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Premio Santo Stefano, al via le candidature online delle aziende

Sono iniziati i preparativi per una nuova edizione del Premio Santo Stefano. Quella di quest’anno sarà la decima e già si preannuncia come un evento speciale. Il comitato promotore formato da Diocesi, Comune, Provincia, Camera di Commercio e Fondazione Cassa di Risparmio di Prato ha aperto il via alle segnalazioni delle aziende meritevoli della conquista del riconoscimento che intende valorizzare chi riesce a fare impresa con successo nel rispetto delle regole e dei diritti dei lavoratori.

 

E dunque come avvenuto negli ultimi anni si dà la possibilità a tutte le persone interessate di poter candidare imprese a ottenere il Premio. Lo scorso anno si sono aggiudicate lo «Stefanino» tre aziende: Cofil filati, Ritorcitura Vignolini Moreno e Valbisenzio tessitura a navetta. Due di queste avevano ricevuto molte segnalazioni inviate direttamente al comitato promotore via web.

 

Il sistema è semplice: per proporre una candidatura basta compilare l’apposito form sul nostro sito indicando il nome (o la ragione sociale) dell’azienda e inserendo una descrizione della attività economica e il tipo di produzione in cui opera. Occorre inoltre scrivere, anche brevemente, quali sono i principali punti di eccellenza, tenendo conto delle motivazioni del Premio, fondate sul motto scienza-coscienza-innovazione. Se si è in grado di farlo, è importante esplicitare i motivi che rendono l’azienda meritevole del riconoscimento rispetto all’etica, ai diritti del lavoro e riguardo al tema della concorrenza, della ricerca e della formazione. Fondamentale è che l’impresa segnalata sia iscritta alla Camera di Commercio di Prato.

 

Come nelle passate edizioni i nomi dei vincitori del Premio saranno annunciati dal Vescovo di Prato al termine del solenne pontificale del 26 dicembre, giorno del patrono Santo Stefano. I riconoscimenti saranno poi consegnati durante una cerimonia che si terrà nei primi mesi del 2020.

La Caritas promuove i percorsi di «giustizia riparativa»

Prosegue il cammino di impegno e formazione della Caritas diocesana nel mondo del carcere. Il prossimo passo è l’inizio di una riflessione che possa sfociare in un progetto che abbia come tema la giustizia riparativa. Il punto di partenza è un convegno convocato per giovedì 10 ottobre alle 16,30 in Palazzo vescovile. Dopo i saluti della direttrice Idalia Venco parleranno esperti di livello nazionale sull’argomento. Tra questi la professoressa Patrizia Patrizi del dipartimento di scienze umanistiche e sociali dell’Università di Sassari, autrice di una recente pubblicazione sul tema.

 
«L’obiettivo – spiega la Patrizi – è quello di ricostruire giustizia attraverso un percorso partecipato in cui i bisogni delle vittime possano trovare risposte e le responsabilità degli autori siano rivolte a chi ha subito. Il coinvolgimento della comunità è fondamentale». Per questo motivo i valori della giustizia riparativa sono quelli alla base delle relazioni fra persone e di una convivenza pacifica. «In sintesi – sottolinea la professoressa – la giustizia riparativa si configura come pensiero e come pratiche di accoglienza e cura delle persone, delle relazioni, delle comunità sociali: tutte in sofferenza a causa del crimine o di altro illecito, tutte con un bisogno di riparazione del danno, di ricostruzione del senso di fiducia, di ricomposizione dei conflitti per risanare ferite delle persone e fratture del tessuto sociale, di prevenzione di comportamenti dannosi». L’idea di Caritas è quella di far partire a gennaio 2020 un corso di formazione per realizzare interventi concreti di giustizia riparativa sul territorio di Prato.

 
Tornando al convegno, nel corso del pomeriggio, dopo l’intervento di Patrizia Patrizi sui valori della giustizia riparativa, parleranno Gian Luigi Lepri (Università di Sassari) su «le azioni riparative», l’avvocato Michele Passione del foro di Firenze (le giuste tutele delle vittime) e la dottoressa Lorena Paganelli, direttrice della Società della Salute di Prato (il ruolo dei servizi in relazione al carcere). Modera l’avvocato Gabriele Terranova, neo presidente della Camera Penale di Prato. L’evento, aperto a tutti, è valido per i crediti formativi dell’ordine degli avvocati e degli assistenti sociali.

 

Scarica la locandina del convegno in formato pdf

Ricomincia la Scuola diocesana di teologia: il 31 ottobre la prolusione

Con la prolusione del 31 ottobre prossimo, in salone vescovile, riprendono i corsi della Scuola diocesana di teologia. Sarà don Enrico Bini, storico della Chiesa e parrroco dello Spirito Santo, a parlare di «Un santo nel risorgimento nazionale: Antonio Maria Pucci», in occasione del duecentesimo anniversario della nascita. Sono particolarmente invitati gli studenti, ma anche tutti coloro che fossero interessati.

 

 

Quest’anno, la Scuola diocesana di teologia riparte con il primo anno del triennio del corso ordinario, uno strumento di approfondimento a disposizione di chi ha a cuore la propria formazione teologica. Rivolto a laici, religiosi, candidati al diaconato ed ai ministeri, catechisti, insegnanti di religione ed operatori pastorali, il programma prevede la possibilità di iscriversi a singoli corsi, sostenendo o meno i relativi esami. Le lezioni si svolgono da ottobre a maggio, il martedì ed il giovedì, dalle 21 alle 22,30, presso le sedi dislocate. Le tematiche prese in esame quest’anno sono: «Dio e la creazione» (suor Fabrizia Giaobbe op); «Dio uno e trino: la Trinità»(padre Alessandro Cortesi op); «Antico Testamenteo: Pentateuco e libri storici» ( don Gianni Gualtieri); «Antico Testametno: i profeti» (Lorenzo Innocenti); «Introduzione alla liturgia» (padre Stefano Bertolini); «Morale fondamentale» (don Helmut Szeliga); «Padri della Chiesa» (don marco Pratesi); «Storia della Chiesa I» (Gianna Guasti).

 

 

La Scuola organizza, inoltre, corsi singoli. Queste le proposte: «Arte cristiana», con Mariella Carlotti, a novembre 2019, il giovedì dalle ore 21, presso la parrocchia del Soccorso. «Musica sacra» con don Marco Pratesi e don Gianni Gualtieri, a maggio 2020, il (martedì e) giovedì dalle 21, al Soccorso ed ai Santi Martiri.

 

 

La segreteria è in via Roma 186; tel 0574-607219; dal lunedì al venerì, dalle 18,30 alle 19,30. Cliccare qui per informazioni; teologia@diocesiprato.it; sdt-po@yahoogroups.com.

Anno catechistico al via, le proposte dell’Ufficio e gli incontri con il Vescovo

L’inizio dell’anno catechistico inizierà con il mandato del vescovo Giovanni a tutti i catechisti della diocesi. L’appuntamento è per sabato 5 ottobre in cattedrale: alle ore 9,30 monsignor Nerbini parlerà ai presenti e poi alle 11 è in programma la celebrazione della messa. A seguire tutti i catechisti sono invitati al pranzo comunitario allestito nel salone vescovile. «Sarà un momento importante, avremo modo di ascoltare la parola del vescovo Giovanni e di ricevere il mandato per la catechesi, non solo per chi si interessa nell’iniziazione cristiana dei ragazzi, ma anche per tutti gli altri catechisti ed evangelizzatori», dice il direttore dell’ufficio catechistico don Carlo Geraci.

 
Già stilato il programma con tutti gli appuntamenti dell’anno (clicca qui per scaricarlo). Confermati i momenti di formazione sulla Parola dedicati alla lettura dei Vangeli. Quest’anno è il turno dell’evangelista Giovanni, gli incontri sono cinque e una sera sarà il Vescovo a tenere la lectio divina ai catechisti. I corsi in calendario sono due: uno per le parrocchie della città e uno per quelle della Valle del Bisenzio. A Prato si comincia lunedì 21 ottobre alle 21,15 nella chiesa di Sant’Antonio a Reggiana (le altre sere sono il 28 ottobre, l’11 e il 18 novembre; la lectio del Vescovo è il 26 novembre). In Vallata il primo incontro è martedì 22 ottobre alle 21,15 alla parrocchia di Vaiano, gli altri sono: il 29 ottobre, il 12 e il 19 novembre; mentre la lectio divina del Vescovo ci sarà il 27 novembre.

 
Continua il cammino di catechesi per i ragazzi con difficoltà cognitive, una speciale equipe dell’ufficio ha messo a punto il secondo volume del percorso realizzato con la comunicazione aumentativa alternativa, dedicato in particolare alla preparazione alla prima confessione. Il progetto verrà presentato sabato 9 novembre alle 16 alla parrocchia di Santa Maria della Pietà, dove si parlerà di catechesi e persone disabili alla presenza del Vescovo e don Andrea Bonsignori, direttore della scuola Cottolengo a Torino. Nel mese di dicembre torna il concorso dei presepi e a breve verranno lanciate altre iniziative di cui daremo conto nei prossimi numeri del giornale. Infine segnaliamo che l’equipe dell’ufficio anche quest’anno sarà presente alla Libreria Cattolica per aiutare i catechisti nella scelta del materiale da usare nel corso dell’anno. Le date sono: sabato 28 settembre dalle 10 alle 12,30 e martedì primo ottobre e venerdì 4 dalle 17 alle 19.

 

 

Nerbini in Consiglio comunale: «Il Vescovo è l’uomo di tutti e per tutti. Sono pronto ad accogliere e ad ascoltare tutti»

Le parole del vescovo Giovanni Nerbini pronunciate questo pomeriggio, giovedì 26 settembre, nel Consiglio comunale di Prato, dove era stato invitato per un momento di scambio e reciproca conoscenza.

 

Signor Sindaco, Presidente del Consiglio, signori assessori, consiglieri tutti,

è per me un onore oltre che un piacere, essere qui vostro ospite, in questa sala che rappresenta il cuore pulsante di questa nostra città, e nella quale, attraverso il confronto delle idee, a volte anche duro, nella democratica dialettica tra maggioranza e opposizione, si prendono le decisioni che plasmano il volto presente e futuro di Prato e si determina la qualità della vita di tutti i cittadini e dei singoli gruppi e categorie. Ed è grazie al vostro lavoro che di volta in volta affronta e risolve problemi vecchi e nuovi, in qualche raro caso vere emergenze che la trasformazione delal società italiana e mondiale ci presenta,, che si può pensare ad una crescita non solo economica e sociale ma anche umana e spirituale di tutti i cittadini e dell’intera comunità. la Pira diceva: Le città sono vive. “Esse hanno un volto caratteristico e, per così dire una loro anima, un loro destino: esse non sono occasionali mucchi di pietre, ma sono le misteriose abitazioni degli uomini e, vorrei dire di più, in un certo modo le misterose abitazioni di Dio”. Il profondo rispetto che nutro per questa istituzione e che viene da lontano diventa sincero apprezzamento e stima quando il lavoro è svolto, come di fatto lo è, con passione e competenza – certo non esente da errori – non per opportunità di parte o convenienza personale, ma per un amore per la propria città non sempre riconosciuto ed apprezzato da quanti beneficiano dei suoi frutti.

 

 

 

Oso chiedervi una attenzione e lo faccio con tutta umiltà e sempre nell’interesse superiore di questa comunità, così come ero abituato a fare e facevo con il mio vecchio sindaco. All’indomani della sua rielezione, dopo una campagna elettorale piuttosto accesa, gli avevo rivolto un messaggio chiedendo che “il nostro primo cittadino, nonché medico potesse curare le ferite della campagna elettorale piuttosto aspra”. Questa sensibilità ed esigenza mi viene in parte dalla mia lontana militanza politica mai sfociata in un impegno formale cme il vostro, e dall’altra da un episodio della nostra storia politica conosciuto tanti anni fa e che ha lasciato in me una forte impressione. Nel 1945 Nenni leader socialista, non aveva avuto più notizie di sua figlia minore Vittoria deportata ad Auschwitz. la comunicazione che riguardava la sua morte arrivò da Parigi il 20 maggio e fu De Gasperi stesso, democristiano, che la consegnò di persona a Pietro Nenni. Quando Nenni lo vide arrivare nel suo ufficio capì immediatamente e i due leader, politicamente avversari, si abbracciarono. Sarebbe bello in una stagione nella quale avvengonof atti che sconcertano e inquietano per la loro ferocia e i social possono diventare facilmente una sorta di gogna mediatica per ingenui fruitori mantenere vivo in tutti noi il rispetto assoluto, oserei dire religioso, per l’altro. per aprte mia desidero impegnarmi per favorire ogni collaborazione che abbia a cuore la crescita dell’intera comunità civile. So la Chiesa pratese già imepgnata in collaborazioni importanti anche con Comuni limitrofi in ambito sociale e caritativo. Sono pronto a fare la mia parte nella distinzione dei ruoli e delle competenze ma nella comune passione che ci fa guardare con ottimismo al futuro mentre lavoriamo insieme alacremente alla risoluzione delle sfide che incontriamo nel presente.

 

Il vescovo è l’uomo di tutti e per tutti. Sono pronto ad accogliere e ad ascoltare tutti. Ho pregato in questi giorni per voi perché nel vostro lavoro siate illuminati dallo spirito di benevolenza”.

Convegno pastorale, le indicazioni del vescovo Giovanni e la sintesi dell’Assemblea diocesana

È iniziato il convegno pastorale diocesano. La Chiesa di Prato è convocata per confrontarsi e decidere il cammino che la vedrà protagonista in questo nuovo anno. La ripartenza delle attività di uffici e parrocchie è coincisa con l’arrivo del nuovo vescovo Giovanni che questa sera, mercoledì 25 settembre, alle ore 21,15 nella chiesa di San Francesco presenterà la sua prima lettera pastorale.

 

Ieri sera, nel corso del primo incontro del convegno, è stato presentato il documento di sintesi dell’Assemblea diocesana che si è tenuta nel marzo scorso presso la parrocchia dell’Ascensione al Pino. L’iniziativa, voluta dal vescovo Franco Agostinelli come ultimo momento di incontro e confronto del suo episcopato, ha visto la partecipazione di 56 parrocchie e 15 aggregazioni laicali ed è stata animata da 130 delegati. Da quella discussione, che ha fatto emergere punti di forza e criticità delle nostre attività pastorali, inizierà il nuovo cammino diocesano.

 

Ecco il documento con la sintesi dei lavori svolti durante l’Assemblea.

Richieste di aiuto alla Caritas: siamo tornati agli anni della crisi. Presentato il rapporto sulle povertà 2019

Aumentano le persone che si rivolgono alla Caritas di Prato e ai centri di ascolto territoriali. Siamo tornati ai numeri registrati dieci anni fa, durante il difficile periodo della crisi economica. Secondo il rapporto diocesano sulle povertà 2019, che si riferisce ai dati raccolti lo scorso anno, sono stati 3187 coloro che hanno chiesto un aiuto, principalmente di tipo economico. L’incremento è del +11% rispetto all’anno precedente. E contando una media di 2,5 componenti a nucleo familiare possiamo dire che nel 2018 la Caritas ha seguito circa 8mila persone. «Questo non significa che sia tornata la crisi economica – ha osservato la direttrice della Caritas Idalia Venco – perché il lavoro c’è, solo che si tratta di occupazioni precarie che non permettono alle famiglie di guardare al futuro con serenità».

 

Il rapporto è stato presentato e commentato questo pomeriggio, giovedì 19 settembre, in palazzo vescovile. I dati, illustrati Massimiliano Lotti, referente dell’osservatorio Caritas, sono quelli raccolti dal sistema Mirod – messa in rete degli osservatori diocesani – composto da 22 punti di ascolto di cui: 15 Caritas parrocchiali, una conferenza San Vincenzo, tre gruppi di Volontariato vincenziano, Associazione Giorgio La Pira, Ambulatorio stranieri temporaneamente presenti del centro sanitario Giovannini e Caritas diocesana.

 

Il messaggio che vuol far passare la Caritas nel fare il punto sulla povertà a Prato è quello di «fare rete» e non soltanto tra le istituzioni pubbliche e quelle private, ma anche, e soprattutto, tra cittadini, tra parrocchiani e vicini casa. «Occorre partire dal buon vicinato – afferma Idalia Venco – basta poco per essere di aiuto agli altri e dare una mano. Per prima cosa però dobbiamo accorgerci delle situazioni di difficoltà che ci stanno accanto, a partire dal palazzo dove abitiamo». Cosa fare? «Possiamo accompagnare il figlio dei vicini a scuola oppure fare gratuitamente ripetizioni, piccoli aiuti, buone prassi che servono ad avvicinare le persone», conclude Venco. «Il nostro primo obiettivo è quello di essere vicini alle persone che hanno bisogno – ha osservato il vescovo Giovanni Nerbini – e mi fa piacere che la nostra Caritas stia cercando nuove modalità di intervento e di sostegno adeguate alle sfide di oggi. Si ha l’impressione che quando si parla di povertà si fomenti la diffidenza e la paura , invece occorre un approccio al problema meno catastrofico e più aderente alla realtà. Lasciamo agli altri slogan e luoghi comuni». All’incontro è intervenuto Gino Mazzoli, docente dell’Università cattolica ed esperto di welfare e processi partecipativi. «Oggi è cambiata la geografia della povertà – ha osservato il professore – dobbiamo guardare non solo i poveri ma anche chi rischia di entrare nella povertà. E per far questo il tema delle reti sociali è fondamentale, occorre mettere in campo tante piccole azioni connesse tra loro: delle attività che abbiano una utilità evidente alle persone. In poco parole dobbiamo seminare pratiche di fiducia, questa è la nostra responsabilità collettiva», ha affermato Mazzoli. Tra i relatori anche la direttrice della Società della Salute di Prato Lorena Paganelli e Noemi Imprescia dell’unità operativa professionale per l’inclusione del Comune di Prato. Entrambe hanno puntato l’attenzione su un cambiamento di approccio nell’erogazione dei servizi sociali: «La nostra sfida è quella di essere centrati sulla relazione piuttosto che sulla prestazione. Altrimenti si rischia l’autoreferenzialità dei servizi. Invece dobbiamo avere passione per l’uomo e provare costruire insieme un percorso».
Alla presentazione erano presenti anche il sindaco Matteo Biffoni e l’assessore ai servizi sociali Luigi Biancalani.

 

Tornando ai numeri. A crescere, nella richiesta di aiuto, in particolare sono gli utenti stranieri (+13,1%), con una percentuale doppia rispetto agli italiani (+6,6%). In totale i cittadini stranieri che bussano alle porte della Caritas e dei centri di ascolto sono il 68%; di questi il 16% sono marocchini, il 13% nigeriani, l’11% albanesi e il 10% georgiani. A seguire le altre nazionalità (i cinesi sono il 7%). «I bisogni nascono principalmente dalla mancanza di un lavoro stabile – spiega Lotti della Caritas – da cui derivano una serie di problematiche, su tutte il bisogno di una casa, cresciuto addirittura del 40% tra gli stranieri».
Infine, un dato che viene messo in evidenza dalla Caritas è quello che riguarda il consistente numero di minori inseriti all’interno delle famiglie sostenute: 1302. «Ragazzi e ragazze per i quali la quotidianità risulta particolarmente complessa e difficile, sia per quanto riguarda le relazioni familiari, sia per i loro percorsi socio-educativi e formativi, tutti fattori che rischiano di compromettere il loro futuro in termini di realizzazione personale e professionale», conclude Lotti.

Dal disagio alla prossimità, la presentazione del rapporto Caritas sulla povertà a Prato

Si intitola «Dal disagio alla prossimità: tessere relazioni per rigenerare il territorio» l’appuntamento di quest’anno nel corso del quale sarà presentato il rapporto diocesano sulle povertà a Prato. Si tratta del report annualmente redatto dalla Caritas grazie alle informazioni raccolte dal sistema Mirod – messa in rete degli osservatori diocesani – composto da ventidue punti di ascolto sparsi sul territorio. Per la Chiesa di Prato è l’occasione per scattare una fotografia dei bisogni della città e capire come poter intervenire per aiutare e accompagnare le persone e le famiglie che si trovano in situazioni di disagio.

La presentazione è in programma domani, giovedì 19 settembre, a partire dalle 15 in palazzo vescovile (ingresso da piazza Duomo, 48). Dopo i saluti della direttrice della Caritas diocesana Idalia Venco, verrà illustrato il rapporto povertà 2019 da Massimiliano Lotti, referente osservatorio Caritas. Alle 16 Gino Mazzoli, dell’Università Cattolica di Milano, parlerà di «Nuovi orizzonti di welfare: la collaborazione fra terzo settore e servizi sociali»; alle 16,30, su «Il Ruolo della SdS nell’integrazione dei Servizi e nel Welfare comunitario» si soffermerà Lorena Paganelli, direttrice Società della Salute Area Pratese; alle 17, Noemi Imprescia, U.O. Inclusione e Accoglienza del Comune di Prato/Società della Salute, tratterà di «Innovazione e buone prassi nel lavoro di prossimità dei servizi sociali professionali». Le conclusioni sono affidate al vescovo Giovanni Nerbini, Vescovo di Prato. Modera l’incontro Giacomo Cocchi, giornalista di Tv Prato e Toscana Oggi.

Catechismo, il modulo di iscrizione sarà unico per tutte le parrocchie

Il nuovo anno pastorale inizia con una piccola rivoluzione proposta dall’ufficio catechistico diocesano. È stato infatti predisposto un nuovo Modulo di iscrizione che verrà fornito a tutte le parrocchie. L’intento di don Carlo Geraci non è solo quello, peraltro importante, di coordinare il momento dell’iscrizione, quanto piuttosto rendere la raccolta dei dati conforme alle recenti normative.

 
Oltre alla consueta parte dedicata all’anagrafica, il modulo include la documentazione per il rispetto della privacy, con l’autorizzazione alla raccolta dei dati ed il consenso al loro trattamento, prevede la sottoscrizione dell’informativa sull’utilizzo delle foto e dei video e il consenso al loro trattamento. Inoltre è stata prevista anche una sezione dedicata alle notizie particolari relative alla salute, per poter segnalare eventuali allergie o patologie in corso.

 
Ciascuna parrocchia, che sarà tenuta a personalizzare il modulo inserendo i propri riferimenti, potrà ovviamente apportare le modifiche che riterrà necessarie per adeguarlo alle proprie esigenze.

 

 scarica il modulo di iscrizione al catechismo per l’anno 2019/2020

Il vescovo Giovanni è pastore della Chiesa di Prato: «Camminerò in mezzo a voi»

La Chiesa di Prato ha accolto il suo nuovo vescovo. Monsignor Giovanni Nerbini ha fatto il suo ingresso solenne in diocesi nel pomeriggio di oggi, sabato 7 settembre, vigilia della «Madonna della Fiera», come i pratesi chiamano la ricorrenza della Natività di Maria. È stata principalmente una festa di popolo quella vissuta dai circa quattromila fedeli riuniti in piazza Duomo per partecipare alla solenne concelebrazione che ha sancito l’inizio dell’episcopato di monsignor Nerbini a Prato. Si tratta del 26° vescovo, da quando è stata istituita la diocesi, nel 1653, unita in persona episcopi a quella di Pistoia, e il quarto residenziale, dopo la separazione e la conseguente piena autonomia. Fin dal suo arrivo in città, avvenuto secondo programma alle 16,30 al Centro Pecci, il vescovo Giovanni ha potuto sentire l’affetto e il calore dei tantissimi pratesi che hanno scelto di essere presenti a questa giornata storica.

 

Le prime parole del vescovo Giovanni
«Camminare in mezzo». È la promessa fatta da mons. Nerbini ai pratesi. «Tutti quello che sono, le mie esperienze passate, la mia povera umanità, le mie risorse sono per voi – ha detto il vescovo Giovanni nell’omelia – ed oggi sento che il Signore mi indica il posto che devo occupare da subito: in mezzo, accanto a voi sacerdoti e fedeli, perché questo cammino sia autentico. Poi mons. Nerbini ha sottolineato: «accanto perché la prossimità dice vicinanza, amicizia, possibilità e desiderio di ascolto sincero dell’altro».

 

Le tappe della giornata. L’arrivo al Centro Pecci
Puntuale alle ore 16,30, il vescovo Giovanni è arrivato al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, porta d’ingresso della città per chi viene da Firenze, come il fiesolano Nerbini. Ad accoglierlo c’erano il predecessore monsignor Franco Agostinelli, il vicario monsignor Nedo Mannucci e il vice sindaco Luigi Biancalani. Il presule ha cambiato auto e si è diretto in piazza Santa Maria delle Carceri accompagnato da due motociclette dei carabinieri.

 

 

Piazza delle Carceri: l’accoglienza dei giovani e delle istituzioni cittadine
Attorno alle ore 17, arrivato in centro storico, il vescovo Giovanni è stato salutato dal canto dei giovani delle parrocchie, degli oratori e dei gruppi scout. Erano trecento i ragazzi e le ragazze presenti che hanno srotolato uno striscione di benvenuto e lasciato volare in cielo tanti palloncini colorati. «Eccoci eccellenza, ci siamo, può contare su di noi – ha detto Virginia, della parrocchia di Grignano parlando a nome di tutti i presenti – i posti vuoti di questa piazza rappresentano tutti i coetanei che speriamo di incontrare insieme a lei». E per simboleggiare il desiderio di incontro e testimonianza nei confronti dei lontani, i gruppi giovanili hanno regalato a mons. Nerbini una rete da pesca, «non per catturare, ma per avvolgere e coinvolgere chi non conosce la parola di Cristo». A loro il Vescovo ha risposto con un sorriso: «Vi ringrazio di cuore, accetto il dono e vi dico che c’è uno strumento che arriva più lontano di una rete ed è il voler bene, questo è il primo strumento della evangelizzazione, ricordate, una mano tesa è sempre motivo di incontro».
L’accoglienza è proseguita su un palco posizionato sotto al Castello dell’Imperatore con il benvenuto in città da parte del sindaco Matteo Biffoni. «A nome della città e a mio personale le dò il benvenuto. Chi ha deciso di mandarla qui, a Prato, come Vescovo le ha fatto un dono. Perché questa comunità è unica e meravigliosa. Glielo potrà dire il Vescovo Franco, che ringrazio per il servizio reso alla nostra comunità in questi anni.
Prato è una città che ha vissuto il cambiamento e le difficoltà in maniera forte, ma ha sempre provato a reagire e ha tentato di metabolizzare il cambiamento che probabilmente è avvenuto qui in maniera più profonda rispetto ad altre parti. Però Prato non ha mai preso paura. Il pratese non è così, magari brontola tanto, magari scuote la testa, ma alla fine è capace di una generosità incredibile. I ragazzi le hanno regalato una rete che tiene insieme tutta la comunità. Domani, insieme, apriremo insieme la teca della Cintola, la cintura di Maria che tiene insieme la comunità. E’ per noi un simbolo oltre che religioso, cittadino proprio perché questa è una città che affonda le radici in tanti luoghi, che ha saputo e dovuto affrontare i cambiamenti e aveva bisogno di punti di riferimento. E la Cintola oltre che per il popolo cristiano è un punto di riferimento per la città tutta, perché si affronta meglio il futuro se si hanno solide radici in quello che siamo. Ecco, quella Cintola rappresenta oltre al tenere insieme l’intera comunità quello che è la storia di Prato, quello che siamo noi.
La teca della Cintola si apre solo quando ci sono insieme i rappresentanti della società civile e della Diocesi; una peculiarità, un rapporto che deve necessariamente esserci oltre quelle chiavi tra chi parla a nome della Diocesi, delle parrocchie e delle tante associazioni cattoliche del nostro territorio, e chi rappresenta la comunità tutta. Un dialogo che, nel rispetto dei diversi ruoli e competenze, è sempre profondo, fecondo, vero e diretto sui temi che a questa città stanno a cuore. Sono tanti, a partire dal lavoro, l’inclusione sociale, l’ambiente, i giovani e soprattutto il futuro: è importante leggere quello che accade qui per cercare di affrontare le dinamiche, i fenomeni che attraversano l’intera società. Sarà una bella sfida, è impossibile non voler bene a questa città. Sarà un bel percorso, io sono sicuro che faremo un grande lavoro insieme. Ancora benvenuto a Prato!».
Insieme al primo cittadino erano presenti il prefetto Rosalba Scialla, i rappresentanti dei comuni della provincia e altre autorità cittadine.

 

 

 

 

L’omaggio a Maria nella basilica delle Carceri
Prima di mettersi in cammino verso piazza Duomo per la celebrazione d’ingresso, monsignor Nerbini si è fermato nella basilica di Santa Maria delle Carceri per rendere omaggio alla Madonna. Qui ad attenderlo c’era il parroco monsignor Carlo Stancari. Il Vescovo ha posto un fiore sotto l’immagine della Vergine e poi ha recitato una preghiera insieme ai fedeli presenti. Poi ha rivolto un particolare saluto ai malati e ai disabili, riuniti in chiesa insieme a una rappresentanza delle comunità cattoliche straniere che vivono a Prato. Accompagnati dai rispettivi cappellani c’erano i cristiani cinesi, pakistani, cingalesi, rumeni, nigeriani, ucraini e filippini.
Una curiosità, prima dell’arrivo del nuovo vescovo in basilica è stato celebrato un matrimonio. La funzione è terminata poco prima dell’ingresso in chiesa di Nerbini che ha così incontrato gli sposi e li ha salutati calorosamente facendo loro gli auguri.
Accompagnato dai giovani il vescovo ha attraversato il centro cittadino arrivando in piazza Duomo, dove ad aspettarlo c’era la comunità pratese riunita.

 

La concelebrazione eucaristica in piazza Duomo
Come da programma il Vescovo è entrato in piazza Duomo salutato dai fedeli, in tutto quattromila persone. Monsignor Nerbini si è recato nel vicino oratorio della Misericordia dove da lì è partita la processione introitale composta 170 sacerdoti e alle 18 è iniziata la solenne concelebrazione eucaristica in piazza, con l’altare posizionato su un palco posto sul sagrato della cattedrale. Qui ad attendere il vescovo eletto Nerbini e l’uscente Agostinelli c’erano il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo metropolita di Firenze, e otto vescovi toscani, tra ordinari e emeriti. Hanno concelebrato: l’emerito di Prato mons. Gastone Simoni, l’arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino monsignor Paolo Lojudice, l’arcivescovo di Lucca mons. Paolo Giulietti, il vescovo di Fiesole mons. Mario Meini, il vescovo di Pistoia mons. Fausto Tardelli, il vescovo di Grosseto mons. Rodolfo Cetoloni, il vescovo di Massa Marittima-Piombino mons. Carlo Ciattini, l’emerito di Siena mons. Antonio Buoncristiani. Oltre al clero pratese erano presenti venti sacerdoti di Fiesole, diocesi di provenienza di mons. Nerbini, e una delegazione di Pistoia composta da quattro preti.
La messa solenne è iniziata, come previsto dal diritto canonico, con il rito introduttivo della presa in possesso della diocesi. Il cancelliere vescovile canonico Daniele Scaccini ha dato pubblica lettura della bolla papale di nomina di mons. Nerbini a vescovo di Prato. Poi è arrivato il momento più significativo che ha sancito il passaggio di testimone tra il nuovo vescovo e quello uscente: la consegna del pastorale da Agostinelli e Nerbini, il bastone simbolo della guida della comunità. A quel punto il vescovo Giovanni ha preso posto sulla cattedra e da quel momento ha presieduto la solenne concelebrazione.
In piazza erano rappresentati tutta la città e il territorio diocesano, con i sindaci di Prato, Vaiano, Vernio, Cantagallo. Presenti anche il Comuni pratesi facenti parte della diocesi di Pistoia: Montemurlo, Carmignano e Poggio a Caiano. Tra le autorità anche i rappresentanti dei Comuni di Fiesole, Rignano sull’Arno e la presidente del consiglio comunale di Dicomano. In prima fila i familiari di Nerbini, con la sorella Giovanna e i nipoti.

 

Il saluto di mons. Agostinelli al suo successore
«Finalmente siamo giunti al momento in cui ti consegno il pastorale, col quale governerai questa cara e bella chiesa pratese», ha detto monsignor Agostinelli a mons. Nerbini a inizio celebrazione. «Questo è il simbolo della continuità della Chiesa che continua il suo cammino. Oggi questa Chiesa viene consegnata a te: passano le persone ma la Chiesa è quello che resta. Di cui conoscerai i pregi e i limiti, ma ti assicuro che è una Chiesa che cammina e vuol guardare avanti, è viva e reattiva. Ha un laicato operoso e vivace». Poi il vescovo uscente ha voluto dare tre suggerimenti al suo successore: «c’è bisogno di un pastore che si sporchi le mani e ritorni in mezzo alla gente, senza pretese e col desiderio di camminare. Il secondo è quello di avere premura dei tuoi sacerdoti e i religiosi, che sono la famiglia del vescovo. Il terzo suggerimento è di fare una pastorale della disponibilità, nei confronti dei giovani e della famiglia, che possano trovare in te le risposte che aspettano, e delle istituzioni. La Madonna – ha concluso Agostinelli – ti leghi a sé in questa città che conta ben cinque santuari. Maria sia per te madre premurosa e provvidenziale che ti porti a cristo».

 

Il saluto della diocesi al nuovo vescovo
È stato il vice presidente del consiglio pastorale diocesano, Alberto Toccafondi, a porgere al nuovo vescovo i saluti della comunità ecclesiale pratese. «Siamo felici di celebrare il suo ingresso alla viglia della Madonna della Cintola», poi ha ricordato le peculiarità della diocesi e della città di Prato: «oggi i tempi sono difficili e la precarietà e la mancanza di lavoro ledono la dignità delle persone. Ma la nostra Chiesa ha saputo proporre una “agenda di speranza” per Prato, predisposta dall’ufficio di pastorale del lavoro, apprezzata anche da papa Francesco nella sua visita nel 2015.
Ci sentiamo di far parte di una Chiesa in uscita e accogliente che si fa voce delle speranze di tutti. Ci impegneremo sempre di più nell’annuncio della parola e nella testimonianza della fede».
I doni dell’offertorio sono stati portati all’altare dai coniugi Giacomo Ciabatti e Virginia Barni con i propri figli a nome di tutte le famiglie pratesi.

 

 

 

 

L’omelia di mons. Nerbini
Come detto nella omelia, la prima da vescovo di Prato, mons. Nerbini ha annunciato che «camminerà in mezzo» al suo popolo. Tra i suoi proponimenti c’è quello di «tracciare insieme l’itinerario che come Chiesa dovremo percorrere». Per farlo si è detto pronto a mettersi «in ascolto di tutti, piccoli compresi, prima di tutto come segno di rispetto e di attenzione delle persone e delle storie personali e comunitarie sempre ricche e degne di considerazione poi alla ricerca di quei segni che lo Spirito semina ovunque». Il Vescovo si è detto pronto a collaborare con le istituzioni per aiutare «quanti sono nel bisogno, soffrono la solitudine, la malattia, l’indigenza».
Un pensiero è andato alla difesa dell’ambiente, tema molto caro a papa Francesco. Nerbini ha promesso che avrà a cuore i problemi del lavoro, il benessere di tante famiglie, la possibilità di progettare loro futuro di giovani coppie. Infine ha ringraziato il vescovo Franco e il vescovo Gastone, per l’amicizia e la stima, il vescovo di Fiesole Meini, per «la fiducia illimitata», e i compaesani e i parrocchiani che ha servito durante il suo ministero di parroco.

 

 

L’atto conclusivo, la venerazione del Sacro Cingolo, firma e benedizione
Dopo la benedizione apostolica insieme al cardinale Betori e a mons. Agostinelli, mons. Nerbini ha firmato la bolla pontificia di nomina. Questi i testimoni dell’atto: Alberto Toccafondi, don Marco Degli Angeli, il sacerdote più giovane della diocesi, e suor Isabella Rubiu della Ancelle della Sacra Famiglia in rappresentanza dei religiosi.
Questo momento formale è avvenuto in duomo nella Cappella del Sacro Cingolo, la reliquia mariana simbolo religioso e civile della città. Qui mons. Nerbini si è fermato per un momento di preghiera davanti alla Sacra Cintola, omaggiata con la deposizione di un mazzo di fiori sotto l’altare.

 

Domani, 8 settembre, la Festa della città
Domani mattina alle ore 10 il monsignor Nerbini presiederà in cattedrale il suo primo pontificale da vescovo di Prato. L’8 settembre, Natività di Maria, è la festa della città, conosciuta dai pratesi con il nome di «Madonna della Fiera». È uno dei cinque giorni dell’anno in cui il Sacro Cingolo mariano viene mostrato ai fedeli. L’ostensione della reliquia avverrà a sera, come vuole la tradizione dal pulpito di Donatello, al termine del corteggio storico organizzato dal Comune di Prato.

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