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Le Palme, il messaggio di speranza di Nerbini: «Ci ritroveremo il mattino di Pasqua, vuoto il sepolcro a far festa. Il resto sarà passato»

Con la Domenica delle Palme è iniziata la Settimana Santa. Ieri in cattedrale il vescovo Giovanni Nerbini ha celebrato la Messa a porte chiuse ma è entrato nelle case dei pratesi grazie alle telecamere di Tv Prato. Ancora una volta monsignor Nerbini ha invitato la città a non lasciarsi scoraggiare né sopraffare da questo momento così difficile.

«Ci ritroveremo il mattino di Pasqua, vuoto il sepolcro, insieme alla donne ed al ladrone a fare festa. Il resto sarà passato, la festa non avrà fine», ha detto il Vescovo concludendo l’omelia. Sotto la riportiamo integralmente e pubblichiamo un video con alcuni passaggi della sua riflessione.

 

 

Carissimi,
il mio desiderio è che questa celebrazione delle Palme così diversa da sempre si imprima nella nostra memoria ma prima nel nostro cuore, non per la sua singolarità, quanto per l’intensità del nostro desiderio di incontrare il Signore, seguirlo, vivere con Lui oggi attraverso due momenti particolari e differenti del racconto della sua vita. Il primo: la sua accoglienza trionfale da parte della folla festante a Gerusalemme; Il secondo: il lungo commovente snodarsi della sua passione. Due opposti uniti dalla persona e dalla missione di Gesù entrambi necessari indispensabili.
Gesù torna a Gerusalemme, vicino a Betfage sul monte degli ulivi sale su un’asina, una cavalcatura modesta per entrare in città. I Re erano soliti uscire in parata, soprattutto al ritorno dalle campagne militari sfilavano con i loro eserciti, le loro armate, simboli della loro potenza, e magari con i nemici fatti schiavi in catene per ottenere gli onori della folla. Chi rimane indifferente di fronte ad una parata trionfale che testimonia la grandezza, la superiorità di tali personaggi. Nel secolo scorso queste parate erano costruite per ammaliare sedurre, il popolo indurlo a credere di star seguendo un dio, invincibile, capace di fare grande la patria. Il Figlio di Dio connota il suo ingresso con questa cavalcatura, povero animale da servizio che raffigura plasticamente la figura del messia che Zaccaria descrive. E’ un re mite, povero, semplice, che viene ad esercitare un potere che nessuno ama, cerca, e vuole e che si chiama servizio che si sottomette , non domina. Gesù cavalca un puledro figlio di una bestia da soma che appunto perché caricata della soma deve saper portare i pesi. Gesù non cerca altro potere, non vuole ricchezza, né armi, HA BISOGNO – notate è l’unico volta nel Vangelo che si parla di un BISOGNO del Figlio di Dio – di questa bestia per descrivere la sua missione. Egli è qui per servire, tutti, sempre, fino in fondo. Quanto poco abbiamo capito questa peculiarità! Quanto spesso anche oggi si vorrebbero mettere insieme fuori e dentro la Chiesa eserciti per battere i nemici di Cristo, difendere la cristianità, neanche ce lo avesse chiesto Lui di farlo. Ci chiede invece di tornare anche noi a sciogliere questa umile cavalcatura per servircene, esprimere la nostra adesione a lui facendo lo stesso suo cammino. Diciamo anche noi oggi, più convintamente: Osanna al Figlio di Davide. Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Questa festa sfocia gradualmente in un rifiuto: Cambiano gli orientamenti delle persone, emerge nella comunità dei discepoli chi si dissocia e denuncia collaborando con le autorità ed a cascata il favore verso il Signore diventa ostilità, calunnia, condanna senza appello. Tutto cambia a 360 gradi meno che il cuore del Figlio di Dio. Egli continua il suo cammino perché Dio non segue il vento delle opinioni; Dio non calcola il tornaconto e non agisce di conseguenza, Dio segue il suo cuore che è un cuore amante e la cui barra dice libertà e totalità del dono. Gesù non muore perché gli altri lo uccidono, muore perché egli ha offerto se stesso senza tentennamenti, senza esclusioni, senza riserve. Quando lo accusano davanti all’autorità egli che avrebbe tutte le carte per difendersi TACE, e quando ha da dichiarare il vero per rendere testimonianza a Dio al suo progetto di salvezza ma una verità difficile che compromette seriamente la sua incolumità egli parla condannando se stesso a morte. “Ti scongiuro per il Dio vivente di dirci se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio benedetto”. Tu l’hai detto, rispose Gesù. E non importa se questo inaugura la sua distruzione perché egli non è venuto a salvare la sua vita, ma la mia, la tua, quella di coloro tutti che gli stanno d’intorno e che ora con illimitata superbia lo condannano. Carissimi fratelli e sorelle qui entriamo in gioco noi tutti: qui in cattedrale o a casa quello che è essenziale è che con l’intera nostra vita, di cui le palme sono il segno visibile, ricominciamo a camminare dietro a Gesù, al re servo che entra in Gerusalemme, al Figlio di Dio, piccolo chicco di grano che si accinge ad essere gettato nel terreno per morire e disfarsi. E’ rinnovare la ferma volontà in un mondo che segue i suoi miraggi, i sui idoli a stare dietro al nostro unico Dio e al Figlio Gesù. Sappiamo quanto sia difficile, quante le cadute che registriamo. Non importa. Ci sarà sempre un gallo che cantando ci farà piangere per la nostra paura e le sue fughe, richiamandoci a rialzarci ed a ritornare da Lui perché la sua scelta del nostro bene è irrevocabile. Ci ritroveremo il mattino di Pasqua, vuoto il sepolcro, insieme alla donne ed al ladrone a fare festa. Il resto sarà passato, la festa non avrà fine.

+ Giovanni Nerbini

Vescovo di Prato

Le Palme, le celebrazioni in tv e in streaming del Vescovo e delle parrocchie pratesi

Ci stiamo avvicinando a Pasqua e in questo tempo di emergenza sanitaria i riti del Triduo verranno celebrati tenendo conto delle prescrizioni contenute nei decreti governativi. Il prossimo 5 aprile è la Domenica delle Palme, nella quale si ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, la sua Passione e la Morte. È il giorno che segna l’inizio della Settimana Santa.
Confermata l’impossibilità dei fedeli di partecipare di persona alle celebrazioni, ricordiamo che i sacerdoti celebrano l’Eucarestia anche in assenza di popolo. Molti parroci stanno continuando il loro servizio pastorale attraverso l’uso delle nuove tecnologie, utili per trasmettere, anche in diretta, messe e riflessioni. Partecipare dunque è possibile attraverso i mezzi di comunicazione.

 
La Domenica delle Palme la tradizionale benedizione dei rami di ulivo sarà simbolica, all’interno delle celebrazioni nelle chiese parrocchiali. In cattedrale il vescovo Giovanni Nerbini presiede la messa alle ore 18 trasmessa in diretta da Tv Prato (canale 74 e in streaming su tvprato.it). L’emittente cittadina si collegherà anche con la basilica di San Pietro a Roma per la celebrazione presieduta da papa Francesco alle ore 11.

 
Le parrocchie in streaming. Ma come detto sono molte le parrocchie pratesi che si sono attrezzate per rimanere in contatto con i fedeli usando, in particolare, la propria pagina Facebook. Ecco quali comunità trasmetteranno questa domenica la messa delle Palme: alle ore 9 San Giorgio a Colonica; alle ore 10 San Bartolomeo a Coiano, Santa Maria Maddalena a Tavola, San Giovanni Battista a Maliseti, Santi Martiri, La Resurrezione, Madonna dell’Ulivo e San Silvestro a Tobbiana (sul proprio canale Youtube); alle 10,30 San Pietro a Grignano e San Pietro a Mezzana (sul profilo personale del parroco don Massimo Malinconi); alle ore 11 San Martino a Paperino e Fontanelle. Molti sacerdoti al termine delle celebrazioni usciranno dalla chiesa e dal sagrato impartiranno la benedizione alle comunità parrocchiali.

 
Piccole liturgie domestiche. Monsignor Nerbini ha chiesto a tutti i parroci di preparare del materiale così da permettere alle famiglie di celebrare piccole liturgie domestiche, in occasione dei pasti, soprattutto nella Domenica delle Palme, giovedì Santo, Domenica di Pasqua. L’invito ai pratesi è quello di fare «una lettura, breve riflessione, la benedizione della mensa da parte del padre di famiglia, magari con l’accensione di una candela», conclude il Vescovo.

 
Le confessioni. Per prepararsi alla Pasqua i fedeli sono da sempre invitati ad accostarsi al sacramento della confessione. Viste le restrizioni in atto riguardanti gli spostamenti e il divieto di assembramenti anche la «riconciliazione» subisce delle modifiche. In una lettera indirizzata ai sacerdoti il vescovo Giovanni Nerbini suggerisce alcune indicazioni: «In caso di impossibilità a fare diversamente la norma della Chiesa permette che il fedele compia un atto di contrizione sincero e profondo e si accosti alla Comunione con l’impegno ad accedere alla confessione sacramentale per l’accusa dei peccati, non appena questo diventi possibile. I sacerdoti, che trovandosi in chiesa ricevessero la richiesta di una confessione, sempre rispettando le norme sulla distanza tra le persone, possono senz’altro acconsentire offrendo subito dopo la S. Comunione».

Il Vescovo Giovanni agli anziani e ai malati: «Non siete soli, fidatevi del Signore!»

Con l’approssimarsi della Settimana Santa il vescovo di Prato Giovanni Nerbini ha scritto un messaggio di saluto e vicinanza rivolto agli anziani e ai malati. Oltre al testo che riportiamo di seguito sotto c’è anche la versione video.

 
Carissimi fratelli e sorelle, mi rivolgo a voi che raccomando quotidianamente al Signore nella celebrazione della Santa Messa e nelle mie preghiere personali, in questo momento difficile nel quale, le pesanti limitazioni imposteci dalla pandemia provocata dal coronavirus, rendono ancora più gravosa la vostra condizione privandovi spesso dei già ridotti contatti umani necessari ed accrescendo non poco i disagi. Quello che spesso rappresentava in molti casi l’unico elemento di consolazione e di conforto, cioè la visita del parroco o del ministro straordinario della comunione con i sacramenti della Riconciliazione e della SS. Eucarestia, è venuto a mancare non per pigrizia e neanche per paura dei sacerdoti i quali avrebbero desiderato continuare il loro servizio abituale presso le vostre case (non pochi avevano deciso di continuare anche la benedizione delle famiglie), ma a causa del pressante appello prima, e del divieto assoluto da parte dell’autorità civile poi, a muoversi e frequentare le case delle persone più fragili o malate onde evitare contagi che potevano rivelarsi fatali.

 

Carissimi, in occasione delle prossime feste della Santa Pasqua vi auguro ogni bene materiale e spirituale, per tutta la vostra persona. Non avrete la possibilità di prendere parte alle celebrazioni dal vivo per i motivi che abbiamo detto ma troverete alla Tv molte offerte che vi aiuteranno a sentirvi uniti a tutta la Chiesa universale partecipi del mistero pasquale di Cristo e Lui presente nella vostra vita e nelle vostre prove. Fidatevi di Lui ed a Lui affidatevi.

 

Nello scrivere ai sacerdoti raccoglievo la sofferenza dei fedeli privati della via Crucis la sera del venerdì Santo e citavo una esperienza della mia vita che offro anche a voi. In un pellegrinaggio fatto in Polonia qualche anno fa, ho avuto modo di visitare la cella dove il cardinale Wyszynski, arcivescovo di Varsavia, fu segregato dal partito comunista polacco dal 1953 al 1956. Sull’intonaco della parete della stanza c’erano scalfite delle piccole croci. Si legge nel suo diario: «Oggi ho ’fatto’ la Via Crucis, scrivendo con una matita i nomi delle stazioni della Passione del Signore sul muro e segnandole con una croce». Pensate a che modo semplice, povero, artigianale di pregare, ma certamente straordinario e di grande intensità che Dio avrà accolto ed ascoltato forse più di preghiere rivoltegli in condizioni molto più favorevoli.

 

Carissimi, vi saluto con affetto, vi benedico e affido alle cure materne di Maria che abbiamo festeggiato nel ricordo dell’Annunciazione. Buona Pasqua.

 

 

+ Giovanni Nerbini
Vescovo di Prato

Il vescovo Giovanni in preghiera al cimitero: «La mia benedizione ai defunti morti lontano dalla famiglia e senza Eucarestia»

Questa mattina il vescovo di Prato Giovanni Nerbini si è recato nel cimitero della Misericordia per un momento di raccoglimento, preghiera e benedizione. L’iniziativa, comune a tutti i vescovi di Italia, è stata pensata con l’intenzione di affidare a Dio le persone decedute durante questa emergenza sanitaria. Si tratta di defunti che a causa della pandemia non hanno potuto avere il conforto degli affetti né quello dei Sacramenti. Monsignor Nerbini ha inviato un abbraccio ideale alle famiglie e impartito la benedizione sul cimitero assicurando la vicinanza della Chiesa.

 

«Sono qui oggi – ha detto monsignor Nerbini – come lo sono in solitario tutti i vescovi d’Italia nei loro cimiteri come segno di vicinanza, di abbraccio ideale verso tutti i nostri fratelli e sorelle che in questo periodo sono deceduti lontani dalle loro famiglie, senza l’accompagnamento della preghiera e della celebrazione dell’Eucarestia. Noi li presentiamo al Signore in questo momento così difficile, così particolare, proprio perché non manchi loro, la preghiera, l’affetto, la vicinanza della Chiesa».

 

Al momento di preghiera erano presenti il proposto dell’Arciconfraternita della Misericordia di Prato Gianluca Mannelli e correttore don Francesco Spagnesi.

 

 

Sospesa la celebrazione di Prime Comunioni e Cresime

I Vescovi della Toscana hanno stabilito di rinviare le celebrazioni delle Prime Comunioni e Cresime. Non sapendo quanto ancora andrà avanti l’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus, la Conferenza episcopale toscana ha deciso di sospendere l’amministrazione dei Sacramenti dell’Iniziazione cristiana per bambini e ragazzi che solitamente si svolgono nelle parrocchie nel periodo di giugno e luglio.

 

Il vescovo di Prato Giovanni Nerbini ha comunicato la disposizione al clero diocesano sottolineando che la sospensione sarà valida fino a quando resteranno in vigore le prescrizioni stabilite dal Governo.

 

Ugualmente è stato deciso dai Vescovi che queste limitazioni valgono anche per la celebrazione di Matrimoni, Battesimi e Funerali.

19 marzo 2020: ostensione straordinaria del Cingolo. Le parole del vescovo Giovanni

Carissimi fratelli e sorelle che siete collegati con noi dalle vostre case, quelle case che oggi più che mai, in un tempo così eccezionale, sono tornate ad essere il cuore della nostra comunità. La Sacra Cintola, stasera, è tornata a legarci in modo specialissimo, facendoci sentire tutti – più che mai – una famiglia di famiglie, una unica grande comunità, quella dei pratesi di vecchia origine e di nuova – più o meno nuova – provenienza. Penso ai cittadini di origine cinese: il virus in poche settimane sta iniziando ad abbattere muri che quasi trent’anni di convivenza non erano riusciti a scalfire.

 

La paura e il disorientamento di questi giorni non devono avere il sopravvento. Per questo abbiamo compiuto un gesto molto importante per chi ha fede: mettere consapevolmente tutta la nostra vita e la nostra storia PERSONALE E COMUNITARIA nelle mani di Maria che sappiamo essere Madre premurosa. Maria è donna dell’attenzione, della tenerezza, e ci saprà soccorrere. Avrà cura di noi, una cura speciale. È questa una certezza che deve darci forza. Penso in questo momento particolare anche ai tanti, uomini e donne, medici e infermieri e non solo, che si prendono cura di chi soffre. Che la Madonna e San Giuseppe davvero possano accompagnare e sostenere il loro lavoro.

 

Questo tempo così difficile, carico di dolore per molti, può trovare un senso e una sua dimensione provvidenziale se sapremo coglierne gli aspetti più profondi, se sapremo tornare a dare valore al significato della nostra vita e alle relazioni con gli altri, beni preziosi spesso travolti da un’esistenza frenetica che ha perso l’orizzonte del senso. Ecco così che il Coronavirus diventa una provocazione non solo per la scienza e la medicina che alla fine – sono sicuro – lo sconfiggeranno ma anche per la nostra vita quotidiana che non potrà e non dovrà essere più come prima.

       

Tutto non sarà come prima, questa esperienza dolorosa ci cambierà e ci deve cambiare nel modo in cui guardiamo ai problemi del mondo. I morti da coronavirus sono arrivati nel mondo, purtroppo, a 8000. Un numero importante, quanta sofferenza per queste persone proviamo tutti. Intanto ho scoperto che ogni giorno nel mondo muoiono di fame 7000 bambini e ho provato un senso di grande vergogna. Non riusciamo a scandalizzarci e a provare vergogna per questi bambini colpiti non da un virus sconosciuto ma da un sistema in cui siamo tutti corresponsabili. Non ci possiamo svegliare solo quando l’acqua tocca le nostre caviglie. La barca è una. Vivere dissennatamente mette in crisi il mondo intero.

 

Pregare, affidarsi a Dio per Maria, è un atto fondamentale. Lei ci darà consolazione e forza. Certo questo non ci esime dalla responsabilità di cambiare tanti comportamenti che sono concause dei guasti presenti.

Dopo decenni di cultura dell’individualismo, della frammentazione, del privato che prevale sulla vita comune, di colpo siamo costretti a riprendere consapevolezza che non possiamo fare a meno delle relazioni con l’altro. Non era mai accaduto prima: in questo momento ognuno di noi è responsabile della vita degli altri. Dipende da ciascuno di noi, dai suoi comportamenti, dalle sue attenzioni per sé stesso e per gli altri se riusciremo a vincere questa guerra mai conosciuta prima. Questo è il tempo di uomini e di donne che nel loro quotidiano mettono al primo posto la responsabilità personale e sociale.

 

Le relazioni costruiscono una comunità. Stiamo prendendo consapevolezza di vivere un evento tanto straordinario, tanto pesante quanto imprevedibile e che nessuno al momento attuale riesce a dominare e risolvere. Si corre ai ripari per contenere, arginare il fenomeno. Molti auspicano piuttosto sbrigativamente che tutto passi in fretta perché TUTTO TORNI COME PRIMA, COM’ERA NEL PASSATO. Laddove invece ci è richiesto di guardare IN AVANTI per costruire un FUTURO nuovo, una nuova comunità.

 

I cristiani debbono perciò sentirsi particolarmente interpellati in ragione della “speranza” che deve abitare nei loro cuori, assieme alla fede e alla carità. Quello che arriva è un mondo nuovo. Il paradigma economico è mutato in una notte; abbiamo ridato alla politica autorità di decisione e priorità su gran parte della realtà; l’esperienza di un paese che rimodella la sua quotidianità lavorativa, sociale e culturale grazie agli strumenti digitali produce una cesura netta nel modo di pensare lavoro, comunicazione, scambio di idee. In questo crollo del mondo di ieri e annuncio di un domani che c’è già ma non conosciamo, penso al profeta Geremia, che mentre Gerusalemme cade e va in fiamme, mentre è chiaro che la fede e Israele non saranno più come prima, compie il gesto profetico di comprare un campo. Guarda avanti, pensa il domani. Forse, cari pratesi, in questo momento così difficile, dovremmo essere come Geremia: avere cura del popolo nella tribolazione ma anche acquistare il nostro campo per seminare e costruire la nuova città, il domani che è nelle nostre mani. Una nuova città dove la politica, quella con la P maiuscola, prevalga sulla finanza, dove il bene comune sappia comporre i pur legittimi interessi particolari, dove la legge prevalga sull’illegalità e lo sfruttamento, dove italiani e cinesi sappiano dar vita insieme a nuove opportunità economiche e di lavoro, dove tutte le principali componenti lascino da parte le proprie visioni particolari e sappiano disegnare insieme un nuovo volto della città, perché – come ci dice l’emergenza del Coronavirus – solo insieme potremo salvarci.

 

In questi giorni di maggiore disponibilità di tempo libero, a casa guardate i vostri bambini. Ammirate e commuovetevi per la loro freschezza, la semplicità, l’intelligenza, la loro purezza e sognate e impegnatevi nelle cose piccole e grandi a costruite per loro e per tutti i loro coetanei, in tutta la terra il futuro ed il mondo migliore possibile.

 

Siamo ancora nel mezzo del guado ma guardiamo avanti, alla Pasqua. Non sappiamo ancora se ci sarà dato di celebrarla e come; abbiamo però nel cuore una certezza straordinaria: Cristo è risorto e da risorto ha vinto i nemici dell’uomo che sono il peccato e la morte e attira oggi con forza il cammino della storia, di tutti i popoli verso un fine di bene.

 

+ Giovanni Nerbini

Vescovo di Prato

Il sacro cingolo (foto Anita Scianò)

Coronavirus, Ostensione straordinaria e a porte chiuse del Sacro Cingolo alla sera della festa di San Giuseppe in diretta TV

La Chiesa di Prato affiderà tutta la città alla protezione del Sacro Cingolo della Madonna, la reliquia simbolo religioso e civile della comunità. Giovedì 19 marzo, solennità di San Giuseppe – custode della Sacra Famiglia e della Chiesa universale – il Vescovo Giovanni Nerbini officerà una Ostensione straordinaria della Sacra Cintola. Per la prima volta – almeno a memoria d’uomo – il rito avverrà a porte chiuse, all’interno della basilica cattedrale di Santo Stefano, in ottemperanza alle direttive governative per il contenimento della diffusione del Coronavirus. La diretta di Tv Prato (canale 74 digitale e in streaming tvprato.it), permetterà a tutti, seppur a distanza, di seguire questa straordinaria supplica alla Madonna cara ai pratesi, che da sempre la invocano sotto il titolo “del Sacro Cingolo”.

 

Accanto al Vescovo, tra le poche persone ammesse in duomo, ci sarà il sindaco di Prato Matteo Biffoni: la reliquia, infatti, a partire dalla fine del XIV secolo, è proprietà condivisa della Chiesa e della Città.

 

L’Ostensione straordinaria avverrà in concomitanza con la “Preghiera per il Paese”, indetta proprio per la festa di San Giuseppe dalla Cei. Tutti gli italiani sono invitati, alle ore 21 di quel giorno, ad esporre una candela alla finestra o un drappo bianco e a unirsi in preghiera con la recita del Rosario.

 

Sarà l’occasione per tornare a recitare un’antica preghiera, tanto cara alle persone più anziane, scritta da Papa Leone XIII: «A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, insieme con quello della tua santissima Sposa».

L’Ostensione del Sacro Cingolo avverrà al termine della recita del Rosario, guidato anch’esso dal Vescovo mons. Nerbini.

 

Il presule, celebrando la Messa in cattedrale nei giorni scorsi, aveva ancora una volta invocato la protezione della Madonna su Prato che da secoli si definisce «Città di Maria». Ieri, poi, Nerbini aveva inviato un video-messaggio ai sacerdoti e ai diaconi pratesi per esprimere la sua vicinanza di padre e pastore e per invitarli a fare ricorso alle nuove tecnologie e anche al telefono per star vicino alla gente, particolarmente agli anziani e ai malati. Nell’occasione il Vescovo invita i sacerdoti a favorire le confessioni – nelle forme consentite dalla normativa in vigore, quindi in ambienti adatti – affiggendo fuori dalle chiese gli orari in cui si rendono disponibili a ricevere i fedeli.

 

I sacerdoti, intanto, continuano a celebrare le Messe quotidiani senza il popolo. Le chiese restano aperte per la preghiera personale. In cattedrale, ogni mattina, dalle 8 alle 12, viene esposto il Santissimo Sacramento.

 

I pratesi possono comunque unirsi in preghiera, ogni giorno, grazie all’iniziativa voluta dalla Diocesi in collaborazione con Tv Prato: alle 8, ogni mattina, sul canale 74, va in onda la Messa che Papa Francesco celebra a Casa Santa Marta in Vaticano; alle 17,30 la recita del Rosario e la Messa in diretta dal Duomo di Prato. Nei giorni scorsi è stato don Gino Calamai, viceparroco della cattedrale, a celebrare; la prossima settimana si avvicenderanno mons. Carlo Stancari, arciprete della Basilica di Santa Maria delle Carceri e don Luca Rosati, parroco di San Pietro e della Visitazione a Galciana.

Un messaggio dal vescovo Nerbini a tutti i sacerdoti: “Usate le nuove tecnologie e il telefono per stare vicino ai malati e agli anziani”

Nel terzo venerdì di Quaresima, il primo da quando sono entrate in vigore le drastiche disposizioni del Governo per contrastare la diffusione del Coronavirus in tutta Italia, il vescovo Giovanni ha voluto rivolgere a tutti i sacerdoti pratesi un video-messaggio attraverso il quale li esorta a non far mancare la loro vicinanza ai malati e agli anziani. “Fate ricorso alle nuove tecnologie e anche al telefono per star loro vicino” dice monsignor Nerbini, che invita i sacerdoti a favorire le confessioni – nelle forme consentite dalla normativa in vigore, quindi in ambienti adatti – affiggendo fuori dalle chiese gli orari in cui si rendono disponibili a ricevere i fedeli. Il presule ha invitato, infine, a pregare in questo momento difficile per Papa Francesco, che proprio oggi festeggia il settimo anniversario al soglio di Pietro.

 

I sacerdoti celebrano ogni giorno la messa senza il popolo. Le nuove disposizioni della diocesi di Prato

«L’aggravarsi della situazione sanitaria nel nostro paese ci impone nuove restrizioni che tutti avete sentito in diretta ieri sera. Queste novità impongono ad ogni cristiano e in modo del tutto particolare a noi pastori di essere vicini ad ogni fratello soprattutto con la nostra preghiera e con la celebrazione dell’Eucarestia, seppur senza popolo». Lo scrive il Vescovo di Prato mons. Giovanni Nerbini inviando ai sacerdoti diocesani le nuove disposizioni, che fanno seguito alle decisioni che la Conferenza Episcopale Toscana ha ieri assunto e al Decreto del Presidente del Consiglio entrato stamattina in vigore.

Come scrive mons. Nerbini, le Messe continuano ad essere sospese con la partecipazione della gente, ma ogni sacerdote celebra quotidianamente l’Eucaristia per il popolo, pregando anche per la salute di tutti, i malati, le autorità civili e gli operatori sanitari e quanti sono gravati da maggiori responsabilità collettive.

 

 

Di seguito alcune determinazioni che in parte modificano quanto comunicato in data 8 marzo 2020:

 

I vescovi ricordano che i sacerdoti sono invitati a celebrare l’Eucarestia senza la partecipazione del popolo: ad essa tutti i fedeli posso unirsi spiritualmente. Per questo il suono delle campane ricorderà a tutti il momento della celebrazione e della preghiera.

 

La situazione che si è determinata richiede anche alle comunità cristiane il ricorso alla fantasia pastorale, ad esempio attraverso l’uso dei nuovi mezzi di comunicazione con i quali si può continuare la cura della vita spirituale dei nostri fedeli tramite l’invio di preghiere, Via crucis, commenti spirituali e quant’altro.

A tal proposito si ricorda che ogni giorno alle ore 17.30 è teletrasmessa su Tv Prato la recita del S. Rosario e alle ore 18.00 la S. Messa dalla basilica cattedrale, come ogni venerdì la Via Crucis (ore 21,20).

 

Per quanto riguarda le esequie, contrariamente a quanto comunicato, sono vietate le celebrazioni con l’Eucaristia in Chiesa: ci si limiti alla benedizione della salma  seguendo il «rito dell’ultima  raccomandazione e commiato» o presso l’abitazione del defunto, o presso le cappelle del Commiato o direttamente al cimitero.

 

Sono definitivamente annullate tutte le benedizioni delle famiglie previste in questo periodo, anche a seguito di reclami presentati presso le autorità civili.

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