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Emporio, firmato il protocollo d’intesa per il proseguimento del progetto solidale

Prato rinnova la fiducia nel progetto Emporio e sceglie di proseguire l’impegno in questo importante servizio sociale a favore delle famiglie in difficoltà. Diocesi, Comune, Provincia e Fondazione Cassa di Risparmio di Prato hanno sottoscritto un nuovo protocollo con il quale garantiscono la gestione e la copertura economica del supermercato solidale di via del Seminario per il triennio 2019-2021. Le firme sono state apposte questa mattina, lunedì 29 ottobre, in Palazzo comunale dal sindaco e presidente della Provincia Matteo Biffoni, dal vescovo Franco Agostinelli e dal presidente della Fondazione Franco Bini. Presenti l’assessore comunale ai servizi sociali Luigi Biancalani e la direttrice della Caritas diocesana Idalia Venco.

 
Si tratta del quinto rinnovo di un accordo nato undici anni fa – all’inizio della crisi economica che ha colpito duramente il distretto industriale pratese – con l’obiettivo di trovare una soluzione concreta, corale e sinergica alle tante richieste di intervento di persone bisognose di un aiuto alimentare. Per capire l’importanza dell’Emporio della Solidarietà di Prato, il secondo a nascere in Italia dopo quello di Roma, basta citare qualche numero: dal 2008, anno della sua apertura, oltre 58mila persone sono state raggiunte da questo servizio. Ogni anno sono state attivate in media 1600 tessere, corrispondenti ad altrettante famiglie. Di queste il 51,5% sono italiane. Un risultato reso possibile grazie all’impegno fattivo e comune delle istituzioni cittadine, il valore aggiunto di questo progetto esportato in altre cento città italiane grazie al supporto e ai consigli della Caritas diocesana di Prato.

 
«L’Emporio della Solidarietà è patrimonio dell’intera città – ha detto il sindaco e presidente della Provincia Matteo Biffoni –, frutto dell’impegno delle istituzioni e dei volontari, che con grande sforzo riescono quotidianamente ad essere un riferimento fondamentale per tante persone in difficoltà dando risposte vere e dignitose. Grazie quindi a tutti coloro che svolgono questo prezioso servizio a sostegno di tutta la comunità». Il vescovo Franco Agostinelli si è detto soddisfatto per quanto fatto fino a oggi dall’Emporio: «prima di venire a Prato mi avevano detto che questa era una città solidale e ne ho avuta conferma. Sostenere questo progetto significa rispondere a un bisogno primario delle persone, quello del mangiare. Ed è importante poter rispondere, insieme, in modo sinergico, alla richiesta di chi si trova in difficoltà». Per il presidente della Fondazione Franco Bini «ancora una volta Prato dimostra di essere uno straordinario laboratorio di innovazione, anche sul fronte dei servizi sociali. Siamo una piccola città ma con bisogni complessi – ha osservato – per questo si rende necessario affrontare le problematiche della città tutti insieme».
Nell’occasione l’assessore Luigi Biancalani ha fatto il punto delle attività e delle iniziative dell’Amministrazione comunale nel contrasto alla povertà: «Nel 2017 il Comune di Prato ha investito 40 milioni di euro nel sociale per provvedere a diversi bisogni delle fasce deboli, dalla casa, all’affitto alle esigenze sanitarie e altro. All’interno della Società della Salute prestiamo assistenza a 10mila persone e ci occupiamo di dare risposte concrete alle necessità primarie: mangiare, attraverso il sostegno all’Emporio della Solidarietà, vestirsi, con il progetto Vestiarium che fornisce abiti, scarpe e anche occhiali per adulti e bambini e dormire, integrando il prezioso servizio dell’asilo notturno dell’associazione La Pira (19 posti letto) con la Palazzina ex Anci di via Roma per l’emergenza freddo, che riaprirà a novembre raddoppiando i posti da 20 a 40».

 


Il nuovo protocollo conferma sostanzialmente i contenuti del precedente firmato nel 2015: il Comune di Prato assicura un contributo annuo di 50mila euro; la Fondazione Cassa di Risparmio di Prato per il 2019 metterà a disposizione 70mila euro, cifra che potrà essere confermata negli anni successivi sulla base della disponibilità dei bilanci. La Provincia, oggi ente di secondo livello e dunque senza capacità economica in questo senso, fornisce un aiuto prezioso mettendo a disposizione, in comodato gratuito, gli ambienti di via del Seminario dove si conservano e si distribuiscono i prodotti agli utenti. La Diocesi, attraverso la Caritas, dà un contributo annuale di 20mila euro e curerà, come ha sempre fatto, la gestione ordinaria del progetto e l’approvvigionamento.
In totale sono 140mila euro all’anno annui con i quali si partecipa ai costi di una macchina organizzativa complessa che riesce a distribuire merce per un controvalore di 2 milioni e 656mila euro, come avvenuto nel 2017. L’effetto moltiplicatore è dovuto alle tante donazioni effettuate da parrocchie, associazioni, aziende e privati che annualmente contribuiscono a rifornire gli scaffali dell’Emporio. In dieci anni di vita il progetto ha potuto distribuire prodotti per un controvalore di 15 milioni e 400mila euro.

 

Come funziona l’Emporio. È bene ricordare che dentro il supermercato solidale di via del Seminario non girano soldi, i prodotti alimentari o per l’igiene della casa, sono «acquistabili» attraverso una tessera a punti rilasciata dal centro di ascolto della Caritas diocesana e dai Servizi sociali del Comune. Questa modalità sostituisce la donazione del classico «pacco viveri» e permette all’utente di scegliere il prodotto che più gli serve. Si tratta dunque di un aiuto dignitoso che rende responsabile e autonomo il possessore della tessera. All’Emporio si trova anche una sezione dedicata ai prodotti per l’infanzia pensata per le mamme seguite dal Centro di Aiuto alla Vita.

Due iniziative per il mese missionario: mercatino in piazza e festa dei popoli

Ottobre è il mese tradizionalmente dedicato alle missioni. Anche quest’anno l’Ufficio missionario diocesano ha promosso una serie di iniziative coinvolgendo la Caritas e la pastorale dei migranti. Due sono gli eventi in programma: domenica 14 ottobre è il giorno del mercatino missionario e domenica 21 ottobre si tiene la consueta festa dei popoli.

 

Il primo appuntamento, quello del 14 ottobre, è l’occasione per far conoscere alcune delle tante realtà missionarie presenti a Prato e nelle parrocchie. Dalle 9 alle 18 in piazza San Francesco verranno allestiti degli stand che metteranno in vendita oggetti provenienti dalle missioni o creati appositamente per il mercatino per sostenere le attività di aiuto nelle varie regioni del mondo. «Nella nostra diocesi sono attivi più di dieci gruppi – spiega Eleonora Fracasso, responsabile dell’ufficio diocesano assieme ai coniugi Grifasi – e non sono poche le parrocchie che hanno una sensibilità missionaria e sono tante le iniziative promosse per dare una mano a chi ha bisogno».

 

La domenica successiva, il 21 ottobre, alle 16, al teatro del convitto Cicognini va in scena l’annuale festa dei popoli organizzata da Caritas con Migrantes e Ufficio missionario. In una città dove convivono ormai da anni più di 120 nazionalità diverse è importante avere occasioni di incontro e di conoscenza reciproca. Il programma del pomeriggio di festa è in via di definizione, sono previsti momenti con musica, danze e canti tradizionali di vari paesi. Inoltre ci saranno testimonianze che racconteranno l’accoglienza di uno straniero in un paese diverso dal proprio. I profughi parleranno di come l’Italia si è presa cura di loro e alcuni giovani pratesi parleranno della loro esperienza di missione all’estero. La festa è il primo evento del progetto diocesano Apri (accogliere, proteggere, promuovere, integrare) legato alla campagna Cei «Liberi di partire, liberi di restare».

«Quaresima di Carità 2018», le offerte raccolte sosterranno progetti solidali in Etiopia

Lo sguardo della Caritas pratese è rivolto all’Etiopia. La ex colonia italiana nel Corno d’Africa è un Paese popoloso, ha oltre 100 milioni di abitanti ed è molto povero. Qui da vari anni Caritas italiana ha dato vita a numerosi progetti con lo scopo di sostenere lo sviluppo della popolazione, soprattutto di tanti giovani che non hanno un lavoro e dunque non possono mantenere le proprie famiglie, quasi tutte numerose.
La Quaresima di Carità 2018, la speciale raccolta offerte promossa in tutte le chiese e parrocchie della Diocesi di Prato sarà dedicata a finanziare questi progetti e anche a dare una mano al missionario pesarese don Marcello Signoretti che opera in quelle terre. L’iniziativa si svolge come sempre la Domenica delle Palme, il 25 marzo.

 

«Abbiamo pensato di iniziare un percorso con l’Etiopia perché negli ultimi tempi siamo di fatto impossibilitati a proseguire come vorremmo il decennale rapporto con l’Eritrea – spiega la direttrice della Caritas Idalia Venco -, purtroppo la difficile situazione politica che sta vivendo quel Paese ci obbliga, almeno per il momento, a ridurre le nostre collaborazioni con la Diocesi di Keren, che comunque rimangono. Recentemente – aggiunge Venco – abbiamo finanziato la costruzione di una casa per le insegnanti vicino alla scuola dove lavorano. Ma, in attesa di un momento più favorevole, la nostra idea è quella di aiutare un altro Paese africano e abbiamo scelto di adoperarci per la vicina Etiopia».

 

Il primo passo è quello di contribuire al sostentamento dei progetti messi in campo da Caritas italiana, che prevedono la creazione di attività lavorative per giovani, soprattutto donne prive di reddito. Poi è in programma un viaggio in Etiopia per conoscere direttamente quella realtà, in modo da iniziare una collaborazione pensata e portata avanti direttamente da Prato.

La Caritas di Prato segue oltre quattromila indigenti. Presentato il dossier sulle povertà 2017

I poveri seguiti a Prato dalla Caritas e dalla rete dell’osservatorio della Diocesi sono oltre quattromila. Il numero emerge dal rapporto sulle povertà presentato sabato scorso al Palazzo delle Professioni. Nel 2017, da gennaio a oggi, per una richiesta di auto, si sono presentate 2700 persone. La maggior parte di queste hanno alle spalle una famiglia e, contando almeno tre componenti per nucleo, si arriva al numero di quattromila soggetti coinvolti. Il dato degli accessi, rispetto ai due anni precedenti, sale del 5,1%. Gli italiani rappresentano il 34,3% del totale e sono in calo del 7,2%, mentre aumentano del 13% gli stranieri. Nell’anno in corso, i venti centri di ascolto della rete diocesana hanno effettuato 6781 colloqui (nel 2016 sono stati 6608).

 
«Dietro questi numeri ci sono dei volti, non dimentichiamolo mai – ha osservato la direttrice della Caritas di Prato Idalia Venco –, sono persone che si presentano a noi chiedendo risorse per pagare il mutuo o una bolletta, perché non hanno una casa, ma soprattutto ci dicono che non hanno un lavoro». E proprio a quest’ultima problematica, al tema dell’occupazione a Prato, è stata dedicata la mattinata, durante la quale si è tenuta una tavola rotonda in cui sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni e delle categorie sociali ed economiche. La prima evidenza – nata dal commento dei dati presentati dalla Caritas e dalla domanda: «Quale risposta diamo a coloro che sono fuori dal mercato del lavoro?» – è stata quella del bisogno di «formazione e informazione», come ha efficacemente sintetizzato il vescovo Franco Agostinelli a conclusione dei lavori.

 

 

Alcuni numeri del rapporto sulle povertà stilato dalla Caritas diocesana di Prato. La raccolta dei dati si basa sul lavoro svolto da venti centri d’ascolto, di cui quattordici parrocchiali, un centro del Volontariato vincenziano, uno della San Vincenzo de Paoli, la mensa dell’Associazione Giorgio La Pira, due postazioni front office della Caritas diocesana e l’ambulatorio per stranieri temporaneamente presenti istituito presso il Centro sanitario Giovannini.
Gli utenti. Le 2700 persone ascoltate nel 2017 sono in maggioranza donne, ma gli uomini aumentano, rappresentano quasi la metà degli accessi (42,5%) e registrano un +18,7% rispetto agli anni precedenti. Gli italiani sono il 34,3% del totale (erano il 38,9% nel 2015 e 2016).
Il 32,5% degli uomini sono stranieri (di questi il 9,4% sono coniugati con italiane). Le nazionalità più presenti provengono da Marocco (12%), Albania (10,4%), Nigeria (9,2%) e Romania (5,3%). Rispetto al 2015 sono cresciuti molto i marocchini (+10%), ma soprattutto i georgiani (+64%).
La metà delle persone ascoltate sono coniugate, ma aumentano gli stranieri senza legame matrimoniale (+60%), fra questi i maschi crescono del 109%. Diminuiscono i coniugati italiani 15,6%.
La prima volta e la cronicità. Nel 2017, il 26% degli ascoltati si sono rivolti allo sportello per la prima volta, con un incremento rispetto a due anni fa del 64,6%. Tra gli stranieri i nuovi arrivi sono il 91%. Gli italiani aumentano del 5,2%. Cresce anche il numero degli utenti con una frequentazione di oltre dieci anni, che ora rappresentano il 24,5% del totale. Più di 1 italiano su 3 e 1 cittadino straniero su 4 è conosciuto dalla rete Caritas da almeno cinque anni. Dunque c’è una maggiore cronicità tra gli italiani, gli stranieri invece rimangono nel giro Caritas al massimo per tre anni. «Probabilmente – osserva il redattore del dossier Massimiliano Lotti – sono disposti a cogliere le opportunità offerte e riescono ad adeguarsi a nuovi stili di vita».
Problemi e bisogni. L’80% delle persone che si sono rivolte ai centri d’ascolto dicono di essere prive di reddito. Aumenta il numero delle richieste di abitazione (+16%), in particolare tra gli stranieri (+188%). Il 65% degli utenti dice di avere problemi economici (+4%), il 13% problemi di lavoro, l’11% ha problemi di salute e il 4% ha problemi familiari. Le altre problematiche segnalate sono dovute a detenzione, disabilità, dipendenze, istruzione e mancanza di una casa.
Gli interventi effettuati. Le risposte che la rete diocesana ha potuto offrire riguardano innanzitutto il servizio di ascolto e di accompagnamento, caratteristica peculiare del metodo Caritas. «Il nostro obiettivo è quello di educare le persone alla fruizione delle risorse territoriali e degli uffici territoriali», dice Lotti. Gli interventi concreti si sono concentrati sull’offerta di beni e servizi (66,5%, in particolare attraverso la tessera dell’Emporio della Solidarietà, un pasto alla mensa, vestiario e accoglienza notturna), sussidi economici (21%) per il pagamento di affitti, rate mutuo, utenze domestiche e libri scolastici, spese sanitarie. Le altre voci riguardano consulenze lavoro, orientamento, istruzione e alloggio.

 

Rapporto sulle povertà 2017 della Caritas diocesana di Prato in formato pdf

 

 

Presentazione del dossier Caritas sulle povertà e tavola rotonda sui temi del lavoro

«Se avessi un lavoro…». È il titolo dell’ultimo rapporto Caritas sulle povertà a Prato. Il seguito dei punti di sospensione è presto detto: tutto sarebbe diverso. Oltre 70% delle persone che si sono rivolte ai Centri d’ascolto in rete – parrocchie, volontariato vincenziano, san Vincenzo de Paoli, mensa La Pira e Caritas diocesana – hanno affermato di non avere alcune occupazione e dunque sono impossibilitati a far fronte alle esigenze quotidiane della propria famiglia.

 
Alle loro richieste la rete diocesana offre innanzitutto un servizio di ascolto e di accompagnamento, oltre che, ovviamente, un aiuto concreto. E la città, come si pone di fronte a vecchi e nuovi poveri? Di questo si parlerà alla presentazione del dossier 2017 in programma domani, sabato 25 novembre, dalle 9,30 al Palazzo delle Professioni in via Pugliesi.

 
Dopo i saluti della direttrice della Caritas Idalia Venco, del vicesindaco di Prato Simone Faggi e del presidente del Palazzo delle Professioni Alessandro Pieraccini, Massimiliano Lotti illustrerà i dati e poi è prevista una tavola rotonda dove si cercherà di rispondere alla domanda di cui sopra. Si confrontano: Michele Del Campo (direttore ufficio di Pastorale sociale della diocesi di Prato), Marcello Gozzi (direttore Confindustria Toscana Nord), Maurizio Nardi (presidente Fondo Santo Stefano), Alessandro Fabbrizzi (segretario generale Camera del Lavoro), Leonardo Angeletti (direttore patronato Epasa-Itaco Cna Prato) e Daniela Toccafondi (assessore comunale alle politiche economiche e per il lavoro). Modera la giornalista del Sole 24 Ore Silvia Pieraccini. Le conclusione sono affidate al vescovo Franco Agostinelli.

«Ci siamo impegnati per gli altri: senza compromessi». Venti giovani raccontano le loro esperienze di servizio

«Mi riempie di gioia fare volontariato, anche soltanto regalare un sorriso alle persone. È importante poter regalare un briciolo di speranza a chi l’ha persa o si trova in un momento difficile della propria vita». Due giorni interamente dedicati al servizio al prossimo.

 

È quanto hanno sperimentato 20 giovani tra i 17 e i 23 anni, che nel fine settimana dal 30 giugno al 2 luglio hanno potuto fare volontariato in ben 9 realtà sociali del territorio: casa famiglia dell’Opera Santa Rita di via Clitumno, la comunità di accoglienza Eli – Anawim di Viaccia, Casa Bandera Oami di Galcetello, Ronda Caritas, Casa Aurora del Cav (Centro di Aiuto alla Vita), Casa Betania per l’accoglienza temporanea di italiani e stranieri, Casa S. Maria della Pietà per anziani, Cooperativa Alice per il sostegno a donne rifugiate e Campo di Booz per l’assistenza sociale gestito dalle suore domenicane di Iolo.

 

Una due giorni intensa, pensata per «sporcarsi le mani» e vivere un’esperienza di servizio comunitaria. «48 ore senza compromessi» è il progetto di Caritas diocesana e Pastorale giovanile promosso per far conoscere ai giovani la realtà che li circonda, anche quella scomoda, spesso dimenticata, dei senzatetto, dei richiedenti asilo, dei poveri o degli anziani in difficoltà. Quella sopra citata è la voce di una ragazza che ha aderito al progetto, accompagnando alcune richiedenti asilo nigeriane a visitare il centro storico di Prato. Le donne sono ospiti della Cooperativa Alice, che si occupa della loro integrazione. I giovani aderenti a «48 ore senza compromessi», ospiti alla Villa del Palco per il pernottamento e i pasti, durante le giornate di sabato e domenica sono stati infatti divisi in piccoli gruppi e guidati da un responsabile alla scoperta dei diversi ambiti di servizio. «Accompagniamo i ragazzi – afferma Giovanni Pieraccini, vice presidente della Caritas diocesana – alla scoperta delle “periferie”, come le chiama papa Francesco, ossia i luoghi da visitare. Uno di questi è il mondo dei senza fissa dimora e della prostituzione. Noi della “Ronda Caritas” svolgiamo servizio nei pressi della stazione centrale. Con i ragazzi del progetto “48 ore senza compromessi” andiamo a giro a offrire cibo e bevande, a distribuire teli o coperte e a confortare chi ne ha bisogno».
«Vorrei scoprire – dice un giovane che si è sperimentato nella Ronda Caritas – un ambito del volontariato che personalmente non conosco: per adesso mi è capitato di fare servizio solo con bambini».
«Anche per me la realtà della Ronda è nuova – aggiunge un compagno – Voglio essere vicino alle persone sole e bisognose».
«Questa mattina – aggiunge una ragazza che ha svolto servizio con le richiedenti asilo della Cooperativa Alice – abbiamo accompagnato le ospiti a visitare i luoghi principali di Prato, in modo che imparino ad orientarsi nel centro cittadino. Abbiamo visto dove sono le fermate dell’autobus e quali edifici pubblici possono costituire un punto di riferimento nel caso in cui si dovessero spostare in autonomia».

 

 Scarica il libretto con le testimonianze dei ragazzi

I giovani chiamati al servizio degli altri con «48 ore senza compromessi»

Tre giorni e due notti per una esperienza comunitaria di servizio. È rivolta a tutti i giovani dai 17 ai 23 anni l’iniziativa pensata e organizzata da Caritas diocesana e Pastorale giovanile.
Da venerdì 30 giugno a domenica 2 luglio, è in programma «48 ore senza compromessi», un lungo fine settimana nel quale i partecipanti sono chiamati a rimboccarsi le maniche per dare una mano a coloro che si trovano nel bisogno.

 

«Grazie al coinvolgimento di associazioni ed enti del territorio che operano nella carità e nel sociale daremo ai ragazzi la possibilità di conoscere situazioni di fragilità e allo stesso tempo di essere utili agli altri», spiega Massimiliano Lotti della Caritas.

 

Abbattere pregiudizi e paure; una esperienza per scoprire se stessi; confrontarsi con i propri limiti. Sono gli obiettivi del progetto scritti nero su bianco sul volantino promozionale dell’iniziativa distribuito nelle parrocchie e nelle scuole. La tre giorni avrà come base Villa del Palco, dove si vivranno i momenti comunitari: colazione, cena, condivisione delle esperienze vissute (il pranzo sarà fatto fuori, direttamente sul luogo del servizio) e il pernottamento.

 

In questi giorni gli organizzatori stanno aspettando la risposta delle associazioni partecipanti a «48 ore senza compromessi». Per adesso le realtà aderenti al progetto sono Casa Betania, la comunità di Viaccia Eli-Anawim, la Fondazione Opera Santa Rita e l’associazione Giorgio La Pira che gestisce la mensa dei poveri e il dormitorio.

 

La partecipazione è assolutamente gratuita e dovrà essere fatta previa iscrizione entro il 23 giugno. Per informazioni contattare la Caritas 0574-34047, chiedendo di Alexandra, Giulio o Irene, oppure scrivere una email a caritas@diocesiprato.it.

 

Scarica la brochure con tutte le informazioni

«Un pasto per i bambini di Fortaleza». L’impegno della Chiesa di Prato per la Quaresima di Carità

«Un pasto per i bambini di Fortaleza». È l’invito che la nostra Diocesi fa a tutte le parrocchie pratesi per la Quaresima di Carità, la tradizionale raccolta di offerte promossa in occasione della Domenica delle Palme. Ogni anno, la Caritas diocesana propone un progetto da sostenere con quanto donato nel corso delle messe celebrate a Prato, lo scorso anno i proventi andarono per l’apertura di «Casa Agar», l’opera per donne senzatetto realizzata a Tobbiana. Nel 2015 si riuscì a finanziare la costruzione di un pozzo per dare acqua al paese di Stelingi in Tanzania.

 

Questa volta la generosità dei pratesi servirà ad aiutare i bambini che frequentano la scuola per l’infanzia «Ciranda Cirandinha», in portoghese «Giro, giro tondo», a Mucuna, un paese molto povero nell’immediata periferia di Fortaleza in Brasile. Il contatto con quella esperienza al servizio dei più piccoli è stato preso da Idalia Venco durante il suo recente viaggio in terra brasiliana, dove ha potuto conoscere questa significativa realtà di sostegno alle tante famiglie in difficoltà che soffrono la fame a causa della mancanza di lavoro e di un aiuto da parte dello Stato. Ogni giorno sono un centinaio i bimbi, dai due ai sei anni, seguiti dalla scuola che oltre all’istruzione fornisce loro cure igienico sanitarie e dà qualcosa da mangiare. Quello consumato a «Ciranda Cirandinha» per tanti bambini rappresenta l’unico pasto della giornata. «Per questo motivo tutti ci dobbiamo sentire chiamati a dare una mano», dicono Idalia Venco della Caritas, Luciano Grifasi dell’Ufficio missionario e don Carlo Geraci, responsabile dell’Ufficio catechistico.

 

 

La novità dell’edizione 2017 della «Quaresima di Carità» sta anche nell’organizzazione dell’iniziativa, promossa congiuntamente dai tre uffici diocesani, nell’ottica della sinodalità e della sinergia all’interno della Chiesa pratese. E dunque la proposta lanciata alle parrocchie non è solo quella di aderire alla raccolta il prossimo 9 aprile, per «Le Palme», ma di arrivare a quel giorno attraverso un cammino di catechesi proposto ai ragazzi. «Chiediamo ai catechisti di utilizzare nel periodo di Quaresima le schede preparate dall’Ufficio – spiega don Carlo – dove si trova una traccia di lavoro che parte dalle storie dei bambini di Mucuna e propone di sperimentare piccoli gesti di carità». Questo per i bimbi delle elementari, mentre per i ragazzi delle medie è stato preparato un percorso di riflessione e impegno nei confronti dei carcerati della Dogaia in collaborazione con il cappellano della casa circondariale don Enzo Pacini. Il materiale è scaricabile dal sito della diocesi a partire da lunedì 27 febbraio.

 

Infine l’Ufficio missionario e la Caritas si sono fatti promotori di una esperienza di missione a Mucuna nei mesi estivi per dare una mano nell’animazione dei bambini e nella ristrutturazione dei locali della scuola.

 

Scarica la locandina della «Quaresima di Carità 2017»

Lettera di presentazione del progetto

La storia della scuola «Ciranda Cirandinha»

 

All'interno di un Centro di ascolto Caritas

Torna «l’Avvento di Fraternità» per sostenere le attività Caritas. Le offerte andranno ai Centri di ascolto

Non sono un luogo dove si consegnano pacchi alimentari o dove si dà un sostegno economico. Il loro obiettivo, come si capisce dal nome, è quello di accompagnare. Sono i centri di ascolto della Caritas, una esperienza arrivata a Prato quasi trent’anni fa e che rappresenta il cuore delle attività portate avanti dal «braccio operativo» della Chiesa nell’aiuto ai poveri.

 

Nel fine settimana, sabato 17 e domenica 18 dicembre, si tiene l’Avvento di Fraternità, la tradizionale colletta promossa a favore dei bisogni della Caritas. Quest’anno le offerte raccolte nelle chiese e nelle parrocchie pratesi serviranno a dare una mano a chi ha bisogno, come recita lo slogan scelto per promuovere l’iniziativa.

 

A Prato esiste il centro di ascolto diocesano in via del Seminario e 26 centri gestiti dalle Caritas parrocchiali. Una rete che ha come compito primario proprio quello di accogliere e ascoltare le persone in difficoltà. «Il primo passo è quello di entrare in relazione con coloro che si rivolgono a noi – spiega la direttrice Idalia Venco – l’importante è capire i bisogni in modo da poter iniziare un percorso di accompagnamento». Le possibilità di intervento sono tante e diverse, come le richieste di aiuto. Tutte hanno un denominatore comune: la mancanza di lavoro. Questa è la vera piaga che affligge la nostra città e che porta, rapidamente, alla soglia di povertà quando la famiglia non è in grado di fare da ammortizzatore sociale.
Quest’anno in via del Seminario si sono presentate 845 persone, di queste più della metà sono italiani. Non si tratta di povertà individuali perché quasi ognuno di loro ha dietro una famiglia con figli da mantenere.

 

La Caritas ha personale, in gran parte volontario, con competenze i diversi campi. Per quanto riguarda il settore immigrazione dà una mano nel compilare le pratiche per i permessi di soggiorno e i ricongiungimenti familiari. Per chi non ha una occupazione cerca di tamponare la mancanza di reddito attraverso borse lavoro e tirocini. Tra i canali di sostegno al reddito ci sono i progetti del prestito sociale e quello della speranza. Fornisce consulenze legali, psicologiche e psicoterapiche. Alcuni medici volontari prestano servizio gratuito per gli stranieri temporaneamente presenti sul territorio ed a chi è senza fissa dimora. In tutta la diocesi sono oltre duecentocinquanta i volontari che si impegnano a vario titolo nel mondo Caritas.

Centri di ascolto Caritas: calano gli stranieri e la povertà non diminuisce

Nel sud Italia il sorpasso è già avvenuto e probabilmente tra non molto ci sarà anche da noi. Secondo il Rapporto 2016 di Caritas nazionale sulla povertà, nel corso degli anni è calato il numero degli utenti stranieri. A Prato, nei primi sei mesi del 2016, gli immigrati che si sono presentati in uno dei 26 Centri di ascolto parrocchiali esistenti sul territorio pratese rappresentano il 61,5% del totale (1108 persone), mentre gli italiani sono il 38,5% (695). Rispetto ai numeri registrati quando la crisi economica iniziò a «picchiare» più forte, le differenze sono evidenti: nel 2009 gli immigrati erano addirittura il 75% degli utenti Caritas. Già due anni dopo, nel 2011, scesero al 67,8%. Di questo passo arriveremo al pareggio nel giro di un paio d’anni.

 

Per la direttrice della Caritas diocesana Idalia Venco questi dati confermano un trend in atto ormai da qualche tempo: la mancanza di lavoro rende poco appetibile la nostra città e il suo distretto. Se gli stranieri si affacciano meno ai centri parrocchiali è perché in alcuni casi avrebbero deciso di lasciare la città. «Non per tornare a casa – spiega Venco – ma per andare ad esempio a lavorare in Germania o in altri Paesi. Non abbiamo dati precisi su questo fenomeno – afferma -, possiamo dirlo perché non poche famiglie che seguiamo da tempo lo hanno fatto».

 

Nei Centri d’ascolto, le nazionalità straniere più presenti sono quella marocchina (223 persone), albanese (213), nigeriana (163), romena (120) e cinese (61). Le differenze più vistose rispetto al primo semestre del 2015 riguardano la presenza di cinesi, crollata del 54,5%. Mentre crescono i romeni +10,1%.

 

Dietro a ogni persona ascoltata dalla Caritas c’è una famiglia bisognosa di aiuto. Il 77% degli utenti è senza lavoro. Massimiliano Lotti, redattore di questi dati, osserva come tra il 2016 e il 2015, il periodo di riferimento è il primo semestre, gli italiani occupati che si sono rivolti ai Centri di ascolto sono calati del 7,1%, gli stranieri invece del 14,5%. «Sembra che la tenuta del lavoro regolare sia più critica per chi viene da fuori», commenta Lotti. L’85% sono persone già conosciute che ritornano e sono a rischio «cronicizzazione» della propria situazione. Per lo più sono le donne a rivolgersi ai Centri parrocchiali (63,5% del totale), mentre l’età media degli utenti è tra i 44 e i 45 anni, nel caso degli italiani si attesta attorno ai 53 anni e scende a 39 per gli stranieri. Per quanto riguarda i titoli di studio in maggioranza hanno una licenza media (44,7%), poi seguono quella elementare (23,3%), il diploma di scuola superiore (23,1%) e la laurea (5,4%).

 

Le richieste d’intervento sono sempre le stesse: pagamento di utenze, affitti e rate di mutuo, accanto al bisogno di trovare un lavoro. La Caritas risponde con un orientamento e un accompagnamento delle persone attraverso percorsi individuali che prevedono, tra le altre cose, l’attivazione di tirocini formativi e borse lavoro, la possibilità di avere la tessera dell’Emporio e piccoli ma importanti sostegni familiari, come l’erogazione di buoni acquisto dei libri scolastici per i figli. Aiuti concreti che rappresentano una rete di protezione sociale per andare avanti in attesa di ripartire.
«La Caritas dà un aiuto ma non ha le risorse per sostenere in modo completo e continuativo tutte le domande che arrivano – conclude Venco -, purtroppo c’è chi continua a indebitarsi facendo ricorso a finanziarie e il rischio di cadere nell’usura per onorare i pagamenti è altissimo».

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