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Catechismo. La lettera del Vescovo alle parrocchie

Il vescovo Giovanni Nerbini ha chiesto alle parrocchie di valutare attentamente la possibilità e l’opportunità di rimandare le attività di catechismo in presenza. In una lettera spedita a tutti i parroci della diocesi di Prato, il Vescovo ha chiesto di compiere una valutazione delle procedure di sicurezza messe a punto dell’Ufficio catechistico diocesano per capire se nelle rispettive parrocchie c’è la possibilità di svolgere gli incontri alla presenza dei ragazzi.

 

«Nella nostra Diocesi ci sono parrocchie popolose e piccole realtà, il protocollo di sicurezza che abbiamo approntato è valido e so che ci stiamo distinguendo per serietà e cura – dice monsignor Nerbini – ma so anche che in questo momento non tutte le comunità parrocchiali sono in grado di poter svolgere le attività di catechismo secondo quanto richiesto. Per questo c’è la possibilità di interrompere le attività per chi le ha cominciate o di posticipare l’inizio dell’anno catechistico per chi ancora non ha iniziato, al 29 novembre, prima di domenica d’Avvento».

 

In attesa di capire come si evolverà la situazione il Vescovo invita le parrocchie che decidessero di sospendere o rinviare le attività di catechismo a rimanere in contatto con i ragazzi tramite le più comuni e diffuse piattaforme di video conferenza, come WhatsApp, Skype, Google Meet o Zoom. Ricordiamo inoltre che la celebrazione della messa è garantita dal protocollo sottoscritto da Cei e Governo e dunque bambini e ragazzi potranno continuare a frequentare le chiese. Per quanto riguarda il catechismo, in caso di sospensione, l’invito è quello di «riprendere in mano gli strumenti che alcuni catechisti hanno già saputo utilizzare – scrive ancora il Vescovo – e ci riferiamo ai social e all’uso di internet».

 

In allegato alla lettera scritta da monsignor Nerbini l’Ufficio catechistico diocesano ha elencato in un documento una serie di suggerimenti per l’utilizzo delle più comuni piattaforme digitali di video conferenza. «Si raccomanda caldamente ai parroci e ai catechisti di non lasciare nessuno indietro, sostenendo quelli che non sanno usare i social o che non hanno internet», sottolinea il Vescovo.

 

Tra i suggerimenti contenuti nell’allegato «Connessi dietro di me», l’Ufficio catechistico propone di far leggere ai ragazzi dei brani della Bibbia, ad esempio le letture della Domenica, e poi di condividerli sulla chat del catechismo. «Spazio dunque alla creatività e a ciò che lo Spirito vorrà suggerirvi per rimanere in contatto con i ragazzi – si legge nel documento –, viviamo questo tempo anche come un’opportunità per sviluppare una vicinanza diversa, ma ugualmente prolifica».

 

Nella stessa comunicazione inviata ai parroci monsignor Nerbini dà anche indicazioni sulla cura pastorale degli infermi. «Si vada nelle case dei malati in sicurezza indossando mascherina e con igienizzante personale», afferma il Vescovo chiedendo di non avere contatti con il malato e di mantenere la distanza di sicurezza. Mentre per il conferimento del sacramento dell’unzione degli infermi è necessario igienizzarsi prima del rito ed usare un batuffolo di cotone per l’unzione. Si preferisca sempre la comunione sulla mano. La stanza del malato se possibile sia arieggiata prima e dopo il rito.

 
La lettera del Vescovo Nerbini e l’allegato «Connessi dietro di me»

Fra Daniele diventa sacerdote per le mani del vescovo Giovanni. Sabato 17 ottobre l’ordinazione alla Castellina

Ha sempre definito la sua vocazione come «un dono», ha risposto presente alla chiamata del Signore e sabato 17 ottobre, alle 17, alla parrocchia dell’Annunciazione alla Castellina, verrà ordinato sacerdote per le mani del vescovo di Prato Giovanni Nerbini. È fra Daniele Sciacca, frate minore conventuale, pratese di 34 anni, cresciuto nella parrocchia dell’Annunciazione nel periodo di don Daniele Scaccini e nei primi anni di don Francesco Spagnesi. Per il vescovo Giovanni invece si tratta della prima ordinazione sacerdotale da quando è arrivato alla guida della Diocesi di Prato.

 

Fra Daniele, dopo essere diventato diacono lo scorso anno a San Benedetto del Tronto, ha proseguito il suo cammino verso il presbiterato e il prossimo 17 ottobre sarà appunto ordinato sacerdote, ordinazione che si sarebbe dovuta tenere alcuni mesi fa, ma che è stata rinviata a causa della pandemia. Il suo cammino vocazionale è iniziato poco più di dieci anni fa, per caso, quando meno se lo aspettava. Dopo il diploma al liceo socio-psicopedagogico ha intrapreso gli studi di Giurisprudenza, pensava di realizzarsi nell’ambito delle professioni legali, ma è successo qualcosa che gli ha cambiato la vita. Si è laureato e nel frattempo ha iniziato ad impegnarsi sempre di più in parrocchia.

 

La «chiamata» è arrivata nel luglio del 2007, quando, durante un campo estivo con i bimbi della parrocchia, Daniele ha avvertito una sensazione particolare. Subito ne ha parlato con l’allora parroco don Daniele Scaccini, con il quale è iniziata un’attività di discernimento per comprendere la vera entità della chiamata. Un mese dopo il viaggio ad Assisi dove, nell’ambito di un campo estivo per i giovani, Daniele conobbe per la prima volta i Frati minori conventuali, dai quali rimase molto colpito. L’anno dopo, sempre d’estate, Daniele Sciacca decise di tornare ad Assisi, con una motivazione più vocazionale. Da lì è iniziato il cammino vero con i frati del convento di San Miniato. Nel frattempo il suo percorso è diventato più chiaro e Daniele era sempre più convinto che il Signore gli stava indicando la vita religiosa. A 24 anni ha intrapreso il Postulato a Osimo, ha frequentato l’Istituto Teologico di Ancona e ha iniziato l’anno di Noviziato al Sacro Convento di Assisi. A settembre del 2012 la vestizione, poi fra Daniele ha vissuto un altro anno ad Assisi. Due anni fa, a Gubbio, ha emesso la professione religiosa, lo scorso anno è diventato diacono e tra pochi giorni nella sua parrocchia, alla Castellina, l’ordinazione sacerdotale.

15 agosto: ostensione del Sacro Cingolo nel giorno dell’Assunta

Tradizione tutta pratese per la festa di Santa Maria, come viene chiamata tradizionalmente la ricorrenza dell’Assunzione della Madonna.

 

Sabato 15 agosto l’appuntamento è con la terza ostensione del Sacro Cingolo dell’anno. Il duomo di Prato si riempie di fedeli per venerare la Sacra Cintola in quella che è la festa mariana più importante dell’anno.

 

Il programma prevede alle ore 17 la celebrazione dei vespri e al termine il vescovo di Prato monsignor Giovanni Nerbini officia alla solenne ostensione della Sacra Cintola all’interno della cattedrale, dalla Loggia del Ghirlandaio, e all’esterno, sulla piazza, dal pulpito di Donatello. Partecipa in forma ufficiale, secondo consuetudine, l’Amministrazione Comunale; in duomo, al termine dell’ostensione, verrà celebrata la messa prefestiva delle ore 18. Monsignor Nerbini presiede anche la messa delle ore 10,30 in cattedrale.

 

L’Ostensione dell’Assunta è una delle cinque «canoniche» che si tengono durante l’anno. Tra il Sacro Cingolo e l’Assunzione di Maria esiste un legame particolare: venerata come «icona» dell’incarnazione e della verginità di Maria, la reliquia fu donata (così tramanda la tradizione orientale) a San Tommaso dalla Madonna stessa, proprio mentre saliva al cielo. Secondo lo scritto apocrifo dello Pseudo-Giuseppe d’Arimatea, era il ricordo che l’Assunta donò all’unico apostolo che mancava al momento della sua glorificazione. E proprio la reliquia pratese ha lasciato un’impronta inconfondibile nella storia dell’arte: per tre secoli, dal Trecento fino al Rinascimento più maturo, l’iconografia dell’Assunzione di Maria ha sempre previsto il dono della Cintura a San Tommaso.

Massimo Carlesi nuovo direttore della Caritas diocesana. Entrerà in carica il primo ottobre

Massimo Carlesi è il nuovo direttore della Caritas diocesana di Prato. Il vescovo Giovanni Nerbini lo ha nominato firmando il decreto che entrerà in vigore a partire dal primo ottobre. Fino a quella data ci sarà il passaggio di consegne con l’attuale responsabile Idalia Venco.

 

Ex bancario, andato recentemente in pensione, Carlesi ha 64 anni ed è un volto noto in città per aver ricoperto importanti incarichi istituzionali e ruoli di responsabilità in diocesi.
Sul fronte dell’impegno politico lo ricordiamo come assessore alla mobilità dal 2001 al 2005 nella giunta Mattei, consigliere comunale nel corso di molte legislature e presidente della Circoscrizione sud negli anni Novanta. Era stato eletto in Consiglio comunale anche alle scorse elezioni amministrative ma poi ha deciso di dimettersi per motivi familiari.
All’interno della comunità ecclesiale il suo impegno è iniziato nella parrocchia di San Pietro a Grignano, dove si è occupato a lungo del gruppo missionario, e poi, a livello diocesano, è stato vice presidente del Consiglio pastorale in un momento molto importante per la Chiesa di Prato: quello del passaggio tra monsignor Pietro Fiordelli, primo vescovo residenziale, e monsignor Gastone Simoni, che gli confermò l’incarico.

 

Massimo Carlesi è stato per molto tempo attivo all’interno della Misericordia e nel 1989 è stato tra i fondatori della sezione di Grignano, di cui è stato il primo presidente fino al 1995.
È sposato da 41 anni con Manuela, ha due figlie, Irene e Lidia ed è nonno di due nipoti.

 

Carlesi è chiamato a raccogliere una eredità importante, quella di Idalia Venco, che ha guidato la Caritas per 13 anni ed è stata membro vivo del braccio operativo della diocesi per ben 32 anni.

Termina «Pronto Prete» l’assistenza spirituale al telefono durante il lockdown

Termina «Pronto Prete», il servizio messo a disposizione dalla Diocesi di Prato nella prima fase dell’emergenza coronavirus, volto a mettere in comunicazione i sacerdoti con tutte le persone desiderose di avere un colloquio spirituale durante la fase di lockdown. Un servizio prezioso di ascolto e di supporto per aiutare le persone a vivere al meglio il periodo in cui tutti eravamo costretti a restare a casa e le celebrazioni liturgiche alla presenza del popolo erano sospese. Un dialogo aperto incentrato sull’ascolto reciproco, rivolto a tutti, credenti e non credenti.

Il numero verde 800.401.052, gratuito, è stato attivato giovedì 8 aprile in tre fasce orarie (10-12, 16-18 e 21-23) ed è rimasto in funzione nei giorni feriali fino a ieri, venerdì 12 giugno. Sette i sacerdoti della Diocesi che si sono messi a disposizione, 138 le chiamate pervenute da tutta Italia, dal nord al sud, isole comprese, per una media di 657 minuti di conversazioni al mese. Ad aprile sono arrivate 81 chiamate per un totale di 838 minuti; 39 le telefonate arrivate a maggio, per 476 minuti; 18 invece a giugno, per un totale di 231 minuti.

Qualcuno ha chiesto consigli su come pregare perché non riusciva a farlo da solo, qualcun altro invece era desideroso di ricevere la benedizione attraverso il telefono. C’è chi poi chi «ha chiesto di essere confessato, ma per telefono questo non è possibile», spiega uno dei sette sacerdoti che hanno svolto il servizio. Tra i motivi delle telefonate anche la richiesta di un consulto per affrontare problematiche relative al mondo familiare o del lavoro, ma anche della fede, in particolare molti hanno sottolineato di vivere con disagio il non potersi accostare ai sacramenti. Per tutti c’è stato ascolto, dialogo e disponibilità a recitare insieme una preghiera.

Si può andare in chiesa per la preghiera personale

È consentito andare in chiesa e negli altri luoghi di culto. Lo ha comunicato il vescovo di Prato Giovanni Nerbini ai sacerdoti diocesani su indicazione della Cei. In una nota diffusa dal segretario generale monsignor Stefano Russo si conferma la possibilità per i fedeli di recarsi in chiesa per vivere un momento di preghiera personale, «purché si evitino assembramenti e si assicuri tra i frequentatori la distanza non inferiore a un metro».

 
L’indicazione è quella di raggiungere il luogo di culto più vicino a casa, da intendersi dunque la propria parrocchia; inoltre viene specificato che si può entrare nelle chiese che si incontrano in occasione degli spostamenti consentiti, cioè quelli comprovati da esigenze lavorative o da necessità, purché siano lungo il percorso già previsto.

 
Resta ancora valida la sospensione delle celebrazioni liturgiche alla presenza del popolo. A questo proposito la Cei fa sapere che «in vista della nuova fase che si aprirà dopo il 3 maggio, si è a lavoro a contatto con le Istituzioni governative, per definire un percorso meno condizionato all’accesso e alle celebrazioni liturgiche per i fedeli». Nel frattempo i sacerdoti stanno continuando a celebrare senza il popolo ma «per il popolo».

Il Vescovo Giovanni agli anziani e ai malati: «Non siete soli, fidatevi del Signore!»

Con l’approssimarsi della Settimana Santa il vescovo di Prato Giovanni Nerbini ha scritto un messaggio di saluto e vicinanza rivolto agli anziani e ai malati. Oltre al testo che riportiamo di seguito sotto c’è anche la versione video.

 
Carissimi fratelli e sorelle, mi rivolgo a voi che raccomando quotidianamente al Signore nella celebrazione della Santa Messa e nelle mie preghiere personali, in questo momento difficile nel quale, le pesanti limitazioni imposteci dalla pandemia provocata dal coronavirus, rendono ancora più gravosa la vostra condizione privandovi spesso dei già ridotti contatti umani necessari ed accrescendo non poco i disagi. Quello che spesso rappresentava in molti casi l’unico elemento di consolazione e di conforto, cioè la visita del parroco o del ministro straordinario della comunione con i sacramenti della Riconciliazione e della SS. Eucarestia, è venuto a mancare non per pigrizia e neanche per paura dei sacerdoti i quali avrebbero desiderato continuare il loro servizio abituale presso le vostre case (non pochi avevano deciso di continuare anche la benedizione delle famiglie), ma a causa del pressante appello prima, e del divieto assoluto da parte dell’autorità civile poi, a muoversi e frequentare le case delle persone più fragili o malate onde evitare contagi che potevano rivelarsi fatali.

 

Carissimi, in occasione delle prossime feste della Santa Pasqua vi auguro ogni bene materiale e spirituale, per tutta la vostra persona. Non avrete la possibilità di prendere parte alle celebrazioni dal vivo per i motivi che abbiamo detto ma troverete alla Tv molte offerte che vi aiuteranno a sentirvi uniti a tutta la Chiesa universale partecipi del mistero pasquale di Cristo e Lui presente nella vostra vita e nelle vostre prove. Fidatevi di Lui ed a Lui affidatevi.

 

Nello scrivere ai sacerdoti raccoglievo la sofferenza dei fedeli privati della via Crucis la sera del venerdì Santo e citavo una esperienza della mia vita che offro anche a voi. In un pellegrinaggio fatto in Polonia qualche anno fa, ho avuto modo di visitare la cella dove il cardinale Wyszynski, arcivescovo di Varsavia, fu segregato dal partito comunista polacco dal 1953 al 1956. Sull’intonaco della parete della stanza c’erano scalfite delle piccole croci. Si legge nel suo diario: «Oggi ho ’fatto’ la Via Crucis, scrivendo con una matita i nomi delle stazioni della Passione del Signore sul muro e segnandole con una croce». Pensate a che modo semplice, povero, artigianale di pregare, ma certamente straordinario e di grande intensità che Dio avrà accolto ed ascoltato forse più di preghiere rivoltegli in condizioni molto più favorevoli.

 

Carissimi, vi saluto con affetto, vi benedico e affido alle cure materne di Maria che abbiamo festeggiato nel ricordo dell’Annunciazione. Buona Pasqua.

 

 

+ Giovanni Nerbini
Vescovo di Prato

Il sacro cingolo (foto Anita Scianò)

Coronavirus, Ostensione straordinaria e a porte chiuse del Sacro Cingolo alla sera della festa di San Giuseppe in diretta TV

La Chiesa di Prato affiderà tutta la città alla protezione del Sacro Cingolo della Madonna, la reliquia simbolo religioso e civile della comunità. Giovedì 19 marzo, solennità di San Giuseppe – custode della Sacra Famiglia e della Chiesa universale – il Vescovo Giovanni Nerbini officerà una Ostensione straordinaria della Sacra Cintola. Per la prima volta – almeno a memoria d’uomo – il rito avverrà a porte chiuse, all’interno della basilica cattedrale di Santo Stefano, in ottemperanza alle direttive governative per il contenimento della diffusione del Coronavirus. La diretta di Tv Prato (canale 74 digitale e in streaming tvprato.it), permetterà a tutti, seppur a distanza, di seguire questa straordinaria supplica alla Madonna cara ai pratesi, che da sempre la invocano sotto il titolo “del Sacro Cingolo”.

 

Accanto al Vescovo, tra le poche persone ammesse in duomo, ci sarà il sindaco di Prato Matteo Biffoni: la reliquia, infatti, a partire dalla fine del XIV secolo, è proprietà condivisa della Chiesa e della Città.

 

L’Ostensione straordinaria avverrà in concomitanza con la “Preghiera per il Paese”, indetta proprio per la festa di San Giuseppe dalla Cei. Tutti gli italiani sono invitati, alle ore 21 di quel giorno, ad esporre una candela alla finestra o un drappo bianco e a unirsi in preghiera con la recita del Rosario.

 

Sarà l’occasione per tornare a recitare un’antica preghiera, tanto cara alle persone più anziane, scritta da Papa Leone XIII: «A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, insieme con quello della tua santissima Sposa».

L’Ostensione del Sacro Cingolo avverrà al termine della recita del Rosario, guidato anch’esso dal Vescovo mons. Nerbini.

 

Il presule, celebrando la Messa in cattedrale nei giorni scorsi, aveva ancora una volta invocato la protezione della Madonna su Prato che da secoli si definisce «Città di Maria». Ieri, poi, Nerbini aveva inviato un video-messaggio ai sacerdoti e ai diaconi pratesi per esprimere la sua vicinanza di padre e pastore e per invitarli a fare ricorso alle nuove tecnologie e anche al telefono per star vicino alla gente, particolarmente agli anziani e ai malati. Nell’occasione il Vescovo invita i sacerdoti a favorire le confessioni – nelle forme consentite dalla normativa in vigore, quindi in ambienti adatti – affiggendo fuori dalle chiese gli orari in cui si rendono disponibili a ricevere i fedeli.

 

I sacerdoti, intanto, continuano a celebrare le Messe quotidiani senza il popolo. Le chiese restano aperte per la preghiera personale. In cattedrale, ogni mattina, dalle 8 alle 12, viene esposto il Santissimo Sacramento.

 

I pratesi possono comunque unirsi in preghiera, ogni giorno, grazie all’iniziativa voluta dalla Diocesi in collaborazione con Tv Prato: alle 8, ogni mattina, sul canale 74, va in onda la Messa che Papa Francesco celebra a Casa Santa Marta in Vaticano; alle 17,30 la recita del Rosario e la Messa in diretta dal Duomo di Prato. Nei giorni scorsi è stato don Gino Calamai, viceparroco della cattedrale, a celebrare; la prossima settimana si avvicenderanno mons. Carlo Stancari, arciprete della Basilica di Santa Maria delle Carceri e don Luca Rosati, parroco di San Pietro e della Visitazione a Galciana.

Un messaggio dal vescovo Nerbini a tutti i sacerdoti: “Usate le nuove tecnologie e il telefono per stare vicino ai malati e agli anziani”

Nel terzo venerdì di Quaresima, il primo da quando sono entrate in vigore le drastiche disposizioni del Governo per contrastare la diffusione del Coronavirus in tutta Italia, il vescovo Giovanni ha voluto rivolgere a tutti i sacerdoti pratesi un video-messaggio attraverso il quale li esorta a non far mancare la loro vicinanza ai malati e agli anziani. “Fate ricorso alle nuove tecnologie e anche al telefono per star loro vicino” dice monsignor Nerbini, che invita i sacerdoti a favorire le confessioni – nelle forme consentite dalla normativa in vigore, quindi in ambienti adatti – affiggendo fuori dalle chiese gli orari in cui si rendono disponibili a ricevere i fedeli. Il presule ha invitato, infine, a pregare in questo momento difficile per Papa Francesco, che proprio oggi festeggia il settimo anniversario al soglio di Pietro.

 

I sacerdoti celebrano ogni giorno la messa senza il popolo. Le nuove disposizioni della diocesi di Prato

«L’aggravarsi della situazione sanitaria nel nostro paese ci impone nuove restrizioni che tutti avete sentito in diretta ieri sera. Queste novità impongono ad ogni cristiano e in modo del tutto particolare a noi pastori di essere vicini ad ogni fratello soprattutto con la nostra preghiera e con la celebrazione dell’Eucarestia, seppur senza popolo». Lo scrive il Vescovo di Prato mons. Giovanni Nerbini inviando ai sacerdoti diocesani le nuove disposizioni, che fanno seguito alle decisioni che la Conferenza Episcopale Toscana ha ieri assunto e al Decreto del Presidente del Consiglio entrato stamattina in vigore.

Come scrive mons. Nerbini, le Messe continuano ad essere sospese con la partecipazione della gente, ma ogni sacerdote celebra quotidianamente l’Eucaristia per il popolo, pregando anche per la salute di tutti, i malati, le autorità civili e gli operatori sanitari e quanti sono gravati da maggiori responsabilità collettive.

 

 

Di seguito alcune determinazioni che in parte modificano quanto comunicato in data 8 marzo 2020:

 

I vescovi ricordano che i sacerdoti sono invitati a celebrare l’Eucarestia senza la partecipazione del popolo: ad essa tutti i fedeli posso unirsi spiritualmente. Per questo il suono delle campane ricorderà a tutti il momento della celebrazione e della preghiera.

 

La situazione che si è determinata richiede anche alle comunità cristiane il ricorso alla fantasia pastorale, ad esempio attraverso l’uso dei nuovi mezzi di comunicazione con i quali si può continuare la cura della vita spirituale dei nostri fedeli tramite l’invio di preghiere, Via crucis, commenti spirituali e quant’altro.

A tal proposito si ricorda che ogni giorno alle ore 17.30 è teletrasmessa su Tv Prato la recita del S. Rosario e alle ore 18.00 la S. Messa dalla basilica cattedrale, come ogni venerdì la Via Crucis (ore 21,20).

 

Per quanto riguarda le esequie, contrariamente a quanto comunicato, sono vietate le celebrazioni con l’Eucaristia in Chiesa: ci si limiti alla benedizione della salma  seguendo il «rito dell’ultima  raccomandazione e commiato» o presso l’abitazione del defunto, o presso le cappelle del Commiato o direttamente al cimitero.

 

Sono definitivamente annullate tutte le benedizioni delle famiglie previste in questo periodo, anche a seguito di reclami presentati presso le autorità civili.

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