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Il Vescovo alla comunità della Castellina: «Vi chiedo perdono per non avervi protetto a sufficienza»

Pubblichiamo il testo integrale dell’omelia letta dal vescovo Giovanni Nerbini nella chiesa dell’Annunciazione alla Castellina, la parrocchia retta fino al primo settembre da don Francesco Spagnesi, il sacerdote accusato di spaccio di sostanze stupfacenti

 

Carissimi fratelli e sorelle,
ho voluto essere presente qui oggi con voi per condividere insieme il difficilissimo momento che la nostra Chiesa attraversa e la vostra comunità parrocchiale sente come una bruciante ferita sulla propria pelle, nella vostra anima, come del resto, vi garantisco è nella mia.

 

Sono venuto con il cuore in mano per ascoltare la vostra sofferenza, il vostro dolore, la vostra indignazione: sono la mia sofferenza, il mio dolore, la mia indignazione.
Se il Vescovo è pastore, e questo sono, sente e vuole essere in mezzo ai suoi soprattutto nei momenti difficili. Sono qui a dirvi il mio percorso in questa vicenda, ad assumermi tutte le mie responsabilità; a prendere gli impegni che ritengo utili, necessari oggi, a mettermi con voi in ascolto della Parola di Dio che ci possa non solo salvare ma aiutare a crescere proprio a partire dalla crisi tanto dolorosa che stiamo vivendo.

 

Non ripeterò ciò che ho già scritto e detto, ci sono altre sedi, non una celebrazione eucaristica, per approfondire ogni aspetto della vicenda, capire meglio. Quando nel settembre 2019 sono stato chiamato a Roma a frequentare il corso per i neo Vescovi, ho avuto la gioia di incontrare Chiara Amirante invitata a tenerci una riflessione che risultò apprezzatissima da tutti i 105 presuli presenti. Chiuse il suo intervento con un appello: “Io giro l’Italia ed il mondo e raccolgo tante confidenze e disagi. Vi prego, ascoltate i vostri preti, rimanete loro vicini, sosteneteli nelle loro difficoltà”. E giunto a Prato ho trovato don Francesco. All’inizio lontanissimo, quasi in fuga. Distaccato. Pian piano è nato un accenno di dialogo che è cresciuto insieme alle sue difficoltà che io non riuscivo a spiegarmi fino alla tristissima scoperta della sua dipendenza, davvero inimmaginabile. È nata la domanda: “Che cosa devo fare?”. E quella raccomandazione di Chiara è riaffiorata prepotente alla mia mente e nel mio cuore. E la risposta è arrivata sotto forma di un ricordo del 1980 quando a Firenze cominciai a frequentare il CEIS dove giungevano, disperati, i genitori con un figlio tossicodipendente. Una sera un operatore raccontò la sua drammatica esperienza. Aveva avuto non uno ma due figli vittime della droga e per 10 anni aveva lottato per loro. Ecco la risposta: Se ti trovi davanti un delinquente lo denunci. Se un figlio, ed è malato – questa è la droga – lotti per salvarlo.
Ho cercato di fare questo: ho lottato per non perderlo, per non lasciarlo andare a fondo. Ho rivisto tanti genitori che il Signore mi ha fatto incontrare i quali per una vita intera, hanno saputo esprimere, suscitando la mia ammirazione, impegno, sacrificio, tenacia e fedeltà, ed ho tentato di seguire quella strada, da padre, e questa paternità non mi viene dalla natura ma dal Signore. Ho sbagliato? Credo di avere fatto molti errori. Di questi, sono qui, fra voi, a chiedere scusa.

 

Non mi sono reso conto certamente dell’abisso in cui don Francesco era precipitato, inimmaginabile nei terribili aspetti in cui è venuto alla luce in questi giorni.
Ma ancora oggi, conosciuta tutta la storia, Io continuo a soffrire, a sperare ed a pregare per lui. Cercherò di fare quel poco, pochissimo, che ormai è in mio potere fare per aiutarlo ancora. Spero che un giorno, col cuore in mano, lui possa domandare perdono, non a me ma a voi e sarebbe un grande passo.

 

In attesa di questo, so bene quanto grave sia – sotto il profilo della giustizia divina ma anche di quella umana – ciò per cui don Francesco è accusato. Come Diocesi non possiamo fare altro che rimetterci – come ho subito affermato – alle indagini dell’autorità giudiziaria, a cui chiedo di fare piena luce sulla vicenda e di fare presto. Ribadisco anche in questo momento la piena collaborazione con la Magistratura, peraltro avviata già prima del clamore della notizia.

 

Non è stato don Francesco l’unico mio tormento. Accanto a lui nei miei pensieri c’eravate voi con l’amore che gli avete portato, la illimitata fiducia riposta nella sua persona, la sconfinata generosità che non gli negava mai niente, l’impegno comunque profuso nell’interesse della parrocchia. Quante volte gli ho detto: “Francesco ogni prete ha i suoi estimatori e detrattori. Di te tutti mi dicono solo bene. Non tradire questa fiducia”. Ed ho vissuto lacerante il conflitto tra questi due beni che cercavo di tenere uniti e che continuamente confliggevano tra di loro, la cura della pecorella smarrita e quella dell’intero gregge, la comunità parrocchiale.

 

Vi chiedo perdono per non avervi protetto a sufficienza.

 

Sono consapevole che la vostra sofferenza è grandissima e il danno morale che avete subito, più ancora di quello materiale, è incommensurabile. Qui c’era un abisso, appunto, di fronte al quale non si può provare che dolore e raccapriccio per l’abbandono di ogni riferimento valoriale alla dignità della persona, tanto più grave perché a finire nel fondo di quell’abisso è stato, purtroppo, un ministro di Cristo.

 

Dobbiamo intraprendere fin da subito un cammino di redenzione e di riscatto su molteplici piani. Uno dei primi atti compete soprattutto a me e consiste nell’accertamento puntuale del danno economico che la parrocchia ha subito, per quanto questo sarà possibile. È già in corso una dettagliata verifica e nei prossimi giorni tutto il materiale raccolto verrà presentato al sostituto procuratore che si occupa del caso con cui, ripeto, stiamo doverosamente collaborando già da tempo.

 

La Diocesi, d’intesa con la parrocchia, si impegna fin d’ora – sulla base degli esiti di questa verifica – a mettere a disposizione dei poveri della nostra città una somma di denaro congrua a riparare quanto estorto a tante persone, della Castellina e di altre zone della città.
Aggiungo un appello a tutti. Il nostro primo dovere, quali discepoli del Signore «Sole di giustizia» – come lo chiama il profeta Malachia – è la trasparenza. Chiedo a tutti, sacerdoti, diaconi, consacrati e laici di aiutarmi in questo dovere. Quando si registrano segnali pericolosi, si viene a conoscenza di situazioni dubbie o sospette, è un dovere cristiano segnalarle. Il Vescovo non è onnisciente e quindi ha bisogno di essere aiutato nel suo ministero di Padre ma anche – come dice la stessa etimologia greca del sostantivo episcopos – di «sorvegliante».

 

Ma oggi sono qui per dirvi, soprattutto, quale Pastore di questa Chiesa che è in Prato, che ci sono, che sono accanto a voi, che la nostra forza è, nonostante tutto il Signore Crocifisso, quel volto continuamente sfigurato dalle nostre mancanze e dai nostri peccati; a dirvi che la nostra forza è, nonostante tutto, essere una comunità.
Sarà per questo necessario, con un nuovo parroco ritrovare una vita comunitaria capace di far sentire a tutti l’esperienza autentica che in essa si fa del Signore. È quanto il Vangelo ci presenta stamani. C’è il momento comunitario dell’intimità con il Signore per imparare di nuovo in ogni occasione ad ascoltare il suo insegnamento così difficile a volte da comprendere tanto da suscitare equivoci come quelli vissuti dai discepoli. Egli parla un linguaggio di sacrificio, sofferenza e morte ed essi cercano la propria visibilità ed affermazione. Tutte le volte che nella Chiesa si vive poco la sequela di Cristo ci si accontenta dei ruoli; quando si dimentica di essere costituiti servi, si rischia di sentirci padroni. E il Signore non si stanca dei nostri limiti. Ci rimette intorno a sé, si identifica con un bambino, quello piccolo, fragile, semplice bisognoso di aiuto.
Mi preme richiamare un’altra esigenza, indicare un’altra prospettiva. Questa vicenda terribile chiama tutti noi, consacrati e laici insieme, a riflettere con serietà e urgenza anche sul ruolo dei parroci e dei sacerdoti tutti: sulle loro potenzialità, sulle loro difficoltà, sulle loro solitudini, su come stare loro vicini. E sulla costruzione di una Chiesa che chiama tutti noi, nessuno escluso, non solo ad annunciare ma anche a testimoniare una buona novella di cui c’è, nel mondo, grande bisogno.

 

 

Rimettiamoci di fronte, anzi ai piedi di Gesù come fece Maria, in tutta la nostra povertà, le nostre ferite, paure, dubbi, la rabbia per le ingiustizie registrate ed i torti subiti, per ritrovare fede, aprirci al suo perdono sapendo che egli ci raggiunge sempre anche dentro il nostro male. Siamo certi che Egli non ci abbandona, ci cammina accanto per suscitare pentimento, conversione, forza e coraggio. Molto spesso è proprio questo passaggio che fa passare dalla morte alla vita, e riapre su registri nuovi il nostro percorso. Vi ringrazio non solo della vostra presenza quanto anche della vostra preghiera ed impegno. In questi giorni difficili, quando era probabilmente più semplice rifugiarsi nella propria casa, avete dimostrato di essere comunità, di essere laiche e laici cristiani maturi e consapevoli della responsabilità a cui siete chiamati in questo momento così doloroso.

 

Molti di voi hanno continuato a ritrovarsi per pregare, fare catechismo, custodire la chiesa, vivere la carità e la solidarietà senza clamori, piuttosto con grande slancio e passione. Grazie. La vostra è sempre stata una bella comunità di credenti: è un patrimonio di fede e di impegno di cui, ora, dovete far tesoro. La Chiesa di Prato, ferita, resta però – per la santità feriale e nascosta di tanti laici – la bella Sposa di Cristo, capace di testimoniare l’amore del Signore verso i fratelli, verso tutti. Accanto a pochi che sbagliano, anche gravemente, ci sono tanti sacerdoti che vivono con grande coerenza e con freschezza di fede il loro ministero, spendendosi con generosità e disinteresse totale tra la loro gente.
Riprendiamo insieme da qui, sicuri che lo Spirito Santo, fuoco di verità e di carità, e la Madonna Annunziata – cui questa comunità guarda come modello – ci guidano nel cammino che abbiamo davanti.

+ Giovanni Nerbini, Vescovo di Prato

 

 

 

Il Vescovo scrive una lettera alla Diocesi. In segno di vicinanza alla comunità parrocchiale celebrerà messa alla Castellina

Il vescovo Giovanni Nerbini ha scritto una lettera indirizzata a tutti i fedeli e ai sacerdoti della diocesi di Prato a seguito della dolorosa vicenda che vede coinvolto don Francesco Spagnesi. La richiesta è quella di darne lettura durante le celebrazioni che si terranno domenica nelle chiese pratesi.
Mons. Nerbini ha deciso di inviare un messaggio «in questo momento difficilissimo della vita diocesana» per «capire cosa ci viene chiesto in questa difficile ora». L’invito è alla preghiera in casa e in famiglia. «Abbiamo assoluta necessità di vivere il Vangelo – scrive il Vescovo – tutto, sempre, ovunque, nelle piccole cose come nelle grandi circostanze». Infine chiede di avere «un cuore pieno di misericordia, di amore e di perdono per tutti», perché «gli errori di qualcuno non possono e non debbono nascondere la verità oggettiva».

 

Domenica 19 settembre monsignor Nerbini presiederà la messa festiva delle ore 11,15 nella chiesa dell’Annunciazione alla Castellina. La volontà del Vescovo è quella di incontrare la comunità parrocchiale in segno di vicinanza e di condivisione della sofferenza per quanto accaduto.

 

Il testo integrale della lettera scritta dal vescovo Giovanni

Torna il catechismo. Il primo invito: facciamolo in presenza

Con l’avvio del nuovo anno pastorale riprende anche il catechismo. L’invito è a tenere le lezioni in presenza, attenendosi scrupolosamente all’apposito protocollo di sicurezza, ma ogni parrocchia potrà valutare altre modalità.

 

Sabato 25 settembre alle ore 9,30 in San Domenico il vescovo Giovanni Nerbini conferirà il mandato ai catechisti.
Anche quest’anno l’ufficio catechistico diocesano, in accordo col Vescovo e col supporto della Curia, ha adottato lo stesso protocollo di sicurezza dello scorso anno per lo svolgimento delle lezioni con bambini e ragazzi. Protocollo che resterà in vigore fino al 31 dicembre, termine di cessazione dello stato di emergenza. L’icona scelta ha come slogan la scritta Un cammino ricco di esperienze… di Dio.

 

 

Come previsto dal protocollo, le famiglie devono sottoscrivere un Patto di Corresponsabilità con la parrocchia per il rispetto delle regole ai fini del contrasto della diffusione del virus. Capitolo a parte sul Green Pass. I vescovi italiani chiamano tutti alla responsabilità e alla prudenza. Anche se, come si legge nel protocollo, la normativa civile attuale non prevede l’obbligo vaccinale né richiede la certificazione verde per partecipare alle celebrazioni, processioni e attività pastorali in senso stretto, l’appello a vaccinarsi è una priorità della Chiesa. I luoghi della catechesi dovranno essere idonei per garantire il distanziamento interpersonale di sicurezza; fondamentali poi saranno l’igienizzazione delle mani, così come quella dei locali. Ogni parrocchia dovrà avere dei registri per segnare le presenze dei ragazzi, degli operatori della catechesi e degli eventuali visitatori. È vietato l’accesso a coloro che presentano sintomi influenzali, difficoltà respiratorie, temperatura corporea superiore a 37,5° C. All’ingresso dei locali non sarà rilevata la temperatura corporea ai ragazzi e agli operatori della catechesi. Il rispetto di queste norme rimane nella responsabilità dei genitori dei ragazzi o di chi ne ha la potestà genitoriale e degli operatori della catechesi. È inoltre obbligatorio indossare sempre la mascherina (sono esentati i bambini che sono ancora nel sesto anno di età). La mascherina non sarà obbligatoria al chiuso se il gruppo dei partecipanti e i catechisti hanno tutti il certificato verde Covid-19. All’aperto non c’è obbligo di indossare la mascherina, sarà necessario farlo in caso di mancanza del distanziamento di sicurezza.

 

Il protocollo di sicurezza e tutti i documenti necessari per l’attivazione del catechismo sono scaricabili qui sotto.

 

 

Qui la lettera del vescovo Giovanni per il nuovo anno e le indicazioni dell’Ufficio catechistico diocesano   

 

Qui il patto di corresponsabilità per l’anno catechistico 2021-2022

 

Qui il materiale per il catechismo 2021-2022 (protocollo, modulo iscrizioni, cartellonistica…)

«Tanto dolore e collaborazione con la Magistratura». Le parole del vescovo Giovanni dopo l’arresto di don Spagnesi

«Dolore e sgomento»: il vescovo di Prato mons. Giovanni Nerbini esprime così il suo stato d’animo alla notizia dell’arresto ai domiciliari di don Francesco Spagnesi, ex parroco dell’Annunciazione alla Castellina.
Il presule rinnova piena e doverosa fiducia nella Magistratura, a cui aveva già assicurato fattiva collaborazione nelle settimane passate.

 

«Sono notizie che un padre e Pastore non vorrebbe mai avere – afferma mons. Nerbini – e che colpiscono l’intera Diocesi. In questo momento voglio farmi vicino particolarmente alla comunità parrocchiale della Castellina, condividendone la sofferenza e il disagio».
Il Vescovo era da tempo a conoscenza di un forte stato di sofferenza fisica e psicologica del sacerdote che, fin dal suo arrivo in Diocesi, aveva cercato di aiutare. «Nessuno però – spiega il Vescovo – avrebbe mai potuto immaginare che avesse problemi di tossicodipendenza. Per molto tempo era rimasto un disagio personale».
Ad aprile, messo alle strette, don Francesco ha rivelato la causa della sofferenza, l’uso stabile di droghe. È a quel punto che il Vescovo gli ha imposto un cammino di riabilitazione psicoterapeutica con uno specialista.

 

«Quando – continua Nerbini – abbiamo avuto notizia di movimenti sospetti sui conti della parrocchia, ho provveduto a ritirare il potere di firma esclusiva del parroco, per poter così procedere ad una verifica della situazione». Mons. Nerbini chiese subito conto a don Spagnesi di quelle operazioni bancarie: «Ogni volta mi veniva spiegato che si trattava di aiuti per persone bisognose della parrocchia».
A giugno il Vescovo ha comunicato al sacerdote che lo avrebbe sollevato dalla parrocchia, in modo da potersi dedicare completamente alle cure; il provvedimento è divenuto operativo dal primo di settembre.
Sono state, infine, le indagini della Magistratura, negli ultimi giorni, a dar conto degli esatti contorni della vicenda e delle contestazioni riguardanti lo spaccio.

 

«Raccomando a tutti la preghiera per la Chiesa diocesana, per i sacerdoti, per la comunità della Castellina e per lo stesso don Francesco – perché questa vicenda ci renda tutti più forti nella carità e nella verità».

 

 

Il Vescovo scrive una lettera alla città: «Prato, guarda avanti!»

«Prato, guarda avanti!». Si intitola così la «Lettera alla città» che il vescovo monsignor Giovanni Nerbini scrive in occasione della festa più cara ai pratesi, l’8 settembre, Natività di Maria. Questa mattina, durante la solenne concelebrazione nella basilica cattedrale di Santo Stefano, davanti alle autorità cittadine che tradizionalmente prendono parte al pontificale, il Presule ne presenterà i contenuti e ne illustrerà le ragioni.

 

È proprio l’incipit della lettera a spiegarli: «Abbiamo iniziato a tessere quella che è la storia della Prato di domani. Fili e lacci di colori diversi, a volte cupi – scrive Nerbini – hanno tenuto unite le nostre vite quotidiane in questo ultimo anno e mezzo: il dolore di tanti – che la pandemia ha toccato negli affetti, nel corpo, nelle condizioni di vita, nel lavoro, nelle relazioni, nello studio – così come le attese di giorni più sereni, di una vita segnata dalla cura per la dignità della persona, di una città capace di essere a misura di umanità». Ma, come aveva già coraggiosamente proposto proprio nei giorni più bui del lockdown, il 19 marzo 2020, il Presule chiede a tutti di gettare oltre lo sguardo e il cuore: «Adesso, dopo quelli che, si spera, sono stati i mesi più duri di questa emergenza sanitaria è avanti che dobbiamo guardare. E per farlo Prato può ricorrere alla sua antica sapienza: ossia tessere, intrecciare fili diversi secondo un disegno creativo, ma unitario. Perché tessere è volontà di raggiungere una mèta, portando la tela sempre più avanti».
Un’immagine, così tipica del «genio» pratese, che si collega, nel senso, al percorso #farepatti, di ascolto e dialogo con la città nel secondo lockdown della pandemia, tra l’autunno e l’inverno, che il Vescovo aveva avviato in occasione del quinto anniversario della visita di Papa Francesco alla città di Prato. È da questa iniziativa, poi sfociata in un incontro con le istituzioni e le parti sociali del luglio scorso, che nasce la Lettera dell’8 settembre.

 

Profondamente convinto, da credente e da Pastore, che la Sacra Scrittura, «con la sua ricchezza spirituale e di umanità, si pone dinanzi a noi anche in questo tempo nel quale la pandemia ci obbliga a misurarci con la realtà», il vescovo Giovanni è da una vicenda biblica che fa partire la sua Lettera: il sogno del giovane re Salomone, appena asceso al trono. Al sovrano che lamenta di essere solo un giovane e che chiede al Signore «un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male», Dio concede «un cuore saggio e intelligente».
Dal racconto biblico il Vescovo fa emergere «quattro elementi che parlano con il nostro oggi, a tutte le donne e gli uomini che con noi affrontano questo tempo di prova», perché «soffermarci su di essi – si legge nella lettera – credo possa aiutarci a pensare in profondità la realtà nella quale siamo calati e rischiarare i sentieri che in essa si aprono».
Sono le quattro «tracce di cammino» che monsignor Giovanni Nerbini propone alla città, oltre l’emergenza ancora non terminata: «non rimpiangere il passato», «salvare il lavoro, non la rendita», «intrecciare le diverse intelligenze», «diventare un popolo affidandosi ai giovani».

 

Non rimpiangere il passato. «Nessuno di noi ha la forza, da solo, di assolvere a questo compito (“pensare il presente e il futuro della città di cui siamo parte”, ndr) e dunque – spiega Nerbini –
abbiamo bisogno di disporci all’ascolto e alla comprensione e dobbiamo farlo assieme, aiutandoci l’un l’altro a capire, perché in ciascun essere umano alberga un frammento di verità. Accanto a questo, avere un cuore disposto ad apprendere ci ricorda – è l’ammonimento del Vescovo – che non dobbiamo rinchiuderci in idee staccate dalla realtà, nel rimpianto del passato – tanto tenace nei pratesi degli ultimi anni – o nella tentazione di riprodurlo».

 

Salvare il lavoro, non la rendita. «È la sapienza – afferma Nerbini – che ci consente di dire che è male pensare di uscire dalla crisi salvando la rendita, uno dei virus della Prato degli ultimi decenni, anziché il lavoro e con esso le donne e gli uomini. È la sapienza che ci fa riconoscere il bene negli sforzi di restituire alla loro funzione sociale l’iniziativa privata e l’azione di sindacati, associazioni di categoria, forze politiche e culturali».

 

Intrecciare le diverse intelligenze. «La nostra comunità ha bisogno di attingere alle tante intelligenze che in essa già ora operano. Il distretto del «fare» – è la convinzione del presule – ha oscurato troppo spesso la città «del pensare», lasciando da parte competenze, risorse intellettuali, ricerca e confronto di idee». E, tra le tante citate, una è immediatamente sottolineata: «Abbiamo l’urgenza di mettere a frutto l’intelligenza del lavoro, dei tanti mestieri e delle tante professioni che la nostra Prato esprime».

 

La proposta di lavorare insieme nasce dall’amore per la città e per tutto il suo territorio, nella quale Nerbini è arrivato proprio due anni fa come Pastore; nasce da una preoccupazione viva per il bene comune e dalla disponibilità a lavorare con le istituzioni e tutte le realtà della comunità locale per costruire la città del domani. Lo aveva detto chiaramente – e il passaggio non a caso è richiamato nella Lettera – proprio durante l’ostensione straordinaria del Sacro Cingolo nella festa di San Giuseppe 2020, immagine simbolo della pandemia a Prato: «Una nuova città dove la politica, quella con la P maiuscola, prevalga sulla finanza, dove il bene comune sappia comporre i pur legittimi interessi particolari, dove la legge prevalga sull’illegalità e lo sfruttamento, dove italiani e cinesi – senza dimenticare le altre etnie – sappiano dar vita insieme a nuove opportunità economiche e di lavoro, dove tutte le principali componenti lascino da parte le proprie visioni particolari e sappiano disegnare insieme un nuovo volto della città, perché – come ci dice l’emergenza del Coronavirus – solo insieme potremo salvarci».

 

E per salvarci, il Vescovo propone, con coraggio e fiducia, di guardare ai giovani: «Non solo per prenderci cura di loro: più ancora, per chiedere loro di indicarci la direzione che la nostra comunità deve prendere, verso dove iniziare a camminare e così diventare popolo». Proprio soffermandosi sulle nuove generazioni il Vescovo si sofferma per concludere la sua Lettera: «Se è del contributo e dell’impegno di tutti che abbiamo bisogno, è soprattutto ai giovani che dobbiamo affidarci, domandando loro, certo, anche un di più di responsabilità. Prato – spiega il Presule – conta una popolazione giovanile superiore alle altre città vicine, una risorsa che troppo spesso dimentichiamo». Per mons. Nerbini sono «i loro cuori quelli più “docili”, disposti ad ascoltare e apprendere. Sono loro i più pronti a ricevere ed esercitare la sapienza e l’intelligenza, a dirci ciò che è male e ciò che è bene, a spiegarci come tenere assieme economia, socialità, cultura, politica, fede e dare al domani di Prato il volto e lo sguardo di un popolo che sa camminare nella storia degli uomini. È sulla loro “misura” – ecco l’appello finale – che dobbiamo costruire la città di domani».

 

Il testo integrale della lettera del Vescovo alla città di Prato

Nomine in diocesi: il canonico Daniele Scaccini nuovo vicario generale

Il vescovo Giovanni Nerbini ha nominato il canonico Daniele Scaccini vicario generale della Diocesi di Prato. L’avvicendamento con monsignor Nedo Mannucci avviene su richiesta di quest’ultimo che aveva domandato al Vescovo già da tempo di poter terminare l’incarico.
Il canonico Scaccini, 65 anni, è attualmente rettore del Seminario e cancelliere vescovile, in passato è stato per dieci anni parroco dell’Annunciazione alla Castellina. Il mandato di don Scaccini come primo collaboratore di monsignor Nerbini inizierà con la fine del mese di settembre.

 

Monsignor Mannucci era stato nominato vicario generale dal vescovo Franco Agostinelli nel gennaio 2013 e confermato da monsignor Nerbini al suo arrivo in Diocesi nel settembre di due anni fa. Nel comunicare questo avvicendamento il Vescovo esprime un vivo ringraziamento a monsignor Mannucci per gli anni di servizio resi alla Chiesa di Prato.

 

Mons. Nerbini ha nominato il canonico Alessandro Magherini parroco di Santa Maria Maddalena a Tavola, parrocchia rimasta vacante dopo la morte di don Uberto Fedi. Già parroco di Tobbiana, il canonico Magherini è direttore del Centro diocesano per le vocazioni.

 

Don Francesco Spagnesi, lascia, su sua richiesta, la guida della parrocchia dell’Annunciazione alla Castellina e la cura pastorale dell’Arciconfraternita della Misericordia di Prato. Il sacerdote ha chiesto e ottenuto dal vescovo Nerbini di poter vivere un anno sabbatico per motivi di salute.

A Villa del Palco la Giornata di custodia del creato con il botanico Stefano Mancuso

Il primo settembre ricorre la sedicesima Giornata per la Custodia del Creato. Dal 2006 infatti, la Cei ha deciso di istituire una giornata per ripensare al significato che il Creato ha per l’essere umano e cosa esso può fare per custodirlo. La diocesi di Prato ha affidato l’organizzazione della Giornata alla Pastorale Sociale e del Lavoro e alla Fraternità di San Leonardo al Palco. Sarà proprio la Villa del Palco ad ospitare l’evento intitolato «Il pianeta che possiamo salvare insieme», che a partire dalle 18,15 accompagnerà i partecipanti attraverso una riflessione su vari aspetti di quella che viene definita ecologia integrale.
Padre Matteo Pedrini chiarisce che non si tratta solo di ambientalismo: «L’enciclica Laudato Si’ ha alla base la cura della nostra casa comune: una casa composta dall’ambiente in cui viviamo, quindi dalla natura, ma anche dalle relazioni che abbiamo tra di noi». Padre Matteo tiene a sottolineare la grande sinergia creatasi tra la Fraternità di San Leonardo al Palco e il vescovo Giovanni, che ha scelto in prima persona di affidare loro l’organizzazione della Giornata. «C’è una partecipazione attiva di monsignor Nerbini, che è molto vicino ai temi importanti di oggi. Siamo contenti che ci sia una risposta attiva da parte sua dentro questo movimento. Se riusciamo a organizzare eventi del genere in ambito diocesano è perché l’ha voluto lui».

 

 

Stefano Mancuso

 

Mons. Nerbini interverrà durante l’evento alla Villa del Palco, assieme, tra gli altri, a Stefano Mancuso, botanico e noto scienziato ecologista, nonché autore e professore all’Università di Firenze. I suoi studi hanno riguardato soprattutto l’intelligenza delle piante, capaci persino di organizzarsi tra loro, e come l’essere umano possa entrare in contatto con esse. In un mondo in cui sempre più spesso non c’è attenzione per chi è più piccolo e debole, certamente ascoltare cos’hanno da dirci le piante può portarci ad una vita più armonica nel e con il Creato.
Durante la serata del primo settembre verrà anche presentato il progetto «Laudato Si’ a Villa del Palco». «Vogliamo rispondere alla vocazione della Villa: quando ci è stata affidata da mons. Agostinelli, il progetto pastorale era quello di farla tornare un luogo aperto a tutta la cittadinanza e la diocesi», spiega Matteo Pedrini, «Vogliamo offrire a tutti un luogo che cura». Per partecipare alla serata è necessario prenotare sul sito della Fraternità. Ci sarà un rinfresco equo e solidale preparato dall’Operazione Mato Grosso.

Il programma dell’8 settembre, dal pontificale del mattino all’ostensione della Sacra Cintola

Torna l’appuntamento con la «Madonna della Fiera», l’antico nome con il quale i pratesi da secoli chiamano la solennità dell’8 settembre. Nel giorno in cui la Chiesa ricorda la Natività di Maria, la città di Prato si stringe intorno alla Sacra Cintola, la preziosa reliquia che secondo antiche tradizioni la Vergine donò a san Tommaso al momento della sua assunzione.
Il giorno della festa inizia con la celebrazione del solenne pontificale in cattedrale presieduto dal vescovo Giovanni Nerbini, mentre a sera si rinnova il rito secolare dell’ostensione per mostrare la Sacra Cintola alla venerazione dei fedeli. Ma andiamo con ordine, di seguito riportiamo il programma della Natività di Maria (mercoledì 8 settembre) e dei tradizionali pellegrinaggi che alcune parrocchie compiono in preparazione alla festa.

 

Il pontificale della Natività di Maria

 

Il mattino di mercoledì 8 settembre alle 10,30 solenne pontificale presieduto dal vescovo Giovanni Nerbini e concelebrato dal clero diocesano. Prestano servizio la Corale della Cattedrale e la Corale San Francesco. Presenti le Amministrazioni comunali di Prato, Vaiano, Vernio, Cantagallo e quella Provinciale. Al termine della messa, sul sagrato della cattedrale, offerta dei ceri alla Madonna del Sacro Cingolo da parte del Comune di Prato. La Sacra Cintola sarà mostrata ai fedeli presenti in cattedrale. La celebrazione è trasmessa in diretta su Tv Prato.

 

 

 

I pellegrinaggi delle parrocchie

 

In preparazione alla festa sono in programma i pellegrinaggi in cattedrale da parte di alcune parrocchie pratesi e non solo. Ogni giorno, alle 17 recita del rosario e alle 17,30 celebrazione della messa nella Cappella del Sacro Cingolo. Si comincia mercoledì primo settembre con la comunità parrocchiale di San Giuseppe. Giovedì 2 settembre è il turno della parrocchia dell’Ascensione e venerdì 3 settembre di Santa Maria della Pietà. Sabato 4 il rosario è alle 17,30 e alle 18 la celebrazione della messa prefestiva con la partecipazione della comunità di Santa Maria del Soccorso (si celebra all’altare maggiore). Lunedì 6 messa celebrata alle 17,30 dal canonico Alessandro Magherini. Martedì 7 celebra il canonico Daniele Scaccini. La recita del rosario e la celebrazione pomeridiana delle messe del giorno sono trasmesse in diretta su Tv Prato.
Mercoledì 8, giorno della festa, alle 7,30 pellegrinaggio della parrocchia di San Lorenzo a Campi Bisenzio (diocesi di Firenze) e alle 8,30 delle parrocchie di San Pietro e della Visitazione a Galciana. Questi due tradizionali pellegrinaggi solitamente vengono compiuti a piedi con partenza dalle rispettive parrocchie. Si celebra all’altare maggiore.

 

L’esposizione della Sacra Cintola

 

La Sacra Cintola sarà esposta alla venerazione dei fedeli dalle ore 15 alle 17 di lunedì 6 settembre, dalle 15 alle 17 di martedì 7 settembre e per l’intera giornata dell’8. Sarà possibile entrare nella Cappella e fermarsi davanti al Sacro Cingolo per un breve momento, ma senza poter toccare né baciare la reliquia. In duomo sono disponibili sacerdoti per le confessioni.

 

A sera l’omaggio alla Madonna e ostensione

 

Alle 20,30 inizia l’edizione 2021 del Corteggio. Come quella dello scorso anno si tratta di una festa speciale, diversa da quella a cui siamo abituati. Anche quest’anno, come nel 2020, non ci sarà la tradizionale sfilata dei figuranti per le vie del centro, ma tutto si terrà in piazza Duomo. Prima dell’ostensione è in programma uno spettacolo con musica dal vivo, l’esibizione di gruppi di sbandieratori e il monologo dell’attore Giovanni Scifoni, dedicato all’Assunzione di Maria e all’Apostolo Tommaso che ricevette dalla Vergine la Sacra Cintola.
Alle 22,30 è previsto il secolare rito dell’ostensione del Sacro Cingolo officiato dal vescovo Giovanni Nerbini. Come da tradizione la reliquia verrà mostrata per tre volte dal pulpito di Donatello e da quello interno del Ghirlandaio.

#farepatti, inizia il cammino per costruire la «casa comune»

Insieme per guardare oltre la pandemia e costruire Prato come una «casa comune». Il vescovo Giovanni Nerbini ha invitato le autorità cittadine e i rappresentanti delle categorie sociali ed economiche a Villa del Palco, per un incontro comunitario per dialogare e raccogliere idee e proposte utili per il futuro della città. L’iniziativa, svoltasi il 21 luglio, si inserisce all’interno di un progetto presentato e intrapreso lo scorso autunno, quando il Vescovo lanciò #farepatti, un percorso di ascolto e condivisione per riuscire a rispondere alle difficoltà di oggi. L’idea di monsignor Nerbini è quella di riprendere l’invito che papa Francesco rivolse ai pratesi – «siate sempre animati dal desiderio di stabilire dei veri e propri ‘patti di prossimità’» – in occasione della sua storica visita alla città il 10 novembre 2015.

 

«In questo periodo ho raccolto richieste e inviti espliciti di persone di diversa estrazione e provenienza e professione che mi invitavano a titolo personale o per conto di associazioni o gruppi, a prendere l’iniziativa di promuove “patti di prossimità” – ha detto il Vescovo ai presenti – e di farlo chiamando a raccolta le istituzioni pubbliche e private, mondo imprenditoriale, associazioni di categoria, mondo dell’economia e del lavoro in modo da impegnare le energie e le risorse già presenti e attive per contribuire a progettare il futuro di questa nostra città».

 

Fin dal suo arrivo, avvenuto nel settembre di due anni fa, monsignor Nerbini ha avvertito il bisogno di conoscere la realtà pratese, la sua storia, il suo sviluppo socio-economico e le grandi trasformazioni di cui è stata protagonista, a partire dalla massiccia immigrazione che l’ha segnata. Da qui il proposito di riunire la città «per il senso di responsabilità che avverto come Vescovo e guida di una comunità che condivide in tutto, sofferenze ma anche progetti e speranze». Una esigenza resa ancora più urgente dalle conseguenze della pandemia. L’appuntamento di ieri pomeriggio è arrivato al termine di una serie di incontri tra monsignor Nerbini e i rappresentanti delle varie realtà cittadine, nei quali il Vescovo ha ascoltato e dialogato con amministratori, politici, associazioni di categoria e imprenditori.

 

L’incontro a Villa del Palco è iniziato con una introduzione di monsignor Nerbini e una analisi della situazione economica e sociale di Prato e del suo distretto curata da Michele Del Campo, direttore dell’ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro, che ha sottolineato la necessità di rafforzare le relazioni territoriali, strada privilegiata per riuscire a superare crisi e momenti di difficoltà. Negli interventi dei presenti, moderati da Gianni Rossi, direttore dell’ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali, è emersa in modo trasversale la necessità di dar seguito a questa iniziativa e la disponibilità a porre in campo progetti concreti a favore della comunità, con un particolare riguardo ai giovani e al loro futuro.

 

 

 

 

Questi i partecipanti che hanno risposto all’invito: Il prefetto Adriana Cogode, il sindaco di Prato Matteo Biffoni, il presidente della Provincia Francesco Puggelli, il questore Giuseppe Cannizzaro, il sindaco di Vaiano Primo Bosi, il sindaco di Cantagallo Guglielmo Bongiorno, l’assessore del Comune di Vernio Maria Lucarini, la consigliera regionale Ilaria Bugetti, Riccardo Trallori in rappresentanza dell’assessore regionale Stefano Ciuoffo, il presidente di Consiag Nicola Perini, il presidente di Alia Nicola Ciolini, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato Franco Bini e la consigliera Diana Toccafondi, la vice presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli, il segretario della Cisl Firenze e Prato Fabio Franchi, il direttore di Confartigianato Marco Pieragnoli, il presidente di Cna Federmoda Toscana Francesco Viti, il presidente e il direttore di Confesercenti Stefano Bonfanti e Ascanio Marradi, il direttore di Confcommercio Pistoia e Prato Tiziano Tempestini, la referente di Confcooperative Renza Sanesi, il presidente del Palazzo delle Professioni Filippo Ravone, il presidente di Coldiretti Firenze Prato Andrea Landini, il presidente della Fondazione Opera Santa Rita Roberto Macrì, i condirettori della Caritas diocesana di Prato Idalia Venco e Mario Lanza.

Tre vescovi pratesi per l’Anno Santo iacopeo

Il vescovo Giovanni presiederà nella cattedrale di Pistoia una delle messe della novena in preparazione alla festa di San Jacopo. La Chiesa pistoiese sta vivendo l’Anno Santo iacopeo e per questo i tradizionali festeggiamenti del 25 luglio, memoria di San Giacomo apostolo, quest’anno sono ancora più solenni.

 

Da sabato 17, ogni giorno alle 18, la messa nella basilica cattedrale di Santa Maria dell’Umiltà sarà presieduta da un vescovo diverso: il turno di monsignor Nerbini è lunedì 19. Il giorno successivo, martedì 20, la celebrazione sarà presieduta dal vescovo Gastone Simoni.  Giovedì 22 sarà il vescovo Franco Agostinelli a presiedere la funzione. Il giorno della festa, domenica 25 luglio, la messa solenne delle ore 11 sarà presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco.

 

I festeggiamenti in onore di San Jacopo inizieranno come sempre, il 16 luglio, con la vestizione della statua posta sulla facciata della cattedrale. Saranno i pompieri a rivestirla con un mantello rosso, in ricordo del martirio dell’apostolo. Per conoscere l’intero programma si può visitare il sito annosantoiacobeo.it.