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Tre nuovi diaconi per la Chiesa di Prato

Importante appuntamento per la Chiesa di Prato. Domenica 14 ottobre il vescovo Franco Agostinelli ordinerà tre nuovi diaconi. Si tratta di tre seminaristi: Silvano Pagliarin, Reji Thomas Vechoor e Alberto Pintus. I candidati riceveranno il diaconato all’interno di una messa celebrata in cattedrale alle ore 16.

 
Originario di Soave, in provincia di Verona, Silvano Pagliarin ha 44 anni, ha conseguito il baccalaureato a Padova e presta servizio alla parrocchia di Santa Maria della Pietà. Viene dall’esperienza dei Discepoli dell’Annunciazione, così come Reji Thomas Vechoor, 44 anni originario dell’India, che ha il baccalaureato ed è impegnato all’oratorio di Sant’Anna. Alberto Giuseppe Pintus invece ha 55 anni, è nato a Sassari e proviene dal mondo del lavoro, per alcuni anni è stato presidente della cooperativa sociale Humanitas. Dallo scorso giugno è vice direttore della Caritas diocesana. Prima di arrivare a Prato ha avuto una lunga esperienza nella Compagnia di Gesù dove ha conseguito la licenza in Liturgia pastorale a Padova.

 

 

 

La morale al tempo di papa Francesco. La prolusione di mons. Petrà per la scuola di teologia

Con la prolusione di monsignor Basilio Petrà, riprendono le lezioni della Scuola diocesana di teologia. La conferenza iniziale, che sarà preceduta, il 18 e il 23 ottobre, dai primi due incontri rivolti agli studenti del terzo anno, si svolgerà giovedì 25, alle 21, nel salone vescovile. Basilio Petrà è preside della Facoltà teologica dell’Italia centrale e svilupperà il proprio intervento sul tema «La morale nel tempo di papa Francesco». Alla serata, oltre che gli studenti, potranno prendere parte tutti gli interessati.

 

Il ciclo di lezioni della Scuola diocesana di teologia giunge intanto al terzo anno che gli studenti potranno affrontare con due differenti modalità. Si potrà, per esempio, dare un esame finale, oppure prendere parte alle lezioni senza obbligo di essere esaminati. Una libera scelta. In ogni caso, chi intenderà sostenere l’esame conclusivo del triennio dovrà prenotarsi per tempo, secondo le istruzioni che gli verranno impartite.
Chi si iscrive per la prima volta deve partecipare al breve corso introduttivo che inizierà nei prossimi giorni.
Chi vuole sostenere l’esame, deve frequentare almeno i due terzi delle lezioni del corso relativo e, per ottenere l’attestato finale, deve superare tutti gli esami del corso e sostenere l’esame orale conclusivo. Gli altri potranno seguire il corso con serietà, certo, ma senza l’impegno di doversi far esaminare. Poi, l’anno che verrà, la scuola ripartirà dal primo anno.
Non solo. Anche stavolta sono in programma lezioni libere alle quali tutti, pur non avendo seguito né seguendo il corso completo, potranno prendere parte. I corsi singoli di quest’anno verteranno su Sant’Agostino e sulla Meditazione profonda.

 

Ricordiamo che la Scuola diocesana di teologia è lo strumento di approfondimento che la Chiesa di Prato mette a disposizione di chiunque abbia a cuore la propria formazione teologica: religiosi, laici, candidati al diaconato e ai ministeri, catechisti, insegnanti di religione, operatori pastorali, e persone comunque interessate al rilevante spessore culturale della tradizione cristiana.
Per maggiori informazioni, è opportuno rivolgersi alla segreteria della scuola: via Roma 186, presso l’ufficio parrocchiale della Parrocchia di S. Maria del Soccorso, tel. 0574 – 607219. Aperta dal lunedì al venerdì, dalle 18,15 alle 19,15 (escluso giorni festivi e feste liturgiche). Questa è la pagina web della Scuola.
Per seguire le lezioni, bisogna far capo agli Uffici pastorali diocesani, in piazza Lippi 21, ma le sedi dei corsi sono dislocate in vari luoghi della città. Occorre, in sostanza, rivolgersi sempre alla segreteria per assumere le informazioni necessarie.

Due iniziative per il mese missionario: mercatino in piazza e festa dei popoli

Ottobre è il mese tradizionalmente dedicato alle missioni. Anche quest’anno l’Ufficio missionario diocesano ha promosso una serie di iniziative coinvolgendo la Caritas e la pastorale dei migranti. Due sono gli eventi in programma: domenica 14 ottobre è il giorno del mercatino missionario e domenica 21 ottobre si tiene la consueta festa dei popoli.

 

Il primo appuntamento, quello del 14 ottobre, è l’occasione per far conoscere alcune delle tante realtà missionarie presenti a Prato e nelle parrocchie. Dalle 9 alle 18 in piazza San Francesco verranno allestiti degli stand che metteranno in vendita oggetti provenienti dalle missioni o creati appositamente per il mercatino per sostenere le attività di aiuto nelle varie regioni del mondo. «Nella nostra diocesi sono attivi più di dieci gruppi – spiega Eleonora Fracasso, responsabile dell’ufficio diocesano assieme ai coniugi Grifasi – e non sono poche le parrocchie che hanno una sensibilità missionaria e sono tante le iniziative promosse per dare una mano a chi ha bisogno».

 

La domenica successiva, il 21 ottobre, alle 16, al teatro del convitto Cicognini va in scena l’annuale festa dei popoli organizzata da Caritas con Migrantes e Ufficio missionario. In una città dove convivono ormai da anni più di 120 nazionalità diverse è importante avere occasioni di incontro e di conoscenza reciproca. Il programma del pomeriggio di festa è in via di definizione, sono previsti momenti con musica, danze e canti tradizionali di vari paesi. Inoltre ci saranno testimonianze che racconteranno l’accoglienza di uno straniero in un paese diverso dal proprio. I profughi parleranno di come l’Italia si è presa cura di loro e alcuni giovani pratesi parleranno della loro esperienza di missione all’estero. La festa è il primo evento del progetto diocesano Apri (accogliere, proteggere, promuovere, integrare) legato alla campagna Cei «Liberi di partire, liberi di restare».

Online il testo e il sussidio del CAAtechismo scritto con i simboli

Non parole e frasi ma disegni semplici e immediati che riescono a spiegare cos’è e come si fa il segno della croce e la preghiera del Padre Nostro. Attraverso la Caa, acronimo che sta per comunicazione aumentativa alternativa, la Diocesi di Prato ha predisposto il primo sussidio per l’iniziazione cristiana pensato per bambini con bisogni comunicativi complessi, intitolato: «Il Caatechismo. In cammino tutti insieme».

 

La Comunicazione aumentativa alternativa è un settore della pratica clinica che utilizza un linguaggio simbolico per compensare una disabilità temporanea o permanente del linguaggio espressivo. In questo caso la Caa traduce le lezioni di catechismo previste per il primo anno (terza elementare) in simboli comprensibili anche per bambini con capacità verbali fortemente compromesse. La Diocesi di Prato è la prima in tutta Italia ad aver pensato ad un progetto organico di catechismo in Caa, che vada a coprire tutti gli anni del percorso di iniziazione cristiana fino alla Cresima. Il secondo compendio, per bambini di quarta elementare, è già in lavorazione e sarà pronto per l’inizio del prossimo anno pastorale.
L’ufficio catechistico diocesano di Prato, dotato di un settore disabili che ha preso a cuore il tema, è stato sostenuto in questa iniziativa dall’ufficio catechistico nazionale attraverso incontri, convegni e scambio di opinioni.

 

 

L’idea che sta dietro al nostro progetto è quella dell’inclusione dei bambini con difficoltà comunicative: il testo in Caa permette ai catechisti di procedere con tutti i ragazzi di pari passo, senza dover pensare a un percorso alternativo che rischia di diventare sinonimo di esclusione.

 

 

Ecco i testi in pdf a disposizione di tutte le parrocchie interessate:

«Il CAAtechismo – In cammino tutti insieme». Libro di testo per il primo anno

Il CAAtechismo – sussidio per la Santa Messa e alcune preghiere

Il primo libro di catechismo scritto con i simboli per i bambini disabili

A Prato il primo anno di catechismo è a misura di tutti i bambini e ragazzi, compresi coloro che hanno bisogni comunicativi complessi. L’impegno dell’Ufficio catechistico diocesano ha dato i suoi frutti: dopo un anno e mezzo di lavoro è nato il primo sussidio per l’iniziazione cristiana in Caa (Comunicazione Aumentativa Alternativa) dal titolo «Il Caatechismo. In cammino tutti insieme».

Il progetto verrà presentato sabato 6 ottobre, alle 15, in Palazzo Vescovile (piazza Duomo, 48). Con l’occasione verranno distribuite gratuitamente un centinaio di copie del testo e verrà tenuta una breve lezione per catechisti e genitori sull’utilizzo della Caa. Il secondo compendio, quello per il i bambini di quarta elementare, è già in lavorazione per il prossimo anno.

«Finora – spiega don Carlo Geraci, direttore dell’Ufficio catechistico della Diocesi di Prato – le uniche traduzioni in Caa riguardavano contenuti limitati, ad esempio singole parabole o passi del Vangelo, mai il percorso integrale. L’idea che sta dietro al nostro progetto è quella dell’inclusione dei bambini con difficoltà comunicative: il testo in Caa permette ai catechisti di procedere con tutti i ragazzi di pari passo, senza dover pensare a un percorso alternativo che rischia di diventare sinonimo di esclusione».

 

 

L’Ufficio catechistico diocesano, dotato di un settore disabili che ha preso a cuore il tema della Caa, è stato sostenuto nel suo progetto dall’Ufficio catechistico nazionale, attraverso incontri, convegni e scambio di opinioni. Il compendio di catechismo in Caa nasce per volontà di un gruppo di genitori e catechisti delle parrocchie della Resurrezione e di Sant’Ippolito in Piazzanese i cui figli hanno bisogni comunicativi complessi. «Il loro obiettivo – racconta don Carlo – era rendere il catechismo alla portata di tutti i bambini e i ragazzi, senza che l’ostacolo della difficoltà di lettura e comprensione costringesse le famiglie a rinunciare, come in alcuni casi purtroppo avviene, al percorso di catechismo per i propri figli».

Dalla prossima settimana il compendio sarà scaricabile sul nostro sito web e si potrà trovare alla Libreria Cattolica di piazza Duomo. In cambio viene chiesta una offerta libera per il pagamento dei costi di produzione.

 

 

La Comunicazione Aumentativa Alternativa è un settore della pratica clinica che ha come obiettivo la compensazione di una disabilità temporanea o permanente del linguaggio espressivo attraverso l’utilizzo di un linguaggio simbolico: il più diffuso a livello internazionale è l’Arasaac. In poche parole, il testo in Caa traduce, in questo caso, le lezioni di catechismo previste per il primo anno (terza elementare) in simboli comprensibili anche per i bambini senza linguaggio o con capacità verbali fortemente compromesse. La Diocesi di Prato è la prima in tutta Italia ad aver pensato ad un progetto organico di catechismo in Caa, che vada a coprire, cioè, tutti gli anni del percorso di iniziazione cristiana di bambini e ragazzi fino alla Cresima.

San Francesco, messa con il Vescovo e incontro con Adriano Sella sui nuovi stili di vita

Nel giorno in cui la Chiesa ricorda San Francesco d’Assisi, la Diocesi convoca le aggregazioni laicali, l’associazionismo e tutti coloro che hanno a cuore i temi della salvaguardia del creato. Giovedì 4 ottobre, memoria del Santo, l’appuntamento è doppio con «In cammino con Francesco, spunti e riflessioni per una ecologia integrale».

 

Si comincia alle 18 nella chiesa pratese dedicata al Santo, appunto in San Francesco, con una celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Agostinelli, poi a seguire l’incontro con Adriano Sella, fondatore e promotore della Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita. L’idea è quella di cogliere l’occasione di questa giornata per iniziare una ampia riflessione sui temi della Laudato Si’, l’enciclica che ha al centro il rispetto e la promozione della «casa comune», un impegno che secondo il Papa deve essere di ogni cristiano.
La messa del 4 ottobre sarà animata dal mondo scout e da quello francescano, poi nei locali di San Francesco ci sarà un momento dedicato all’approfondimento di queste tematiche. La Rete promossa da Adriano Sella è già presente in 83 diocesi e ha come obiettivo quello di far capire l’enorme potenziale di ciascuno nel cambiamento positivo delle cose attraverso scelte quotidiane responsabili.

 

Per saperne di più si può visitare il blog di Adriano Sella.

La Diocesi forma operatori dell’integrazione per aiutare i migranti a inserirsi nel mondo del lavoro

È stato lo stesso papa Francesco a suggerire il nome dell’iniziativa indicando quattro verbi come modalità d’azione: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. La diocesi di Prato ha voluto inserirsi in questo percorso pensato dalla Chiesa Italiana ideando il progetto A.pr.i., acronimo che riprende il proposito del Santo Padre. L’esortazione è ovviamente riferita ai migranti, tutte quelle persone che si mettono in viaggio verso le coste dell’occidente per sfuggire a guerre, persecuzioni ma anche a condizioni di vita insostenibili. Non a caso la campagna Cei alla quale ha aderito la Chiesa pratese si intitola «liberi di partire, liberi di restare» ed è sostenuta con fondi dell’8 per mille.

 

Il progetto diocesano ha l’obiettivo di fondo di aiutare i migranti presenti sul territorio a inserirsi nel mondo del lavoro in modo da diventare autonomi e consapevoli dei propri diritti. Per farlo saranno aiutati da «operatori dell’integrazione», dei tutor adeguatamente formati al ruolo con il compito di introdurre e accompagnare queste persone all’interno di una esperienza lavorativa. Capofila dell’iniziativa per conto della diocesi è l’Opera Santa Rita, l’ente che sul territorio accoglie il maggior numero di richiedenti asilo. Vista la lunga esperienza in questo campo sarà il Santa Rita a curare la formazione, della durata di 30 ore, di quindici tutor che dovranno seguire quindici migranti. Poi sarà la Caritas diocesana a individuare all’interno delle parrocchie, con l’aiuto dei sacerdoti, le persone adatte a diventare operatori del progetto A.pr.i. e poi a trovare le realtà lavorative disponibili a impiegare il richiedente asilo secondo le sue capacità e competenze. In questo sono coinvolti a varie titolo tutti gli uffici diocesani.

 

 

 

«Impegnarsi per promuovere la piena umanità dei migranti è uno dei compiti della Chiesa – afferma il vescovo Franco Agostinelli nel presentare il progetto –, dobbiamo essere consapevoli che la società sarà sempre più multietnica, multireligiosa e multiculturale e la nostra Prato ne è un chiaro esempio. Dobbiamo per questo impegnarci a costruire relazioni per superare la paura della diversità e favorire l’integrazione». Secondo il presidente del Santa Rita Roberto Macrì questo progetto è «un gioco di squadra che ha come finalità quella di dare un metodo unico all’accoglienza, volta alla promozione, come ci chiede il Papa». «Queste persone quando arrivano devono ricominciare da zero la loro vita ma molti di loro hanno delle competenze da spendere o sono disponibili a imparare un mestiere – dice la direttrice Idalia Venco – noi vogliamo dare loro la possibilità di apprendere e mettersi in gioco».
Oltre ai percorsi formativi il progetto prevede anche momenti di socializzazione e di confronto organizzati dagli uffici diocesani, come la veglia missionaria, in programma il 19 ottobre, e la festa dei popoli che si terrà domenica 21 ottobre.

 

Come funziona. Il primo passo è quello di individuare una quindicina di persone, giovani o adulte, impegnate in parrocchia o nell’associazionismo, uomini e donne volenterosi che hanno del tempo da dedicare al servizio del prossimo. Questo gruppetto farà un corso di 30 ore curato dal Santa Rita dove si forniranno nozioni sui diritti del lavoro, aspetti sanitari e legati all’integrazione. A ogni partecipante è previsto un rimborso spese di 500 euro lordi. Poi si sceglieranno quindici richiedenti asilo, ai quali i tutor chiederanno sogni e aspirazioni tenendo conto delle capacità e delle esperienze passate. A quel punto ci sono gli inserimenti in aziende ma anche nelle parrocchie, luoghi dove poter svolgere un tirocinio lavorativo.
Il progetto è biennale, il prossimo anno ci sarà un nuovo corso di formazione per altre quindici persone, e ha ottenuto un finanziamento di 72mila euro dalla Cei. Per informazioni: progettoapri@operasantarita.it; 0574-21245.

L’oratorio di San Bartolomeo si candida a diventare un «luogo del cuore»

L’oratorio di San Bartolomeo in via Cava si candida a diventare uno dei «luoghi del cuore» del Fai. C’è tempo fino al 30 novembre per votare l’antica chiesa trecentesca bisognosa di urgenti restauri.

Ogni due anni, il Fondo ambiente italiano, grazie al supporto di Intesa San Paolo, promuove un censimento per sostenere realtà culturali come musei, teatri, dimore storiche, gallerie e anche chiese, beni conosciuti e sconosciuti da aiutare, perché dimenticati o in pericolo. Si tratta della più importante campagna per la tutela e la valorizzazione del vasto patrimonio culturale italiano. I tre «luoghi del cuore» che riceveranno più voti potranno contare su un contributo economico importante: 50mila euro al primo classificato, 40mila al secondo e 30mila al terzo. Gli altri, e sono tantissimi in tutta Italia, possono comunque aspirare a ricevere altre opportunità offerte dal bando.

 

 

«Per questo è importante votare l’oratorio di San Bartolomeo, unico esempio di edificio religioso in stile tardo gotico del territorio pratese», dice Claudio Cerretelli, vice direttore dell’ufficio diocesano per i beni culturali. L’obiettivo è quello di far arrivare l’antica chiesa tra i primi «luoghi» di Prato e della Toscana, «così dimostreremo alle istituzioni un interesse verso l’oratorio». «Questa piccola chiesa non ha solo un grande valore artistico e culturale ma anche pastorale – spiega don Helmut Szeliga, pievano di San Giusto, la parrocchia nel cui territorio si trova l’oratorio –, ogni sabato alle 16,30 qui si celebra la messa, sempre molto partecipata, e spesso qui si trovano i giovani del vicariato per tenere i loro incontri».

 

 

La storia. Edificato nella seconda metà del XIV secolo lungo via Cava dalla potente famiglia dei Guazzalotti, l’oratorio è ricco di preziosi affreschi di autori importanti come Francesco di Michele, l’artista più importante presente a Prato all’epoca del Datini. Finemente dipinto è anche l’altare a trittico, unico nel suo genere, tutto in muratura dove campeggiano figure e decorazioni trecentesche attribuite al pittore pratese Arrigo di Niccolò.

Nel corso del tempo agenti atmosferici e l’inquinamento dell’aria hanno determinato un progressivo deterioramento della struttura, sia all’interno che all’esterno. Il rilievo di arenaria con l’immagine della Madonna posto sul lunotto della porta principale dell’oratorio è molto rovinato, così come gli inserti decorati che contornano le finestre. Negli anni ’70 ci fu una opera di restauro ma occorre intervenire di nuovo. Recentemente sono stati compiuti lavori di messa in sicurezza da don Helmut Szeliga quando è diventato parroco di San Giusto: grazie alla generosità di parrocchiani esperti di muratura sono state sigillate le finestre, in modo da arginare l’umidità che sta danneggiando gli affreschi, e coperto le parti del tetto più rovinate. Serve però un progetto complessivo di ristrutturazione che parta dal tetto e riguardi i muri interni ed esterni dell’edificio.

 

 

Come votare. La candidatura dell’oratorio tra i «luoghi del cuore» Fai rientra tra le possibilità di finanziamento dell’opera. Il voto (che prevede una iscrizione al sito del Fai) si può esprimere online sul sito www.iluoghidelcuore.it oppure firmando i moduli ufficiali del censimento 2018 che si trovano all’archivio diocesano in via del Seminario, 28 (aperto dal martedì al venerdì dalle 8,30 alle 13) e presso la parrocchia di San Giusto in via della Rimembranza.

La teca seicentesca della Sacra Cintola torna a casa e si mette in mostra in uno speciale allestimento

La storia e la bellezza della Sacra Cintola riunite in una stanza aperta ai pratesi. È davvero straordinaria l’iniziativa promossa dalla Diocesi e dal Museo dell’Opera del Duomo di Prato in occasione dell’8 settembre, la festa in cui la città di stringe attorno alla preziosa reliquia mariana custodita in cattedrale.

 

Dal pomeriggio di venerdì 7 a domenica 9 settembre nella Cappella di Santo Stefano sotto le Volte della Cattedrale sarà possibile ammirare lo splendido reliquiario seicentesco che ha conservato per quasi quattro secoli il Sacro Cingolo – tornato a casa dopo il lungo e accurato restauro – e la copia esatta della cintura della Madonna realizzata con tecniche antiche da un docente dell’istituto Buzzi. Non solo, in mostra ci sono anche la cassetta d’argento che un tempo conteneva la teca poi sostituita dal nuovo reliquiario opera del maestro orafo Giampaolo Babetto nel 2008 e la capsella di Maso di Bartomeo, lo straordinario cofanetto che ha custodito la Sacra Cintola nel Quattrocento.

 

 

La teca del Seicento realizzata in cristallo di rocca, argento dorato e smalti trasparenti è stata prodotta da un abile argentiere di Milano nel 1638. L’oggetto si caratterizza per una esuberanza decorativa molto rara per i manufatti sacri del periodo ed è sormontata da pietre preziose. L’uso secolare aveva provocato evidenti danni alle minute decorazioni e per questo si decise per la sostituzione e il restauro. Quest’ultimo è stato curato dall’Opificio delle pietre dure di Firenze ed è durato molti anni. La «prima uscita» del reliquiario risistemato è stata la recente mostra Legati da una Cintola allestita a Palazzo Pretorio. Ora la teca è tornata a casa al Museo dell’Opera del Duomo, dove sarà esposta in maniera permanente.

 

La copia esatta della Cintola invece è opera di Luigi della Rovere, insegnante dell’istituto Buzzi ed è stata realizzata dopo un accurato studio di ricerca durato dieci anni. Si tratta di una piccola striscia di tessuto, identica nei colori e nella foggia all’originale. Per la lavorazione è stato utilizzato un telaio a martelletti, proprio come quelli usati in Palestina nel primo secolo. Il risultato è sorprendente e dà la possibilità di vedere da vicino e di capire come è fatta la Sacra Cintola che – secondo l’antica tradizione – la Madonna affidò all’apostolo Tommaso il giorno della sua Assunzione in cielo. L’oggetto è stato donato al Museo e sarà sistemato assieme al reliquiario seicentesco nella sala dedicata alla Cintola, che attualmente si trova in ristrutturazione; le opere sono state così temporaneamente sistemate per questa iniziativa nella Cappella di Santo Stefano.

 

Come partecipare. Il viaggio alla scoperta del simbolo religioso e civile di Prato, citato e venerato da papa Francesco durante la sua storica visita in città nel 2015, sarà curato dalle guide di Artemia ed è assolutamente gratuito. Le visite durano 30 minuti. Per partecipare occorre presentarsi alla biglietteria del Museo con ingresso sotto il campanile. Questi gli orari: venerdì 7 dalle 14,30 alle 17; sabato 8 10,30-13 e 14,30-17 e domenica 9 settembre dalle 14,30 alle 17. Per informazioni 340-5101749.

Alla scoperta delle radici cristiane del Caucaso. Il pellegrinaggio diocesano nel mese di agosto

Un viaggio suggestivo alla scoperta delle radici cristiane di un popolo che ha pagato a caro prezzo la propria fede. Questa estate, dal 13 al 22 agosto, il pellegrinaggio promosso dall’omonimo ufficio diretto da don Giancarlo Innocenti ha avuto come destinazione Armenia e Georgia, in una regione a cavallo tra Europa e Asia, a forte maggioranza cristiana.

 
Il gruppo, composto da ventisei pratesi, tra questi anche don Massimo Malinconi parroco di Mezzana, ha avuto modo di conoscere la storia del popolo armeno fondata sul cristianesimo. «Arrivato nel 301 grazie alla predicazione di San Gregorio Illuminatore – spiega don Innocenti -, la cui figura è sempre stata punto di riferimento per questa gente che ha dovuto resistere a varie invasioni tendenti non solo a impossessarsi del loro territorio ma a estirpare la fede cristiana». Invece i cattolici armeni hanno resistito nei secoli, addirittura negli anni Ottanta in Vaticano erano convinti che fossero scomparsi. In quegli anni c’era ancora il regime sovietico e non era possibile fare una verifica. Poi, nel 1988, a causa di un terribile terremoto si aprì una breccia per i corridoi umanitari e a Roma si scoprì un popolo fedele, in tutti i sensi, che aveva resistito per 60 anni durante il comunismo e senza un sacerdote.

 
La comitiva pratese è stata accompagnata alla scoperta dell’Armenia da una guida locale, riuscendo così a visitare in modo approfondito grandi e antichi monasteri, siti archeologici e meravigliosi panorami. «Ci siamo incantati ad osservare l’Ararat, il monte verso cui ogni armeno guarda», aggiunge don Giancarlo. Non è mancata una visita al memoriale del genocidio e all’attiguo museo. Un dramma che ancora oggi sconvolge la memoria di quel popolo. Il pellegrinaggio è terminato in Georgia dove c’è stato l’incontro con il vescovo Giuseppe Pasotto, italiano di origini venete amministratore apostolico del Caucaso dei Latini. Il Presule ha celebrato messa per i pratesi assieme a don Innocenti e don Malinconi, e ha spiegato al gruppo la situazione dei cristiani di Georgia, visitati due anni fa da papa Francesco.

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