di più nell’annuncio della parola e nella testimonianza della fede».
I doni dell’offertorio sono stati portati all’altare dai coniugi Giacomo Ciabatti e Virginia Barni con i propri figli a nome di tutte le famiglie pratesi.

 

L’omelia di mons. Nerbini
Come detto nella omelia, la prima da vescovo di Prato, mons. Nerbini ha annunciato che «camminerà in mezzo» al suo popolo. Tra i suoi proponimenti c’è quello di «tracciare insieme l’itinerario che come Chiesa dovremo percorrere». Per farlo si è detto pronto a mettersi «in ascolto di tutti, piccoli compresi, prima di tutto come segno di rispetto e di attenzione delle persone e delle storie personali e comunitarie sempre ricche e degne di considerazione poi alla ricerca di quei segni che lo Spirito semina ovunque». Il Vescovo si è detto pronto a collaborare con le istituzioni per aiutare «quanti sono nel bisogno, soffrono la solitudine, la malattia, l’indigenza».
Un pensiero è andato alla difesa dell’ambiente, tema molto caro a papa Francesco. Nerbini ha promesso che avrà a cuore i problemi del lavoro, il benessere di tante famiglie, la possibilità di progettare loro futuro di giovani coppie. Infine ha ringraziato il vescovo Franco e il vescovo Gastone, per l’amicizia e la stima, il vescovo di Fiesole Meini, per «la fiducia illimitata», e i compaesani e i parrocchiani che ha servito durante il suo ministero di parroco.

 

L’atto conclusivo, la venerazione del Sacro Cingolo, firma e benedizione
Dopo la benedizione apostolica insieme al cardinale Betori e a mons. Agostinelli, mons. Nerbini ha firmato la bolla pontificia di nomina. Questi i testimoni dell’atto: Alberto Toccafondi, don Marco Degli Angeli, il sacerdote più giovane della diocesi, e suor Isabella Rubiu della Ancelle della Sacra Famiglia in rappresentanza dei religiosi.
Questo momento formale è avvenuto in duomo nella Cappella del Sacro Cingolo, la reliquia mariana simbolo religioso e civile della città. Qui mons. Nerbini si è fermato per un momento di preghiera davanti alla Sacra Cintola, omaggiata con la deposizione di un mazzo di fiori sotto l’altare.

 

Domani, 8 settembre, la Festa della città
Domani mattina alle ore 10 il monsignor Nerbini presiederà in cattedrale il suo primo pontificale da vescovo di Prato. L’8 settembre, Natività di Maria, è la festa della città, conosciuta dai pratesi con il nome di «Madonna della Fiera». È uno dei cinque giorni dell’anno in cui il Sacro Cingolo mariano viene mostrato ai fedeli. L’ostensione della reliquia avverrà a sera, come vuole la tradizione dal pulpito di Donatello, al termine del corteggio storico organizzato dal Comune di Prato.
66.2019

Ingresso Nerbini. Come fare per gli accrediti

Sabato 7 settembre, alle 16,30 arriverà in Prato il nuovo Vescovo della Diocesi mons. Giovanni Nerbini; dopo essere stato accolto dal vescovo uscente Franco Agostinelli e dal vice sindaco Luigi Biancalani al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, verrà accompagnato in piazza Santa Maria delle Carceri. Qui alle ore 17 sarà salutato dal sindaco Matteo Biffoni e dalle autorità cittadine, poi entrerà nella vicina basilica per un breve omaggio a Maria. Da lì raggiungerà a piedi piazza Duomo (questo il percorso: via San Bonaventura, piazza San Francesco, via Ricasoli, piazza del Comune, corso Mazzoni e poi piazza Duomo). Alle 18 mons. Nerbini presiederà in piazza Duomo la solenne concelebrazione eucaristica per l’inizio del suo servizio episcopale.

 

La Diocesi invita calorosamente i giornalisti, i fotografi e gli operatori tv degli organi di informazione a partecipare all’evento.

 

Per esigenze organizzative, logistiche e di sicurezza, si rende necessario che i giornalisti che intendono partecipare si accreditino previamente. Abbiamo riservato due posti a sedere per ogni redazione, in posizione centrale davanti al palco dove verrà celebrata la Messa.
Eventuali telecamere – una per emittente locale – potranno posizionarsi in un apposito spazio all’interno della piazza.
I fotografi – uno per testata giornalistica – potranno svolgere il loro servizio all’interno dell’area delimitata per la celebrazione.
Per accreditarsi, occorre inviare i nominativi dei giornalisti, del fotografo, del cameramen, via posta elettronica all’indirizzo: stampa@diocesiprato.it entro le ore 18 di venerdì 6 settembre.
Si precisa che per l’arrivo del Vescovo in piazza delle Carceri non sono presenti limitazioni.

«Armonie di fede», pomeriggio alla scoperta della musica sacra

Si chiama «Armonie di fede» il percorso attraverso alcune fonti documentarie della storia musicale cittadina promosso dall’Ufficio per i beni culturali ecclesiastici della Diocesi di Prato, insieme all’Archivio storico diocesano ed al Museo dell’Opera del Duomo. L’evento nasce in occasione della serie di iniziative a livello nazionale denominate «Aperti al MAB (Musei, Archivi, Biblioteche ecclesiastiche)» promosse dall’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Cei.

 

L’incontro inizierà presso il Museo dell’Opera del Duomo, sabato 8 giugno, alle ore 15,50, dove, nello spazio delle «Volte» saranno presentati ed illustrati dal direttore del Museo Claudio Cerretelli due preziosi corali miniati della chiesa pratese: uno tardo duecentesco e un graduale, realizzato per la Pieve pratese – poi Cattedrale – nel Quattrocento, e completato dalle miniature di Attavante Attavanti nel 1501. Don Romano Faldi parlerà poi del Gregoriano, antico genere musicale vocale, facendo eseguire dal Gruppo Corale di S. Maria a Colonica uno dei brani gregoriani riportati nel codice più antico, insieme ad altri brani gregoriani, ad antiche laude monodiche (una del pratese beato Ugo Panziera) e a mottetti degli albori polifonici. «Sarà interessante ascoltare, dal vivo, – osserva Cerretelli – un brano scritto alla fine del 1200 ed eseguito da un coro di ragazze di oggi».

 

I visitatori, alle 17, si recheranno poi all’Archivio diocesano, dove lo storico Filippo Tosciri illustrerà una esposizione di documenti del fondo della Cappella musicale del Duomo, centrata in particolare sulla musica composta dai maestri di cappella del Sette-Ottocento, con presentazione delle partiture e ascolto di brani di musica sacra di Giuseppe Becherini e Augusto Borgioli, tra i quali alcune parti del celebre «Musicone», che, in varie occasioni, tra Otto e Novecento, ha solennizzato le feste patronali dedicate a Santo Stefano. L’iniziativa è a ingresso libero.

 

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