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La Caritas di Prato segue oltre quattromila indigenti. Presentato il dossier sulle povertà 2017

I poveri seguiti a Prato dalla Caritas e dalla rete dell’osservatorio della Diocesi sono oltre quattromila. Il numero emerge dal rapporto sulle povertà presentato sabato scorso al Palazzo delle Professioni. Nel 2017, da gennaio a oggi, per una richiesta di auto, si sono presentate 2700 persone. La maggior parte di queste hanno alle spalle una famiglia e, contando almeno tre componenti per nucleo, si arriva al numero di quattromila soggetti coinvolti. Il dato degli accessi, rispetto ai due anni precedenti, sale del 5,1%. Gli italiani rappresentano il 34,3% del totale e sono in calo del 7,2%, mentre aumentano del 13% gli stranieri. Nell’anno in corso, i venti centri di ascolto della rete diocesana hanno effettuato 6781 colloqui (nel 2016 sono stati 6608).

 
«Dietro questi numeri ci sono dei volti, non dimentichiamolo mai – ha osservato la direttrice della Caritas di Prato Idalia Venco –, sono persone che si presentano a noi chiedendo risorse per pagare il mutuo o una bolletta, perché non hanno una casa, ma soprattutto ci dicono che non hanno un lavoro». E proprio a quest’ultima problematica, al tema dell’occupazione a Prato, è stata dedicata la mattinata, durante la quale si è tenuta una tavola rotonda in cui sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni e delle categorie sociali ed economiche. La prima evidenza – nata dal commento dei dati presentati dalla Caritas e dalla domanda: «Quale risposta diamo a coloro che sono fuori dal mercato del lavoro?» – è stata quella del bisogno di «formazione e informazione», come ha efficacemente sintetizzato il vescovo Franco Agostinelli a conclusione dei lavori.

 

 

Alcuni numeri del rapporto sulle povertà stilato dalla Caritas diocesana di Prato. La raccolta dei dati si basa sul lavoro svolto da venti centri d’ascolto, di cui quattordici parrocchiali, un centro del Volontariato vincenziano, uno della San Vincenzo de Paoli, la mensa dell’Associazione Giorgio La Pira, due postazioni front office della Caritas diocesana e l’ambulatorio per stranieri temporaneamente presenti istituito presso il Centro sanitario Giovannini.
Gli utenti. Le 2700 persone ascoltate nel 2017 sono in maggioranza donne, ma gli uomini aumentano, rappresentano quasi la metà degli accessi (42,5%) e registrano un +18,7% rispetto agli anni precedenti. Gli italiani sono il 34,3% del totale (erano il 38,9% nel 2015 e 2016).
Il 32,5% degli uomini sono stranieri (di questi il 9,4% sono coniugati con italiane). Le nazionalità più presenti provengono da Marocco (12%), Albania (10,4%), Nigeria (9,2%) e Romania (5,3%). Rispetto al 2015 sono cresciuti molto i marocchini (+10%), ma soprattutto i georgiani (+64%).
La metà delle persone ascoltate sono coniugate, ma aumentano gli stranieri senza legame matrimoniale (+60%), fra questi i maschi crescono del 109%. Diminuiscono i coniugati italiani 15,6%.
La prima volta e la cronicità. Nel 2017, il 26% degli ascoltati si sono rivolti allo sportello per la prima volta, con un incremento rispetto a due anni fa del 64,6%. Tra gli stranieri i nuovi arrivi sono il 91%. Gli italiani aumentano del 5,2%. Cresce anche il numero degli utenti con una frequentazione di oltre dieci anni, che ora rappresentano il 24,5% del totale. Più di 1 italiano su 3 e 1 cittadino straniero su 4 è conosciuto dalla rete Caritas da almeno cinque anni. Dunque c’è una maggiore cronicità tra gli italiani, gli stranieri invece rimangono nel giro Caritas al massimo per tre anni. «Probabilmente – osserva il redattore del dossier Massimiliano Lotti – sono disposti a cogliere le opportunità offerte e riescono ad adeguarsi a nuovi stili di vita».
Problemi e bisogni. L’80% delle persone che si sono rivolte ai centri d’ascolto dicono di essere prive di reddito. Aumenta il numero delle richieste di abitazione (+16%), in particolare tra gli stranieri (+188%). Il 65% degli utenti dice di avere problemi economici (+4%), il 13% problemi di lavoro, l’11% ha problemi di salute e il 4% ha problemi familiari. Le altre problematiche segnalate sono dovute a detenzione, disabilità, dipendenze, istruzione e mancanza di una casa.
Gli interventi effettuati. Le risposte che la rete diocesana ha potuto offrire riguardano innanzitutto il servizio di ascolto e di accompagnamento, caratteristica peculiare del metodo Caritas. «Il nostro obiettivo è quello di educare le persone alla fruizione delle risorse territoriali e degli uffici territoriali», dice Lotti. Gli interventi concreti si sono concentrati sull’offerta di beni e servizi (66,5%, in particolare attraverso la tessera dell’Emporio della Solidarietà, un pasto alla mensa, vestiario e accoglienza notturna), sussidi economici (21%) per il pagamento di affitti, rate mutuo, utenze domestiche e libri scolastici, spese sanitarie. Le altre voci riguardano consulenze lavoro, orientamento, istruzione e alloggio.

 

Rapporto sulle povertà 2017 della Caritas diocesana di Prato in formato pdf

 

 

Presentazione del dossier Caritas sulle povertà e tavola rotonda sui temi del lavoro

«Se avessi un lavoro…». È il titolo dell’ultimo rapporto Caritas sulle povertà a Prato. Il seguito dei punti di sospensione è presto detto: tutto sarebbe diverso. Oltre 70% delle persone che si sono rivolte ai Centri d’ascolto in rete – parrocchie, volontariato vincenziano, san Vincenzo de Paoli, mensa La Pira e Caritas diocesana – hanno affermato di non avere alcune occupazione e dunque sono impossibilitati a far fronte alle esigenze quotidiane della propria famiglia.

 
Alle loro richieste la rete diocesana offre innanzitutto un servizio di ascolto e di accompagnamento, oltre che, ovviamente, un aiuto concreto. E la città, come si pone di fronte a vecchi e nuovi poveri? Di questo si parlerà alla presentazione del dossier 2017 in programma domani, sabato 25 novembre, dalle 9,30 al Palazzo delle Professioni in via Pugliesi.

 
Dopo i saluti della direttrice della Caritas Idalia Venco, del vicesindaco di Prato Simone Faggi e del presidente del Palazzo delle Professioni Alessandro Pieraccini, Massimiliano Lotti illustrerà i dati e poi è prevista una tavola rotonda dove si cercherà di rispondere alla domanda di cui sopra. Si confrontano: Michele Del Campo (direttore ufficio di Pastorale sociale della diocesi di Prato), Marcello Gozzi (direttore Confindustria Toscana Nord), Maurizio Nardi (presidente Fondo Santo Stefano), Alessandro Fabbrizzi (segretario generale Camera del Lavoro), Leonardo Angeletti (direttore patronato Epasa-Itaco Cna Prato) e Daniela Toccafondi (assessore comunale alle politiche economiche e per il lavoro). Modera la giornalista del Sole 24 Ore Silvia Pieraccini. Le conclusione sono affidate al vescovo Franco Agostinelli.

«Ci siamo impegnati per gli altri: senza compromessi». Venti giovani raccontano le loro esperienze di servizio

«Mi riempie di gioia fare volontariato, anche soltanto regalare un sorriso alle persone. È importante poter regalare un briciolo di speranza a chi l’ha persa o si trova in un momento difficile della propria vita». Due giorni interamente dedicati al servizio al prossimo.

 

È quanto hanno sperimentato 20 giovani tra i 17 e i 23 anni, che nel fine settimana dal 30 giugno al 2 luglio hanno potuto fare volontariato in ben 9 realtà sociali del territorio: casa famiglia dell’Opera Santa Rita di via Clitumno, la comunità di accoglienza Eli – Anawim di Viaccia, Casa Bandera Oami di Galcetello, Ronda Caritas, Casa Aurora del Cav (Centro di Aiuto alla Vita), Casa Betania per l’accoglienza temporanea di italiani e stranieri, Casa S. Maria della Pietà per anziani, Cooperativa Alice per il sostegno a donne rifugiate e Campo di Booz per l’assistenza sociale gestito dalle suore domenicane di Iolo.

 

Una due giorni intensa, pensata per «sporcarsi le mani» e vivere un’esperienza di servizio comunitaria. «48 ore senza compromessi» è il progetto di Caritas diocesana e Pastorale giovanile promosso per far conoscere ai giovani la realtà che li circonda, anche quella scomoda, spesso dimenticata, dei senzatetto, dei richiedenti asilo, dei poveri o degli anziani in difficoltà. Quella sopra citata è la voce di una ragazza che ha aderito al progetto, accompagnando alcune richiedenti asilo nigeriane a visitare il centro storico di Prato. Le donne sono ospiti della Cooperativa Alice, che si occupa della loro integrazione. I giovani aderenti a «48 ore senza compromessi», ospiti alla Villa del Palco per il pernottamento e i pasti, durante le giornate di sabato e domenica sono stati infatti divisi in piccoli gruppi e guidati da un responsabile alla scoperta dei diversi ambiti di servizio. «Accompagniamo i ragazzi – afferma Giovanni Pieraccini, vice presidente della Caritas diocesana – alla scoperta delle “periferie”, come le chiama papa Francesco, ossia i luoghi da visitare. Uno di questi è il mondo dei senza fissa dimora e della prostituzione. Noi della “Ronda Caritas” svolgiamo servizio nei pressi della stazione centrale. Con i ragazzi del progetto “48 ore senza compromessi” andiamo a giro a offrire cibo e bevande, a distribuire teli o coperte e a confortare chi ne ha bisogno».
«Vorrei scoprire – dice un giovane che si è sperimentato nella Ronda Caritas – un ambito del volontariato che personalmente non conosco: per adesso mi è capitato di fare servizio solo con bambini».
«Anche per me la realtà della Ronda è nuova – aggiunge un compagno – Voglio essere vicino alle persone sole e bisognose».
«Questa mattina – aggiunge una ragazza che ha svolto servizio con le richiedenti asilo della Cooperativa Alice – abbiamo accompagnato le ospiti a visitare i luoghi principali di Prato, in modo che imparino ad orientarsi nel centro cittadino. Abbiamo visto dove sono le fermate dell’autobus e quali edifici pubblici possono costituire un punto di riferimento nel caso in cui si dovessero spostare in autonomia».

 

 Scarica il libretto con le testimonianze dei ragazzi

I giovani chiamati al servizio degli altri con «48 ore senza compromessi»

Tre giorni e due notti per una esperienza comunitaria di servizio. È rivolta a tutti i giovani dai 17 ai 23 anni l’iniziativa pensata e organizzata da Caritas diocesana e Pastorale giovanile.
Da venerdì 30 giugno a domenica 2 luglio, è in programma «48 ore senza compromessi», un lungo fine settimana nel quale i partecipanti sono chiamati a rimboccarsi le maniche per dare una mano a coloro che si trovano nel bisogno.

 

«Grazie al coinvolgimento di associazioni ed enti del territorio che operano nella carità e nel sociale daremo ai ragazzi la possibilità di conoscere situazioni di fragilità e allo stesso tempo di essere utili agli altri», spiega Massimiliano Lotti della Caritas.

 

Abbattere pregiudizi e paure; una esperienza per scoprire se stessi; confrontarsi con i propri limiti. Sono gli obiettivi del progetto scritti nero su bianco sul volantino promozionale dell’iniziativa distribuito nelle parrocchie e nelle scuole. La tre giorni avrà come base Villa del Palco, dove si vivranno i momenti comunitari: colazione, cena, condivisione delle esperienze vissute (il pranzo sarà fatto fuori, direttamente sul luogo del servizio) e il pernottamento.

 

In questi giorni gli organizzatori stanno aspettando la risposta delle associazioni partecipanti a «48 ore senza compromessi». Per adesso le realtà aderenti al progetto sono Casa Betania, la comunità di Viaccia Eli-Anawim, la Fondazione Opera Santa Rita e l’associazione Giorgio La Pira che gestisce la mensa dei poveri e il dormitorio.

 

La partecipazione è assolutamente gratuita e dovrà essere fatta previa iscrizione entro il 23 giugno. Per informazioni contattare la Caritas 0574-34047, chiedendo di Alexandra, Giulio o Irene, oppure scrivere una email a caritas@diocesiprato.it.

 

Scarica la brochure con tutte le informazioni

«Un pasto per i bambini di Fortaleza». L’impegno della Chiesa di Prato per la Quaresima di Carità

«Un pasto per i bambini di Fortaleza». È l’invito che la nostra Diocesi fa a tutte le parrocchie pratesi per la Quaresima di Carità, la tradizionale raccolta di offerte promossa in occasione della Domenica delle Palme. Ogni anno, la Caritas diocesana propone un progetto da sostenere con quanto donato nel corso delle messe celebrate a Prato, lo scorso anno i proventi andarono per l’apertura di «Casa Agar», l’opera per donne senzatetto realizzata a Tobbiana. Nel 2015 si riuscì a finanziare la costruzione di un pozzo per dare acqua al paese di Stelingi in Tanzania.

 

Questa volta la generosità dei pratesi servirà ad aiutare i bambini che frequentano la scuola per l’infanzia «Ciranda Cirandinha», in portoghese «Giro, giro tondo», a Mucuna, un paese molto povero nell’immediata periferia di Fortaleza in Brasile. Il contatto con quella esperienza al servizio dei più piccoli è stato preso da Idalia Venco durante il suo recente viaggio in terra brasiliana, dove ha potuto conoscere questa significativa realtà di sostegno alle tante famiglie in difficoltà che soffrono la fame a causa della mancanza di lavoro e di un aiuto da parte dello Stato. Ogni giorno sono un centinaio i bimbi, dai due ai sei anni, seguiti dalla scuola che oltre all’istruzione fornisce loro cure igienico sanitarie e dà qualcosa da mangiare. Quello consumato a «Ciranda Cirandinha» per tanti bambini rappresenta l’unico pasto della giornata. «Per questo motivo tutti ci dobbiamo sentire chiamati a dare una mano», dicono Idalia Venco della Caritas, Luciano Grifasi dell’Ufficio missionario e don Carlo Geraci, responsabile dell’Ufficio catechistico.

 

 

La novità dell’edizione 2017 della «Quaresima di Carità» sta anche nell’organizzazione dell’iniziativa, promossa congiuntamente dai tre uffici diocesani, nell’ottica della sinodalità e della sinergia all’interno della Chiesa pratese. E dunque la proposta lanciata alle parrocchie non è solo quella di aderire alla raccolta il prossimo 9 aprile, per «Le Palme», ma di arrivare a quel giorno attraverso un cammino di catechesi proposto ai ragazzi. «Chiediamo ai catechisti di utilizzare nel periodo di Quaresima le schede preparate dall’Ufficio – spiega don Carlo – dove si trova una traccia di lavoro che parte dalle storie dei bambini di Mucuna e propone di sperimentare piccoli gesti di carità». Questo per i bimbi delle elementari, mentre per i ragazzi delle medie è stato preparato un percorso di riflessione e impegno nei confronti dei carcerati della Dogaia in collaborazione con il cappellano della casa circondariale don Enzo Pacini. Il materiale è scaricabile dal sito della diocesi a partire da lunedì 27 febbraio.

 

Infine l’Ufficio missionario e la Caritas si sono fatti promotori di una esperienza di missione a Mucuna nei mesi estivi per dare una mano nell’animazione dei bambini e nella ristrutturazione dei locali della scuola.

 

Scarica la locandina della «Quaresima di Carità 2017»

Lettera di presentazione del progetto

La storia della scuola «Ciranda Cirandinha»

 

All'interno di un Centro di ascolto Caritas

Torna «l’Avvento di Fraternità» per sostenere le attività Caritas. Le offerte andranno ai Centri di ascolto

Non sono un luogo dove si consegnano pacchi alimentari o dove si dà un sostegno economico. Il loro obiettivo, come si capisce dal nome, è quello di accompagnare. Sono i centri di ascolto della Caritas, una esperienza arrivata a Prato quasi trent’anni fa e che rappresenta il cuore delle attività portate avanti dal «braccio operativo» della Chiesa nell’aiuto ai poveri.

 

Nel fine settimana, sabato 17 e domenica 18 dicembre, si tiene l’Avvento di Fraternità, la tradizionale colletta promossa a favore dei bisogni della Caritas. Quest’anno le offerte raccolte nelle chiese e nelle parrocchie pratesi serviranno a dare una mano a chi ha bisogno, come recita lo slogan scelto per promuovere l’iniziativa.

 

A Prato esiste il centro di ascolto diocesano in via del Seminario e 26 centri gestiti dalle Caritas parrocchiali. Una rete che ha come compito primario proprio quello di accogliere e ascoltare le persone in difficoltà. «Il primo passo è quello di entrare in relazione con coloro che si rivolgono a noi – spiega la direttrice Idalia Venco – l’importante è capire i bisogni in modo da poter iniziare un percorso di accompagnamento». Le possibilità di intervento sono tante e diverse, come le richieste di aiuto. Tutte hanno un denominatore comune: la mancanza di lavoro. Questa è la vera piaga che affligge la nostra città e che porta, rapidamente, alla soglia di povertà quando la famiglia non è in grado di fare da ammortizzatore sociale.
Quest’anno in via del Seminario si sono presentate 845 persone, di queste più della metà sono italiani. Non si tratta di povertà individuali perché quasi ognuno di loro ha dietro una famiglia con figli da mantenere.

 

La Caritas ha personale, in gran parte volontario, con competenze i diversi campi. Per quanto riguarda il settore immigrazione dà una mano nel compilare le pratiche per i permessi di soggiorno e i ricongiungimenti familiari. Per chi non ha una occupazione cerca di tamponare la mancanza di reddito attraverso borse lavoro e tirocini. Tra i canali di sostegno al reddito ci sono i progetti del prestito sociale e quello della speranza. Fornisce consulenze legali, psicologiche e psicoterapiche. Alcuni medici volontari prestano servizio gratuito per gli stranieri temporaneamente presenti sul territorio ed a chi è senza fissa dimora. In tutta la diocesi sono oltre duecentocinquanta i volontari che si impegnano a vario titolo nel mondo Caritas.

Centri di ascolto Caritas: calano gli stranieri e la povertà non diminuisce

Nel sud Italia il sorpasso è già avvenuto e probabilmente tra non molto ci sarà anche da noi. Secondo il Rapporto 2016 di Caritas nazionale sulla povertà, nel corso degli anni è calato il numero degli utenti stranieri. A Prato, nei primi sei mesi del 2016, gli immigrati che si sono presentati in uno dei 26 Centri di ascolto parrocchiali esistenti sul territorio pratese rappresentano il 61,5% del totale (1108 persone), mentre gli italiani sono il 38,5% (695). Rispetto ai numeri registrati quando la crisi economica iniziò a «picchiare» più forte, le differenze sono evidenti: nel 2009 gli immigrati erano addirittura il 75% degli utenti Caritas. Già due anni dopo, nel 2011, scesero al 67,8%. Di questo passo arriveremo al pareggio nel giro di un paio d’anni.

 

Per la direttrice della Caritas diocesana Idalia Venco questi dati confermano un trend in atto ormai da qualche tempo: la mancanza di lavoro rende poco appetibile la nostra città e il suo distretto. Se gli stranieri si affacciano meno ai centri parrocchiali è perché in alcuni casi avrebbero deciso di lasciare la città. «Non per tornare a casa – spiega Venco – ma per andare ad esempio a lavorare in Germania o in altri Paesi. Non abbiamo dati precisi su questo fenomeno – afferma -, possiamo dirlo perché non poche famiglie che seguiamo da tempo lo hanno fatto».

 

Nei Centri d’ascolto, le nazionalità straniere più presenti sono quella marocchina (223 persone), albanese (213), nigeriana (163), romena (120) e cinese (61). Le differenze più vistose rispetto al primo semestre del 2015 riguardano la presenza di cinesi, crollata del 54,5%. Mentre crescono i romeni +10,1%.

 

Dietro a ogni persona ascoltata dalla Caritas c’è una famiglia bisognosa di aiuto. Il 77% degli utenti è senza lavoro. Massimiliano Lotti, redattore di questi dati, osserva come tra il 2016 e il 2015, il periodo di riferimento è il primo semestre, gli italiani occupati che si sono rivolti ai Centri di ascolto sono calati del 7,1%, gli stranieri invece del 14,5%. «Sembra che la tenuta del lavoro regolare sia più critica per chi viene da fuori», commenta Lotti. L’85% sono persone già conosciute che ritornano e sono a rischio «cronicizzazione» della propria situazione. Per lo più sono le donne a rivolgersi ai Centri parrocchiali (63,5% del totale), mentre l’età media degli utenti è tra i 44 e i 45 anni, nel caso degli italiani si attesta attorno ai 53 anni e scende a 39 per gli stranieri. Per quanto riguarda i titoli di studio in maggioranza hanno una licenza media (44,7%), poi seguono quella elementare (23,3%), il diploma di scuola superiore (23,1%) e la laurea (5,4%).

 

Le richieste d’intervento sono sempre le stesse: pagamento di utenze, affitti e rate di mutuo, accanto al bisogno di trovare un lavoro. La Caritas risponde con un orientamento e un accompagnamento delle persone attraverso percorsi individuali che prevedono, tra le altre cose, l’attivazione di tirocini formativi e borse lavoro, la possibilità di avere la tessera dell’Emporio e piccoli ma importanti sostegni familiari, come l’erogazione di buoni acquisto dei libri scolastici per i figli. Aiuti concreti che rappresentano una rete di protezione sociale per andare avanti in attesa di ripartire.
«La Caritas dà un aiuto ma non ha le risorse per sostenere in modo completo e continuativo tutte le domande che arrivano – conclude Venco -, purtroppo c’è chi continua a indebitarsi facendo ricorso a finanziarie e il rischio di cadere nell’usura per onorare i pagamenti è altissimo».

Rut Band 2016

La Rut Band torna al Politeama con un concerto a favore di Casa Agar

L’attesa per il loro ritorno sulle scene è tanta, le prenotazioni sono già arrivate a quota seicento e si prevede il tutto esaurito. Sabato 24 settembre al teatro Politeama tornerà ad esibirsi dopo quattro anni di inattività la Rut Band, il gruppo pop-rock pratese formato da ben dodici elementi. L’iniziativa è pensata per uno scopo benefico: sostenere l’apertura di Casa Agar a Tobbiana, il progetto della Caritas diocesana pensato per dare un riparo notturno alle donne senzatetto.

 

In questi giorni la Rut Band è impegnata in una serie di prove in studio per essere in forma smagliante al grande evento. La serata del 24, con inizio alle 21, si intitola #BracciaAperte, oltre mille bandiere oltre i colori e sarà uno spettacolo aperto alle contaminazioni. Sul palco ci saranno anche il Saint Paul Gospel Choir, la cantante marocchina Nadia Khoujib e l’artista cinese Franco Lin.

 

Nata nel 1991, la band prende il nome da Rut, la spigolatrice della Bibbia, e si inserisce nella migliore tradizione della musica pop-rock di ispirazione religiosa, come quella dei Gen Rosso, il celebre gruppo dei focolarini di Loppiano, autore di numerose canzoni che animano le celebrazioni e gli incontri di ambito diocesano e parrocchiale. Fino alla fine degli anni Novanta la Rut Band è stata protagonista di moltissimi concerti, praticamente ha partecipato con successo a quasi tutti gli eventi più importanti promossi dalla diocesi, a partire dall’accoglienza del vescovo Gastone Simoni il giorno del suo arrivo a Prato.

 

Questa la line up della Rut Band: Maurizio Martini, Manrico Boretti, Alberto Toccafondi, Cristiano Cinotti, Consuelo Mancini e Errica Mascelli sono i cantanti, Tiziano Bettazzi e Roberto Belli i tastieristi, Sergio Bocchicchio e Paolo Desii alla chitarra, Massimiliano Stacchini al basso e Gianluca Paolino alla batteria.

 

Ci sono ancora posti disponibili per partecipare alla serata del 24 settembre. L’ingresso è gratuito ma è necessaria la prenotazione (questi i contatti: 380-8978513 o info@bracciaperte.org). Al termine dello spettacolo sarà possibile lasciare offerte destinate a Casa Agar.

Caritas e gruppi giovanili: 24 ore per i terremotati

Un’iniziativa per sensibilizzare i gruppi giovanili delle parrocchie della diocesi di Prato per raccogliere fondi a favore delle popolazioni colpite dal terremoto. La tragedia che la notte del 24 agosto ha scosso l’Italia Centrale ha spinto la Caritas diocesana e la Pastorale giovanile a promuovere «24 ore per i terremotati». Dalle 18 di sabato 10 settembre alle ore 20 di domenica 11 ogni gruppo parrocchiale giovanile è invitato a organizzare un evento a scopo benefico in favore dei comuni colpiti dal sisma.

 

locandina 24h per i terremotati
Un click per ingrandire

«È vero che la Chiesa italiana – dice il vescovo Franco Agostinelli – ha indetto per domenica 18 settembre una colletta straordinaria. Ma le iniziative che proporranno i nostri giovani faranno da battistrada alla generosità della gente. In fondo quello che importa – aggiunge il Vescovo – è che queste popolazioni, così duramente provate, non si sentano abbandonate dopo un primo moto di emotività collettiva».

 

«Con la Pastorale giovanile abbiamo pensato di coinvolgere i ragazzi nel sostegno ai terremotati – sottolinea Idalia Venco, direttrice della Caritas diocesana –, si tratta di utilizzare una parte del loro tempo libero per sensibilizzare le proprie comunità parrocchiali attraverso iniziative a scopo benefico. Noi della Caritas – prosegue Venco – siamo in contatto con le diocesi di Rieti e Ascoli Piceno: presto sapremo a quale progetto concreto destinare i fondi raccolti».

 

I gruppi giovanili che al momento hanno risposto all’appello sono quelli delle parrocchie di Grignano, Sant’Agostino, San Pietro a Iolo, Tobbiana e quello dell’oratorio di Sant’Anna.

 

«Molti giovani pratesi – spiega don Alessio Santini, direttore della Pastorale giovanile diocesana – hanno vissuto in prima persona la recente Giornata Mondiale della Gioventù. Il Papa ha detto loro parole che hanno lasciato un segno, facendo riferimento al modello negativo dei “giovani da divano”: per questo – aggiunge il sacerdote – in seguito alla tragedia del terremoto in Italia centrale, non hanno voluto tirarsi indietro, ma impegnarsi per dare il loro contributo. Nel prossimo fine settimana ogni gruppo giovani aderente organizzerà cene, aperitivi, vendita di dolci e tutto quello che possa suggerire loro la creatività».

Donna senza tetto

Nasce Casa Agar, il primo dormitorio femminile per aiutare donne senzatetto

Un dormitorio per donne senzatetto in cerca di un posto caldo e sicuro dove poter trascorrere la notte. Si chiama Casa Agar ed è la nuova opera promossa dalla Diocesi di Prato attraverso la Caritas, le cui porte dovrebbero aprirsi entro la fine del prossimo anno nella zona di Tobbiana. Si tratta di un servizio di accoglienza notturna femminile pensato per venire incontro alle situazioni di emergenza abitativa temporanea. Una opportunità che mancava in città, dove esiste da tempo il dormitorio maschile gestito dall’Associazione Giorgio La Pira in via del Carmine.

Questo nuovo progetto è l’obiettivo dell’Avvento di Fraternità 2015, con la raccolta straordinaria in tutte le chiese diocesane durante le messe di sabato 19 e domenica 20 dicembre.

 

«Una iniziativa che rappresenta un’opera di misericordia – spiega Idalia Venco, direttrice della Caritas diocesana – che realizziamo proprio in questo anno giubilare. Ancora è presto per sapere quando potrà essere inaugurata questa struttura e il costo complessivo dei lavori, ma siamo comunque convinti che rappresenti un passo importante per tutta la città. Al momento mandiamo le donne con questo tipo di difficoltà dalle suore di Madre Teresa a Firenze, ma avevamo chiara sin dall’inizio la necessità per Prato di dotarsi di un proprio dormitorio femminile».

 

La struttura è di proprietà della parrocchia di San Silvestro a Tobbiana, per cui non saranno necessari soldi per l’acquisto, ma solo per la ristrutturazione: potranno alloggiarvi per un mese all’incirca otto persone, anche con figli a carico. Oltre a un letto per dormire, verrà fornita alle donne e ai loro bambini la cena e la colazione e per chi volesse ci sarà la possibilità di cucinare.

 

«Abbiamo questa struttura in via per Casale e intendevamo utilizzarla per scopi sociali; – dice il parroco di Tobbiana, don Alessandro Magherini – poi siamo venuti a sapere che la Caritas cercava una casa per realizzarvi il dormitorio. A questo punto abbiamo dato la nostra disponibilità: la casa è della grandezza giusta per realizzarvi un alloggio temporaneo per donne senza una casa». «Il nome – sottolinea con un sorriso il sacerdote – è venuto in mente proprio a me, pensando alla storia della schiava di Abramo, cacciata e rimasta senza casa assieme al suo bambino. Come Agar è stata aiutata dal Signore, anche noi vogliamo cercare di dare una mano a chi non ha un tetto sulla testa».

 

La Caritas e la parrocchia sperano di riuscire a coprire i costi di ristrutturazione proprio con i proventi dell’Avvento di Fraternità 2015, mentre per l’acquisto degli arredi interni è già stato presentato un progetto per ottenere fondi dell’8xmille; come detto non è ancora possibile definire tempi certi per l’apertura della casa, che però dovrebbe dare già un primo aiuto il prossimo anno, dal periodo autunnale o invernale.

 

«Casa Agar» è solo l’ultima delle strutture promosse dalla diocesi e dalle associazioni cattoliche del nostro territorio per far fronte alle emergenze alloggiative di vari tipo; oltre al già citato dormitorio maschile di via del Carmine, ci sono Casa Aurora del Centro di Aiuto alla Vita, Casa Francesco per padri separati in Sant’Anna, Casa Madre-Bimbi dell’Opera Santa Rita e la Casa accoglienza il Soccorso (ex Casa della Giovane) gestita insieme al Comune di Prato.

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