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A settembre si riparte con il Convegno pastorale diocesano

Dopo la pausa estiva, a settembre ripartono le attività della diocesi. Anno nuovo e nuovo piano pastorale. Come da tradizione per la Chiesa di Prato i contenuti del programma scritto dal Vescovo e indirizzato agli uffici di curia, alle parrocchie e a tutte le organizzazioni della comunità ecclesiale, verrà presentato nel consueto convegno pastorale diocesano in programma nel mese di settembre. Se l’appuntamento ormai è consolidato, di anno in anno cambiano il numero delle serate e le proposte di riflessione.

 

Ecco come si svolgerà quest’anno. Innanzitutto diciamo che gli appuntamenti sono due e si tengono nella chiesa di San Francesco con inizio alle ore 21,15. Si comincia martedì 18 settembre con un ospite, chiamato da monsignor Agostinelli per introdurre il tema principale del piano pastorale, ovvero il kerigma e il dovere dell’annuncio del messaggio cristiano nella nostra Prato. La relazione della prima serata è affidata ad Andrea Grillo. Nato a Savona nel 1961, è un docente di teologia dei sacramenti e filosofia della religione a Roma, al pontificio ateneo Sant’Anselmo. Inoltre insegna liturgia a Padova all’Abbazia di Santa Giustina. È padre di due bambini e cura un blog chiamato «Come se non». È autore di numerose pubblicazioni di teologia sacramentaria e anche di testi contenenti meditazioni sui tempi forti dell’anno liturgico. Dopo il Sinodo sulla famiglia ha dedicato ampia riflessione alla esortazione apostolica «Amoris Laetitia».

 

Il giorno successivo, mercoledì 19, alle ore 10 il professor Grillo incontrerà il clero diocesano, i diaconi e i religiosi per proseguire la riflessione sull’intervento della sera precedente e avere un confronto con i presenti. Alle 21 nella chiesa di San Francesco la parola passa al Vescovo per la presentazione del piano pastorale diocesano. Il secondo appuntamento del convegno sarà introdotto dal canto della corale diretta da don Romano Faldi, mentre al termine della relazione di mons. Agostinelli è previsto un momento culturale e di riflessione. Il giovane poeta Massimiliano Bardotti leggerà alcuni brani di Jacopone da Todi, il Canti del Servo di Jahvè e poesie di Mario Luzi. Nato a Castelfiorentino, nel 2011 con il suo libro «Fra le Gambe della Sopravvivenza» Bardotti è stato finalista del Premio Mario Luzi. Assieme al musicista Giacomo Lazzeri ha formato il duo La Minima Parte, la poesia che incontra la musica e diviene spettacolo, teatro, concerto

Presentato il Piano pastorale diocesano. Tra le proposte: una scuola per giovani-missionari di altri giovani

Durante il Convegno pastorale diocesano è stato distribuito il Piano pastorale per l’anno 2017/2018, intitolato «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», proprio come il documento preparatorio al Sinodo dei giovani scritto da papa Francesco. «Ci muoveremo nel solco tracciato dal Santo Padre», ha detto mons. Agostinelli nel presentare il testo scritto per la Chiesa di Prato. Il Piano si può trovare in formato cartaceo alla Libreria Cattolica ed è scaricabile in pdf in questo sito dalla sezione «Piano pastorale».

 
I primi tre capitoli sono dedicati ad un’analisi della situazione pratese, all’interno ci sono anche gli obiettivi, chiamati «bisogni radicali» e le indicazioni sullo stile che deve avere una pastorale missionaria per i giovani. Per comprendere le intenzioni e le richieste di mons. Agostinelli rimandiamo alla lettura del Piano, un agile libretto con meno di quaranta pagine.

 
Qui approfondiamo il capitolo IV, dove sono indicate «due scelte, due iniziative». Ovvero: ripartire dagli educatori, attraverso una scuola per animatori, e presentare dei testimoni che raccontino con la loro vita la relazione con Cristo e la forza del Vangelo. Queste due proposte nascono dalle consultazioni effettuate nell’ascolto reciproco dei responsabili degli uffici e dei centri diocesani, e dei consigli presbiterale e pastorale. Mons. Agostinelli li definisce «cammini», perché non vogliono essere iniziative sporadiche ma itinerari continuativi rivolti a ragazzi e giovani, delle parrocchie e non.

 
Una scuola per animatori. «Non spaventi il termine “scuola” – scrive il Vescovo nel Piano pastorale – quasi si trattasse di un master che va ad aggiungersi ad altri». L’idea è quella di formare dei giovani missionari per altri giovani. «Ci piacerebbe che fossero gli stessi ragazzi a lanciare una proposta ispirata al Vangelo ai propri coetanei – spiega mons. Agostinelli – sappiamo che non sarà facile, questa scelta è sicuramente a media e lunga prospettiva, ma se seguita con determinazione potrà portare i propri frutti».

 
Alla scuola dei testimoni. Qui il proposito è quello di riscoprire alcune figure significative della santità giovanile e il pensiero è andato a Santa Maria Goretti e al beato Pier Giorgio Frassati. La prima morì a undici anni per mano di un vicino di casa che voleva usarle violenza. La giovinetta visse a cavallo tra Ottocento e Novecento, ma la sua vicenda è purtroppo attualissima. Frassati viene considerato un esempio per i giovani: era universitario, sportivo, apparteneva a una famiglia importante di Torino ma era vicino ai poveri. Viveva la propria fede senza separazioni, in ogni circostanza della vita.

 
A breve verrà diffuso un calendario con tutte le iniziative proposte e le date della nuova serie dei «Giovani in preghiera».

La Consulta delle aggregazioni laicali si riunisce per contribuire al Piano pastorale

È stata convocata per martedì 15 marzo l’assemblea generale della Consulta diocesana delle aggregazioni laicali. L’incontro è fissato alle 18 nella sala rossa di Palazzo vescovile. Della Consulta fanno parte tutte le associazioni, i gruppi e i movimenti di ispirazione cattolica presenti in diocesi. Punto principale all’ordine del giorno sarà il dibattito e il confronto sui temi che dovranno far parte del prossimo Piano pastorale diocesano, alle luce delle indicazioni che ci ha dato Papa Francesco nel discorso pronunciato dal pulpito di Donatello il giorno della sua venuta a Prato lo scorso 10 novembre. All’assemblea parteciperanno alcuni membri del Consiglio pastorale diocesano, che hanno già lavorato su questo specifico tema. Per cominciare la riflessione è possibile scaricare dal sito web della diocesi (diocesiprato.it) le schede preparate dalla presidenza del Consiglio pastorale, contenenti spunti e indicazioni emersi dalle parole di Francesco.
Inoltre, dopo le comunicazioni del segretario della Consulta Mario Battiato Musmeci, ogni aggregazione potrà comunicare e condividere con tutti i presenti le proprie attività in corso per questo anno pastorale.

Dalle parole del Papa all’azione pastorale, prossimi obiettivi della Chiesa pratese

«Al Convegno Ecclesiale ho visto una Chiesa bella e diversa da quella che conoscevo. Forse è quella che sognavo da ragazzo». Don Luciano Pelagatti ripensa ancora alla carica, all’energia positiva che ha vissuto come delegato pratese lo scorso novembre a Firenze, al grande raduno convocato dai Vescovi italiani per tracciare nuove strade di cammino per la comunità ecclesiale. Più o meno nello stesso momento, il 10 novembre, Papa Francesco prima di raggiungere i convegnisti riuniti nel capoluogo toscano, è passato da Prato. Da noi c’è stato circa un’ora e mezzo, parlando dal pulpito per non più di 10 minuti, ma le sue parole sono arrivate dritte dritte al cuore della città e della nostra Chiesa.
Da questi due eventi, ma soprattutto dalle esortazioni di Francesco, intende ripartire la nostra Diocesi, impegnata nella riscrittura del piano pastorale triennale. Lunedì scorso, 22 febbraio, si è riunito il Consiglio pastorale diocesano con l’intento di mettere sul piatto idee, proposte o anche solo suggestioni scaturite da frasi come: «Non c’è fede senza rischio», dall’invito a «piantare tende di speranza» e a «suggellare patti di prossimità».

 

L’esperienza di Firenze non ha portato solo suggerimenti e nuova linfa, ma anche, in particolare, un metodo di lavoro nel segno della sinodalità. E allora anche i prossimi incontri programmati per individuare obiettivi e scegliere conseguenti e adeguati strumenti pastorali, saranno improntati secondo lo stile della divisione in piccoli gruppi di discussione, divisi per argomenti e formati da sacerdoti, religiosi e laici. «Abbiamo bisogno delle vostre osservazioni – ha sottolineato più volte il Vescovo – e non importa essere presenti o facenti parte del Consiglio per esprimersi. Aspetto da tutti i laici impegnati e desiderosi di dare il proprio contributo, suggerimenti e idee». Nel mese di gennaio monsignor Agostinelli ha inviato una lettera a tutte le realtà ecclesiali, chiedendo di poter ascoltare la voce di chi intende partecipare al cambiamento e all’adeguamento della nostra Chiesa alle sfide di oggi. «C’è tempo fino al 30 aprile – ha ricordato il Vescovo -, coraggio, fatevi avanti».
Uscire per andare incontro alle persone, ai lontani che hanno bisogno di noi, ma anche valorizzare quanto di buono facciamo nelle nostre comunità. Saper ascoltare gli altri, testimoniare gioia e speranza di chi crede nel cambiamento positivo. Formazione del clero e dei laici per riuscire a percorrere strade nuove. Avere il coraggio di superare forme e strumenti pastorali forse non più adeguati alla società di oggi. Osare per rinnovare il nostro stile missionario. Sono alcune tra le tante riflessioni emerse nei quattro gruppi di lavoro formati lunedì scorso durante il Consiglio pastorale.

 

Il prossimo appuntamento è per il 30 maggio, per un incontro strutturato e prolungato, dal tardo pomeriggio fino alla sera dopo cena. Ma un’ultima indicazione è quanto mai importante per monsignor Agostinelli: «La Chiesa non è del vescovo e dei preti, ma è formata da tutti».

G.C.

 

Da Toscana Oggi – La Voce di Prato di domenica 28 febbraio 2016

La Diocesi in cammino verso il Piano pastorale: Sinodalità, un elemento imprescindibile

Una parola d’ordine: sinodalità. Non c’è dubbio, se c’è una indicazione che emerge con forza dal Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze è proprio il tema della sinodalità, il «cammino insieme», come suggerisce l’origine greca del termine che nasce dalla combinazione di syn (con, insieme) e odòs (strada, cammino). A dirlo, anzi meglio, a raccontare la propria esperienza sono stati i delegati pratesi all’assemblea convocata dalla Chiesa italiana lo scorso novembre nel capoluogo toscano. Il vescovo Agostinelli ha chiesto loro di fare una sintesi del Convegno e di condividerla con la Diocesi nel corso di un incontro che si è tenuto lunedì 8 febbraio alle 18 in Palazzo vescovile.
Secondo le intenzioni di monsignor Agostinelli non si è trattato di un semplice, pur necessario, appuntamento di verifica sui lavori fiorentini, ma di una delle tappe, la seconda dopo il Consiglio presbiterale, che porteranno alla redazione del nuovo Piano pastorale diocesano. L’idea del Vescovo è di riunire tutte le anime della comunità ecclesiale a giugno, «in due pomeriggi», per scrivere insieme secondo le stesse modalità che hanno contraddistinto il Convegno fiorentino, le rotte che la Chiesa pratese dovrà percorrere nei prossimi tre anni. «Sono in attesa di suggerimenti, di indicazioni da voi», ha detto monsignor Agostinelli, ricordando l’invito fatto lo scorso 26 dicembre in cattedrale, quando ha chiesto a tutti, dai sacerdoti ai laici impegnati, di inviare idee concrete per un necessario cambiamento pastorale a livello diocesano e parrocchiale.
Proviamo a sintetizzare al massimo le parole dei nostri delegati al Convegno che hanno partecipato ai tavoli di discussione suddivisi nei cinque ambiti scelti dai Vescovi per la riflessione (uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare).
Uscire. Eleonora Fracasso, giovane direttrice del Centro missionario diocesano, ha preso parte alle discussioni su questo tema. «Uscire deve essere lo stile di vita del cristiano – ha detto – ma prima di farlo occorre capire in quale direzione, occorre capire chi siamo». E allora si rende necessaria la formazione di una nuova generazione di cristiani. Non solo, l’urgenza di una crescita, nella fede e nella pastorale, riguarda tutti, dai laici ai sacerdoti, ma anche le famiglie in quanto tali.
Annunciare. Su questa tematica è intervenuto il vescovo Franco<+tondob>, il quale ha ribadito «l’esigenza dell’ascolto e della testimonianza», perché «un annuncio è credibile solo se accompagnato da gesti che hanno il gusto della carità». Alcune attenzioni: no all’autoreferenzialità, no al clericalismo. E poi, «esprimere sempre la gioia dell’appartenenza».
Abitare. Un ambito presentato da Idalia Venco, direttrice della Caritas diocesana. «Occorre abitare, non i luoghi, ma le relazioni», ha osservato la delegata. «Mettersi in relazione vuol dire ascoltare e forse mancano degli spazi per questo tipo di incontro». Tra le indicazioni emerse c’è quella dell’accoglienza: «atteggiamento a cui tutti siamo chiamati, in particolare verso i più fragili. Non limitiamoci però al gesto, – ha detto Venco – cerchiamo sempre di dare dignità alle persone, che devono sentirsi utili». Tra le proposte, a Firenze c’è chi ha suggerito una «pastorale di condominio».

Educare. Tra i nostri delegati c’era anche una coppia, Enrico e Antonella Guasti, membri dell’equipe di pastorale familiare. «Quella educativa è una sfida avvertita come centrale, – hanno detto – ma occorre lavorare sulla credibilità degli educatori, testimoni e non maestri. A loro viene richiesto un esercizio di umiltà, disinteresse e gratitudine. Chi educa non deve disporre delle persone, ma trasmettere la fede per attrazione». E poi una attenzione: alla famiglia, che ha bisogno di guide spirituali in grado di orientare il cammino.

Trasfigurare. Il verbo dal significato più difficile, tra i cinque ambiti del Convegno. Su questo punto è intervenuto don Luciano Pelagatti, parroco della Pietà e responsabile dell’ufficio liturgico diocesano. «Per far emergere la bellezza della fede e dell’esser cristiano – ha osservato il sacerdote – si vivono alcune fatiche: si pecca di eccessivo attivismo e c’è una frammentarietà della proposta pastorale. Occorre una liturgia che sia capace di introdurre al “mistero”. Stiamo attenti alle celebrazioni trionfali che spesso sono vuote. Eppure – ha sottolineato – anche da parte dei giovani c’è una forte domanda di spiritualità. Dobbiamo intercettarla». Un suggerimento: «centralità della domenica, sobrietà dei riti, la liturgia deve tornare ad essere gustata dai fedeli».

 

Il 10 novembre, secondo giorno del Convegno ecclesiale di Firenze, per Prato è stato un momento speciale: la visita di Papa Francesco in città. È ancora forte l’emozione per quell’incontro ma ora, è tempo di riprendere a mente fredda le parole del Santo Padre, che meritano di essere meditate e approfondite. Nell’incontro di lunedì 8 febbraio in palazzo vescovile, il vicario mons. Nedo Mannucci le ha ricordate sottolineando due di quello storico giorno: la preparazione corale dell’evento, che ha messo insieme in modo fruttuoso le istituzioni cittadine, la bellezza del discorso di Francesco, pieno di speranza. «Il Papa ha scoperto Prato e ci ha indicato una strada», ha osservato il Vicario. E sulla visita di Francesco si è espresso anche Michele Del Campo, direttore di pastorale sociale, coordinatore nelle settimane precedenti il 10 novembre, della stesura di una lettera che il mondo del lavoro pratese ha indirizzato al Papa. «Abbiamo lanciato un’idea che il Santo Padre ha fatto propria: quella dei “patti di prossimità”, una espressione usata dallo stesso Francesco», ha affermato Del Campo. «Non ce ne siamo dimenticati, è lo sforzo che faremo da adesso e nei prossimi mesi, torneremo a riunire le categorie produttive e sindacali per creare una filiera che produce valori prima ancora che risultati economici», ha concluso Del Campo.

 

Giacomo Cocchi

Da Toscana Oggi – La Voce di Prato di domenica 14 febbraio 2016