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La Lectio Divina del vescovo Giovanni nei sette vicariati

Istituita da Papa Francesco con la Lettera apostolica Aperuit illis dello scorso settembre, il 26 gennaio la Chiesa ha celebrato per la prima volta la Domenica della Parola di Dio. L’iniziativa ha lo scopo di ravvivare la responsabilità che i credenti hanno nella conoscenza della Sacra Scrittura e nel mantenerla viva attraverso un’opera di permanente trasmissione e comprensione. Papa Francesco ha stabilito che si celebri sempre nella III Domenica del Tempo Ordinario dell’Anno liturgico che cade in prossimità della Giornata di dialogo tra Ebrei e cattolici e della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, per sottolineare anche il grande valore ecumenico di questo appuntamento.

 

A Prato il vescovo Giovanni andrà in ciascuno dei sette vicariati a tenere una Lectio Divina. Ecco le date con gli appuntamenti in programma.

 

Mercoledì 12 febbraio, alle 21, per il vicariato centro nel salone parrocchiale di Sant’Agostino. Lunedì 17 febbraio, alle 21, per il vicariato sud-est, presso la parrocchia di S. Pio X; martedì 18, ore 21, zona nord, a Galcetello; giovedì 20, ore 21, vicariato est, alla Resurrezione; lunedì 24, ore 21, zona sud-ovest, a Reggiana; lunedì 2 marzo, ore 21, vicariato Valbisenzio. Da definire l’incontro con la zona ovest.

Presunti abusi sessuali nella ex comunità dei Discepoli dell’Annunciazione, il dolore del vescovo Nerbini: «piena fiducia nella magistratura»

Il Vescovo di Prato mons. Giovanni Nerbini, di fronte alla diffusione della notizia di avvisi di garanzia che la Procura di Prato ha inviato ad alcuni membri – attuali e passati, sacerdoti e non – dell’ex Associazione pubblica di fedeli «Discepoli dell’Annunciazione», esprime piena fiducia nella Magistratura e continua a offre agli Inquirenti la fattiva collaborazione della Diocesi.

 

Le ipotesi di reato sono gravissime e addolorano l’intera comunità diocesana pratese. «Non nascondo il mio dolore e la mia viva preoccupazione e vorrei sperare che gli addebiti mossi non risultino veri, ma voglio chiaramente dire – afferma mons. Nerbini – che il primo interesse che la Chiesa di Prato ha è quello della ricerca della verità. Per questo auspico che la Magistratura, nell’interesse di tutti, possa portare quanto prima a termine le indagini».

 

La vicenda aveva avuto inizio nel giugno dello scorso anno quando all’allora vescovo di Prato Franco Agostinelli era stata presentata una denuncia da parte di un giovane il quale raccontava che diversi anni prima – all’epoca lui era minorenne – aveva subìto abusi sessuali e psicologici all’interno della comunità in questione. Della notizia il Vescovo aveva dato immediatamente comunicazione alla Congregazione per la Dottrina della Fede, la quale nel settembre scorso aveva disposto la celebrazione di un processo amministrativo penale.

 

Il Vescovo attuale aveva così immediatamente provveduto all’apertura di tale procedimento – tuttora in corso – secondo le norme del Diritto canonico. Senza attenderne le conclusioni, il Vescovo diocesano si era recato lo scorso dicembre, di propria spontanea iniziativa presso la Procura della Repubblica di Prato.

 

Fin da subito il Vescovo aveva accolto e ascoltato il denunciante.

 

Poche settimane fa la Diocesi aveva dato notizia della soppressione, voluta dalla Santa Sede, dell’associazione di fedeli «Discepoli dell’Annunciazione»: questo provvedimento, assunto dalla Congregazione vaticana per la vita religiosa prima e indipendentemente dell’avvio del procedimento penale canonico e delle indagini da parte della Procura pratese, è basato – come già reso noto – su gravi mancanze riguardanti il carisma e lo svolgimento della vita religiosa all’interno della comunità, oltre che dal venir meno degli aderenti.

 

 

 

 

Il vescovo Giovanni Nerbini chiede a tutto il presbiterio diocesano e alle comunità religiose che le messe di oggi pomeriggio, mercoledì 29 gennaio, di domani, giovedì 30 gennaio, e di venerdì 31 gennaio possano essere applicate, oltre che al suffragio dei defunti, per la nostra chiesa Diocesana in questo momento di particolare difficoltà.

Presepiando 2019: vince Santa Maria della Pietà. Sabato 25 gennaio festa di premiazione per tutti i partecipanti

La Sacra Famiglia parla a tutte le famiglie e così per rappresentare il «canto» e le «parole» della Natività la capannuccia con Gesù, Giuseppe e Maria è stata posizionata dentro un grammofono. È questo presepe che ha vinto la terza edizione di Presepiando al Catechismo, a realizzarlo la parrocchia di Santa Maria della Pietà.

 

Al secondo posto si è classificato il presepe di Tavola – i bambini hanno sistemato tanti piccoli nuclei familiari creati con i tappi di sughero davanti a Gesù Bambino – mentre al terzo posto si è posizionato il lavoro delle Fontanelle, con un plastico nel quale una ambulanza, partita dalla Sacra Famiglia, interviene in aiuto di incidenti e terremoti. I primi tre classificati al concorso per i presepi realizzati dai bambini del catechismo sono stati proclamati dal Vescovo al termine della messa dell’Epifania celebrata il 6 gennaio in cattedrale.

 

Anche quest’anno l’iniziativa è stata un grande successo: oltre seimila i votanti che hanno espresso la loro preferenza, scegliendo uno tra i 23 presepi in gara allestiti nell’oratorio della Madonna del Buon Consiglio in via Garibaldi. La mostra con tutte le Natività è stata visitata da più di diecimila persone. Davvero un grandissimo risultato per una iniziativa nata con lo scopo di mettere in evidenza, in una delle strade più trafficate del centro storico, il vero significato del Natale. Lo scorso anno vinse il presepe di Chiesanuova e l’anno precedente quello delle Fontanelle.

 

La premiazione dei vincitori avverrà sabato 25 gennaio, dalle 15 alle 17,30, nella parrocchia di Maliseti dove l’ufficio catechistico diocesano, promotore del concorso, ha organizzato una festa aperta a tutti i bambini che hanno partecipato a «Presepiando». Sarà presente il vescovo Giovanni Nerbini.

 

 

I segreti delle chiese e dei palazzi pratesi nelle nuove visite di Prato Cultura e ArteMìa

Un viaggio unico ed emozionante alla scoperta dei palazzi della ricca borghesia e della nobiltà pratese; ma anche dei preziosi e antichi arredi liturgici racchiusi in ambienti speciali della sacrestia del duomo di Prato. E poi ancora una serie di passeggiate storico-artistiche-naturalistiche. Sono solo alcune delle novità del ricco programma del 2020 promosso da Prato Cultura insieme all’associazione ArteMìa, alla scoperta dei segreti della città. Tanti appuntamenti aperti a soci e non, viaggi inediti nella Prato che ancora oggi in pochi conoscono. A queste novità si affiancheranno le visite che di anno in anno stanno riscuotendo sempre tanto successo: Cattedrale Segreta; Prato vista dal fiume; la chiesa, il chiostro e la cappella Migliorati in San Francesco; Prato da sotto in su; visite a monasteri e chiese della Diocesi. E ancora quelle ai maggiori musei di Prato e di Firenze e gli incontri in collaborazione con la Misericordia di Prato; gli Aperiarte da Uscio e Bottega dedicati, quest’anno, ai Medici e gli incontri serali per parlare di arte e musei di tutto il mondo.

 

Hanno detto. «Prato Cultura, ente della diocesi di Prato pensato per valorizzare il patrimonio storico artistico della Chiesa, e l’associazione ArteMìa si sono consorziati per dar vita a percorsi che aiutano a scoprire gli ambienti pratesi, in particolare quelli meno conosciuti – dice il presidente di Prato Cultura Gabriele Bresci – si tratta dunque di una unione che porterà certamente benefici al mondo culturale del nostro territorio». Ne è convinto l’assessore comunale alla cultura Simone Mangani, intervenuto alla presentazione del programma delle visite: «esiste una Prato segreta, nascosta, poco conosciuta assolutamente da scoprire e iniziative come questa sono utilissime per far conoscere, in primis ai pratesi, la bellezza della loro città». Come detto in calendario ci sono conferme, come il ciclo «Cattedrale segreta», e alcune interessantissime novità: «come le visite ai palazzi privati all’interno del centro storico – spiega Veronica Bartoletti, presidente di ArteMìa – e tra i tanti segnaliamo ad esempio Palazzo Orlandi, un nome che probabilmente non evoca grandi immagini quando in realtà si tratta di un edificio bellissimo, tutto affrescato, aperto in esclusiva per noi».
Alla presentazione del programma delle attività 2020 Prato Cultura e ArteMìa erano presenti anche il direttore dei Musei diocesani Claudio Cerretelli e il parroco della cattedrale don Luciano Pelagatti.

 

Entriamo nel dettaglio delle novità. La prima è la visita ai palazzi di città, da palazzo Orlandi a Palazzo Mazzoni e altri ancora: abitazioni di privati cittadini, inaccessibili dunque ai più, ma che adesso apriranno le porte alla cittadinanza. ArteMìa ha, infatti, avuto il piacere di conoscere i proprietari di alcuni dei palazzi più belli della città e, grazie alla loro gentilezza e disponibilità, di farli visitare. L’appuntamento è per il 14 febbraio alle 15 a Palazzo Orlandi in via Guizzelmi; l’8 marzo alle 15 a Palazzo Mazzoni nell’omonima via e il 16 maggio a Palazzo Banci Buonamici (via Ricasoli) e Palazzo Verzoni Bizzocchi (via Santa Trinita). Queste visite sono riservate ai soci ArteMìa, per partecipare è necessario prenotare. Con la bella stagione poi prenderanno il via una serie di escursioni sul territorio in collaborazione con Legambiente: ArteMìa metterà in luce gli aspetti storico artistici dei luoghi visitati, mentre Legambiente quelli naturalistici. Terza grande novità del 2020, in collaborazione con il Capitolo della Cattedrale di Prato e il parroco don Luciano Pelagatti sono in programma visite speciali agli ambienti della sacrestia durante i quali i partecipanti potranno ammirare oggetti e tessuti di solito debitamente custoditi in appositi contenitori e non visibili.

 

 

Gli appuntamenti prederanno il via sabato 18 gennaio: in programma alle 10,30 e alle 16 le visite alla Cattedrale segreta; alle 15, solo per i soci, visita all’oratorio di Sant’Antonino. Domenica 19 doppio appuntamento: i soci di ArteMìa potranno fare il percorso che ormai è diventato un must dell’associazione «Prato da sotto in su, dai sotterranei alle case torri medievali»; sarà invece aperto a tutti il viaggio alla scoperta dei tesori del Duomo. Il 24 gennaio alle 19,30 per i soci da non perdere l’AperiArte da Uscio e Bottega; il giorno successivo i soci potranno visitare la mattina alle 9 gli Uffizi, il pomeriggio alle 15 il Monastero di San Vincenzo. Martedì 28 alle 21, ultimo appuntamento del mese con «4 chiacchiere su Giotto e la Cappella degli Scrovegni» (riservato ai soci). Gli appuntamenti proseguiranno poi nel corso del resto dell’anno.

 

Per informazioni e prenotazioni: associazione Artemìa, piazza Lippi, 34 – Prato; http://www.artemiaprato.it; info@artemiaprato.itartemiaprato@gmail.com. Telefono: 340 51 01 749

Il direttore dell’Osservatore romano Andrea Monda incontra gli educatori per parlare delle relazioni in rete

Il direttore dell’Osservatore romano Andrea Monda sarà a Prato per incontrare genitori, insegnanti e educatori. L’appuntamento è per venerdì 17 gennaio dalle 20,45 alle 23 alla parrocchia di San Domenico (ingresso dalla omonima piazza) ed è inserito all’interno del ciclo «Relazione 2.0», organizzato dall’associazione 100% Scout-Genitori in cammino Onlus, insieme agli uffici diocesani per la Pastorale Familiare e per l’Educazione e la scuola.

 

Andrea Monda, scrittore, saggista e in passato docente di religione è stato invitato per parlare della relazione in rete, perché «Da soli ci si perde, insieme ci si salva». L’obiettivo degli organizzatori è quello di offrire a genitori, insegnanti e tutti coloro che hanno a che fare con l’educazione dei ragazzi, una opportunità di riflessione sul valore e la necessità di relazioni interpersonali che siano significative e responsabili.

Il tema del fine vita alla Settimana teologica

Si tiene, da martedì 7 gennaio, a venerdì 10 gennaio, presso il seminario vescovile, la consueta Settimana diocesana di aggiornamento teologico che quest’anno è intitolata: «La “lunga” fine della vita nella società contemporanea. Problematiche etiche e pastorali».

 
«Abbiamo scelto questo argomento, – spiega mons. Basilio Petrà, preside della Facoltà teologica dell’Italia centrale e vicario episcopale per la formazione sacerdotale – perché pastoralmente è sempre più rilevante e significativo, anche in considerazione della crescente complessità della situazione generale nell’affrontare il tema della morte».
Si comincia, dunque, martedì 7 gennaio, con «Il prolungamento della fine della vita. La cura del paziente terminale», relatore il dottor Guido Miccinesi, medico epidemiologo, specialista in psichiatria e statistica (Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica: Ispro).

 
Mercoledì 8 gennaio, sarà la volta dell’avvocato Andrea Parigi, presidente dell’Unione dei Giuristi Cattolici di Prato, che tratterà «La legislazione italiana sul fine vita».
Si prosegue giovedì 9 gennaio, con «Eutanasia e suicidio assistito. Questioni bioetiche», illustrate da padre Maurizio Faggioni, Ofm, Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e ordinario di Bioetica presso l’Accademia Alfonsiana (Roma).
Infine, venerdì 10 gennaio, padre Guidalberto Bormolini, della Comunità dei Ricostruttori nella preghiera, presbitero della Chiesa di Prato, docente al Master «End life» dell’Università di Padova, che si soffermerà su «L’accompagnamento pastorale e spirituale del fine vita».

 
Le lezioni, che si rivolgono ai membri del presbiterio diocesano e al clero tutto, si terranno, come di consueto, nel seminario diocesano, in via del Seminario 32, dalle ore 9,30 alle 12,30. È auspicata la partecipazione di religiose e religiosi così come dei laici impegnati nella vita delle comunità.

L’omelia del vescovo Giovanni nel giorno di Santo Stefano

Carissimi, un saluto alle autorità presenti e a tutti voi, ai sacerdoti presenti, ai diaconi e ai religiosi,
Siamo riuniti per far festa al nostro patrono S. Stefano. In che cosa il nostro ritrovarci insieme è diverso da quello di tante altre occasioni – e ce ne sono di frequenti? e cosa le parole e la vita del santo martire Stefano hanno da insegnarci oggi poi, di fronte alle sfide che ci troviamo ad affrontare?

 
1) Stefano è un uomo di fede, ha fatto una scelta di campo che l’ha portato a divenire seguace di Gesù, non con una religiosità astratta, né di divisione né di contrapposizione. Tutt’altro. Egli è individuato e scelto dalla comunità dei credenti per un servizio concreto: le mense pubbliche; evidentemente tutti gli riconoscevano le caratteristiche necessarie e le capacità indispensabili per quell’incarico: il suo è un servizio a favore degli ultimi del tempo, senza onori, senza pretese e tornaconti. Come pure morente tiene fermo l’atteggiamento del suo maestro e Signore attuando il suo comando: nella preghiera intercede per il perdono dei suoi carnefici: fino in fondo persegue il bene di tutti.

 
2) Proprio questo mi pare essere il primo punto da mettere tra le priorità nella vita sociale della nostra città: ricercare il bene comune, rimettere questa parola all’attenzione di tutti in un grande e rinnovato sforzo educativo teso a coinvolgere tutti in questa responsabilità perché a tutti essa appartiene, non solo ai poteri costituiti civili e religiosi, ma ad ogni cittadino, a cominciare dall’età scolare. Fino ad oggi, un po’ ovunque si era diffusa l’abitudine a considerare virtù il pensare “agli affari propri”; in realtà molto spesso questo detto nascondeva e nasconde forme di egoismo mascherato DI PERBENISMO. Quando ciascuno pensa agli affari propri la società si frantuma, i servizi diminuiscono e risultano inadeguati, l’individuo, a cominciare dai più deboli, soffre di mancanza di relazioni, stabili, significative e pervasive. Noi apparteniamo a quella che impropriamente viene chiamata la “civiltà del benessere”. In realtà abbiamo stabilito un rapporto implicito di causa effetto fra abbondanza di risorse economiche in primis, e il benessere della persona immersa in questo stato. La realtà ci fa prendere atto ogni giorno che da una parte un numero di persone crescente si allontana da una condizione economica agiata ( famiglie a rischio povertà in aumento), dall’altra che questa AGIATEZZA da sola non produce effetti soddisfacenti e diffusi. Madre Teresa raccontava la sua prima esperienza in un ricovero per anziani in Inghilterra dove i bisogni fondamentali erano garantiti e soddisfatti. Si era resa conto che le persone guardavano costantemente verso la porta. “Aspettano sempre che qualcuno venga a trovarli – fu la risposta di una assistente – in realtà non si presenta quasi mai nessuno. Ricordo un vecchio parrocchiano che mi raccontava di veder passare sotto casa l’unico nipote nei suoi spostamenti, “ma solo raramente si ferma” il suo amaro sfogo. In questo contesto il rivolgersi solo e sempre ai pubblici servizi è una vera e propria fuga inconcludente. Il “beneavere” non è sufficiente per generare “benessere”

 
3) Paolo VI nella Popolorum progressio scrive:
“Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere sviluppo autentico, dev’essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo.
Il nostro cammino, quello della società pratese intera, non può essere volto solo a creare ricchezza, ma deve coltivare l’attenzione che da questa non sia escluso nessuno, ma anche che miri alla PROMOZIONE DI TUTTO L’UOMO. Processi di inclusione e condivisione esistenti sono buona cosa e vanno costantemente monitorati. Ieri nella visita ad una struttura pubblica quanti stranieri GIOVANI ho trovato che non sanno ancora pronunciare una parola di italiano.
E questo contesto, oltre alla scelta di Stefano, ci rimanda alle associazioni di volontariato a prato particolarmente numerose ed efficienti che svolgono un servizio straordinario, di incalcolabile portata. Non rammento nessuno per non cadere in omissioni o preferenze imperdonabili. Ma esse possono giocare credo un ruolo decisivo in questo obiettivo che è lo sviluppo di “TUTTO L ‘UOMO”, per curare le disuguaglianze, supplire alle carenze che minacciano l’integrità dell’uomo nelle sue dimensioni umana, relazionale, spirituale, lavorativa. Si vedono già fiorire nuove iniziative che a breve offriranno nuovi servizi, altre ne abbiamo già visitate ci hanno stupito per efficienza e abbondanza di offerta. A Prato il verbo “FARE” appartiene al DNA collettivo. C’è una propensione al “ripartire” con le maniche rimboccate che ci fa ben sperare in un futuro ricco di opportunità lavorative. Forse oggi però ci viene chiesto un supplemento di impegno. Abbiamo bisogno a parer mio di PENSARE e RIFLETTERE di più e PROGETTARE MEGLIO, tutti insieme, senza distinzioni e divisioni, senza inutili polemiche. Che immagine di persona abbiamo di fronte?
Come costruire un tessuto sociale coeso e condiviso nei valori e nelle finalità? La parola “COMUNITA’ “ così suggestiva la scegliamo ancora e può suggerirci differenti ma importanti opzioni di impegno oppure dobbiamo archiviarla perché ormai obsoleta e inservibile? Questo mettere al centro tutto l’uomo può aiutarci a recuperare dimensioni trascurate che causano tanta solitudine, sofferenza e malattie e quindi nuove POVERTA’? Evidentemente questa sfida richiede che superiamo contrapposizioni ed esclusioni e d’altra parte esige che tutti siano coinvolti in questi processi innovativi e quindi ben vengano le occasioni nelle quali anche le comunità straniere che ormai sono parte integrante di Prato possano dialogare tra di loro, offrire il loro contributo di impegno, mettere in gioco le loro ricchezze umane e culturali.

 
C’è un ultimo aspetto che mi piaceva almeno sfiorare. Nell’era della globalizzazione è impensabile lo sguardo miope con il quale guardiamo alla nostra condizione privata nella illusione di poter garantirci da soli un futuro migliore. Il rapporto di interdipendenza ci lega sempre più strettamente gli uni agli altri ed alla casa comune che abitiamo. Siamo invitati, sarebbe meglio dire COSTRETTI ormai a rimettere la questione ambientale-ecologica al centro della nostra attenzione. Le spetta senz’altro il primo posto. La custodia e salvaguardia del creato ci competono senza distinzioni, senza sconti. E’ illusorio e puerile, rimettere a posto la propria cameretta mentre la casa intera rischia di essere spazzata via dall’alluvione E non siamo lontani da questa infausta possibilità conseguenza delle nostre leggerezze. Nelle criticità che il mondo ci presenta tutti anche i sacerdoti si devono occupare non solo del gregge ma dell’intero ovile.

 
Le sfide sono grandi e a volte ci spaventano. Le risorse umane non sono da meno. Hanno solo bisogno di essere riattivate, rimesse con ordine in movimento. Chiediamo a Santo Stefano e a Maria madre di Cristo la lucidità di mente e la forza d’animo per non perdere nessuna occasione e di saper lavorare e dare la vita per questa nostra terra, questa nostra famiglie umana questo tempo nel quale siamo stati messi per essere testimoni, ma anche costruttori di pace e di civiltà.

La Santa Sede scioglie i Discepoli dell’Annunciazione, comunità religiosa con sede nella Diocesi di Prato

La Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata della Santa Sede ha comunicato lunedì 16 dicembre, con una lettera inviata al Vescovo mons. Giovanni Nerbini, di aver soppresso l’Associazione pubblica di fedeli «Discepoli dell’Annunciazione», che ha la propria sede principale a Prato.

 

Si tratta di una comunità religiosa, fondata dieci anni fa da don Giglio Gilioli, sacerdote veronese trasferitosi nella nostra diocesi qualche anno prima. Particolarmente dedita alla spiritualità mariana – da qui la denominazione – la comunità aveva raccolto diversi giovani, provenienti da varie parti del mondo, intenzionati a diventare sacerdoti religiosi. Riconosciuta, dal punto di vista del Diritto canonico, come «associazione pubblica di fedeli» nel 2010, aveva mostrato diverse criticità, non riuscendo a radicarsi né per quanto riguarda la messa a punto del carisma originario né per la struttura comunitaria né per il numero degli aderenti: infatti, in questi anni, molti membri dell’associazione sono usciti: alcuni hanno abbandonato la vita religiosa, altri hanno chiesto di diventare sacerdoti della Diocesi di Prato. Per questi motivi già nel 2013 la Diocesi di Prato aveva disposto una verifica ufficiale – si chiama «Visita canonica» – a cui ne era seguita un’altra nel 2018, voluta direttamente dalla Santa Sede.

 

Così, al fronte del perdurare delle inadempienze suddette e del numero ormai esiguo di aderenti, la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata ha disposto lo scioglimento dell’associazione. In particolare la detta Congregazione elenca nelle motivazioni: limiti nel reclutamento e nella formazione dei membri, la non adeguata distinzione tra foro interno e foro esterno – vale a dire la separazione tra l’ambito della coscienza, spettante al confessore, e quello della disciplina, di pertinenza del superiore religioso – e deficienze nell’esercizio dell’autorità. Il documento spiega: «Persistendo le medesime criticità acuite da un ulteriore riduzione numerica, da atteggiamenti di diffidenza e di distacco nei confronti dell’autorità diocesana e da forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo», decreta, con effetto immediato, lo scioglimento dell’associazione pubblica di fedeli «Discepoli dell’Annunciazione».

All'interno di un Centro di ascolto Caritas

Aiutiamo chi aiuta: l’Avvento di Fraternità a sostegno dei centri d’ascolto Caritas

Da oltre trent’anni sono dei presìdi territoriali che rendono le parrocchie di Prato dei luoghi «in cui l’accoglienza si rende concreta», come scrive il vicario Nedo Mannucci nel tradizionale appello alla donazione. Sono i centri d’ascolto Caritas parrocchiali disseminati sul territorio diocesano, delle stazioni di prossimità che insieme alle conferenze della San Vincenzo, ai gruppi di volontariato Vincenziano e all’associazione Giorgio La Pira costituiscono il sistema Mirod (messa in rete degli osservatori diocesani). Ai quindici centri Caritas gestiti dalle comunità parrocchiali e a quelli diocesani in via del Seminario è destinata la raccolta offerte che anche quest’anno viene promossa nei giorni precedenti il Natale.

 
È l’Avvento di Fraternità in programma domenica 22 dicembre. Quel giorno, e nelle celebrazioni prefestive, quanto raccolto nelle chiese pratesi verrà devoluto a questo servizio, perché «è importante sostenere questi luoghi di accoglienza e incontro di persone che vivono momenti di fragilità e di difficoltà economica», dice il direttore della Caritas di Prato Idalia Venco.

 
Sull’utilità di questo servizio di ascolto e accompagnamento delle situazioni di povertà crediamo non ci sia bisogno di particolari sottolineature. Ma è bene ricordare, attraverso la lettura dei numeri, quale sia il momento che sta vivendo la nostra città. Secondo l’ultimo rapporto Caritas sulla povertà, illustrato alla presenza del vescovo Giovanni Nerbini nel mese di settembre, nel 2018 sono aumentate le persone che si rivolgono ai centri di ascolto. I numeri sono tornati a quelli registrati dieci anni fa, durante la crisi economica. Sono stati 3187 coloro che hanno chiesto un aiuto, principalmente economico. L’incremento è del +11% rispetto all’anno precedente. E contando una media di 2,5 componenti a nucleo familiare possiamo dire che nel 2018 la Caritas ha seguito circa 8mila persone. Il 68% degli utenti sono cittadini stranieri: il 16% sono marocchini, il 13% nigeriani, l’11% albanesi e il 10% georgiani. A seguire le altre nazionalità (i cinesi sono il 7%).

 
«I bisogni nascono principalmente dalla mancanza di un lavoro stabile – spiegò Massimiliano Lotti, curatore del rapporto il giorno della presentazione – da cui derivano una serie di problematiche, su tutte il bisogno di una casa, cresciuto addirittura del 40% tra gli stranieri». Un dato, in particolare, fu messo in evidenza perché preoccupante perché riguarda il consistente numero di minori inseriti all’interno delle famiglie sostenute: 1302. Bambini e ragazzi che vivono una quotidianità difficile, a partire dalle relazioni familiari, spesso messe in crisi dalle situazioni economiche. «Se non interveniamo con un aiuto, questi ragazzi rischiano di compromettere il loro futuro», sottolineano dalla Caritas. Ecco perché domenica è importante farsi un gran regalo di Natale e essere generosi.
Un dato, in particolare, fu messo in evidenza perché preoccupante e perché riguarda il consistente numero di minori inseriti all’interno delle famiglie sostenute: 1302. Bambini e ragazzi che vivono una quotidianità difficile, a partire dalle relazioni familiari, spesso messe in crisi dalle situazioni economiche. «Se non interveniamo con un aiuto, questi ragazzi rischiano di compromettere il loro futuro», sottolineano dalla Caritas. Ecco perché domenica è importante farsi un gran regalo di Natale e essere generosi.

Torna «Presepiando al catechismo», nel chiesino di via Garibaldi in mostra e in gara i presepi dei bambini delle parrocchie

Dopo il grande successo dello scorso anno, torna «Presepiando al catechismo», il concorso rivolto ai bambini delle parrocchie pratesi. Sabato 7 dicembre, nell’oratorio della Madonna del Buon Consiglio in via Garibaldi, saranno in mostra i 23 presepi realizzati da altrettanti gruppi di catechismo. Il vincitore sarà decretato dal gradimento dei visitatori, invitati ad indicare, scrivendolo su un bigliettino, il presepe più bello del concorso 2019.

 

Ma andiamo con ordine. L’inaugurazione è preceduta da un incontro in preparazione all’Avvento guidato dal vescovo Giovanni Nerbini in cattedrale alle ore 10, rivolto a tutti i ragazzi del catechismo e ai loro genitori. I partecipanti sono invitati a portare i «Bambinelli» dei loro presepi di casa per essere benedetti. Poi, intorno alle 11,30, tutti si sposteranno in via Garibaldi, per raggiungere il chiesino, all’interno del quale è stata allestita la mostra dei presepi curata dall’ufficio catechistico diocesano.

 

Il tema di Presepiando 2019 è: «La Sacra Famiglia parla a tutte le famiglie». «Il titolo è un chiaro riferimento al vero e profondo significato del Natale – dice il direttore dell’ufficio catechistico don Carlo Geraci – e a tutti i gruppi partecipanti abbiamo chiesto di mettere in evidenza la Sacra Famiglia, che parla a tutti e rappresenta tutte le famiglie, da quelle in crisi a quelle che stanno facendo, pur con difficoltà, un cammino di conversione cristiana. Dio parla al cuore di tutti, nessuno escluso». Accanto a ogni presepe ci sarà una preghiera scritta dai bambini e stampata in molte copie per i visitatori che volessero prenderla e portarla a casa.
Lo scorso anno, furono oltre cinquemila i votanti e circa diecimila i visitatori dell’esposizione dei presepi che anche in questa edizione sarà visitabile tutti i pomeriggi, dalle 15 alle 19, dal 7 dicembre fino al 5 gennaio, vigilia dell’Epifania, giorno in cui verranno proclamati i primi tre classificati del concorso. L’annuncio verrà dato nel pomeriggio sul sagrato del duomo, al termine della messa dei popoli.

 

Oltre ai 23 presepi in gara, ci sono altre Natività in mostra, realizzate dalla Libreria Cattolica in occasione dei suoi 60 anni di attività, dall’Anffas di Prato e dalla comunità cattolica rumena. «Avremo anche un presepe con i simboli della Caa, la comunicazione aumentativa alternativa, con la quale stiamo facendo il cammino di iniziazione cristiana per i bambini con difficoltà cognitiva complesse», aggiunge don Carlo.

 

E dal 21 dicembre all’interno del chiesino ci sarà anche la Luce della Pace proveniente da Betlemme, portata ogni anno in città dagli scout Agesci. «Così chi vuole potrà accendere una candela e portarla a casa», conclude don Geraci, che aggiunge: «Ecco, questo è il senso di questo oratorio aperto in una delle vie più trafficate del centro storico: chiunque può entrare e “portare via” qualcosa per meditare e riflettere sul significato vero e profondo del Natale».

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